Robert Smythe Hichens.
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IL GIARDINO DI ALLAH.
Parte 2.
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1932. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Indice di questa parte.
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LIBRO TERZO. IL GIARDINO.
LIBRO QUARTO. IL VIAGGIO.
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Fine Indice.
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IL GIARDINO DI ALLAH.
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"Solo il Creatore ed io, Conosciamo il cuor mio...."
Canto del Sahara.
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IL GIARDINO DI ALLAH.
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LIBRO TERZO.
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IL GIARDINO.
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Capitolo 1.
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Era mezzogiorno nel deserto.
La voce del muezzino svan sul minareto, e il silenzio d'oro che esce dal cuore del sole si stese soavemente di nuovo su tutte le cose. La Natura sembrava anormalmente immobile nel calore; i venticelli non spiravano, e le palme di Beni-Mora stavano immote come i palmizi di un sogno. Anche la giornata era come un sogno, intensa e appassionata, eppur tocca da qualche cosa di etereo, da qualche cosa di quasi spirituale. Nell'azzurro terso del firmamento sembrava esservi una magica profondit, regioni di colore infinitamente prolungate. Nella visuale delle lontananze dove il deserto si confonde col cielo, poich la terra sicuramente s'inarca per incontrarsi col cielo che si avvalla, la oscurit era come una voce sussurrante strane richieste. Le catene di montagne dormivano nella sabbia ardente, e la luce dormiva nelle loro fenditure come un languido corpo in luoghi freschi: poich v'era un fulgido languore perfino nella luce, quasi che il sole fosse lievemente oppresso dalla maraviglia del proprio potere. La lucentezza dell'atmosfera nel remoto deserto non rimaneva oscurata, ma era imbevuta del mistero che  il portentoso figlio delle ombre; il lontano oro che lo custodiva sembrava contenere una segreta cupezza. Nell'oasi di Beni-Mora alcuni uomini che si erano pigramente sollevati per pregare tornarono a distendersi per dormir di nuovo nella calda penombra di giardini chiusi o nel caldo buio di stanze senza finestre.
Nel giardino del conte Anteoni il flauto di Larbi taceva.
 come un miraggio di mezzod, disse piano Domina.
Il conte Anteoni assent.
Mi pare di veder me stessa qualche giorno fa, ella soggiunse, di veder proprio me stessa come io vedevo il mare grigio e le isole, incamminandomi a Sidi-Zerzur. Che incanto v' qui! E io non posso trovarlo naturale: ogni giorno vi fantastico sopra e mi appare pi inesplicabile. Quasi mi spaventa!
Vi spaventate con facilit?
Non tanto per le cose esteriori.... almeno lo spero.
E allora?
Non lo so bene nemmen io. Talvolta mi pare che tutte le cose esteriori che producono i cosiddetti fatti violenti siano fiacche e timide e goffamente impotenti in paragone delle cose che non possiamo vedere e che producono fatti che non possiamo descrivere.
Nel miraggio di questa terra cominciate gi a vedere il miraggio della vostra vita esteriore? Andate imparando, andate imparando.
Nella voce di lui serpeggiava un suono di qualche cosa che era quasi arcana.
Siete voi un agente segreto? gli domand Domina.
Di chi, signora?
Ella tacque; sembrava meditasse.
Il conte Anteoni la guard con occhi brillanti pieni di curiosit.
Del deserto, rispose Domina alla fine, seria seria.
Un agente segreto ha sempre uno scopo preciso: qual  il mio?
Come posso saperlo? Come posso dire che cosa desidera il deserto?
Voi lo personificate gi!
Le piccole rughe che gli solcavano il volto bruno apparvero pi evidenti mentre egli sorrideva, certamente di trionfo.
Credo di averlo personificato fin da principio, ella rispose gravemente. S, senza dubbio.
E qual sorta di personaggio vi sembra il deserto?
Oggi mi presentate parecchi problemi!
Problemi di miraggio, forse. Perdonatemi. Mettiamoci ad ascoltare la domanda, o forse la richiesta, del deserto, in quest'ora meridiana, la pi grande di tutte le ventiquattro in una terra come questa.
Rimasero di nuovo in silenzio, intenti al meriggio, ascoltandolo, sentendolo, com'erano rimasti in silenzio mentre la voce nasale del muezzino si era alzata nella invocazione alla preghiera.
Il conte Anteoni stava ritto sotto il sole presso il basso parapetto bianco del giardino; Domina sedeva su una seggiola bassa all'ombra di un grande olivo; ai suoi piedi v'era un cespo di vivido geranio scarlatto che faceva spiccare ancor pi candidamente il suo vestito di tela bianca; nei suoi occhi zingareschi v'era una luce un po' sonnolenta eppur fantasiosa, e la sua persona immobile, le mani quiete, inguantate di bianco, ch'ella teneva indolentemente in grembo, apparivano attente e pi languide, come se qualche incanto cominciasse a prostrarla, ma non avesse compiuto la sua opera di quietare tutti i palpiti di vita che pulsavano in lei. E difatti v'era su lei un incanto: l'incanto del meriggio dorato; a momenti ella vi si abbandonava consciamente, indi consciamente lottava per sottrarsi ai suoi sottili richiami; e tutte le volte che cercava di ritrarsi, le sembrava che l'incanto si facesse un po' pi forte, che la propria forza andasse sempre scemando. Allora i suoi labbri si contrassero a un sorriso che non era n lieto n triste, che era piuttosto un po' perplesso e un po' ansioso.
Dopo un momento di quel silenzio, il conte Anteoni si ritrasse dal sole, si mise a sedere su una seggiola accanto a Domina, e tir fuori l'orologio.
Ancora venticinque minuti, disse, e i miei ospiti saranno qui.
Ospiti? disse lei con accento di sorpresa.
Ho invitato il prete per fare il numero pari.
Oh!
Vi  antipatico?
Anzi, mi piace e lo rispetto.
Ma ho paura che non vi sia gradito.
Domina gli piant gli occhi in faccia.
Perch avete invitato il padre Roubier? ella disse.
Non si sta meglio in quattro che in tre?
Non mi persuadete.
Io sono un po' malizioso, lo avete indovinato, per cui  inutile che non dica la verit: ho fatto venire il padre Roubier perch desideravo di veder l'uomo della preghiera insieme all'uomo che fugge la preghiera.
La preghiera mussulmana, disse subito lei.
La preghiera, replic lui.
La sua voce era addirittura aspra in quel momento; strideva come un ferro su una superficie scabra. Domina sapeva che in cuor suo egli propendeva per la fede araba, che le ultime parole da lei dette sembravano contrarie alla religione del popolo ch'egli amava con una passione strana, occulta, il cui fuoco ella cominciava a sentire via via che lo conosceva meglio.
Si capiva dai loro reciproci modi che la conoscenza fatta in principio era andata cambiandosi in una specie di scherzevole amicizia.
Domina non sembrava pi un'affascinata spettatrice di quel maraviglioso giardino del sole, ma una persona a cui esso fosse familiare; tuttavia la sua maraviglia non si era dissipata: era soltanto diversa: v'era in essa meno stupore, ma pi affetto. Come ella aveva detto, non s'era ancora avvezzata alla magia dell'Affrica; la sua novit, i suoi contrasti continuavano a sorprenderla e commuoverla; ma ella cominciava a provar l'impressione di appartenere a Beni-Mora, come se a Beni-Mora dovesse un po' dispiacere se ella se ne fosse andata.
Erano scorsi dieci giorni dalla cavalcata a Sidi-Zerzur.... giorni quasi di sogno per Domina.
Quel che s'era aspettata venendo in Beni-Mora ella lo conseguiva; il suo atto portava i suoi frutti: ella aveva posto un abisso in cui s'ingolfava il mare, fra la terra della sua antica vita e la terra in cui finalmente incominciava la sua vita nuova: quella completa disgiunzione aveva prodotto su lei l'effetto di un colpo che non stordisce ma sveglia. I giorni scorrevano come in un sogno, ma nel sogno v'era il travaglio della nascita. La sua stanchezza se n'era andata per sempre; non v'erano state ricadute dopo le prime ore di eccitazione; il gelo che aveva intirizzito i suoi sensi si era del tutto squagliato: chi poteva esser gelido in quella terra del fuoco? Ella aveva anelato la pace, e di certo la trovava, ma era una pace tutt'altro che stagnante: vi albergava la speranza, e l'attesa vaga ma persistente. Quanto a oblio, qualche volta ella si svegliava dal sogno come abbacinata, quasi vergognosa di pensare com'ella andasse obliando, e con quanta prontezza: la sua vita europea, coi suoi amici, alcuni dei quali intimi e stretti, era come una nube lontanissima all'orizzonte, trasportata sempre pi lontano da un vento che si levasse costantemente fra lei e il passato. Ben presto quella vita sparirebbe, non lascerebbe nulla di s.
Di tanto in tanto, con una specie di fiera ostinazione, Domina cercava di opporsi alla fuga da lei gi desiderata e che desiderava ancora, e diceva a se stessa:
"Rimarr qui;  una cosa spregevole dimenticare a questo modo;  una debolezza il farlo."
Poi ella guardava le montagne o il deserto, due arabi che giocavano a dama all'ombra del muro di un caff, o una fanciulla con un vestito arancione, polveroso, che riempiva d'acqua un otre di pelle di capra, a un pozzo sotto un palmizio, ed ella soccombeva al cullante influsso, sorridendo come sorridono coloro che odono il lieve increspamento delle acque del Lete.
Domina le udiva forse pi chiaramente quando girellava nel giardino del conte Anteoni. Fin dal loro primo colloquio, egli le aveva detto ch'era padrona di andarvi con piena libert, ed ella lo aveva preso in parola, sapendo che in caso di un suo pentimento se ne sarebbe accorta; ma il conte Anteoni non aveva dato segno di essersene pentito. Talvolta Domina non lo vedeva mentre ella calcava i viali sabbiosi fra i ruscelletti, ascoltando il canto lontano dell'innamorato flauto di Larbi, o seduta all'ombra folta degli alberi contemplando attraverso un vano lasciato dal tremolante fogliame dorato il passaggio delle carovane per le vie del deserto. Talvolta una spira di fumo ascendente, avvolgendosi al disopra dei petali porporini della bugainvillea o al rosso addensamento degli oleandri, le annunziava la presenza di lui in qualche recondito ricetto che pareva fatto apposta per pensare. Per lo pi egli si univa a lei con una disinvolta garbatezza che non nascondeva la sua bizzarria ma l'ammantava di una veste piacevole; e per un poco discorrevano o si fermavano in un grato silenzio che era simpatico ad ambedue.
Domina considerava il conte Anteoni come un uomo di nuovo genere, come un eremita del mondo; egli conosceva il mondo e non l'odiava; la sua satira si poteva dire ben raramente mordace. Egli non le era parso un uomo deluso che fuggisse nella solitudine con lo spirito amareggiato, ma piuttosto un uomo pieno d'immaginazione, parecchio portato al romantico e forse desideroso di quella libert che la vita sociale nella sua normalit preclude troppo. Egli provava piacere a pensare, come molti trovano piacere a conversare; amava il silenzio come altri ama la musica; di tanto in tanto diceva qualche cosa di triste e di amaro. Talvolta sembrava a Domina di avere accanto a s qualche cosa di rigido; talvolta le pareva che un occulto anello congiungesse il conte col venditore di profumi nella sua tana, con la turba che pregava attorno alla tomba di Sidi-Zerzur. Ma questi momenti erano rari: per il solito egli era scherzoso e buono, della bont cordiale di chi  rimasto umano perfino nel suo distacco dalla comune umanit. Il suo umorismo era lepido e gustosissimo; la sua immaginazione, di una specie che attraeva Domina e l'allettava assai.
Ella pure sent di non essergli indifferente bench fosse un uomo a cui di solito dovessero essere indifferenti gli esseri umani: ne aveva veduti troppi e li aveva giudicati troppo sagacemente e prontamente per legarsi a lungo. Domina non ambiva di avvincerlo, e in vita sua ella non aveva mai tentato consciamente di attrarre o di trattenere qualsiasi uomo; ma era abbastanza donna per provar soddisfazione ch'egli gradisse la sua compagnia.
Domina pens che l'adorazione genuina ch'ella aveva del giardino era opera di lui, della terra in cui era posto, e che aveva non poca parte nella felice natura della loro intimit. Poich era sicura che sotto il suo fare un po' caustico, le sue arie scherzose di noncuranza e di placida indipendenza, vi fosse qualche cosa capace di scrutare quasi con passione, di tenacemente afferrare, perfino di amare con persistenza. E Domina s'immagin ch'egli scrutasse il deserto, che ne afferrasse il mistero, che amasse il deserto e il giardino che vi aveva fatto sorgere. Una volta ella lo aveva chiamato scherzosamente uno spirito del deserto, ed egli aveva sorriso come se ne fosse stato lieto.
Si conoscevano poco, eppure erano divenuti amici nel giardino ch'egli non lasciava mai.
Un giorno ella gli disse:
A voi piace il deserto; perch non vi andate mai?
Preferisco contemplarlo di qui, egli rispose. Chi va nel deserto ne  come stordito.
Domina si ricord che cosa aveva provato anche lei nella sua prima cavalcata con Androvsky.
Io credo che ne abbiate paura, ella disse in tono di sfida.
La paura  talvolta il principio della sapienza, rispose lui. Ma voi non avete paura, lo so.
Chi ve lo ha detto?
Vi vedo tutti i giorni galoppare nel sole.
Domina cred di udire un lieve suono di avvertimento, se non di rimprovero, nella sua voce, e si tenne sulle difese.
Credo che perdiate parecchio a non galoppare voi pure nel sole, ella disse.
Ma se non so cavalcare!
Ci la fece pensare a Androvsky e alla sua rude risoluzione; non era stata la risoluzione di un giorno; stanco e contrariato come doveva averlo lasciato la gita di Sidi-Zerzur, ora sofferente per la sua caduta (ella sapeva da Batouch che a Beni-Mora era stato costretto a chiamare il medico per farsi fasciare la spalla), ella era stata svegliata all'alba del giorno seguente dal suo passo sulla veranda; rimasta un po' ferma in ascolto mentr'egli discendeva la scala, l'acuto nitrito di un cavallo aveva poi svegliato in lei una irresistibile curiosit: si era dunque alzata, e infilatasi una pelliccia era scivolata sulla veranda. Il sole non sorpassava la linea dell'orizzonte del deserto, ma l'oscurit della notte si fondeva in un luminoso grigio. L'aria era quasi fredda, le palme parevano spettrali, perfino terribili, i vuoti e silenziosi giardini malinconici e pericolosi: non era un'ora per l'attivit, per la risoluzione, ma per la fantasticheria, per l'apprensione.
Nella via sottostante un ragazzo arabo sonnacchioso, tutto incappucciato, teneva il cavallo baio per la briglia. Androvsky usc di sotto il portico; aveva in capo un berretto calcato fino alle sopracciglia, che gli dava tutta un'altra aria, facendolo parere, visto di lass, un palafreniere o un mozzo di stalla; egli sost un momento e guard il cavallo; poi, zoppicando, gir dalla parte sinistra e mont pacatamente, seguendo le istruzioni dategli da Domina il giorno innanzi: evitar cio di toccar l'animale col piede, tener le redini fra le dita prima di balzare in sella, e posarvisi con la maggior leggerezza possibile. Ella si accorse che tutti i suoi avvertimenti erano osservati con infinita cura. Quando egli fu a cavallo, cerc di starvi col busto eretto, ma dov accorgersi che lo sforzo era troppo grande, stanco e contuso com'era: si protese dunque sull'arcione e mosse nel luminoso grigiore verso il deserto. Il cavallo andava placidamente, come se risentisse del mistero dell'ora quieta. Cavallo e cavaliere scomparvero; il ragazzo arabo si allontan verso il villaggio; ma Domina rimase a seguir con lo sguardo Androvsky. Ella non vedeva nient'altro che le fosche palme e la spettrale atmosfera in cui si stendeva il deserto; tuttavia non si mosse fino a che un dardo rosso non saett dall'oriente l'ultima stella che se ne partiva.
Androvsky era andato a prendere la sua lezione nel deserto.
Tre giorni dopo Domina torn di nuovo a cavalcare con lui; ella non gli disse della sua presenza sulla veranda, ed egli non fece parola della sua partenza all'alba; parl pochissimo e sembr molto occupato del suo cavallo; ed ella vide ch'egli era pi che risoluto, che era cio atto ad imparare a guidar se stesso in un esercizio fisico a lui nuovo; la sua gran forza gli faceva buon giuoco: soltanto un uomo di quella saldezza di membra avrebbe potuto cos rapidamente rimettersi dagli effetti di quel primo giorno di sconfitta e di lotta. Il suo assoluto mutismo sui propri sforzi e sulla ferrea volont che li aveva determinati piacque a Domina, che li trov veramente degni di un uomo.
Ella cavalc insieme con lui in tre occasioni: due volte nell'oasi attraverso i bruni villaggi, una volta nel deserto, sulla via presa dalle carovane, che Batouch le aveva detto andare a finire a Timbuct. Essi non si spinsero fin l, ma Domina cap subito che quella strada sarebbe pi attraente per lei di quella di Sidi-Zerzur: v'era assai pi sabbia in quella regione del deserto; le dune, coronate di eriche che i cammelli brucavano, erano assai meno, per cui il terreno si presentava pi unitamente piano. Di tanto in tanto si alzavano ampie dune di arena dorata o rosea, alcune diritte come mura di citt, alcune sinuose come sedili di un anfiteatro, altre dentate, merlate come fortificazioni, serpeggianti in forme animalesche. La lontana distesa del deserto non era interrotta da alcuna oasi visibile, e a Domina essa dava una potente idea dell'Eternit.
Quando mi spinger nel deserto per il mio lungo viaggio, prender questa strada, disse Domina.
State per fare un lungo viaggio? fece lui, guardandola come sorpreso.
Un giorno o l'altro.
Sola sola?
Forse dovr formare una carovana: due o tre arabi, qualche cavallo, una tenda o due;  facile metterla insieme; ci penser Batouch a accomodar tutto.
Androvsky sembr ancora sorpreso, e, a quanto parve a Domina, un po' contrariato. Essi avevano spinto i cavalli tra le dune di sabbia.
Si avvicinava il tramonto e l'alito della sera spirava gi nell'aria, rendendo la sua freschezza ancor pi eterea, pi sottilmente pura che nel corso della giornata. L'atmosfera era cos chiara, che nel voltarsi indietro potevano veder la bandiera sventolare sulla bianca torre del grande albergo di Beni-Mora, lontano molti chilometri, fra le palme; cos calma, che potevano udire l'abbaiar di un cane cabilo a gran distanza, presso una tenda nomade drizzata nella terra verdeggiante non lontana dalle sorgenti dell'antico Beni-Mora. Quando essi guardavano dinanzi a s sembrava vedessero migliaia di leghe di pianura stendersi sempre pi innanzi, fino a che il suo bruno gialliccio non si facesse pi cupo, non si disperdesse in una strana azzurrit come l'azzurro di una calda nebbia sopra un lago meridionale, poi in un violaceo, poi in.... in ci che essi non potevano vedere, in ci che li attorniava e la cui voce Domina udiva con l'immaginazione, come un'eco remota e vibrante, dovunque ella fosse nel deserto.
Io non sapevo che dovevate porvi in viaggio, signora, disse Androvsky.
Non ricordate, ella ribatt scherzosamente, che sulla torre io vi dissi che la pace doveva albergare l in fondo? Ebbene, un giorno o l'altro mi mover per cercarla.
Mi pare tanto tempo fa, signora, egli mormor.
Talvolta, nel parlare con Domina, egli abbassava cos la voce, ch'ella durava fatica a udirlo, e si sarebbe detto un uomo che ragionasse con se stesso.
Una luce rossa scese dal sole cadente, sulle dune. Mentre cavalcavano verso casa, i loro cavalli pareva guadassero un silenzioso mare di sangue. Il cielo a occidente faceva pensare a un'enorme conflagrazione in cui delle cose torturate lottassero e alzassero braccia contorte.
La conoscenza fatta fra Domina e Androvsky non aveva progredito con la facilit e piacevolezza della dimestichezza di lei col conte Anteoni; ella riconosceva che il primo era quel che si chiama "un uomo difficile". Di tanto in tanto, come sotto l'incalzante influsso di qualche commozione segreta e violenta, egli parlava con apparente naturalezza, parlava forse proprio col cuore; tutte le volte che ci accadeva, ella notava che v'era qualche cosa o di dubitoso o di maravigliato in ci che egli diceva; ella raccapezz altres che era tardo ad ammettere, pronto a diffidare; raccapezz pure che molte cose lo sorprendevano, e capiva bene che voleva ch'ella non se ne accorgesse e che avrebbe desiderato, se la sua volont non lo avesse talvolta tradito, di tener tutto nascosto. Il suo riserbo era intenso come era intensa ogni altra qualit sua. V'era in esso una tale fierezza che lo rivelava. Egli le faceva sempre provare una sensazione di forza fisica e mentale; tuttavia svegliava in lei anche un senso d'inquietudine; e in una donna della tempra di Domina l'inquietudine implica, per il solito, palese o segreta debolezza. Nell'Androvsky sembrava ch'ella riconoscesse un certo ardore: l'ardore di sbaragliar gli ostacoli, di spezzar porte di ferro, d'irrompere all'aperto. E poi.... che altro? Un certo tremore del mondo dinanzi a s? Di qualche cosa che potesse aver fatto? Ella non lo sapeva; ma sapeva che anche nella inquietudine di lui dovevano esservi fibre, muscoli, tendini, nervi, tutto ci che ci vuole per far la forza, la sveltezza.
La favella era per Androvsky singolarmente difficile; il silenzio pareva in lui naturale, non dovuto a scontrosit; dopo qualche parola, egli vi ricadeva e vi restava; ed era meno conscio di s nel rimaner muto che nel favellare. Sembrava, a Domina almeno, che tacendo egli si sentisse pi sicuro, pi uomo che parlando: per lui l'uso delle parole doveva esser di certo come una concessione fatta a se stesso.
Egli aveva la particolare facolt di far sentire la sua presenza anche nel silenzio, come se appena cessava di parlare la fiamma in lui fosse avvivata e guizzasse all'esterno, oltre i confini in cui era tenuta costretta.
Domina non sapeva se egli fosse o no un gentiluomo.
Se qualcuno le avesse domandato, prima ch'ella venisse in Beni-Mora, se le fosse possibile far quattro solitarie cavalcate con un uomo, incontrarlo, fosse pur per pochi momenti, ognuno dei dieci giorni, seder di faccia, e a poca distanza da lui, a mensa per lo stesso spazio di tempo, e di essere incapace di dire a se stessa s'egli fosse o no un gentiluomo per nascita e per educazione, lasciando da parte il sentimento, ella avrebbe risposto senza esitazione che sarebbe addirittura impossibile. Eppure era cos! Ella non poteva decidere, non poteva classificarlo, non poteva immaginare quali fossero stati i suoi maggiori, la sua giovent, la sua virilit; non poteva raffigurarselo in alcuna sfera, fuorch nella luce dorata, nell'azzurro irradiamento in cui ella lo aveva dapprima consciamente e pienamente veduto dinanzi a s; ella non sapeva immaginarlo in conversazione con uomini e donne di alcun ceto, n raccapezzare nella propria mente ci ch'egli avrebbe potuto dir loro; ella non poteva concepirlo legato da qualsiasi vincolo di casa o famiglia, di madre, sorella, sposa, prole. Quando lo guardava, quando pensava a lui, egli le si presentava solo, come una cosa nell'aria.
Tuttavia egli era pi maschio di altri uomini; spirava in certo modo virilit, come il fuoco spira calore.
Il fanciullo che v'era in lui quasi la confondeva, la faceva fantasticare se il lungo contatto col mondo avesse offuscato in lei la originaria semplicit. Ma ella vedeva in lui il fanciullo soltanto di quando in quando, e s'immaginava ch'egli fosse pure ansioso di nasconderlo.
Quell'uomo aveva di certo il potere di svegliar negli altri il sentimento: ella lo sapeva per propria esperienza. Via via egli aveva fatto s ch'ella si sentisse materna, protettrice, curiosa, impacciata, sdegnata, energica, timida, s.... quasi timida e peritosa. Nessun altro essere umano aveva mai, fosse pure per qualche momento, incitato cos la parte migliore della innata audacia, spontaneit; e fierezza quasi maschile, di lei. N sapeva spiegarsi ci che in lui la facesse talvolta incerta di se stessa.
Ella fantasticava; ma spesso quell'uomo suscitava in lei sorpresa.
Nonostante le loro cavalcate, i momenti in cui s'intrattenevano nell'albergo, sulla veranda, l'intimit fra loro era ben poco cresciuta; anzi, talvolta le pareva che fosse scemata, che il momento in cui il treno era sbucato dalla galleria nel paese azzurro fosse stato il momento in cui si fossero pi avvicinati, mettendo piede scambievolmente sull'orlo della loro vita.
Ella non s'era mai rivolta la precisa domanda: "Mi piace o mi dispiace costui?"
Ora, mentre ella sedeva col conte Anteoni contemplando il meriggio, l'espressione fra sonnolenta e fantasticatrice del suo volto era sparita. Ella sembrava piuttosto rigida, piuttosto accigliata.
Androvsky e il conte non s'erano incontrati mai. Il conte aveva veduto Androvsky da lontano, dal suo giardino, pi di una volta, ma Androvsky non aveva veduto lui; l'incontro che avverrebbe a momenti era dovuto a Domina: ella aveva parlato a Androvsky in parecchie occasioni della romantica bellezza di quel giardino nel deserto.
 come un giardino delle Mille e una notte, aveva detto.
Egli non parve illuminato, e a Domina venne subito fatto di domandargli se conosceva il famoso libro. No, non lo aveva mai letto; e a lei venne il dubbio che non ne avesse nemmeno mai udito parlare. Ella menzion il fatto che il giardino era dovuto al conte Anteoni, e parl di lui, facendogli come un bozzetto della sua originalit, del suo affetto per gli arabi, del suo amore per la solitudine e per la vita affricana: menzion anche ch'egli era romano di nascita.
Ma non dell'aristocrazia nera, crederei, ella soggiunse.
Androvsky non disse nulla.
Voi anderete a vedere il giardino, ella continu. Il conte Anteoni permette che sia visitato dai forestieri.
Sono sicuro che dev'esser molto bello, signora, egli replic piuttosto freddamente, a quanto le parve.
Non disse che vi sarebbe andato.
Siccome il giardino l'attirava sempre pi, siccome il suo magico mistero, la freschezza meravigliosa dei suoi recessi ombrosi, lo splendore delle sue tremolanti visuali d'oro, la quiete dei suoi verdi viottoli, la strana, quasi non terrena pace che vi regnava erano un balsamo per il suo spirito, mentre imparava a non trovar soltanto mirabile quel luogo, ma a sentirvisi veramente a suo agio, a esserne rapita, ella provava un persistente desiderio che anche Androvsky lo conoscesse.
Forse la sua ostinata risolutezza riguardo alla cavalcata l'aveva commossa ancor pi di quel che non si accorgesse. Vedeva spesso dinanzi a s la persona piegata, che sembrava stanca, cavalcar sola nel grigio luminoso, partirsene cos presto perch il suo atto, umile e risoluto, non fosse a lei cognito. Egli non sapeva ch'ella lo aveva veduto, non soltanto quella mattina, ma molte altre mattine susseguenti, andarsene a studiare la nuova arte nella solitudine delle ore tranquille; ma il fatto di aver veduto, di aver seguto, con l'occhio, cavallo e cavaliere finch non fossero spariti sotto le palme, di averne capito il perch, aveva forse stimolato in lei quel permanente desiderio ch'egli condividesse il suo piacere nel giardino, che lo conoscesse come lo conosceva lei.
Ella non discusse con se stessa su questo argomento; sapeva soltanto di desiderare, poi di volere che Androvsky passasse per la porta bianca e si vedesse venire incontro sulla sabbia Smain con la sua rosa.
Un giorno il conte Anteoni le aveva domandato se ella avesse fatto conoscenza con quell'uomo che era fuggito dinanzi alla preghiera.
S, disse lei, voi lo sapete.
Come?
Noi abbiamo cavalcato insieme a Sidi-Zerzur.
Io non sono sempre presso il muro.
No, ma quel giorno voi ci eravate, credo.
Che cosa ve lo fa pensare?
Sono sicura che ci eravate.
Egli non lo ammise n lo neg.
Non  mai stato a vedere il mio giardino, disse.
No.
Dovrebbe venire.
Gliel'ho detto anch'io.
Ah! E verr?
Non credo.
Persuadetelo voi; io vado altero del mio giardino. Oh, non avete idea come ne vado altero! La noncuranza, la indifferenza altrui per questo luogo mi punge, mi esaspera.
Parlava sorridendo, per cui ella non sapeva che cosa pensasse davvero, se in lui l'appartato pensatore o il burlone dicessero sul serio o scherzassero.
Dubito che sia uomo da lasciarsi persuadere con facilit.
Forse no; ma persuadetelo voi.
Dopo un momento, Domina disse:
Fantasticavo se riconoscete che vi sono ostacoli che la volont umana non pu rimuovere.
Sarebbe difficile che vivessi dove vivo senza riconoscere che i granelli di sabbia sono spesso trasportati dal vento: ma quando non c' vento....
Stanno fermi?
E formano il deserto. Io voglio fare una prova strana.
Quale?
Dare una festa nel mio giardino.
Una fantasia?
Qualche cosa di pi comune: una colazione. Mi vorrete onorare?
Col far colazione con voi? Sicuro! Grazie.
E porterete.... il secondo adoratore del sole?
Ella guard gli occhietti brillanti del conte.
Il signor Androvsky?
S, se questo  il suo nome. Naturalmente io potrei mandargli un invito; ma  una formalit, e non credo ch'egli sia uomo da badarvi.
In qual giorno ci volete con voi?
In un giorno qualunque.... Venerd.
E perch ci volete con voi?
Io voglio vincere quell'indifferenza per il mio giardino, la quale mi urta, non solo nel mio orgoglio, ma nei miei affetti.
Tutto ci era stato come una specie di seria partita. Domina non aveva assentito a farsi interprete del curioso invito; ma quando fu sola, e ripens al modo con cui il conte Anteoni aveva detto: "Persuadetelo voi", ella cap che poteva farlo e che le sarebbe riuscito d'indurre Androvsky ad accettare: era quella un'occasione di vederlo in compagnia di un altr'uomo, di un uomo di mondo, che aveva letto, viaggiato, pensato, e senza dubbio vissuto.
Quella sera ella gliene parl, e vide il rossore, che imporpor il suo viso come quello di un ragazzo, salirgli alla fronte.
Chiunque viene in Beni-Mora va a vedere il giardino, ella disse prima ch'egli potesse rispondere. Il conte Anteoni  mezzo adirato con voi perch fate eccezione.
Ma.... ma.... signora, come pu il signor conte sapere ch'io sono qui? Io non l'ho veduto.
Sa che c' un altro forestiero, ed  un uomo ospitale. Signor Androvsky, io vorrei che veniste; vorrei che vedeste il giardino.
Siete molto gentile, signora.
La riluttanza nella sua voce era estrema; eppure non pareva ch'egli dicesse di no; mentre esitava, Domina continu:
Ve ne ricordate quando v'invitai a cavalcare?
S, signora.
Era una cosa nuova per voi, eppure vi fece piacere, non  vero?
S, signora.
E cos sar del giardino; vorrei che provaste un altro piacere nella vostra vita.
Aveva incominciato a parlare con la disinvolta e persuasiva energia di una signora che desidera di vincere la diffidenza o l'ostinazione di un uomo; ma nel dire quelle parole ella si sent piena di un subitaneo ardore, che penetr nella sua voce e di certo ag su lui come una folata del caldo vento che talvolta spira nel deserto.
Verr, signora, egli disse subito.
Venerd. Pu darsi ch'io vada nel giardino la mattina: io vi verr incontro al cancello a mezzogiorno e mezzo.
Venerd? disse lui.
Ora egli pareva gi perplesso di accettare. Domina non volle trattenersi pi a lungo.
Sono contenta che veniate, disse accomiatandosi.
E usc.
Ora il conte Anteoni le diceva di avere invitato il prete; ella ne prov rincrescimento, e le si vide in faccia: s'era rannuvolata, e parve a un tratto tutta un'altra e piena d'inquietudine, per quanto volesse bene al prete. Mentre ella se ne stava silenziosa, si sentiva sempre pi scontenta: era sicura che se Androvsky fosse stato informato della venuta del prete non avrebbe accettato l'invito; era contenta che egli venisse, tuttavia desiderava che avesse saputo: poteva credere che ella fosse stata cognita del fatto e glielo avesse nascosto; non supponeva lontanamente che il padre Roubier fosse odioso ad Androvsky, ma si era accorta ch'egli lo evitava: nel caff dell'albergo gli faceva sempre un cenno di saluto, ma non gli parlava mai. Batouch le aveva raccontato l'episodio di Bubb: ella aveva veduto Bubb fargli le feste anche dopo, ed essere stato risolutamente respinto. Androvsky doveva avere un'avversione per il sacerdozio: poteva immaginarsi che lei, credente cattolica, avesse...? E la mente di Domina s'ingolf nelle supposizioni pi ingrate. Ella aveva avuto in avversione i propagandisti fin da quando era accaduta la tragedia nella sua famiglia. Era un peccato che il conte Anteoni non avesse dato sfogo alla sua malizia in modo diverso; la bellezza di quell'ora meridiana pareva ormai guastata.
Perdonate la mia malignit, disse il conte Anteoni. Fu un'idea che mi venne: pu arrecar danno? Non vorrei crederlo.
No, no.
Ella si alz, con l'istinto di una donna che ha molto vissuto fra la gente elegante, per nascondere il cruccio che, fatto visibile, sarebbe cagione di veder succedere la freddezza all'allegria naturale.
"Il deserto mi riporta vergognosamente agli istinti naturali", ella pens.
In quel momento la nera figura del padre Roubier sbuc dall'ombra degli alberi con Bubb che gli saltellava accanto pieno d'importanza.
Ah, padre! disse il conte Anteoni andandogli incontro, mentre Domina si alzava dalla seggiola. Siete proprio buono a prender tutto questo sole per venire a mangiare un po' di pesce con un parrocchiano poco esemplare come son io!... Do il benvenuto al vostro piccolo compagno.
Diede qualche colpettino carezzevole a Bubb, che bad poco a lui.
Conoscete miss Enfilden, credo, continu il conte.
Il padre Roubier e io c'incontriamo ogni giorno, disse Domina sorridendo.
La signorina ha avuto la bont di prendere interesse all'umile opera della Chiesa in Beni-Mora, disse il prete con la seria semplicit che gli era propria.
Era un uomo sincero, proprio senza pretese, e come sono spesso quella sorta d'uomini; sapeva star bene con qualsiasi persona a qualunque classe o credo appartenesse.
Bisogna che vada al cancello del giardino, disse Domina. Permettete un momento?
Per andare incontro al signor Androvsky? Vi accompagneremo anche noi, se il padre Roubier....
Per carit, non vi disturbate! Fra un momento son qui.
Qualche cosa nella voce di lei fece s che il conte Anteoni non la contrariasse, rintuzzando cos il proprio istinto cortese.
Vi aspetteremo qui, disse.
V'era negli occhi di lui una comica invocazione di perdono: quelli di Domina non lo accordarono n lo negarono. Ella si mise a camminare, e i due uomini seguirono con sguardo ammiratore la sua alta figura.
Mentre ella incedeva nei sentieri cosparsi di sabbia fra i ruscelletti, la sua inquietudine sembrava farsi cupa come i viali del giardino. Per un momento le parve di provare la sensazione che deve talvolta assalire una donna traditrice; tuttavia ella era incapace di tradimento.
Smain se ne stava sonnecchiando sul gran semicerchio sabbioso dinanzi alla villa. Ormai Domina e lui erano vecchi amici, e tutti i giorni, quand'ella entrava in giardino, egli le porgeva placidamente un fiore.
Che ore sono, Smain?
Quasi le dodici e mezzo, signora.
Volete aprire la porta e vedere se c' un signore?
Egli and alla porta pi grande e Domina si mise ad aspettarlo seduta su una panchina sotto un padiglione di bossolo. Di rado ella si era sentita cos sconvolta, e cominci a ragionar con se stessa quasi aspramente. Anche se la presenza del prete era sgradita a Androvsky, perch si crucciava? L'antagonismo al sacerdozio non era di certo una condizione mentale da essere blandita, bens un pregiudizio da sradicare. Ma ella aveva desiderato, ma desiderava ancora, che la prima visita di Androvsky al giardino fosse una visita lieta, gli lasciasse un delizioso ricordo. Spuntava in lei come un istinto di appianargli le cose; di certo nel passato dovevano essere state scabrose, anche pi scabrose delle proprie: e per un momento fantastic se ella non fosse venuta, com'era difatti venuta, a Beni-Mora, alla vaga ricerca di una felicit che a malapena prendeva forma in un pensiero definito.
C' un signore che si avvicina, signora.
Era la dolce voce di Smain dal cancello. In un momento Androvsky vi fu dinanzi. Domina lo vide nella incorniciatura dello stipite bianco, in un fondo di brillante azzurro e dinanzi al rapido scintillio di acqua scorrente. Egli erasi fermato ed esitava.
Signor Androvsky! chiam Domina.
Egli si riscosse, guard oltre la sabbia, e mise piede nel giardino con una specie di guardinga riluttanza che le fece pena, senza ch'ella sapesse bene perch. Ella si alz e and a lui, e s'incontrarono nel pieno sole.
Vengo per farvi da cicerone.
Grazie, signora.
Si ud il secco suono del legno che batteva contro il legno mentre Smain chiudeva il cancello. Androvsky si volt di scatto e guard dietro a s. Il suo contegno era quello di un uomo tormentato dai nervi: Domina cominci a mettersi in pensiero di dovergli dire della presenza del prete, ma, com'era sua caratteristica, volle subito sbarazzarsi senza esitazione di ci che temeva.
Ecco la strada, disse.
Poi, mentre svoltavano nell'ombra degli alberi e cominciavano a camminare fra i ruscelletti, ella soggiunse all'improvviso:
Il padre Roubier  gi arrivato, per cui la nostra comitiva  completa.
Androvsky rimase di sasso.
Il padre Roubier? Ma voi non mi diceste che veniva!
Non lo sapevo nemmen io fino a cinque minuti fa.
Si ferm anche lei e lo guard: negli occhi di Androvsky v'era una fiamma di diffidenza; le sue labbra erano contratte, e tutto il suo corpo denotava l'ostilit.
Io non capii. Credevo che il signor Anteoni fosse qui solo.
Il padre Roubier  un uomo di buona compagnia, sincero e semplice: tutti gli vogliono bene.
Lo credo, signora; ma fatto sta che.... esit, poi soggiunse quasi con violenza, che io non posso soffrire i preti.
Me ne rincresce; per, per una volta.... per un'ora.... potrete di certo....
Non fin la frase; mentre parlava sent come certi discorsi fossero insulsi, fatti a un uomo a quel modo; e cambi a un tratto tono e modi.
Signor Androvsky, ella disse, posandogli una mano sul braccio, io lo sapevo che non avreste piacere di trovar qui il padre Roubier; se fossi stata informata della sua venuta, ve lo avrei comunicato perch poteste magari rimanere a casa. Ma ormai che ci siete, ormai che Smain vi ha introdotto qui, e il conte e il padre Roubier possono gi saperlo, sono sicura che resterete e vincerete la vostra antipatia. Avreste voglia di andarvene, lo vedo.... Ebbene, io vi chiedo di star qui.
Domina non pensava a se stessa ma a lui; l'istinto le diceva d'insegnargli il modo di nascondere la sua avversione: la fuga la metterebbe in evidenza.
Io ve lo chiedo per voi, ella soggiunse. Andarsene  lo stesso che dire a loro ci che avete detto a me: voi non desiderate certo di farlo.
Si guardarono in viso; indi, senza una parola, egli ricominci a camminare. Mentre gli stava accanto, Domina sent come se in quel momento la loro recente amicizia se ne fosse volata via quasi una cosa gi trattenuta a forza, e che si fosse ora sprigionata con veemenza. Non si riparlarono fin che non videro, in fondo al viale, il conte e il prete ritti insieme sotto il grande olivo. Bubb si precipit abbaiando, e Domina cap che Androvsky raccoglieva tutta la sua forza, come il lottatore che mette il piede nell'arena. La sua fine sensibilit di spirito e di corpo subiva talmente l'impressione della segreta impetuosit di sentimento di lui, da parerle che l'incontro coi due uomini incorniciati dalla luce solare fosse un grande avvenimento che potesse esser grave di strane conseguenze. Ella rattenne quasi il respiro mentre con Androvsky scendeva per il sentiero e i fervidi raggi del sole penetravano fin l a illuminare i loro volti.
Il conte Anteoni si avanz per salutarli.
Il signor Androvsky.... il conte Anteoni, disse lei.
Le mani dei due uomini s'incontrarono; ella vide che quella di Androvsky si alzava con riluttanza.
Bene arrivato nel mio giardino! disse il conte Anteoni con la sua invariabile cortesia disinvolta. Ogni viaggiatore deve pagare il suo tributo al mio dominio; io ardisco esigerlo come il pi antico abitante europeo di Beni-Mora.
Androvsky non disse nulla: teneva gli occhi sul prete; il conte se ne avvide, e soggiunse:
Conoscete il padre Roubier?
Ci siamo veduti spesso nell'albergo, disse il padre Roubier con la sua solita franca semplicit.
Tese la mano, ma Androvsky fece in fretta un goffo inchino col capo e parve non veder quel gesto. Domina diede uno sguardo al conte Anteoni e sorprese nei suoi occhi brillanti una pungente espressione, la quale per spar mentre diceva:
Andiamo nella sala da pranzo; la colazione dev'esser pronta, miss Enfilden.
Ella si un a lui, nascondendo la propria riluttanza a lasciare Androvsky col prete, e cammin al suo fianco gi per il sentiero, preceduta da Bubb.
Credete che la mia festa riuscir male? mormor il conte.
Domina non rispose; il suo cuore era pieno di costernazione, quasi di amarezza. Ella si sentiva irritata col conte, con Androvsky, con se stessa; si sentiva quasi irritata anche col povero padre Roubier.
Perdonatemi, perdonatemi! bisbigli il conte. Non l'ho fatto per malignit.
Ella si sforz di sorridere, ma il silenzio dei due uomini che venivano loro dietro la opprimeva. Se Androvsky avesse almeno parlato! Non aveva detto una parola da quando erano tutti insieme. A un tratto ella volt il capo e disse:
Avete mai veduto palme, come queste, signor Androvsky? Non sono splendide?
La voce di Domina era energica, imperiosa: ella gli comandava di riaversi, di parlare, come un tocco del frustino comanda al cavallo di affrettare il passo.
Androvsky alz il capo che s'era abbassato sul suo petto mentre egli camminava.
Palme! disse confusamente. S, sono maravigliose.
Vi piacciono molto gli alberi? domand il conte, seguendo la traccia di Domina e parlando con la netta intenzione d'indurlo a discorrere.
S, signore, tanto.
Qui ne ho dei maravigliosi; dopo colazione permetterete che ve li mostri. Io ho passato anni e anni a raccogliere i miei figliuoli e ad insegnar loro a portarsi bene nel deserto.
Con molta naturalezza, mentre parlava, si era unito ad Androvsky, e ora procedeva con lui, additando le diverse variet di piante. Domina era conscia di un senso di sollievo e di un forte sentimento di gratitudine verso il loro ospite. Ma dopo la gratitudine venne una meno grata coscienza della mancanza di educazione in Androvsky: egli non si sapeva di certo ben contenere, a qualunque ceto appartenesse. Quel giorno, forse assurdamente, ella si sentiva responsabile di lui, e le pareva che, non foss'altro che per lei, egli avrebbe dovuto comportarsi bravamente e vincere le proprie antipatie se erano in urto coi sentimenti dei suoi compagni. Ella bramava caldamente che facesse buona figura, e quando i suoi occhi incontrarono quelli del padre Roubier, fu quasi in procinto di domandargli perdono per la rudezza di Androvsky; ma il curato sembrava non avvertirla nemmeno, e cominci a parlare dello splendore della vegetazione affricana.
Non vi sorprende, venendo d'Inghilterra, vedere una vegetazione cos lussureggiante?
No, replic recisamente Domina.Da quando sono in Affrica ho sentito che ero in una terra di una feracit ardente.
Ma.... il deserto? replic lui con un gesto verso le sconfinate distese del Sahara, che erano ancora visibili fra gli alberi.
Dovrei trovarla anche l, ella rispose. Anzi, l pi che altrove.
Il prete la guard con una sorpresa temperata dalla educazione; ella non spieg che non pensava pi alla feracit della Natura.
La sala da pranzo era in fondo a un largo viale di palme non lontano dalla villa: due servitori arabi stavano aspettando, uno per parte della bianca scala che metteva in un'anticamera piena di divani e di tavolini da caff. Al di l v'era un magnifico salone col tetto arcuato, nel cui centro era una tavola ovale apparecchiata per la colazione e adorna di fasci di fiori scarlatti in forma di trombette, disposti in vasi d'argento. Dietro ognuna delle sedie ad alta spalliera stava un arabo immoto come una statua. Come si vede, la festa del conte doveva essere accompagnata da gran cerimoniosit. Domina ne fu dispiacente, sebbene non per s: ella era stata sempre avvezza alle cerimonie, e per il solito non se ne accorgeva nemmeno, come dell'aria che respirava; ma temeva che per Androvsky fossero una cosa nuova e molesta.
Mentre ella entrava nella stanza ombreggiata, lo vide dare una rapida occhiata alle pareti coperte di scure tappezzerie persiane, ai servitori con i giubbetti ricamati, le larghe brache e i nivei turbanti, ai vividi fiori sulla tavola, poi alle alte finestre dinanzi a cui erano tirati stoini flessibili, di color verde scuro; e a Domina parve che Androvsky si trovasse l come un animale prigioniero, pieno di furente agitazione. La inconscia serenit del padre Roubier in mezzo a un lusso a cui egli era affatto nuovo accrebbe la segreta agitazione di Androvsky, non per segreta per Domina, e forse, ella pensava, palese anche al conte Anteoni. Oh, come si pentiva di non aver lasciato Androvsky seguire il proprio impulso di andarsene quando ebbe saputo della presenza del padre Roubier!
Si misero a sedere. Domina era a destra del conte e aveva di faccia Androvsky e a sinistra il padre Roubier. Mentre prendevano i loro posti, lei e il curato recitarono una silenziosa preghiera e si fecero il segno della croce; e quando poi ella alz lo sguardo, vide la mano di Androvsky alzata alla sua fronte. Per un momento ella pens che si fosse unito a lei nella breve preghiera, e stesse ora per fare il sacro segno; ma mentre lo guardava, la mano di lui ricadde pesantemente sulla tavola, e i bicchieri accanto al suo piatto tintinnarono.
Mi son ricordato soltanto stamattina che era un giorno di magro, disse il conte Anteoni mentre spiegavano i tovagliuoli. Ho paura, padre Roubier, che non possiate rendere piena giustizia al mio capocuoco, Hamdane, bench abbia pensato a voi e fatto quanto meglio poteva per voi; ma spero che miss Enfilden e....
Io osservo il venerd, interruppe con calma Domina.
Davvero? Povero Hamdane!
Il conte pareva disperato, ma ella sapeva che invece era ben contento ch'ella osservasse il venerd.
Per lo meno, egli continu, spero che voi, signor Androvsky, potrete unirvi a me nel riconoscere pienamente di che cosa sia capace Hamdane; oppure siete anche voi...?
Egli non continu, perch Androvsky disse subito con voce alta e ferma:
Io non osservo i giorni magri.
Le parole sonarono come una sfida scagliata ai due cattolici, e per un momento Domina pens che il padre Roubier fosse per raccoglierla, perch egli alz il capo e nei suoi occhi pass come un lampo; ma egli disse soltanto, volgendosi al conte:
Credo che la signorina ed io troveremo molto leggero il nostro piccolo Ramadan. Una volta, due anni fa, io feci colazione con voi, signor conte, di venerd, e non ho mai dimenticato il banchetto che m'imbandiste.
A Domina parve che il prete avesse sferzato Androvsky, come un santo pu sferzare, senza sapere di farlo. Era irritata con Androvsky, ed era tuttavia piena di piet per lui. Perch non poteva egli unire la cortesia per gli altri alla deferenza che aveva per lei? V'era qualche cosa quasi di disumano nel suo contegno. Oggi era ritornato proprio lui sotto il suo peggiore aspetto, l'uomo. che l'aveva per due volte trattata con brutale rudezza.
Gli arabi osservano davvero strettamente il Ramadan? ella domand distogliendo lo sguardo da Androvsky.
E come! disse il padre Roubier, Bench naturalmente io non possa aver simpatia con la loro religione, devo dire che ho ammirato spesso come si attengono ai suoi precetti. Vi  qualche cosa di veramente grande nel cuore umano che s'impone con risolutezza il giogo della disciplina.
Islm.... la parola stessa significa il rimettersi della volont umana nella volont di Dio, disse il conte Anteoni. Quella parola e il suo significato si stendono come l'ombra di una mano protesa al comando sull'anima di ogni arabo, perfino del rinnegato bevitore di assenzio che non  raro incontrar qui e che ha preso tutti i vizi dei suoi conquistatori. Nel pi gran furfante che la veste del Profeta ricuopra, alberga un acuto senso di necessaria sottomissione. In ogni modo gli arabi non imprecano contro il loro Creatore, come i moscerini tremebondi non imprecano contro il sole nei cui raggi stanno danzando.
No, assent il prete. Almeno sotto questo aspetto son superiori a molti che si chiamano cristiani; il loro orgoglio  immenso, ma non si fa mai ridicolo.
Intendete dire cercando di sfidare il Volere Divino? domand Domina.
Proprio cos, signorina.
Ella pens a suo padre morto.
I servi si aggiravano intorno alla tavola, servendo placidamente varie pietanze. Uno di essi, in quel momento, mesceva del vino rosso nel bicchiere di Androvsky. Questi emise una sommessa esclamazione che son come il principio di una protesta frettolosamente rintuzzata.
Preferite vino bianco? disse il conte Anteoni.
No, grazie, signore.
Port il bicchiere alle labbra e lo vuot.
V'intendete di vini? riprese il conte. Questo  fatto con la mia uva: ho dei vigneti presso Tunisi.
 eccellente, disse Androvsky.
Domina si accorse ch'egli parlava con voce pi alta del solito come se facesse un risoluto sforzo per dissipare l'inquietudine che doveva opprimerlo. Mangiava di buon appetito, scegliendo quasi con ostentazione piatti in cui v'era carne; ma tutto quel che faceva, anche il mangiar carne, dava a Domina come un'idea che egli cercasse, sottilmente, in qual modo ella non sapeva, di sfidare non solo il prete, ma se stesso. Di tanto in tanto ella alzava gli occhi su lui, e allora egli distoglieva lo sguardo da lei. Dopo la lode del vino, egli era ripiombato nel silenzio, e il conte Anteoni, che a Domina parve agisse con un tatto delicatissimo, non si rivolse per un poco direttamente a lui, ma riprese la interrotta conversazione sugli arabi, avvertendo prima che i servi non capivano il francese. Egli li discusse con una minuta competenza che di certo scaturiva da un verace affetto, e ora ella non pot a meno di rilevarlo.
Io credo che voi amiate gli arabi assai pi degli europei qualunque siano, ella disse.
Egli le piant in volto gli occhi brillanti, che le parvero ancor pi brillanti del solito.
Perch? domand pacatamente.
La conoscete l'inflessione della voce di chi ama i fanciulli, quando parla di loro?
V' una nota di profonda indulgenza, eh?
Io la sento nella vostra voce tutte le volte che discorrete degli arabi.
Ella parlava un po' scherzosamente.
Per un momento il conte non replic, poi disse al prete:
Voi avete vissuto molto in Affrica, padre: non nutrite voi pure lo stesso sentimento verso questi figli del sole?
S, e l'osservai pure nel nostro defunto Cardinale.
Nel cardinale Lavigerie.
Androvsky si pieg sul piatto; sembrava che volesse costringer la sua mente a distogliersi da una conversazione in cui egli non prendeva parte attiva; sembrava che rifiutasse perfino di ascoltarla.
 il vostro eroe, lo so, disse con simpatia il conte.
Egli fece molto per me.
E per l'Affrica. Era un ingegno sagace.
Intendete alludere a qualche cosa di particolare? domand Domina.
S: egli scrutava le anime buie degli uomini del deserto, perch si era accorto che trattando con bont i loro corpi neri, egli otteneva tutto da essi. Non vi scandalizzo, padre?
No, no; c' verit in questo.
Ma nell'assenso del prete v'era una certa tristezza.
Maometto pensava troppo al corpo, soggiunse.
Domina vide che il conte stringeva le labbra; poi egli si rivolse ad Androvsky e disse:
Lo credete anche voi, signore?
Era un preciso, risoluto tentativo di trarre il suo ospite alla conversazione: Androvsky non poteva ignorarlo; ma egli alz il capo dal piatto con riluttanza; i suoi occhi incontrarono quelli di Domina e subito se ne distolsero.
Io sono in dubbio.... disse.
S'interruppe, pose le mani sulla tavola aggrappandosi alla sponda di essa, e continu con fermezza, anzi con una specie di dura violenza:
Io sono in dubbio se la maggior parte degli uomini buoni, o degli uomini che vogliono essere buoni, pensi bastantemente al corpo, e lo tenga in giusta considerazione; io ho pensato questo tante volte, e lo penso ancora.
Ci detto, affiss il prete, quasi con minaccia; poi, come mosso da una riflessione tardiva, soggiunse:
Quanto a Maometto, io so pochissimo di lui; ma forse egli esercit la sua grande azione riconoscendo che il corpo dell'uomo ha una grande importanza.... una tremenda importanza.
Domina vide che il conte Anteoni prestava grande e viva attenzione alle parole del suo ospite, forse attratto anche dal modo particolare con cui erano dette, quasi fossero mandate fuori da qualche segreta, irresistibile violenza. E l'interessamento del conte pareva andar di pari passo con quello di lei, che gi esisteva da pi lungo tempo. Il padre Roubier tuttavia s'intromise con qualche parola piuttosto fredda:
 una cosa molto pericolosa, credo, affidarsi alla importanza di ci che  caduco: si corre il rischio di distogliersi dalla importanza molto pi grande dell'immortale.
Eppure sono i lupi affamati che divorano i villaggi, disse Androvsky.
Per la prima volta Domina sent l'origine russa di lui. Tutti tacquero. Il padre Roubier spalanc gli occhi, ma quelli del conte Anteoni affissavano acutamente Androvsky. Alfine egli disse:
Posso domandarvi, signore, se siete russo?
Lo era mio padre; ma io non ho mai messo piede in Russia.
L'anima ch'io trovo nell'arte, nella musica, nella letteratura del vostro paese, , per me, l'anima pi attraente dell'Europa, disse il conte la cui voce aspra vibr di profondo ardore.
Detto a quel modo, nessun complimento avrebbe potuto esser pi grazioso, riuscir pi grato; ma Androvsky replic soltanto, in modo brusco:
Io ne so ben poco di codesto.
Domina avvamp, quasi vergognandosi come della pubblica manifestazione d'ignoranza di un intimo amico. Ella cominci a parlar col conte di musica e di letteratura russa, con un entusiasmo che era sincero; poich anche lei aveva trovato nell'anima che veniva dalle Steppe un significato e un incanto che avevano avvinto l'anima sua. E a un tratto, mentre ella parlava, pens al Deserto, come all'ardente fratello delle frigide Steppe. Era il fantastico delle eterne distese, quel fantastico che aveva talvolta parlato al profondo del suo cuore nelle sale dei concerti a Londra, nella sua camera, di notte, quando ella leggeva, dimenticando il tempo, che ora le parlava pi fieramente sotto le palme dell'Affrica? A quel pensiero, sembrava che qualche cosa di mistico animasse il suo entusiasmo: il mistero dello spazio le fluttuava intorno; ma ella non espresse il suo pensiero, che il conte Anteoni espresse invece per lei.
Le Steppe e il Deserto sono parenti prossimi, sapete, egli disse, nonostante l'antitesi del gelo e del fuoco.
Proprio quel che pensavo io! ella esclam. Ci dev'essere perch....
Si ferm di botto.
Perch?... disse il conte.
Tanto il padre Roubier che Androvsky guardaron Domina, in attesa; ma ella non continu la frase, e quella sua reticenza fu coperta, o almeno scusata da un diversivo ch'ella bened in cuor suo. In quel momento, dall'anticamera, giunse a loro il suono di una musica affricana, soave e barbara al tempo stesso. Sulle prime non v'era che una reiterata nota liquida, chiara e cristallina, una nota che faceva pensare alla notte in un luogo remoto; poi, al disotto di quella, quasi dal fondo di quella, si alz un suono che parve il fruscio di un folto di canne agitate ritmicamente da una brezza; vi s'insinu quindi il rotto suono di un esile strumento con una voce rustica e antica come la voce dell'obo, ma pi debole, pi flebile; un accompagnamento di corde delicatamente toccate sosteneva la sua selvaggia e patetica espressione, e ora vi si univa il quasi soffocato sobbalzo di un piccolo timpano che doveva trovarsi pi lontano: si sarebbe detto il palpito di un cuore.
Il conte ed i suoi ospiti stavano ad ascoltare in silenzio; Domina cominci a provare una curiosa attesa, ma non riconobbe la strana melodia: aveva la sensazione che qualche altra musica, da lei gi udita, che l'aveva profondamente commossa in un tempo remoto della sua vita, dovesse seguire a quella.
Ella rivolse lo sguardo al conte, e si accorse che questi guardava lei con un'espressione bizzarra, come se egli fosse un bonario cospiratore la cui trama stesse per esser conosciuta.
Che cos'? ella domand piano.
Egli si protese verso lei.
Aspettate! mormor. Ascoltate!
Domina vide Androvsky accigliarsi; il suo volto si contrasse con un'espressione di pena, ed ella fantastic se anche a quell'uomo, come a molti europei, non paresse brutta, e anche deprimente pei nervi, la barbara musica del deserto. Mentre fantasticava, una voce incominci a cantare, sempre accompagnata dai quattro strumenti: era una voce di contralto, ma pareva una voce giovanile.
Che canto  questo? ella domand sottovoce. Io devo averlo udito di certo.
Non lo sapete?
Aspettate!
Ella si mise a cercare in se stessa; le pareva di conoscer gi quel canto: in qualche periodo della sua vita ella ne era stata di certo profondamente commossa. Ma quando? Dove? La voce van, e fu seguita da un coro che cantava in lenta monotonia:
"Wurra! Wurra!"
Poi si alz di nuovo in un ritornello blando e interrotto, come la voce di un'anima che comunichi con se stessa nel deserto, al disopra degli strumenti e del coro mormorante.
Ricordate? sussurr il conte.
Ella mosse il capo assentendo ma non parl; non poteva parlare: era il canto che l'arabo aveva cantato nello svoltar nell'ombra dei palmizi, il canto dei liberi negri di Tuggurt:
"Solo il Creatore ed io
Conosciamo il cuor mio."
Il prete si butt all'indietro sulla seggiola; i suoi occhi scuri si abbassarono, e le mani sottili, abbronzate, convergerono in un modo che dava idea di preghiera. Quel canto del deserto degli uomini neri, figli di Dio al pari di lui come affermava il loro canto, stimolava forse l'anima sua a qualche grave implorazione che abbracciasse i bisogni dell'umanit?
Androvsky se ne stava perfettamente immobile tenendo anche lui gli occhi chini con le palpebre abbassate. Una espressione di pena rimaneva ancora sul suo viso, meno crudele per, non pi torturata, ma mesta. E Domina, pure ascoltando, si ricordava dello strano grido che si era levato in lei mentre l'arabo spariva nel sole, il grido dell'anima nella vita circondata da misteri, dalle mani, le orme, le voci di cose nascoste: "Che cosa mi accadr mai qui?" Ma quel grido era sorto in lei, aveva trovato in lei parole soltanto dinanzi al deserto; prima, le era rimasto forse nascosto nel seno; soltanto allora era nato. E adesso erano scorsi i giorni ed erano scorse le notti, e il canto riportava seco di nuovo quel grido, quel grido e qualche altra cosa ancora, un'altra voce che, molto molto in distanza, pareva darvi risposta. Quella risposta ella non poteva udirla: le sue parole rimanevano nascoste in seno come, una volta, le parole della sua intensa domanda. Sentiva soltanto che una risposta era stata data; il futuro sapeva e aveva incominciato a provarsi a dirle qualche cosa: ella era sull'orlo della cognizione mentre ascoltava, ma non poteva spingere il passo nella terra maravigliosa.
Adesso il conte Anteoni si rivolgeva al prete.
Voi avrete udito altre volte questo canto, padre.
Il padre Roubier scosse il capo.
Non credo; ma la musica araba non mi rimane mai in mente.
Forse non vi piace?
Non dico questo; in certo modo  brutta, ma deve contenere un gran significato. In questo canto specialmente v'.... ci che si potrebbe quasi chiamare bellezza.
Maravigliosa bellezza, disse Domina con voce sommessa, ascoltando sempre il canto.
Le parole sono belle, disse il conte, rivolgendosi questa volta a Androvsky. Non le ricordo tutte, ma il principio  cos
"Muor nell'acqua la gazzella
E nell'aria il pesce muore,
Io nelle dune di deserte arene
In gravi pene,
Muoio per quel che mi tormenta: Amore."
"E quando il coro risuona come adesso, e il conte fece un gesto verso la stanza interna, da cui veniva ancora il basso mormorio di "Wurra! Wurra!", il cantore ripete sempre lo stesso ritornello:
"Solo il Creatore ed io
Conosciamo il cuor mio."
Parlava quasi ancora, quando la voce di contralto cominci a cantare il ritornello. Androvsky impallid; la sua fronte stillava sudore; egli si port il bicchiere del vino alle labbra: la sua mano tremava in modo, che qualche goccia di liquido si sparse sulla tovaglia. E, come un'altra volta, Domina sent che quel canto la commoveva profondamente, e che ancor pi profondamente commoveva lui, ma non avrebbe potuto dire se nello stesso modo o in un altro. L'immagine del cero e della torcia ricorse di nuovo alla sua mente: ella vide Androvsky attorniato di fuoco. La violenza di quell'uomo ricordava di certo la violenza dell'Affrica: v'era intorno qualche cosa di terribile, poich suggeriva un'energia virile, che poteva essere adoprata sia in bene che in male, ma in cui non v'era proprio nulla di meschino. Per un momento il conte Anteoni e il prete si sentirono rimpiccoliti come se si trovassero in presenza di un gigante.
Gli arabi porsero frutta rotondeggianti. E ora il canto van dolcemente: soltanto gli strumenti seguitarono a sonare. Il lontano timpano doveva esser di certo il battito di quel cuore nei cui misteri niun cuore umano poteva penetrare; il suo reiterato e lieve palpito faceva a Domina un terribile effetto: ella fu sollevata, poi scontenta, quando alla fine cess.
Dobbiamo andare nell'anticamera? disse il conte. Il caff sar servito l.
Oh, ma.... fate che non li vediamo! esclam Domina.
I musicisti?
Ella fece di s col capo.
Preferireste non udire altra musica?
Se a voi non rincresce.
Egli diede un ordine in arabo; uno dei servi scivol via e ritorn quasi immediatamente.
Ora possiamo andare, disse il conte. Sono spariti.
Il prete sospir: si capiva che la musica aveva commosso anche lui; mentre si alzavano disse:
S, in quel canto v'era bellezza e qualche altra cosa ancora; alcuni di quei poeti del deserto possono insegnarci a pensare.
Pericoloso ammaestramento, forse, disse il conte. Che ve ne pare, signor Androvsky?
Androvsky era gi in piedi; teneva gli occhi voltati verso la porta da cui era uscito il suono della musica.
Io.... egli rispose, io, signore, ho paura che per me questa musica significhi ben poco: io non posso giudicarla.
Ma le parole? domand il conte quasi incalzandolo.
Le parole non mi sembrano significar molto pi della musica.
Il conte non disse altro. Quando Domina fu nella prima stanza, si sent irritata, come si era sentita irritata nel giardino a Sidi-Zerzur quando Androvsky aveva detto:
Queste donne indigene non m'interessano; non vedo nulla di attraente in loro.
Perch adesso, come allora, ella sapeva ch'egli aveva mentito.
...
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Capitolo 2.
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Domina entr sola nell'anticamera: i tre uomini erano rimasti un momento indietro, e lo sfregar di un fiammifero giungeva ora ai suoi orecchi mentre ella moveva indolentemente verso la porta che dava sul largo viale del giardino, e rimaneva ferma a guardare nella luce solare.
Qua e l svolazzavano farfalle in quel profluvio d'oro, ed ella udiva flebili note di augelli dalle ombre degli alberi, alle quali faceva eco il pi distante gorgheggio del flauto di Larbi. A sinistra, fra le palme, si affacciavano lembi del deserto e delle scoscese e splendenti montagne, e mentre ella stava l, si ricordava della sensazione provata nel porre per la prima volta il piede in quel giardino, e come presto aveva imparato ad amarlo. Le era sempre parso un fulgido paradiso di pace fino a quel momento; ma ora vi si sentiva come circondata da nubi.
L'ozioso svolazzio delle farfalle le irritava gli occhi, il suono lontano del flauto le straziava gli orecchi, e tutta la pace se n'era andata. Quell'uomo distruggeva ancora una volta l'incanto che la Natura aveva gettato su lei; nel sapere ch'egli aveva mentito, la sua gioia nel giardino, la sua pi profonda gioia nel deserto che lo abbracciava, si era dileguata. Eppure perch non doveva egli mentire? Chi di noi non mentisce riguardo ai propri sentimenti? La riservatezza non ha forse diritto a un usbergo
Domina ud i suoi compagni entrar nella stanza e si rigir; in quel momento il suo cuore era invaso da un'agitazione, quasi da un odio per Androvsky. Ella volle per altro sorridere e riusc anche a mostrarsi allegra. Si mise a sedere su uno dei bassi divani, e mentre chiedeva al conte Anteoni una sigaretta e l'accendeva, ella pensava: "Come potr punirlo?" Quella bugia, per quanto non detta nemmeno a lei, e di ben poca importanza, le sembrava un affronto subto da lei e di cui ella doveva risentirsi. Non le pass nemmeno per la testa di domandarsi se ci fosse ragionevole. Una voce in lei diceva: "Non voglio che mi si mentisca; io non posso sopportar da quest'uomo nemmeno una menzogna detta ad altri in mia presenza." E la voce era imperiosa.
Il conte Anteoni le si era messo accanto, fumando un sigaro; il padre Roubier prese una seggiola presso il tavolino di faccia a lei; ma Androvsky and sulla porta dov'ella era stata fino allora, e rimase l come a guardare la luce splendente; Bubb lo segu e si mise a ruzzargli intorno ai piedi, cercando di attirare la sua attenzione.
Il mio canino va proprio matto per il vostro amico, disse il prete a Domina.
Mio amico!
Per il signor Androvsky.
Ella abbass la voce:
 una semplice conoscenza fatta in viaggio; io non so nulla di lui.
Il prete parve un tantino sorpreso, e il conte Anteoni trasse una fragrante buffata di fumo.
Sembra un uomo di merito, disse mellifluamente il prete.
Davvero?
Ella cominci a parlare col conte Anteoni di qualche assurdit di Batouch, costringendo la propria mente a un umore frivolo e leggero, ed egli s'inton a lei con una intelligente obbedienza di cui ella lo benedisse in cuor suo. Ben presto essi poterono ridere insieme con apparente allegria, e il padre Roubier sorrise alla loro letizia, credendola sincera; ma Androvsky si volt a un tratto col viso cupo e burbero.
Uscite dal sole, venite dentro, gli disse il conte, scotta troppo. Sentite un po' come si sta in codesta seggiola. Ora verr il caff.... ah, eccolo!
Comparvero due servitori, portandolo.
Grazie, signore, disse Androvsky con riluttante cortesia.
Egli si avanz con passo franco e sed, spingendo la seggiola in modo da mettersi di faccia a Domina. Appena fu fermo, Bubb gli salt sulle ginocchia e vi si adagi subito, socchiudendo gli occhi mezzo nascosti dal pelame ed emettendo un sospiro che fece s che il prete lo guardasse con indulgenza, sebbene dicesse redarguendolo:
Via, via, Bubb! Bubb, bricconcello, pigrone, scendete, via!
Lasciatelo pure stare, signore, borbott Androvsky. Non mi d noia.
Non si vergogna mai, lui, quando vuol bene a qualcuno.
Cos fanno gli arabi! disse il conte. Ha imparato anche lui a Beni-Mora.
Forse ha preso lezione da Larbi, disse Domina. Ascoltate! Oggi suona: per chi?
Non glielo domando ormai pi; il nome cambia tanto spesso!
La costanza non  un difetto arabo?
La chiamate un difetto, signora? entr a domandare il prete.
S, padre, ella replic con un'ombra di conscio cinismo. In questo mondo ci che  atto a portare inevitabile dolore dev'esser riguardato come un difetto.
E la costanza pu portarlo?
E come no in un mondo pieno di continui cambiamenti?
Allora, che calcolo faremo della verit in un mondo di bugie? chiese il conte. Anche la verit  un difetto?
Domandatene al signor Androvsky, disse prontamente Domina.
Obbedisco, fece il conte volgendo lo sguardo al suo ospite.
Ah, ma io sono sicura di saperlo! soggiunse Domina. Io sono sicura che egli pensa alla verit come a una cosa che noi tutti dobbiamo evitare in un mondo come questo; non  cos, signore?
Se ne siete sicura, signora, perch domandarmelo? rispose Androvsky.
Nella sua voce v'era un suono che faceva sussultare. Il prete stese a un tratto la mano e trasse Bubb sulle proprie ginocchia, e il conte Anteoni intervenne con spigliatezza e indifferenza:
Dire la verit fra gli arabi diviene una dura necessit per gli europei: poich non si pu sorpassarli nella bugia, non conviene rimaner sotto a loro; per cui uno impara per forza ad esser sincero. Il padre Roubier  scandalizzato dall'apologia che fo della mia stessa palese veridicit.
Il prete rise.
Io vivo cos poco nel cosiddetto "mondo", che temo di non capir bene se uno scherza o dice sul serio.
Palpeggi la schiena bianca di Bubb, e soggiunse con una semplice genialit che sembrava scaturire piuttosto da un desiderio di esser benevolo che dall'intimo della sua indole:
Ma spero di poter esser sempre capace di gustare lo spirito non mordace.
Mentre parlava, i suoi occhi si erano fermati sul volto di Androvsky. A un tratto si fece serio e pos piano piano in terra Bubb.
Mi rincresce di dover andarmene, disse.
Cos presto? fece il suo ospite.
Non posso permettermi di rimaner troppo a lungo neghittoso; se comincio a darmi alla pigrizia in questo clima, diventer come un arabo e non far altro che starmene tutto il giorno al sole.
Come me, padre. Noi c'incontriamo di rado, ma quando ci accade, io mi sento un ingombro sulla terra.
Domina non lo aveva mai sentito parlare con tale umilt. Il prete arross come un ragazzo.
Ognuno di noi serve alla sua maniera, si affrett a dire. Il canto dell'Arabo che sta tutto il giorno al sole pu essere udito da dove Egli .
Indi egli prese commiato; questa volta non porse la mano ad Androvsky, ma soltanto gli fece un inchino col capo, alzando il suo elmetto bianco. Mentre se ne andava nel sole con Bubb, le tre persone da lui lasciate lo seguirono con gli occhi; poich Androvsky aveva voltato la sua seggiola per parte, come involontariamente.
Io imparer a voler bene al padre Roubier, disse Domina.
Androvsky rigir la sua sedia, cosicch la spalliera era ora volta al giardino, e pos sulle ginocchia le larghe palme delle sue mani.
S? disse il conte, rispondendo a Domina.
 cos trasparente, cos buono, e sopporta tanto bene il suo gran rammarico.
Quale gran rammarico?
Anelava di farsi frate.
Androvsky balz dalla seggiola e ritorn alla porta del giardino; il suo contegno irrequieto e la sua espressione cupa distruggevano ogni senso di calma e di disinvoltura. Il conte Anteoni lo segu con lo sguardo, poi guard Domina con una specie di scherzevole sorpresa: stava per dir qualche cosa, ma prima che le parole gli uscissero di bocca, comparve Smain portando con reverenza una larga busta coperta di scrittura araba.
Volete scusarmi un momento? disse il conte.
Diamine!
Egli prese la lettera, e subito una viva espressione di eccitamento balen nei suoi occhi. Dopo aver letto, il suo volto si accese come se vi guizzassero le fiamme di un incendio.
Miss Enfilden, disse, mi stimereste molto sgarbato se vi lasciassi un momento? Colui che ha recato questa lettera viene assai da lontano e si rimette oggi stesso in viaggio per il ritorno.  qui giunto dal mezzogiorno, da una distanza di trecento chilometri da Beni-Hassan, un sacro villaggio.... un sacro villaggio.
Ripet le ultime parole abbassando la voce.
Ma andate subito, senza riguardo.
E voi?
Diede una guardata a Androvsky, che stava in piedi, voltando loro le spalle.
Non volete far vedere il giardino al signor Androvsky?
Udendo il suo nome, Androvsky si volse e il conte gli fece subito le sue scuse; poi segu Smain nel giardino, tenendo in mano la lettera giunta da Beni-Hassan.
Quando egli si fu allontanato, Domina rimase sul divano e Androvsky sulla porta, con gli occhi chini al suolo. Ella prese un'altra sigaretta dalla scatola sulla tavola accanto a lei, soffreg un fiammifero e l'accese con cura; poi disse:
Avete piacere di vedere il giardino?
Ella parlava con indifferenza, freddamente: il desiderio di mostrare a lui il Paradiso era svanito, ma le parole del conte nell'andarsene spingevano alla domanda, per cui ella gliela fece come a un estraneo.
Grazie, signora.... s, egli replic con uno sforzo.
Domina si alz, e uscirono insieme nell'ampio viale.
Da qual parte dobbiamo andare? ella domand.
Ella lo vide posar subito su lei gli occhi ansiosi.
Voi lo sapete meglio di me, signora, dove possiamo andare....
Secondo me, deve importarvene poco. Forse i giardini non vi attirano. Veramente, prendere un sentiero o l'altro  lo stesso: si somigliano tutti.
Io sono sicuro che sono tutti bellissimi.
Era divenuto a un tratto umile, ansioso di piacerle; ma ora i violenti contrasti in lui, all'opposto dei violenti contrasti della natura in quella terra, la esasperavano. Bramava di rimaner sola; si vergognava di Androvsky, e anche di se stessa; si condannava amaramente per la premura avuta per lui, per il proprio desiderio di porre qualche piacere in una vita che si era figurata triste, per la curiosit provata riguardo a lui, per il suo desiderio di condivider con lui la gioia. Ella derideva in cuor suo se stessa per quel che ora chiamava la propria follia, d'averlo nel suo pensiero collegato col Deserto, mentre in realt egli faceva perdere al Deserto, come a qualunque cosa a cui si avvicinasse, la sua belt e il suo incanto. La sua era una personalit distruttiva, Domina lo capiva ora; ma perch non se n'era accorta innanzi? Egli era un uomo da porre fiele nella coppa del piacere, da crear l'inquietudine, l'imbarazzo, la costrizione attorno a s, da richiamare spettri al banchetto della vita. Ebbene, in avvenire ella potrebbe evitarlo; da oggi in poi non c'era bisogno ch'ella avesse pi che fare con lui.
Con questo pensiero, con questo intimo senso della sua assoluta libert riguardo a quell'uomo, ella sent un repente, ma sempre freddo, disprezzo che lo poneva a una gran distanza da lei, in modo che di certo tutto quel che pensasse e facesse le sarebbe affatto indifferente.
Allora venite, ella disse. Anderemo da questa parte.
E prese un sentiero che conduceva alla stanzetta del cane purpureo. Ella non sapeva in quel momento che cosa avesse influito a farle scegliere quel sentiero piuttosto che un altro, ma ben presto il suono del flauto di Larbi si fece pi forte, ed ella indovin che in realt la musica l'aveva attratta. Androvsky le camminava a fianco senza far parola; ella cap ch'egli non guardava affatto quel che aveva intorno a s, che non osservava nulla; e a un tratto si ferm, risoluta.
Perch ci confondiamo cos? ella disse. Io detesto la finzione e credevo con questo viaggio di essermene allontanata; ma vedo che tutt'e due siamo finti.
Finti, signora? egli disse con sorpresa nella voce.
S: io fingo dimostrando piacere nel farvi vedere questo giardino, voi nel dimostrare di vederlo volentieri. Io non desidero pi di guidarvici, e voi non avete mai desiderato di vederlo. Finiamola con la finzione. La colpa  tutta mia: vi seccai io perch veniste qui mentre a voi non importava nulla di venirci. Cos ho avuto una lezione. Io stavo per condannarvi, per sdegnarmi con voi; ma perch dovrei farlo? Avete ragione voi. La libert  il mio idolo: vi lascio libero, signor Androvsky. Arrivederci.
Mentre ella parlava, le pareva che l'aria si rischiarasse, che le nuvole fuggissero: finalmente la costrizione aveva termine! Ed ella provava veramente la sensazione di render la libert a un prigioniero. Si volse per lasciarlo, ma egli disse:
Di grazia, fermatevi, signora.
Perch?
Voi siete in errore.
Su che cosa?
Io ho piacere di veder questo giardino.
Davvero? Ebbene, allora potete passeggiarci.
Io non ho piacere di vederlo solo.
Larbi vi guider; per mezzo franco vi regaler anche la sua serenata.
Signora, se non volete mostrarmi voi il giardino, io non lo voglio vedere affatto; me ne andr subito, e non vi porr mai pi piede: io non fingo.
Ah! disse lei, e la sua voce era affatto cambiata. Ma fate peggio.
Peggio?
S, voi mentite al cospetto dell'Affrica.
Ella non desiderava n intendeva di dir questo, eppure quelle parole le sfuggirono. Ella sapeva che era una cosa mostruosa parlargli a quel modo: che cosa dovevano importarle a lei le bugie di quell'uomo? Gliene erano state dette un migliaio, ne aveva udite un migliaio dette ad altri; la sua vita era trascorsa in una cerchia della quale le parole del Salmista, bench concise, sono una descrizione lampante. E a lei non era mai venuto in mente di curarsene; eppure, in verit, avrebbe dovuto curarsene; poich lasciando quella cerchia, l'anima sua aveva, per cos dire, tratto un largo respiro. E ora, al solo accenno di una bugia, l'anima sua si ritraeva istintivamente come da un odore di aria greve di qualche velenoso e soffocante vapore.
Perdonatemi, ella soggiunse, sono una pazza. In questi luoghi io amo la verit.
Androvsky abbass gli occhi; tutta la sua persona espresse l'umiliazione, e qualche cosa che a lei diede idea di disperazione.
Oh, dovete credermi pazza a parlare in questo modo! ella esclam. Di certo alla gente dev'essere permesso di corazzarsi contro l'altrui curiosit. Io ho vissuto per molti, molti anni nella freddezza; sono stata come una donna in una prigione senza alcuna luce, e....
Voi siete stata in una prigione? egli disse, alzando il capo e guardandola ansiosamente.
Io ho vissuto in quello che si chiama il bel mondo.
E lo chiamate una prigione?
Ora che vivo in un mondo pi grande, che vivo veramente, non posso che chiamarlo cos. Io sono stata nel cuore della doppiezza, e ora sono venuta nel cuore, nell'igneo cuore della sincerit. Esso  laggi, laggi.... e addit il deserto, e mi ha inebriata, credo, a segno tale da farmi divenire irragionevole. Io mi aspetto che ciascuno, non parlo degli arabi, sia come il deserto, e la pi piccola cosa che non  franca, che sembra finta,  come un'orrenda mano che mi opprima, che cerchi di risospingermi alla prigione da me lasciata. Io credo di aver sempre detestato la menzogna anche laggi dov'ero, ma non mai come la detesto da quando son qui: mi pare che soltanto nel deserto vi sia libert per il corpo, e che soltanto nella verit vi sia libert per l'anima.
Si ferm, trasse un lungo respiro, e soggiunse:
Voi dovete scusarmi; vi ho seccato, vi ho costretto a fare ci che non volevate, e poi vi ho offeso. Sono imperdonabile!
Fatemi vedere il giardino, signora, egli disse molto piano.
Dopo quello sfogo, Domina sent una lieve inquietudine in s. Ella fantastic su ci che quell'uomo poteva pensare di lei, e si accorse che si era lasciata troppo andare. Lo strano e persistente riserbo di lui rendevano ancor pi spiccata la sua franchezza; tuttavia il penoso senso di oppressione e di esasperazione si era dileguato in lei, ed ella non pens pi a quell'uomo, come a un essere infausto. Obbedendo alle ultime parole da lui dette ella si rimise a camminare, ed egli le and gravemente accanto, fino a che non furono nelle profonde ombre degli alberi folti e l'incanto del giardino non cominci a riafferrarla, bandendo da lei il pensiero di se stessa.
Ascoltate, ella disse allora.
Il flauto di Larbi era vicino.
Suona sempre, ella sussurr.
Chi ?
Uno dei giardinieri; ma lavora di rado:  sempre innamorato, e perci suona.
Questa  dunque un'aria d'amore? domand Androvsky.
S; vi pare che lo esprima?
Come potrei saperlo, signora?
Si mise a guardare dalla parte da cui veniva la musica, e ora sembr che ne fosse avvinto. Dopo la sua domanda, che le era parsa quasi fanciullesca e a cui ella non aveva risposto, Domina diede un'occhiata alla sua faccia attenta, resa misteriosamente fosca dalle verdi ombre, al suo alto personale che le dava nel medesimo tempo idea di abbattimento e di forza; e si ricord dell'appassionata poesia alla cui esistenza ella si era risvegliata al primo suono del flauto di Larbi: pareva che un'imposta che gi avesse chiuso una finestra nella casa della vita, fosse stata a un tratto dischiusa, dando ai suoi occhi l'orizzonte di un nuovo mondo. Forse quella imposta si schiudeva adesso a lui? Di certo la supposizione era assurda: uomini cos facili a risentir le emozioni, e virili a quel modo, hanno navigato parecchio in quel mondo a lei misterioso prima di giungere agli anni che egli poteva avere. Ci che per lei era straordinario anche a pensarlo soltanto, era di certo naturalissimo per lui, tradotto in atto. Se non ignara, ella era per altro una donna di gran candore, ma quel che sapeva le diceva che nessun uomo della forza, della energia, e della passionalit di Androvsky pu essere innocente all'et di Androvsky. Tuttavia quell'ultima domanda sfuggitagli era molto illusoria; era risonata all'orecchio di lei come assolutamente naturale, e avrebbe potuto uscire dalle pure labbra di un fanciullo. Di nuovo egli la fece fantasticare. Nel punto dove ora si trovavano, v'era una panchina.
Se vi piace ascoltare un momento, possiamo metterci a sedere, disse lei.
Egli sussult.
S, grazie.
Mentre sedevano a fianco, quasi recinti dal gigantesco fico e dai castagni che crescevano in quella parte del giardino, egli soggiunse:
Chi  la donna amata dal sonatore?
Senza dubbio una di quelle indigene che per voi non hanno affatto attrazione, ella rispose con una venolina di malizia che lo fece arrossire.
Ma voi venite qui tutti i giorni? egli disse.
Io?
S. Vi ha mai veduta, lui?
Larbi? Spesso. Ma che cosa c'entra questo?
Egli non rispose.
Bizzarre e sconnesse quali erano, le melodie di Larbi creavano un'atmosfera di selvaggia tenerezza; sgorgavano spontanee dal cuore del mondo orientale, e, quando il sonatore era invisibile come adesso, evocavano un fauno d'ebano steso nella sabbia calda a pi di un palmizio, ricreando con la sua musica gli ascoltanti raggi solari e gli amorosi spiriti del deserto.
Vi piace? ella disse un po' dopo, sottovoce.
S, signora. E a voi?
Tanto! Ma non quanto il canto dei negri: quello  un canto di tutti i segreti dell'umanit e anche del deserto; e non tenta d'insegnar loro qualche cosa: dice solamente che esiste un Dio e che Dio li conosce. Ma, ora che mi ricordo, a voi quel canto non va a genio.
Signora, egli rispose lentamente, e come se scegliesse le parole, io vedo che voi comprendete: quel canto mi commosse, bench non lo dicessi; ma non mi piace, no.
Vi rincrescerebbe di dirmi perch?
Un canto a quel modo a me pare una....  come una intrusione: credo che certe cose sia meglio non indagarle; certi punti oscuri devono essere lasciati oscuri.
Voi intendete dire che ogni essere umano racchiude in s dei segreti, e che a tali segreti non deve farsi nemmeno allusione?
S.
Capisco.
Dopo una pausa, egli disse, ansiosamente, parve a lei:
Ho ragione, signora, o  ridicolo il mio pensiero?
Egli fece quella domanda con tanta semplicit, che Domina ne fu commossa.
Io sono sicura che voi non potete esser mai ridicolo, ella disse prontamente. E forse avete ragione. Io non so: quel canto mi fa pensare e sentire, e perci mi piace. Forse, se lo udiste mentre siete solo....
Allora l'odierei, egli asser.
La sua voce era come una voce interna che parlasse spontaneamente.
E non pensare e non sentire.... ella cominci.
Ma egli la interruppe.
Tutta la pena che esiste nel mondo deriva da codeste cose.
E anche tutta la felicit.
Davvero?
Ma sicuro!
Dunque voi provate il bisogno di pensare profondamente, di sentire profondamente?
S; io vorrei esser piuttosto la protagonista della tragedia di un mondo, che morire senza aver sentito quanto pi si pu sentire, sia pur con dolore. Tutta la mia natura si ribella all'idea di esser capace di sentir veramente poco o nulla; a me pare che quando noi cominciamo a sentire acutamente, cominciamo a crescere, come il palmizio che si alza verso il sole affricano.
Io non credo che voi siate mai stata molto infelice, disse lui.
Il suono della sua voce nel dire queste parole le fece a un tratto parer vere a Domina, le diede la sensazione che ella non era mai stata addirittura infelice. Eppure, veramente felice non era stata mai: l'Affrica le aveva insegnato questo.
Forse no, ella rispose. Ma.... qualche giorno....
Ella si ferm.
S, signora?
 possibile rimanere a lungo in un mondo come questo qui e non essere intensamente felici o intensamente infelici? A me non pare. La fierezza e il fuoco assalgono giorno per giorno e.... qui bisogna avvezzarsi a sentire.
Mentre ella parlava, un senso di dubbio, quasi di apprensione entr in lei; era sopraffatta da un terrore del deserto. Per un momento le parve che Androvsky avesse ragione, che fosse meglio non esser mai in preda a niuna profonda commozione.
Chi non desidera di sentire e palpitare, non dovrebbe mai venire in un luogo come questo, ella soggiunse.
E anelava di sapere perch vi fosse lui, lui, uomo a cui la filosofia insegnava di evitare le altezze e le profondit, di scansare gli ardori della natura e della vita.
O, se vi  venuto, dovrebbe andarsene.....
Un senso di recondito pericolo incombeva su lei, portando seco il pensiero della fuga.
C' sempre tempo di farlo, disse guardandolo.
Ella vide nei suoi occhi la paura, ma non le parve che fosse paura di pericolo, bens paura di fuga. Quella idea l'afferr cos, ch'ella esclam bruscamente:
.... Se pure non sia di tale indole da affrontar le cose, da non indietreggiar mai dinanzi a niente.  questa la vostra indole, signor Androvsky?
La paura non potrebbe mai indurmi a lasciar Beni-Mora, egli rispose.
Talvolta io penso che l'unica virt in noi sia il coraggio, disse Domina, che essa includa tutte le altre. Io credo che potrei perdonar tutto dove trovo assoluto coraggio.
Gli occhi di Androvsky si accesero come di una vampa di fuoco interno.
Voi potete creare la virt che amate, egli disse con voce rauca.
Si guardarono un momento: intendeva egli dire ch'ella poteva crearla in lui?
Forse Domina glielo avrebbe domandato, o forse egli stesso lo avrebbe detto, se in quel punto non fosse accaduta una cosa: Larbi smise di sonare. Negli ultimi pochi istanti avevano ambedue dimenticato ch'egli sonava, ma quando il suono cess, il giardino parve cambiato. Qualche cosa si era ritirato in cui, senza saperlo, essi avevano trovato difesa, e quando la musica van, quell'usbergo cadde loro di dosso. Col silenzio assoluto venne un'atmosfera alterata, la tenerezza del misticismo invece della tenerezza di una umanit selvaggia. L'amore dell'uomo sembrava partirsi dal giardino e dar luogo a un altro amore, quasi Dio camminasse sotto gli alberi nell'ombra fresca del giorno. Ed essi sedettero muti, come se un comune impulso suggellasse le loro labbra. Nel lungo silenzio che segu, Domina pens al suo miraggio del palmizio crescente verso il sole affricano, del sentimento crescente nel cuore di una creatura umana. Ma era giusta quella immagine? Poich il palmizio si leva in alto, si slancia nell'aria, ma a un tratto cessa di crescere; non v' nulla d'infinito nella sua crescenza; e i lunghi, caldi anni scorrono, ed esso rimane l, non mai pi vicino all'infinito oro del sole. Ma nell'intenso sentimento di un uomo o di una donna non v' qualche cosa d'infinito? Non v' un moto ch' incessante fino a quando la morte venga a distruggerlo.... o a trasportarlo altrove?
Questo ella pensava nel silenzio del giardino. E Androvsky? Egli le sedeva accanto, a capo chino, con le mani pendenti fra le ginocchia, con gli occhi fissi nell'ordinato intrico dei grandi alberi. Le sue labbra erano lievemente dischiuse, e sul suo volto di fattezze pronunziate v'era un'espressione come di pace commossa, quasi l'anima dell'uomo si sentisse profondamente in calma. Sparite la irrequietezza e la violenza che lo avevano reso cos impacciato durante e dopo la colazione, egli era tutt'un altro uomo; e ora, osservando ci, accorgendosi della sua evidente serenit, a Domina pareva di vedere la gran Madre all'opra attorno a questo suo figlio, la Natura nel suo tenero assunto di pacificazione.
Il silenzio condiviso diveniva per lei come un cantico di rendimento di grazie, in cui tutte le verdi cose del giardino si unissero. E pi oltre si stendeva ascoltando il deserto, il Giardino di Allah attento alle voci del giardino dell'uomo. Ella durava fatica a credere che soltanto cinque minuti prima ella fosse stata piena di irritazione e di amarezza, non scevra nemmeno di un'ombra d'orgoglio che era quasi meschino. Ma quando se ne ricord, cap gli abissi e le vette di cui il suo cuore si alternava, e un intenso desiderio la prese di esser sempre sulle vette del proprio cuore, poich ivi soltanto era la luce della felicit. Ella non poteva conoscer gioia se abiurava la nobilt; ella non poteva essere in pace con l'amore racchiuso in lei (amore di qualche cosa che non era se stesso, di qualche cosa che sembrava pi vago di Dio, quasi fosse entrato in Dio e avesse fatto di Lui amore) se non si fosse levata pi in alto durante la sua breve ora di vita. Di nuovo, come gi in quella terra, nel primo tramonto, sulla torre, sul minareto della moschea di Sidi-Zerzur, la Natura le rivolgeva intime parole d'ispirazione, imponeva su lei le mani risanatrici, dandole energie da lei di certo fino allora ignorate. E la passione, che  la grazia principale della bont e la rende fuoco purificatore, la passione, che  sorella del povero, che soccorre la turba sofferente, affamata, barcollante dei miseri, si agitava in lei, come la creatura non ancor nata, ma il cui destino  con gli angeli. Ed ella anelava di far qualche grande offerta all'altare sul cui pi basso gradino ella stava, ed era piena, per la prima volta consciamente, del sacro desiderio femminile del sacrifizio.
Un passo leggero sulla sabbia ruppe il silenzio e disperse le sue aspirazioni; il conte Anteoni veniva verso loro fra gli alberi, col volto ancora irradiato di letizia e l'aspetto pi giovanile del solito: tutto il suo portamento, con la sua elasticit e la sua baldanza, faceva presagire qualche cosa di nuovo. Appena le fu vicino, egli disse a Domina:
Vi ricordate di avermi sgridato?
Io? fece lei. A che proposito.?
Androvsky si alz e l'espressione di felicit disparve dal suo viso.
Perch non andavo mai a galoppare nel sole.
Oh, s, me ne ricordo!
Ebbene, sto per obbedirvi; sto per fare un viaggio.
Nel deserto?
Trecento chilometri a cavallo. Partir domani mattina.
Ella alz gli occhi su lui con un nuovo interessamento; il conte se ne accorse e rise, quasi come un ragazzo.
Ecco, disse, il vostro disprezzo per me sparir!
Come potete parlar di disprezzo?
Ma ne eravate piena! Egli si rivolse a Androvsky: Miss Enfilden credeva ch'io non sapessi montare a cavallo, signore, all'opposto di voi. Scusate se vi dico che voi siete pi temerario degli arabi stessi: io vi vidi l'altro giorno far seguire al vostro stallone il margine del letto del fiume. Non avrei mai creduto che alcun cavallo potesse riuscire a reggervisi, ma voi eravate pi pratico.
Tutt'altro, disse Androvsky. Da pi di venti anni non avevo cavalcato.
Parlava con una brusca risolutezza che ricord a Domina il loro recente colloquio sul dire la verit.
Dio mio! disse il conte lentamente, e guardandolo con non celata sorpresa. Voi dovete avere una volont e una fibra di ferro.
Sono piuttosto forte.
Parlava un po' ruvidamente; da quando il conte si era unito a loro, Domina aveva osservato che Androvsky era tutt'un altro uomo: sembrava di nuovo guardingo. Ma il conte parve non accorgersene: forse era troppo raggiante.
Spero di cavarmela bene come voi, signore, disse. Io vado a Beni-Hassan per far visita a Sidi El Hadj Aissa, uno dei pi potenti marab del Sahara. Nella vostra Chiesa, soggiunse, rivolgendosi di nuovo a Domina, egli sarebbe un potente cardinale.
Ella not quel "vostra". Dunque il conte non professava la fede cattolica: di certo, come molti italiani moderni, era un libero pensatore, in fatto di religione.
Credo di non aver mai udito parlare di lui, disse. Da che parte resta Beni-Hassan?
Per andarvi bisogna prendere la strada delle carovane che gl'indigeni chiamano la via di Timbuct.
Il volto di Domina s'illumin.
La mia strada! disse.
La vostra?
Quella che prender anch'io; vi ricordate, signor Androvsky?
S, signora.
Mettetemi a parte del vostro segreto, disse il conte ridendo, e con una certa curiosit.
Non  un segreto: si tratta soltanto che io amo quella strada, che essa mi attrae, e che un giorno o l'altro intendo di fare un viaggio nel deserto prendendo quella.
Che peccato non poter unire le nostre forze! disse il conte. Io mi stimerei veramente onorato di mostrare il deserto a una persona che al pari di voi ne ha la reverenza e ne comprende l'incanto.
Parlava con ardore. Poi tacque. Indi riprese:
Ma so bene quel che pensate.
Cio?
Che nel deserto volete andarvi sola. Avete ragione. Per la prima volta, ad ogni modo, convien fare cos. Anch'io feci lo stesso molti anni fa.
Ella non diede segno di assentimento, e Androvsky si stacc dalla panchina.
Io devo andarmene, signore.
Di gi? Ma avete veduto il giardino?
 maraviglioso. Arrivederci, signore; grazie.
Ma.... lasciate che vi accompagni al cancello. Di venerd....
Si rivolgeva a Domina, quando si alz anche lei.
Non distribuite l'elemosina di venerd?
Come lo sapete?
L'ho sentito dire. Ma  questa l'ora?
S.
Lasciatemi vedere la distribuzione.
E intanto metteremo sulla sua strada il signor Androvsky.
Ella cap che il conte non pensava ch'ella potesse uscir con Androvsky. Difatti, intendeva ella di andar via con lui? Non lo sapeva ancora nemmeno lei.
Si avviarono al cancello e furono ben presto alla gran curva di sabbia dinanzi alla villa. Un mormorio di molte voci si udiva fuori nel deserto, esclamazioni nasali, forti gridi gutturali che risonavano aspri, volute di flauti e rauche voci di cammelli.
Avete udito i miei pensionati? disse il conte.
V'era il rumore di un timpano e di un urlo straziante.
Questo  il vecchio Bel-Cassen che annunzia la sua presenza. Sono anni e anni che vive su me, quel vecchio briccone, fin da quando il suo occhio destro gli fu cavato dal suo rivale nelle buone grazie della caporiona delle ballerine. Smain!
Fece trillare il fischietto d'argento.
Smain usc immediatamente dalla villa con un sacchetto di denaro; il conte lo prese, lo soppes sulla mano, guardando Domina sempre con faccia allegra.
Avete mai fatto un rendimento di grazie? egli disse.
No.
Ci mi suggerisce una cosa. Ebbene, oggi desidero di fare un rendimento di grazie al deserto.
Che cosa vi ha accordato?
Chi lo sa! Chi lo sa!
Rise forte, quasi come un ragazzo. Androvsky lo guard con una specie d'invidia maravigliata.
E voglio anche voi a condividere la mia piccola distribuzione: ed anche voi, signore, se non vi rincresce. Vi son certi momenti in cui.... Aprite il cancello, Smain!
Il suo ardore era contagioso, e Domina si sent incitata da esso a un improvviso senso della gioia della vita. Ella guard Androvsky per includer lui pure nel nimbo di letizia che irraggiava dal conte, il quale allentava ora la cordicella del sacchetto. Smain era giunto al cancello; egli tir il chiavistello di legno e lo apr. In un attimo una torma di visi bruni e di teste avvolte nel turbante si spinse per l'alto vano, una moltitudine di mani scure si agitarono freneticamente, e il grido di avide voci, salutanti, imploranti, invocanti benedizioni, raccontanti guai, urlanti bisogni, proclamanti virt e necessit, si alz in uno strepito quasi assordante. Ma non un piede oltrepass la soglia a calcare la sabbia illuminata dal sole: quelli che il conte chiamava i suoi pensionati potevano far fracasso, ma sapevano quel che non era loro permesso. Nel vederli, le piccole rughe nel viso del conte si approfondirono e le sue dita si affrettarono a compiere il loro lavoro.
Oggi i miei pensionati hanno una gran fame, e, come vedete, lo fanno capire. State attenti a Bel-Cassen!
Il timpano e il grido che lo accompagnava tempestavano fieramente.
Questo vuol dire che  allupato, quel vecchio ipocrita. Questi meschini non son proprio come i lupi della vostra Russia, signore? Ma bisogna sfamarli: non dobbiamo far s che divorino il nostro Beni-Mora. Ecco!
Sciolto il sacchetto, vi cacci la mano e la ritrasse piena di monete di rame: le bocche si spalancarono, le mani si agitarono come frenetiche, e in tutti gli occhi cupi brill il fuoco dell'avidit.
Volete aiutarmi? egli disse a Domina.
Sicuro; e con piacere!
Anche i suoi occhi brillarono di una luce saltellante di un gaio impulso di generosit che le fece desiderare che il sacchetto contenesse denaro suo. Egli le riemp le mani di monete.
Scegliete chi volete. E adesso a voi, signore.
Il conte era cos fanciullescamente infatuato di distribuire subito il denaro, che da qualche momento non badava pi se l'umore degli altri s'intonava col suo; se no sarebbe rimasto colpito dalla visibile inquietudine di Androvsky, che veramente giungeva quasi all'agitazione. La vista della torma degli arabi al cancello, il clamore delle loro voci, eccitava di certo in lui qualche cosa che rasentava la paura. Egli guardava quella gente con disgusto, e si era tirato parecchio indietro sulla sabbia; ed ora, mentre il conte stendeva verso di lui una mano piena di denaro, egli non fece alcun movimento per prenderlo, anzi si volt un po' da una parte come se pensasse a ritirarsi nell'interno del giardino.
Qua, signore, qua! esclam il conte, con gli occhi sulla turba, verso la quale Domina camminava con una specie di maliziosa lentezza, per stuzzicare quegli appetiti gi cos voraci.
Androvsky strinse i denti e prese il denaro, ma una delle monete gli sfugg di mano.
Per un momento il conte parve dubitare che l'umore del suo ospite potesse accordarsi con la vivacit del suo.
Non vi piace farlo? domand. Perch allora....
No, no, signore; niente affatto! Ma che cosa devo fare?
Quelle mani ve lo diranno.
Il clamore si faceva pi esigente.
E se volete altro denaro, venite da me.
Poi grid in arabo: "Piano! Piano!" poich il tumulto pareva proprio degenerare in vera zuffa all'avvicinarsi di Domina; e si spinse innanzi, seguto pi lentamente da Androvsky.
Smain, i cui occhi vellutati eran sempre pieni di sogno in mezzo a quel trambusto, stava languidamente presso la tenda del guardiano, fissando Androvsky. Qualche cosa nel contegno del nuovo visitatore pareva lo attraesse. Intanto Domina era giunta alla soglia. Gentilmente, con capricciosa destrezza e con tutta la tensione femminile nella singola scelta, ella faceva scendere le monete nelle mani di quelli che pi l'attraevano, noncurante dei lamenti di coloro che venivano trascurati. La luce di tutti quegli occhi scintillanti le infondeva ardore, il clamore che usciva da quelle brune gole la eccitava. Quando le sue mani furono vuote, ella tocc ansiosamente il braccio del conte.
Ancora, ancora, ve ne prego!
Ecco, signora.
Egli le tese il sacchetto. Domina v'immerse le mani, le ritrasse piene di denaro, e tenendole sollevate sul capo, si avvicin al cancello. Gli arabi saltellarono dinanzi a lei come cani in attesa di un osso, ed ella li fece stare un momento trepidanti, ridendo di cuore. Poi fece il gesto di gettare il denaro sulla testa di quelli che erano dietro ai disgraziati che ballavano e schiamazzavano. Ma a un tratto le mani le ricaddero ed ella emise un'esclamazione di sorpresa.
L'indovino del bazar rosso, insinuatosi come un rettile sotto le braccia agitate e fra i corpi frementi dei mendicanti, le stava dinanzi con un sorriso sulla faccia sfregiata e stendeva verso lei le scarne mani con un gesto di desiderio tra mellifluo e ironico.
...
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Capitolo 3.
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...
Il denaro sfugg dalle dita di Domina sparpagliandosi sulla sabbia ai piedi dell'indovino; ma bench fosse di certo venuto per chiedere l'elemosina, egli non vi bad. Mentre gli arabi intorno a lui si buttavano in ginocchioni e si contendevano come belve la preda, egli, a bocca aperta, guardava Domina, sempre con un risolino sulle labbra; la sua mano era ancora stesa.
Ella si era tirata indietro senza volere; qualche cosa che era un fremito di paura, morale, non fisico, corse in lei; ma ella tenne gli occhi fissi negli occhi di quell'uomo come se, nonostante la paura, volesse combatterlo.
La mischia dei mendicanti era divenuta cos fiera, che gli ordini del conte Anteoni furono dimenticati. Incalzati dall'impeto di chi veniva loro dietro, quelli in prima linea barcollavano o cadevano sopra il sacro suolo. Il giardino era invaso da una turba urlante. Smain si precipitava innanzi, e l'autocrate, che era nel conte insieme col benefattore, emerse a un tratto. Egli fece risonare quattro volte il fischietto; ad ogni chiamata comparve un gagliardo arabo.
Chiudete il cancello, egli ordin severamente.
Gl'inservienti respinsero a forza la turba, dispensando pugni e pedate senza misericordia; in un batter d'occhio la sabbia ne fu spazzata e Smain aveva la mano sulla porta per richiuderla; ma l'indovino lo trattenne con un gesto, e con voce melliflua e pur imperiosa chiese qualche cosa al conte.
Il conte si rivolse a Domina.
Questo  un tipo singolare: vi piacerebbe di conoscerlo?
La mente di Domina disse di no, ma il suo corpo assent, poich ella pieg il capo. Il conte fece un cenno; l'indovino si avanz come di soppiatto sulla sabbia con aria di fine trionfo, e Smain fece per spingere il grande battente di legno di palma.
Aspettate! grid il conte, come se si ricordasse a un tratto di qualche cosa. Dov' il signor Androvsky?
Non  egli...? e Domina si guard intorno.
Non lo so.
Egli and prontamente al cancello e guard fuori. Gli arabi, muti e rispettosi, gli si affollarono intorno, facendogli grandi inchini. Egli sorrise loro benevolmente e parl a uno o due di essi, i quali risposero gravemente. Un vecchio guercio alz una mano che brandiva un timpano di ben tesa pelle di capra, e accenn l'oasi dimenando rapidamente le mascelle sdentate. Il conte se ne ritorn nel giardino, con un aristocratico cenno della mano rimand i suoi cos detti pensionati, poi chiuse da s la porta.
Il signor Androvsky se n' andato.... senza salutare, disse.
Domina si vergogn per Androvsky.
Sembra che i miei pensionati gli siano poco simpatici, soggiunse il conte in tono faceto, oppure gli sono poco simpatico io.
Sono certa.... cominci Domina.
Ma egli la interruppe:
Miss Enfilden, in un mondo di bugie, conto su voi per la verit.
Il suo modo la punse, ma nella voce di lui vi era un accento di fervore. Ella non disse nulla. Intanto l'indovino era rimasto ritto sulla sabbia, sempre sorridendo, ma con gli occhi bassi. Da tutta la sua persona sottile traspirava il sarcasmo, e Domina ne provava repugnanza, bench provasse pure un grande interessamento per lui. Qualche cosa nell'aspetto e nei modi di quell'uomo davano idea di potere e mistero, non meno che di astuzia. Il conte gli disse alcune parole in arabo, e subito egli indietreggi e scomparve fra gli alberi, con passo cos lieve e morbido, che a Domina parve seguir con l'occhio una pantera che s'insinuasse nel folto della giungla dove fosse nascosta la sua preda. Ella guard il conte interrogativamente.
 andato ad aspettare nella sala dei fumatori, egli disse.
Dove c'incontrammo la prima volta?
S.
Che cosa vi fa?
Aspetta noi, se volete.
Ditemi qualche cosa di lui; l'ho gi veduto due volte: mi venne dietro con un sacchetto di sabbia.
 un uomo del deserto; io non conosco la sua trib, ma prima che si stabilisse qui era un nomade, uno degli erranti che abitano sotto le tende, un uomo avvezzo a vivere nella sabbia, come una vipera o uno scorpione. Si direbbe che tali esseri siano generati dal connubio dei granelli di sabbia. La sabbia insegna loro certi segreti....
Cos dice lui; e voi ci credete?
Vi piacerebbe accertarvene?
In qual modo?
Venendo con me nella sala dei fumatori.
Si capiva ch'ella esitava.
Rammentatevi, disse il conte, che io non vi costringo; dite una parola, e ander via. Ma voi siete impavida: avete gi parlato, e parlerete ancora pi intimamente in avvenire, con gli spiriti del deserto.
Come lo sapete?
Che parlerete pi intimamente?
S.
Non posso dire di saperlo, ma lo intuisco.
Ella taceva, guardando verso gli alberi fra cui era scomparso l'indovino. L'allegria fanciullesca del conte Anteoni era svanita; egli aveva un aspetto grave, quasi mesto.
Io non ho paura, disse alla fine Domina, no; ma, devo confessarlo, v' in quell'uomo qualche cosa che mi ripugna: lo sentii la prima volta che lo vidi. I suoi occhi son troppo intelligenti; paiono ammorbati d'intelligenza.
Lasciate che lo mandi via. Smain!
Ma Domina lo trattenne: appena il conte ebbe fatto la proposta, ella prov il desiderio di saper qualche altra cosa di quell'uomo.
No, ella disse, andiamo pure nella stanza dei fumatori.
Benissimo. Lasciateci, Smain.
Smain and nella piccola tenda presso il cancello, si sed in terra, e si mise a odorare un ramoscello di fior d'arancio. Domina e il conte entrarono nel folto degli alberi.
Come si chiama? ella domand.
Alo.
Alo.
Ella ripet lentamente la parola; v'era nella sua voce un suono che esprimeva insieme riluttanza e fascino.
Il nome  melodioso, disse il conte.
S. E.... ha mai guardato nella sabbia per voi?
Una volta.... molti anni fa.
Posso domandarvi, se non son troppo indiscreta, se in quella occasione vide la verit?
Egli non vide nulla in tutti gli anni che sono scorsi da quel tempo.
Nulla!
V'era un suono di sollievo nella voce di lei.
In quegli anni.
Domina guard il conte e vide che il suo viso si era illuminato, irradiato di nuovo.
Trov quel che deve ancora avvenire? ella disse.
Ed egli ripet:
Trov quel che deve ancora avvenire.
Indi proseguirono in silenzio, fino a che non videro la purpurea fioritura della bugainvillea inerpicarsi sulle bianche mura della sala dei fumatori. Domina si ferm nello stretto sentiero.
 l dentro? domand quasi con un bisbiglio.
Senza dubbio.
Il primo giorno che venni qui, Larbi sonava.
S.
Vorrei che sonasse adesso.
Il silenzio le sembrava soprannaturale, tanto era intenso.
Anche il suo amore deve aver riposo.
Ella s'inoltr di un passo o due, e bench ancora a distanza, pot spinger l'occhio oltre il basso muro di stucco sotto il pi vicino vano di finestra nella saletta.
S, c', mormor.
L'indovino era accoccolato sul pavimento, con la schiena rivolta verso di loro e il capo piegato in avanti: gli si vedevano soltanto le spalle, coperte di una bianca gandura, le quali si movevano di continuo, bench lievemente.
Che cosa fa adesso?
Parla col suo antenato.
Col suo antenato?
S, con la sabbia. Alo!
Egli chiam a voce sommessa. La figura si sollev di scatto, senza rumore, e il volto dell'indovino sorrise loro attraverso i fiori purpurei. Domina prov di nuovo la sensazione che il suo corpo fosse una scatola di vetro in cui i suoi pensieri, sentimenti e desiderii si schierassero per esser passati in rassegna da quell'uomo. Ma ella infil risolutamente il pi vicino vano di porta, e sed su uno dei divani. Il conte Anteoni la segu.
Ella vedeva ora che nel centro della stanza, in terra, v'era una simmetrica piramide di sabbia, e che l'indovino ripiegava cautamente un sacchetto nelle sue lunghe e flessibili dita.
Avete veduto? disse il conte.
Ella assent col capo. Il monticello di sabbia attirava i suoi occhi; ella si sforz di riguardarlo come una cosa assurda, e l'uomo che l'aveva formato come un ciarlatano del deserto; ma era veramente presa da uno strano senso di sacro terrore, quasi fosse in cuor suo in attesa di qualche operazione magica.
L'indovino si accoccol di nuovo, stese le dita sopra il monte di sabbia, la guard e sorrise.
La vita di madama.... io la vedo nella sabbia.... s, la vita di madama nel gran deserto di Sahara.
I suoi occhi sembravano sradicare i segreti dagli angoli pi profondi dell'anima di Domina, e spargerli in terra, come v'era sparsa la sabbia.
Nel gran deserto di Sahara, ripet il conte Anteoni, come se amasse la musica delle parole. Vi  dunque una vita nel deserto, per madama?
L'indovino immerse le dita nella piramide, premendo lievemente la sabbia in basso e all'esterno. Egli non guardava pi Domina. L'espressione scrutatrice e satirica scomparve dal suo volto: sembrava ch'egli avesse dimenticato i due spettatori, e si fosse tutto raccolto sui granelli di sabbia. Domina not che l'espressione ansiosa presa dal suo volto quando lo aveva incontrato per via ed egli affissava gli occhi nel sacchetto, era ricomparsa. Dopo aver premuto la sabbia, egli stese ai piedi di Domina il sacchetto che l'aveva contenuta e con destrezza vi sparse la sabbia, con un movimento blando, cos da formare una specie di disegno. Indi, piegandovisi sopra, bene accosto, li affiss a lungo in silenzio. Il suo viso butterato sembrava impietrito; le mani scarne posavano stese sui granelli come cose intagliate; il suo corpo pareva addirittura senza vita nella sua assoluta immobilit.
Il conte stava nel vano della porta, senza muoversi, circondato dagl'immoti fiori purpurei; pi oltre, nelle loro file serrate, stavano immoti gli alberi. Nel piccolo braciere non ardeva incenso. Quel mondo tutto recinto pareva fatato.
Finalmente un lieve mormorio ruppe il silenzio: veniva dall'indovino. Egli cominci a parlare rapidamente, ma come fra s, e mentre parlava si moveva ancora, disperdeva con le dita i disegni fatti nella sabbia, ne formava dei nuovi: spirali, circoli, linee serpeggianti; serie di puntolini salienti che ricordavano a Domina gli spruzzi gettati da una fontana; curve, quadratini, losanghe. Ci era fatto e disfatto cos rapidamente da sembrare che la sabbia, dotata di vita, disvelasse se stessa in quei disegni, facesse balenare a bella posta qualche sua verit fino allora nascosta. E la voce proseguiva ininterrotta, e gli occhi rimanevano bassi, e il corpo, fuorch nelle mani e nelle braccia che si agitavano, restava assolutamente immoto.
Domina volgeva lo sguardo dall'indovino al conte Anteoni e sedeva, piegando il capo per ascoltar la voce.
 arabo? mormor.
Egli accenn col capo di s.
Potete intenderlo?
Non ancora; a momenti si far pi lento, pi chiaro. Egli comincia sempre cos.
Traducetemelo.
Esattamente com'?
Esattamente com'.
Qualunque possa essere?
Qualunque possa essere.
Egli guard la faccia dell'indovino contratta dallo spasimo e divent serio.
Ricordatevi che avete detto ch'io sono impavida, ella disse.
Egli rispose:
Qualunque cosa sia la saprete.
Poi tacquero di nuovo. A poco a poco la voce dell'indovino divenne pi chiara, le sue parole fluirono pi lentamente ma sonarono sempre misteriose e intime; parevano, pi che voce umana, la voce lontana di un segreto.
Ora posso udire, mormor il conte.
Che cosa dice?
Egli parla del deserto.
S?
Vede una gran tempesta. Ma aspettate un momento!
La voce parl alcuni secondi e cess, e di nuovo l'indovino rimase assolutamente immobile, con le mani stese, come incastrate nei granelli di rena.
Egli vede un gran turbine di sabbia, uno dei pi terribili che mai abbiano infuriato sul Sahara. Tutto  disperso: il deserto svanisce, Beni-Mora  nascosto....  giorno, ma v' buio come di notte: in quel buio egli vede una fila di cammelli fermi presso una chiesa.
Una moschea?
No, una chiesa; nella chiesa v' un suono di musica. Il mugghio del vento, il lamento dei cammelli si mesce ai cantici e li cuopre. Egli non pu pi udirli. Pare che il deserto sia irato e voglia uccidere la musica. Nella chiesa incomincia la vostra vita.
La mia vita?
La vostra vera vita. Egli dice che adesso siete pienamente nata, che finora v'era stato un velo attorno all'anima vostra, come il velo che chiude il bambino nel seno della madre.
Egli dice questo?
V'era un suono di profonda commozione nella sua voce.
S, questo. Il mugghio del vento del deserto ha fatto tacere la musica in chiesa, e tutto  buio.
L'indovino si mosse ancora, e form nuovi disegni nella sabbia con febbrile rapidit e ricominci a parlar velocemente.
Egli vede la fila dei cammelli, che aspetta presso la chiesa, partire per un viaggio nel deserto. La tempesta non  calmata; passano attraverso l'oasi nel deserto: li vede andare verso mezzogiorno.
Domina si protese sul divano, guardando il conte Anteoni di sopra al corpo piegato dell'indovino.
Per quale strada? ella mormor.
Per la strada che gl'indigeni chiamano la via di Timbuct.
Ma....  il mio viaggio!
Su uno dei cammelli, in un palanchino, come ne adoperano i grandi sceicchi per trasportare le loro donne, vi sono due persone, protette contro la tempesta dalle cortine. Stanno in silenzio, ascoltando il mugghio del vento: una di esse siete voi.
Due persone?
Due persone.
Ma.... chi  l'altra?
Egli non pu vedere. Pare che intorno all'altra il buio della tempesta sia pi fitto, e gliela nasconda. Passa la carovana e si perde nel turbinio e nella tempesta.
Ella non disse nulla, ma abbass lo sguardo sul corpo sottile dell'indovino accoccolato quasi alle sue ginocchia: quel viso butterato era il volto di un profeta? quella pelle e quelle ossa avvolgevano l'anima di un veggente? Ora ella non desiderava pi che Larbi sonasse il flauto, n trovava pi strano il silenzio, poich quell'uomo lo aveva empito del mugghio del vento del deserto; e nel vento lottava ed era finalmente vinto il suono della Fede, che alzava il suo canto.... quale? Il vento era troppo forte, le voci erano troppo deboli: ella non poteva udire.
Ancora una volta l'indovino si mosse, e per alcuni istanti le sue dita si affaccendarono nella sabbia. Domina e il conte si abbassarono per vedere ci che faceva. L'aspetto ansioso del suo volto si accrebbe (era terribile) e fece una indelebile impressione su Domina, poich ella fu portata a connetterlo con la visione che quell'uomo aveva dell'avvenire di lei, e le diede idea d'informi fantasmi di disperazione. Ella guard nella sabbia, come se potesse vedere lei pure ci ch'egli vedeva, guard fino a che non se ne sent quasi ipnotizzata. Le mani dell'indovino tremavano ora nel fare i disegni, e il petto gli si sollevava sotto la veste bianca; poi egli tracci nella sabbia un triangolo e cominci a parlare.
Il conte si pieg tanto che il suo orecchio era quasi alle labbra dell'indovino, e Domina ratteneva il respiro: quella carovana sperduta nella desolazione del deserto, nella tempesta e nel buio.... dov'era? Qual ne era stata la sorte? Il sudore cadeva dal viso dell'indovino e gocciolava sulla sua veste, sulle sue mani, sulla sabbia, facendo macchie brune. E la voce mormorava raucamente, fin che non fu piena d'impazienza febbrile. Domina vide riflettersi sul volto del conte lo sguardo spasimante dell'indovino: non v'era forse anche sul viso di lei? Di certo un anello li legava tutti insieme in quella saletta, strettamente cinta dagli alberi alti e dal silenzio immenso. Ella guard il triangolo sulla sabbia: era molto distinto, pi distinto di quel che non fossero stati gli altri disegni. Che cosa rappresentava? Domina cerc nella sua mente, pensando al deserto, alla sua vita, alla vita dell'uomo nel deserto: che quel disegno fosse una tenda? Ella lo riguard come una tenda, come la sua tenda drizzata in qualche punto della solitaria distesa, lontano dalle abitazioni degli uomini. Ora le mani gi tremanti erano calme, la voce era calma, ma il sudore non cessava di gocciolar sulla sabbia.
Ditemi, ella mormor al conte.
Egli obbed, ma parve parlare con sforzo.
 lontano lontano nel deserto....
Ebbene? Ebbene?
Molto lontano, in un posto sabbioso. Vi sono immense dune, immense dune bianche di sabbia da ogni parte, come montagne; in prossimit vi  uno splendore di molti fuochi: sono accesi nella piazza del mercato di una citt del deserto. Fra le dune, con cammelli legati dietro ad essa, v' una tenda.
Ella addit il triangolo tracciato sulla sabbia.
Lo so, ella mormor.  la mia tenda.
Egli vi vede l, come gi vi vide nel palanchino. Ma ora  notte e voi siete sola sola. Non dormite.... qualche cosa vi tiene sveglia. Siete eccitata.... uscite dalla tenda sulle dune e spingete lo sguardo verso i fuochi della citt. Egli ode gli sciacalli che ululano intorno a voi, e vede scheletri di cammelli, bianchi sotto la luna.
Ella rabbrivid.
V' qualche cosa di tremendo nella vostra anima. Egli dice che  come se tutti i palmizi del deserto portassero insieme il loro frutto, e in tutti i luoghi aridi, dove uomini e cammelli sono morti di sete nei giorni andati, scaturissero ruscelletti, e come se la sabbia fosse ricoperta di miriadi di fiori d'oro grossi come i fiori dell'aloe.
Ma questa  gioia, questa dev'esser gioia!
Egli dice che  una gran gioia.
Allora perch quello sguardo, perch quel sospiro affannoso?
Ella indic l'indovino che sussultava accoccolato, respirava ansimando e sudava sempre come se fosse in agonia.
V' altro ancora, disse lentamente il conte.
Narratemi.
Voi state in piedi, sola, sulle dune, e guardate verso la citt; egli ode colpi di timpano e grida lontane come se facessero una fantasia, poi vede una figura tra le dune venir verso voi.
Chi ? ella domand.
Egli non rispose; ma a Domina non importava ch'egli rispondesse: la domanda le era sfuggita involontariamente.
Voi affissate quella figura che vi si avvicina camminando pesantemente.
Camminando pesantemente?
Cos dice l'indovino. I frutti si raccartocciano sulle palme, i ruscelletti inaridiscono, i fiori si piegano sullo stelo e muoiono nella sabbia. Nella citt il suono del timpano svanisce e gli allegri fuochi si spengono. Tutto  buio e silenzio. E allora egli vede....
Aspettate! disse Domina quasi aspramente.
Il conte si mise a guardarla. Ella teneva le mani strettamente congiunte; sul suo bruno volto con le folte sopracciglia e la forte bocca piuttosto ampia appariva un contrasto, una lotta tra un vivo desiderio ed una pi lenta ma risoluta riluttanza; dopo un momento ella parl di nuovo:
Non voglio udir altro; vi prego.
Ma diceste.... qualunque cosa potesse essere....
S, ma non voglio udir altro.
Parlava con calma, ma con fermezza.
L'indovino cominciava ad agitar di nuovo le mani, a fare altri disegni sulla sabbia, a parlar di nuovo concitatamente.
Devo fermarlo?
Ve ne prego.
Se non vi rincresce, andate un momento nel giardino. Sar subito da voi. Badate di non disturbarlo.
Ella si alz con precauzione, raccolse insieme le gonne, e scivol fuori piano piano nel sentiero del giardino. Per un momento fu tentata di aspettar l, di guardare indietro e vedere ci che accadeva nella saletta dei fumatori; ma resist a quella bramosia e s'incammin lentamente fino a che non giunse alla panca dove era stata a sedere un'ora prima con Androvsky. Vi si sedette e aspett. Dopo pochi minuti ella vide il conte avvicinarsi a lei; era solo, e molto serio; ma il suo volto fu rischiarato da un lieve sorriso quando la vide.
Se n' andato? domand Domina.
S.
Il conte stava per mettersi a sedere accanto a lei, ma ella disse prontamente:
Vi rincrescerebbe se tornassimo sotto il grande olivo?
Dove eravamo seduti stamattina?
Stamattina? Ah, s!
Andiamo pure.
Oh, ma voi dovete partire domani! Chi sa quante cose avete da fare.
Io non ho da far proprio nulla; penser a tutto la mia gente.
Domina si alz, e camminarono in silenzio, fino a che non videro di nuovo gl'immensi spazi del deserto inondati dal sole del pomeriggio. Mentre Domina vi spingeva lo sguardo, ella cap che il loro portento e il loro significato erano aumentati per lei; il serio crescendo che quasi cominciava a impaurirla era adesso.... il crescendo della voce del Sahara. A quali tremende dimostrazioni tendeva quel crescendo, a qual gloria finale, o a qual terrore? Ella sent che per il momento la sua anima era troppo involuta per decidere. L'indovino aveva ragione: v'era attorno ad essa un velame, come il velo che nasconde il bambino non ancora nato.
Ella sed un'altra volta sotto il grande olivo.
Posso accendere un sigaro? domand il conte.
Fate pure.
Egli freg un fiammifero, accese un sigaro, e sed alla sinistra di Domina presso il muro del giardino.
Ditemi francamente, egli fece, se desiderate di parlare o di stare zitta.
Desidero di parlare con voi.
Mi rincresce ora di avervi chiesto di accertarvi delle facolt di Alo.
Perch?
Perch temo che abbiano fatto sul vostro spirito una sgradita impressione.
Non  per codesto che vi ho pregato d'interromperlo.
No?
Voi non mi comprendete. Io non avevo paura: posso dir soltanto questo, ma non posso svelarvi le ragioni per le quali ho voluto ch'egli cessasse; ma posso assicurarvi che non si trattava di paura.
Io credo.... io so che voi siete impavida, disse lui con insolito calore. Siete sicura che io non vi comprenda?
Ricordatevi del ritornello dei Negri liberti.
Ah, gi, di quei musi neri! Ma io so qualche cosa di voi, miss Enfilden: s lo so.
Vorrei davvero che lo sapeste.... voi e il vostro giardino.
E.... un giorno o l'altro, vorrei che voi sapeste qualche altra cosa di me.
Grazie. Quando ritornerete?
Chi pu dirlo? Ma voi non partite, non  vero?
Per ora no.
L'idea di lasciar Beni-Mora turbava stranamente il cuore di Domina.
No, sono troppo felice qui.
Siete veramente felice?
In ogni modo, son pi felice di quel che non sia mai stata prima d'oggi.
Siete dunque sull'orlo della felicit.
La guardava con occhi in cui v'era tenerezza; ma ad un tratto essi lampeggiarono ed egli esclam:
La mia terra deserta non deve recarvi la disperazione.
Ella si riscosse all'improvvisa veemenza.
Ci ch'io non ho voluto udire, voi lo sapete! disse.
Non  colpa mia. Son pronto a dirvelo.
No; ma lo credete, voi? Credete che quell'uomo possa leggere il futuro nella sabbia? Come pu essere?
Come possono essere migliaia di cose. Come possono questi uomini del deserto star nel fuoco, coi piedi nudi posati sui tizzoni roventi, con tizzoni roventi sotto le ascelle, e non scottarsi? Come possono trafiggersi con pugnali e tagliuzzarsi con coltelli e non farne sprizzar sangue? Ve lo dissi il primo giorno che v'incontrai: il deserto mi fa sempre il medesimo dono quando io ritorno a lui.
Qual dono?
Il dono di credere.
Dunque voi credete in quell'uomo, in Alo?
E voi?
Posso dire soltanto che mi  parso si potesse trattare di divinazione; se non avessi sentito ci, non lo avrei fermato, e avrei considerato come un giuoco ci ch'egli faceva.
Vi ha turbata come ha turbato me. Ebbene, cos per voi come per me il deserto ha dei doni; accettiamoli senza timore:  la volont di Allah.
Ella ricordava la visione della pallida processione; camminerebbe in quella alla fine?
Voi siete fatalista come un arabo, ella disse.
E voi?
Io? ella rispose semplicemente. Io credo di essere nelle mani di Dio, e so che il Perfetto Amore non pu mai farmi del male.
Dopo un momento egli disse, gentilmente:
Miss Enfilden, io vorrei chiedervi una cosa.
Dite pure.
Volete fare un sacrifizio? Domattina all'alba io parto: volete esser qui per augurarmi che Dio mi assista nel viaggio?
Sicuro.
Sar una vera bont da parte vostra; e sapr valutarla. E.... se mai farete il vostro lungo viaggio su quella strada, sulla strada del mezzogiorno, io verr ad augurarvi la benedizione di Allah nel Giardino di Allah.
Parlava in tono solenne, quasi con passione, ed ella sent ch'egli doveva aver le lacrime in pelle in pelle. Poi sederono in silenzio, volgendo lo sguardo sul deserto.
Ed ella ne ud le voci di richiamo.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
La mattina seguente, prima dell'alba, Domina si svegli, tolta al sonno dal desiderio, vivo anche in ci che sembrava incoscienza, di accompagnare col suo augurio il conte Anteoni nel suo viaggio nel deserto. Ella non sapeva perch egli partiva, ma capiva che qualche grande evento della sua vita doveva dipendere dall'adempimento del proposito a cui si accingeva, e senza affettazione ella desiderava ardentemente quell'adempimento. Appena si svegli accese una candela e guard l'orologio; vide dall'ora che era prossima l'alba: si alz subito e si vest. Aveva detto a Batouch di essere alla porta dell'albergo prima del sorger del sole per accompagnarla al giardino, e fantastic se gi si trovasse nella strada. Una calma come di notte profonda regnava nella casa, facendo sembrare rumorosi in modo strano i movimenti ch'ella faceva nel vestirsi. Quando si mise il cappello, e si guard allo specchio per vedere se era diritto, le parve che il suo viso, sempre bianco, fosse spaurito. Quella partenza la rendeva un po' triste: la faceva pensare alla instabilit delle cose, al perpetuo cambiamento delle cose della vita. Quella partenza del suo cortese ospite rendeva pi possibile di prima la partenza di lei, anche pi probabile. Alcune parole della Bibbia le mulinavano nel cervello: "Quaggi noi non abbiamo citt stabile." Nel buio silenzioso il loro significato conteneva una ineffabile malinconia; la mente di Domina le udiva, come l'orecchio in un momento patetico ode talvolta un lontano suono musicale lamentevole come un fantasma attraverso l'invisibile; e il sempiterno viaggiare di tutte le cose create oppresse il suo cuore.
Quando si fu abbottonata il paltoncino e infilati i guanti and alla vetrata e apr gli scuri. C'era nell'aria una mezza luce scialba. Di nuovo ella fantastic se Batouch fosse venuto; non le pareva probabile: non poteva immaginare che nel mondo vi fosse qualcuno alzato e intento all'infuori di lei. Quell'ora sembrava creata come un velo per la incoscienza. Piano piano ella mosse sulla veranda e guard dal parapetto; poteva vedere la strada bianca, misteriosamente bianca, sotto: era deserta. Essa si affacci.
Batouch! chiam piano. Batouch!
Poteva esser nascosto sotto il portico, addormentato nel suo burnus.
Batouch! Batouch!
Non si ud risposta; ella rimase presso il parapetto, aspettando e guardando gi nella strada.
Tutte le stelle erano sparite, ma non v'era idea di sole: ella si trov dinanzi a una inesorabile austerit. Per un momento pens a quell'atmosfera, a quella densa quiete, a quella gravit di alberi incerti ed ombrosi, come all'aggirarsi delle anime di coloro che avevano errato, dei perduti spiriti di uomini morti in peccato mortale. Quasi aspettava di veder l'ombra disperata di suo padre defunto passare fra i neri tronchi dei palmizi, svanire nel grigio manto che avvolgeva quel mondo nascosto.
Batouch! Batouch!
Ma egli non v'era, non v'era di certo. Domina risolvette di andarsene sola, e torn in camera per prendere la rivoltella. Quando ne usc tenendola in mano, Androvsky stava sulla veranda, proprio dalla parte opposta alla sua finestra. Egli si lev il cappello e guard in viso Domina, poi la rivoltella. Ella s'era riscossa al suo apparire, poich non aveva udito il suo passo ed era stata assalita da un senso d'irreparabile solitudine. Vedeva ora per la prima volta Androvsky dopo la sua sparizione dal giardino il giorno precedente.
Uscite, signora? egli disse.
S.
Non sola, per.
Credo di s, se non trovo Batouch gi.
Fece scivolare la rivoltella nella tasca del paltoncino che indossava.
Ma  buio.
A momenti si far giorno. Guardate!
Accenn a oriente, dove una tenue, delicata e misteriosa luce opalina spuntava lievemente nel cielo.
Voi non potete andar sola.
Se non c' Batouch, ander. Ho fatto una promessa, e debbo mantenerla. Non c' pericolo.
Egli esitava, guardandola con espressione ansiosa, quasi sospettosa.
A rivederci, signor Androvsky.
Domina and verso la scala, ed egli la segu prontamente sul pianerottolo.
Non vi disturbate a scender per me.
Se.... se Batouch non c', non posso accompagnarvi io, signora?
Ella si ricord delle parole del conte e rispose:
Lasciate che vi dica dove mi reco: vo a salutare il conte Anteoni prima ch'egli parta per il suo viaggio nel deserto.
Androvsky rimase immobile e non fiat.
Ora, vi piace di venire se non trovo Batouch? Rammentatevi che io non ho ombra di paura.
Forse Batouch c'.... se glielo diceste.
Biascicava le parole; i suoi modi erano affatto cambiati. Ora, pi che sospettoso, sembrava rannuvolato e torvo.
 possibile.
Ella incominci a scendere gli scalini: Androvsky non la segu, ma le guard dietro. Quando ella giunse al portico, era deserto. Batouch doveva aver dimenticato o non essersi svegliato. Ella avrebbe potuto camminare sotto la tettoia che sosteneva il pavimento della veranda, ma invece si avvi nella strada. Androvsky le sovrastava, affacciato al parapetto. Ella si volt in su e disse:
Non c', ma non fa niente.  ormai giorno. A rivederci.
Androvsky si tolse lentamente il cappello, mentre Domina si mise a camminare nella strada, e seguit a tenerlo in mano, guardandole dietro.
"Il conte non gli piace", ella pens.
Sulla cantonata ella svolt nella via dove l'indovino aveva il bazar, e mentre si avvicinava alla sua porta sent in s una lieve trepidazione; non avrebbe voluto incontrare quegli occhi penetranti in quel mezzo buio, e affrett il passo; ma la sua ansia era ingiustificata: tutte le porte erano chiuse, tutti gli abitanti immersi nel sonno. Tuttavia, quando fu in fondo alla strada, ella si volt indietro, quasi aspettandosi di veder comparire una figura sottile, un viso spasimante, di udire una voce, come la voce di un fantasma, richiamarla. A met della strada sent camminar lentamente dietro a s. Per un momento pens che fosse l'indovino che la seguiva, ma qualche cosa nel passo le fece presto capire il suo errore: v'era una pesantezza in quell'andatura che non si accordava punto con la snella e serpentina agilit di Alo. Bench Domina non potesse vedere in viso, e neppur distinguere il vestimento della persona in quel crepuscolo mattutino, ella riconobbe Androvsky: egli vigilava su lei da lontano. Domina non esit, ma proced speditamente: non desiderava ch'egli capisse che la sua presenza era stata avvertita. Quando fu giunta alla lunga strada che rasentava il deserto, ella vi trov la brezza dell'alba che spira da oriente attraverso le distese, e ne bevve la celeste purezza. Fra le palme, in lontananza verso Sidi-Zerzur, sopra la lunga linea turchiniccia del Sahara, si alzava una curva di acceso oro rosso: il sole saliva a prender possesso del mondo aspettante. Ella anelava di corrergli incontro, di dargli un ardente benvenuto nella sabbia, e le salirono alle labbra le prime parole della egiziana "Adorazione del Sole delle Anime Perfette":
"Omaggio a Te, Dio Sole, Signore del Cielo, Re sulla Terra, Leone della Sera! Grande anima divina, sempiterna!"
Perch non aveva ordinato il cavallo per cavalcare un po' col conte Anteoni? Avrebbe avuto l'illusione di partire per il suo grande viaggio.
La rossa curva dorata divenne un semicerchio di splendore brunito, fermo sul profondo azzurro, poi un cerchio pieno che si stacc maestoso e sal placidamente nel cielo terso. Un torrente di luce piovve nell'oasi, e Domina, che si era un momento fermata in muta adorazione, prosegu a passo svelto attraverso il villaggio dei negri, allora silenzioso, e gi per il sentiero alla villa bianca.
Ella non si guard intorno per vedere se Androvsky la seguiva ancora; poich il sole era levato, aveva la fiduciosa sensazione che non fosse pi vicino.
Egli l'aveva di certo lasciata in custodia del sole.
La porta del giardino era spalancata, e, mentre entrava, Domina vide tre magnifici cavalli che scalpitavano nel semicerchio di sabbia in mezzo a un crocchio di arabi. Smain la salut con grazia e con effusione, e la preg di seguirlo nella stanza dei fumatori dove il conte l'aspettava.
Siete stata molto buona, egli disse andandole incontro. Contavo su voi, vedete.
Una colazione per due era apparecchiata su una delle piccole tavole: caff, uova, panini, frutta, dolci; e dappertutto ramoscelli di fior d'arancio riempivano l'aria di delicata dolcezza.
Che delizia, una colazione qui! esclam Domina. Ma.... no.... non in codesto punto
Perch no?
Era proprio il punto dov'era lui.
Alo? Oh, che superstiziosa!
Rimosse il tavolino. Ella si mise a sedere presso il vano della porta e mesc il caff per tutt'e due.
Siete in perfetto arredo da fatica, ella disse.
E diede un'occhiata al vestito da viaggio, e al lungo scudiscio del conte. Un paio di lenti affumicate gli pendevano sul petto attaccate a un cordoncino.
La cavalcata sar dura, ma io son temprato, sebbene forse non lo crediate; in passato, ne ho fatte parecchie, delle leghe.
Batt il guscio di un uovo e cominci a mangiare con appetito.
Come siete placidamente allegro! disse lei portando alle labbra il caff fumante.
Egli sorrise.
S, oggi sono felice, come  felice un uomo pio quando, dopo una lunga malattia, ritorna per la prima volta in chiesa.
Il deserto sembra esser tutto per voi.
Sento che andandovi mi spingo verso la libert, verso pi che la libert.
E stese le braccia al disopra del capo.
Eppure siete stato in questo giardino per tanto tempo!
Aspettavo la mia chiamata come voi aspettate la vostra.
Che chiamata potr io avere?
Verr, verr, sentenzi il conte.
Ella tacque, pensando alla visione dell'indovino, alla carovana di cammelli scomparsi nella bufera verso il mezzogiorno. Poi essa gli domand:
Ritornerete mai?
Egli la guard sorpreso, poi rise.
Ma sicuro! Che cosa v'immaginate?
Che forse non ritornerete, che forse il deserto vi terr.
E il mio giardino?
Ella guard, al di l del viottolo sabbioso e del ruscelletto, i grandi alberi agitati dalla fresca brezza dell'aurora.
Certo, ne sentirete la mancanza.
Dopo un momento, durante il quale gli occhi brillanti del conte la seguirono, egli disse:
Sapete che io ho una gran fede nell'intuito delle donne buone?
S?
Una fede quasi fanatica. Volete subito rispondere a una mia domanda, senza riflettere per, senza dar luogo al pensiero?
Sicuro, se me lo chiedete.
S, ve lo chiedo.
Allora dite.
Che cosa vi dice il vostro animo? Torner pi in questo giardino?
Una voce rispose:
No.
Era quella di lei, ma pareva un'altra voce con la quale ella non avesse nulla a che fare.
Domina fu presa da un gran senso di tristezza nell'udirla.
Oh, ritornate! ella disse.
Il conte si era alzato; i suoi occhi brillanti parevano ora appannati.
Se non qui, c'incontreremo altrove, egli disse lentamente.
Dove?
Nel deserto.
Forse che l'indovino...? No, no, non mi dite niente!
Si alz anche lei.
 tempo per voi di partire?
Quasi.
Una specie d'imbarazzo era sorto tra loro; ella lo sent con pena, un momento. Dipendeva dallo stato d'animo del conte o dal suo? Non avrebbe potuto dirlo. S'incamminarono lentamente per uno dei piccoli sentieri, e si trovarono subito dinanzi alla stanza in cui stava il cane purpureo.
Se non dovessi mai pi tornare, devo dirgli addio, fece il conte.
Ma ritornerete.
Quella voce ha detto di no.
Era una voce bugiarda.
Forse.
Guardarono dalla finestra e incontrarono i fieri occhi del cane.
E se non ritorner, questo animale abbaier alla luna per il suo vecchio padrone? disse il conte con un sorriso faceto e pur triste. Io lo posi qui. E questi alberi, molti dei quali piantai da me stesso, sussurrerebbero qualche rimpianto? Che cose assurde, non  vero, miss Enfilden? Io non posso immaginarmi che le cose del mio giardino non conoscano me come io conosco loro.
Qualcuno vi rimpianger se....
Sarete voi quella? Mi rimpiangerete davvero?
S.
Lo credo.
Egli la guard. Dalla espressione dei suoi occhi Domina cap che avrebbe bramato dirle qualche cosa, ma che era trattenuto da un contrasto del suo animo, forse da qualche riserbo.
Che cosa volete dirmi?
Posso parlarvi francamente senza che vi offendiate? domand il conte. Io sono un uomo piuttosto vecchio, lo vedete.
Dite pure.
Quel mio ospite d'ieri....
Il signor Androvsky?
S.... Egli dest in me un grande, profondo interessamento.
Davvero? Eppure ieri era di pessimo umore.
Appunto per questo, forse; in ogni modo mi attrasse pi di ogni altro uomo da me veduto da anni; ma....
Si ferm, guardando la stanzetta dove il cane stava di guardia.
Ma al mio interessamento si frammischiava la sensazione di trovarmi dinanzi a un essere umano in conflitto con la propria vita, con se stesso, perfino col suo Creatore, con un uomo che avesse fatto ci che gli arabi non fanno mai: sfidato Allah nel Giardino di Allah.
Oh!
Ella emise una piccola esclamazione di pena. Le pareva che il conte raccogliesse ed esprimesse certi pensieri, rimasti informi in lei.
Voi sapete, egli continu, guardando pi fissamente nella stanza del cane, che in Algeria v' una popolazione fluttuante composta di molti elementi misti. Io potrei raccontarvi straordinarie storie di tragedie occorse in questa terra, perfino qui in Beni-Mora: tragedie di violenza, di avidit, di...; tragedie, insomma, che non erano proprie degli arabi.
Si volt a un tratto, e la fiss negli occhi.
Ma perch sto dicendo tutto questo? esclam a un tratto. Ci che  scritto  scritto, e donne come voi sono protette.
Protette? Da chi?
Dalle anime loro.
Io non ho paura, ella disse con calma.
Avete bisogno di affermarlo? Miss Enfilden, non so spiegarmi come mai io abbia parlato, sebbene abbia detto ben poco.... Perch io sono, come sapete, un fatalista. Ma certa gente, pochissima, sveglia cos la nostra considerazione che pu farci dimenticare i nostri stessi convincimenti, e potrebbe anche condurci a tentar di scrutare i disegni dell'Onnipotente. Qualunque cosa vi sia riserbata, voi sarete capace di sopportarla, questo lo so. Perch, io od altri, dovremmo cercar di sapere qualche cosa di quel che vi aspetta? Eppure vi sono momenti in cui anche i pi coraggiosi hanno bisogno di una mano per aiutarli, di una voce umana per confortarli. Nel deserto, dovunque io possa essere, e ve lo far sapere, io sar a vostra disposizione.
Grazie, ella disse semplicemente.
Gli porse la mano, ed egli la tenne quasi come avrebbe potuto tenerla un padre o un tutore.
E questo giardino  vostro giorno e notte: Smain lo sa.
Grazie, ella disse di nuovo.
Il lungo nitrito di un cavallo giunse da lontano al loro orecchio. Le loro mani si disgiunsero. Il conte Anteoni guard intorno a s, lentamente, il grande albero di cocco, l'erba gagliarda del praticello, gli alti bamb e i gelsi reclinati. Domina vedeva ch'egli dava loro un silenzioso addio.
Questo era un luogo desolato, disse finalmente con un sospiro represso. Io l'ho ridotto un piccolo Eden, e ora sono sul punto di lasciarlo.
Per un poco.
E se fosse per sempre? Ebbene, la cosa pi importante  di poter cambiare in un Eden, se  possibile, la desolazione che uno sente in se stesso. Eppure quanti esseri umani lottano contro il gran Giardiniere! Comunque, io non sar uno di loro.
Ed io neppure.
Dobbiamo dirci addio qui?
No, no, meglio dal muro. Dovete permettermi ch'io vi veda cavalcar nel deserto.
Per un momento Domina aveva dimenticato che il conte doveva prender la strada attraverso l'oasi; n egli volle rammentarlo a lei: era facile cavalcare nel deserto e riprender la strada quando uscirebbe di fra le ultime palme.
Va bene. Volete andare al muro, allora?
Tocc di nuovo la mano di lei e s'incammin verso la villa, lentamente, sul pallido argento della sabbia. Quando la sua figura fu nascosta dai tronchi degli alberi, Domina si avvi al largo parapetto. Ella si mise a sedere su uno dei piccoli sedili che v'erano tagliati, appoggi la guancia sulla mano e aspett. Il sole prendeva forza, ma l'aria era sempre deliziosamente fresca, quasi fredda, e il deserto non aveva ancora assunto il suo aspetto d'infocata desolazione: pareva sognante e romantico, non solo nelle sue lontananze, ma anche in prossimit: certo doveva esservi la rugiada, s'immaginava Domina, nel Giardino di Allah. Ella non vedeva nessuno che vi viaggiasse, ma soltanto, in distanza, pascolarvi qualche cammello. All'alba il deserto era l'albergo della brezza, del tepido irradiamento e della libert. Ora ella udiva il rumore di un trotto di cavalli che si avvicinavano, e il conte Anteoni, seguto da due accompagnatori arabi, rasent col suo cavallo la curva del muro, e si ferm, sollevato in arcione, sotto a lei. Egli cavalcava su un'alta sella araba rossa, e a destra dietro a lui pendeva un fucile riccamente ornato in una guaina ricamata. Un largo cappello scuro, floscio, gli ombreggiava la fronte. I due accompagnatori si allontanarono di qualche passo, fermando i cavalli all'ombra del muro.
Non avreste piacere di venire anche voi? disse. Di andarvene laggi? E accenn col frustino l'azzurro di sogno del lontano orizzonte.
Ella si protese, abbassando lo sguardo su lui e sul suo cavallo, che s'imbizzarriva e arcuava il bianco collo e buttava schiuma dalle morbide labbra bianche.
No, ella rispose dopo aver pensato un poco. Bisogna che dica la verit, lo sapete.
A me sempre.
Sento che avevate ragione, ch'io non ho ancora avuto la mia chiamata.
E quando l'avrete?
Le obbedir senza paura, anche se andr nel buio e nella tempesta.
Egli guard il cielo fulgido, i raggi dorati che dardeggiavano obliqui sulle palme.
Il Corano dice: "Ogni uomo porta avvinto al suo collo il proprio destino." Che il vostro possa esser sereno, bello come un vezzo di perle.
Ma a me non  mai importato di adornarmi di perle, ella rispose.
No? Quali sono le gemme che preferite?
I rubini.
Sangue! E non altre?
Gli zaffiri.
Il cielo di notte.
E le opali.
Fuochi guizzanti nel biancore delle dune illuminate dalla luna. Ve ne ricordate?
Me ne ricordo.
E non mi domandate la fine della visione dell'indovino nemmen ora?
No.
Ella esit un momento, poi soggiunse:
Vi dir perch. Mi pareva che in essa si racchiudesse il destino di un'altra persona insieme col mio, e che l'udirlo fosse quasi un sorprendere i segreti di un altro.
Era questa la vostra ragione?
La mia unica ragione. E soggiunse, ripetendo consciamente le parole di Androvsky: Credo che certe cose sia meglio non indagarle.
Forse avete ragione.
Una folata pi forte di vento fresco venne dalle distese, e i palmizi frusciarono: per tutto il giardino corse un soave palpito di vita.
I miei figliuoli mi dicono addio, fece il conte. Io li odo.... Ma ora  tempo! A rivederci, miss Enfilden, amica mia, concedetemi di chiamarvi cos. Che Allah vi abbia in sua custodia, e quando verr la vostra chiamata, obbeditele.
Nel dire queste ultime parole la sua voce aspra si abbass a una profonda nota di ansiosa, quasi solenne gravit. Poi egli sollev il cappello, tocc il cavallo con lo sprone e si spinse di galoppo nel sole.
Domina contempl i tre uomini a cavallo fino a che non furono che puntolini sulla superficie del deserto; poi essi s'immedesimarono con quello, e si perdettero nella radiosit di sogno del mattino. Ma ella non si mosse: rimase seduta, con gli occhi fissi nell'azzurro orizzonte. Un gran senso di solitudine le era entrato nel cuore; fino a che il conte Anteoni non se ne fu andato, ella non si accorgeva quanto si fosse abituata alla sua amicizia, a che punto avessero simpatizzato fra loro; ma non appena quei puntolini mobili si confusero col deserto, ella cap che nella sua vita s'era aperto uno squarcio: poteva esser piccolo, ma sembrava buio e profondo. Per la prima volta il deserto, da lei fino allora considerato come un dispensatore, le aveva tolto qualche cosa; ed ora, mentre sedeva guardandolo, mentre il sole si afforzava e la luce si faceva pi fulgida, mentre le montagne a poco a poco prendevano un aspetto pi arcigno, ed i particolari delle cose, nell'alba cos delicatamente chiara, sembrava divenissero pi acuti nella loro asprezza, ella si accorse di un nuovo e terribile aspetto di esso. Ci che ha il potere di elargire, ha un altro potere. Domina aveva veduto la grande processione di coloro che avevano ricevuto doni dalle mani del deserto: vedrebbe ella forse, qualche giorno, o di notte, quando il cielo era di zaffiro, la processione di coloro a cui il deserto aveva perfino strappato i sogni, le speranze, forse tutto ci che amavano appassionatamente e a cui si aggrappavano con disperazione?
E in quale delle due processioni sarebbe ella compresa?
Domina si alz con un sospiro. Il giardino era divenuto tragico per lei in quel momento, pieno di una latente malinconia. Mentre ella si voltava per lasciarlo, le venne l'idea di andare dal prete. Non aveva ancor mai messo piede in casa sua, ma in quel momento desiderava di parlar con qualcuno con cui potesse essere come un fanciullo, in cui potesse riversare una parte del suo spirito con semplicit, con la sicurezza di saperlo accolto con semplicit, ma non con stoltezza, da persona che le desse affidamento. Domina non desiderava tanto di esser con l'amico quanto col direttore spirituale: c'era in lei alcun che di sgomento, quasi di timore che richiedeva la carezza confortatrice, non dell'amore umano, ma della religione.
Quando ella giunse alla casa del prete, Beni-Mora era animato da un piacevole brusio di vita. La nota militare squillava nella sua sinfonia. Lungo le bianche strade galoppavano spahis, passavano tiragliatori con dispacci; sotto le palme alcuni zuavi contemplavano placidamente il mattino, sorreggendo con le mani abbronzate i moschetti posati col calcio nella sabbia.
Ma Domina si accorse appena della brillante allegria della vita attorno a s: era preoccupata, perfino triste. Pure, quando entr nel giardinetto del prete e buss piano piano alla porta, nel suo cuore sbocci un senso di speranza nata dalla efficacia sostenitrice della sua religione.
Venne ad aprire un fanciullo arabo, il quale le disse che il sacerdote era in casa e la condusse subito in una bianca stanzetta ammobiliata con semplicit, la cui finestra aveva una vetrata che dava su un recinto a tergo, dove parecchi palmizi ergevano le folte chiome al disopra della sabbia bene spianata. Il prete fu da lei in un attimo, sorridendo di piacere, e porgendole tutt'e due le mani al saluto.
Padre, ella disse subito, sono venuta per discorrere un po' con voi: potete concedermi qualche momento?
Accomodatevi, figliuola, egli rispose.
Accost per lei una seggiola impagliata e ne tir un'altra in faccia a quella.
Non siete in qualche angustia, spero?
Non so perch dovrei.... ma....
Tacque un momento, poi riprese:
Ho bisogno di parlarvi un po' della mia vita.
Egli la guard benevolmente, senza una parola.
I suoi occhi erano un invito a parlare, e senz'altro incitamento, in poche parole, pi semplici che le fu possibile, Domina gli disse perch era venuta a Beni-Mora, e qualche cosa della tragedia dei propri genitori e del suo effetto su lei.
Avevo bisogno di rinnovare il mio cuore, di trovare me stessa, ella disse. La mia vita  stata fredda, spensierata; io non ho perduto mai la mia fede, ma ho quasi dimenticato di averla; ne ho fatto sempre poco uso; l'ho lasciata arrugginire.
Cos accade a molti; ma viene il momento in cui sentono che la sola vera arme con la quale possono combattere i dolori ed i pericoli del mondo bisogna tenerla forbita, perch non ci fallisca nell'ora del bisogno.
Gi.
E questa  un'ora di bisogno per voi; ma, veramente, vi  mai un'ora che non lo sia?
Io sento oggi, io....
S'interruppe, conscia a un tratto di quanto fosse vaga la sua apprensione. Prov un imbarazzo, si accorse della difficolt di parlare: sentiva che aveva bisogno di qualche cosa, ma non si raccapezzava nemmen lei, non capiva bene perch fosse andata l.
Sono stata a salutare il conte Anteoni, riprese.  partito per un viaggio nel deserto.
Star molto tempo assente?
Non lo so, ma un animo mi dice di s.
Egli spesso viene e va all'improvviso. Tante volte  qui e io non lo so nemmeno.
 un uomo strano, ma lo credo veramente un buon uomo.
Mentre parlava, Domina cominci a raccapezzarsi che qualche cosa nel conte aveva eccitato in lei il desiderio di venire dal prete.
Ed ha la vista molto acuta, ella soggiunse.
Guard francamente il prete che aspettava con calma di udir di pi; e fu contenta ch'egli non turbasse la sua mente proprio allora cercando d'incitarla a proseguire, a essere esplicita.
Venni qui per trovar pace, ella continu, e credevo di averla trovata; l'ho creduto fino ad oggi.
Noi non troviamo pace che in un luogo, e soltanto se accordiamo la nostra volont con quella di Dio.
Intendete dire entro noi stessi?
Non  cos?
S. Allora io fui stolta a viaggiare per cercarla.
Non volevo dir codesto. Il luogo aiuta il cuore, credo, e il modo di vita: cos io pensavo una volta.
Quando desideravate farvi frate?
Una profonda tristezza apparve nei suoi occhi.
S, egli disse. E ancora mi riesce molto difficile dire: "Non fu tua volont, per cui non sia nemmeno la mia." Ma vorreste dirmi se di recente  accaduto qualche cosa che vi abbia disturbata?
Qualche cosa  accaduto, padre.
Nel suo volto e nei suoi modi apparve un maggiore eccitamento.
Pensate voi, ella prosegu, che sia giusto cercar di evitare ci che la vita sembra recarci, cercare un riparo contro.... contro le tempeste? I frati non lo fanno? Perdonatemi se....
La sincerit non mi offende, egli interruppe con calma. Se cos fosse, io sarei veramente indegno della mia vocazione. Forse ci che dite non  giusto per tutti; forse ecco perch io sono qui invece di....
Ah, ma ora ricordo, voi volevate essere uno dei fratelli armati!
Quella fu la mia prima speranza. Ma voi.... egli passava con molta semplicit dai propri guai a quelli di lei, voi siete esitante, non  vero, fra due modi di contenervi?
Non lo so nemmen io; ma vorrei che me lo diceste. Non dobbiamo sempre pensare agli altri pi che a noi stessi?
Non fino al punto per di porre noi stessi in serio pericolo: l'anima dovrebbe esser coraggiosa, ma non temeraria.
La sua voce era cambiata, era divenuta pi forte, anche un po' austera.
Vi sono certi rischi a cui nessun buon cristiano deve esporsi; non  vilt,  prudenza per evitare il Maligno. Ho conosciuto certa gente che pareva quasi pensare che spettasse a lei convertire gli angeli caduti. Costoro confondono il proprio potere col potere che appartiene soltanto a Dio.
S, ma....  cos difficile di.... se un essere umano fosse posseduto dal demonio, non cerchereste voi.... non vorreste avvicinarvi a quella persona?
S, se dopo aver pregato sentissi che mi  stato dato il potere di fare ci che Cristo faceva.
Di scacciare.... s, lo so. Ma qualche volta questo potere  dato.... anche alle donne.
Forse specialmente a loro: io credo che il demonio abbia pi paura di una buona madre che di molti santi.
Domina cap in quel momento, quasi con angoscia, come l'anima sua fosse priva di una preziosa armatura. Un senso di amaro sgomento s'impossess di lei insieme col disprezzo per ci ch'ella ora riguardava come uno stolto orgoglio. Il prete vide che le sue parole l'avevano ferita, ma non cerc subito di spargere un balsamo sopra la piaga.
Voi venite oggi a me come a un direttore spirituale, non  vero? domand.
S, padre.
Eppure non desiderate esser franca con me; non  vero anche questo?
V'era uno sguardo penetrante negli occhi con cui la fiss.
S, ella rispose coraggiosamente.
Perch? Non potete voi.... o almeno non volete raccontarmi...?
Una ragione simile a quella che l'aveva spinta a rifiutar di udire ci che l'indovino aveva veduto nella sabbia, fu causa ch'ella rispondesse adesso:
V' qualche cosa che non posso dire.... Sono sicura che ho ragione di non dirla.
Volete che vi parli proprio con franchezza, figliuola?
S, fatelo pure.
Voi mi avete detto tanto della vostra vita passata, da darmi la sicurezza che per qualche tempo ancora voi sarete molto guardinga quanto alla vostra fede. La misericordia di Dio vi ha preservata dal pi grande di tutti i pericoli.... dal pericolo di non creder pi negl'insegnamenti dell'unica vera Chiesa. Voi siete venuta qui per rinnovare la vostra fede, che, non uccisa, fu percossa, ridotta, posso dirlo, a una specie d'invalidit. Siete voi sicura di essere in condizione di aiutare ancora.... si capiva ch'egli esitava, poi lentamente disse, gli altri? Vi sono certi momenti in cui uno non pu far ci che potr esser capace di fare nel lontano futuro. Il convalescente che barcolla nei primi tentativi di camminar di nuovo, non  possibile possa prestare il suo braccio a un altro; il farlo pu sembrare nobile abnegazione: ma non  follia? E allora, figliuola, noi dobbiamo renderci scrupolosamente ragione di qual sia il nostro vero motivo nel desiderare di assistere un'altra persona.  cosa che viene da Dio, o da noi stessi?  nostro particolar desiderio di accrescere una felicit forse indegna, una felicit mondana? L'egoismo genera molti figli, e spesso essi non riconoscono il loro padre.
Proprio in quel momento Domina sent una vampa di sdegno accendersi in lei; ella non lo fece conoscere, e non sapeva di averne dato segno, fin che non ud il padre Roubier dire:
Se sapeste quante volte mi sono accorto che ci che per un momento credetti la mia pi nobile aspirazione, non era spuntato che da un piccolo e nascosto seme di egoismo!
Lo sdegno di Domina svan subito.
Questo  tremendamente vero, disse. Per tutti, intendo dire.
Ella si alz.
Ve ne andate?
S; ho bisogno di riflettere. Voi me ne avete fatto provare il bisogno. Forse ritorner.
Andate pure; io desidero di aiutarvi, se posso.
V'era un suono di tale cordialit nella sua voce, che impulsivamente Domina gli porse la mano.
Oh, lo so! E forse lo potrete.
Ma anche nel dir quelle ultime parole, il dubbio s'insinu nella sua mente, e perfino nella sua voce.
Il prete and fino al cancello ad accompagnarla, e Domina, appena lo ebbe lasciato, vide che Androvsky era sotto il portico ed era stato testimone del loro saluto. Nel passargli d'accanto per entrar nell'albergo osserv ch'egli aveva un aspetto inquieto ed eccitato. Il volto di lui era acceso dallo splendore ora infocato del sole, e quando, nel passare, Domina lo salut col capo ed egli si tolse il cappello, le diede un'occhiata che era quasi un'accusa. Appena giunta alla veranda ud il suo passo pesante per la scala. Per un momento ella esit: doveva andare in camera sua, e cos evitarlo, o rimanere e lasciare che le parlasse? Domina sapeva ch'egli l'aveva seguita con quell'intento, per cui prese subito il suo partito: attravers la veranda e si mise a sedere sulla seggiola bassa posta sul limitare della vetrata di camera sua. Androvsky la segu e rimase in piedi accanto a lei; sulle prime non disse nulla, e anche lei tacque; poi egli parl con una specie di concitato sforzo per mostrarsi disinvolto e indifferente.
Il signor Anteoni se n' andato, signora?
S, se n' andato; sono arrivata al giardino sana e salva, come vedete.
Batouch  venuto pi tardi;  rimasto male nel vedere che ve n'eravate andata; ora credo abbia paura che siate arrabbiata e si nasconda fin che il vostro sdegno non sia passato.
Ella rise.
 difficile che Batouch possa muovermi a sdegno; io non sono come voi, signor Androvsky.
L'improvvisa sfida lo scosse, come se proprio ella avesse voluto cos. Egli sussult come a un tocco inaspettato.
Come me, signora?
S; a parer mio vi sdegnate con facilit; lo siete anche in questo momento, mi pare.
Il viso di lui avvamp.
Perch dovrei essere sdegnato? balbett, come un uomo colto alla sprovvista.
Che ne so io? Ma quando sono entrata, mi guardavate come se voleste gastigarmi.
Io.... ho paura.... temo che il mio viso dica assai pi di quel che....
Di quel che le vostre labbra non vorrebbero dire? Ebbene,  cos. Ma perch siete sdegnato con me?
Ella lo guard spietatamente, studiando il turbamento del volto di lui. La parte combattiva della sua indole era eccitata dallo sguardo ch'egli le aveva lanciato. Qual diritto aveva egli, o qualsiasi uomo, di guardarla a quel modo?
Quel brusco sguardo diritto restitu ad Androvsky la fermezza perduta. Ella sent subito che in lui v'era un'attitudine a combattere, uguale, forse superiore, alla sua.
Quando vi ho vista uscire dalla casa del prete, signora, mi  parso che foste stata l dentro a parlare di me.... della mia condotta d'ieri.
Ma come? E perch avrei dovuto far questo?
Pensavo che siccome mi avevate gentilmente pregato di venir nel giardino....
Egli s'interruppe.
Ebbene? disse lei con voce piuttosto dura.
Signora, io non so ci che pensai, ci che penso.... soltanto non posso sopportare che dobbiate voi chiedere scusa per il mio contegno, qualunque sia; proprio non posso sopportarlo.
Pareva tremendamente eccitato, e si scost di due o tre passi, poi ritorn.
Lo avete fatto, signora? Siete stata a parlare di me?
Non vi ho neppur rammentato col padre Roubier, e lui non mi ha fatto menzione di voi!
Per un momento Androvsky parve sollevato; poi un subitaneo sospetto sembr svegliarsi in lui.
Ma anche senza pronunziare il mio nome.... disse.
Voi volete dunque accusarmi di doppiezza, di finzione? ella esclam con un calore quasi uguale a quello di lui.
No, signora, no! Signora, io.... io ho sofferto molto.... e sospetto di tutti. Perdonatemi, perdonatemi!
Parlava quasi come fuor di s; nel suo atteggiamento v'era qualche cosa di disperato.
Lo credo che abbiate sofferto, ella disse pi gentilmente, ma con una inflessibilit di cui ella stessa si maravigliava, ma non poteva celare. Voi soffrirete sempre se non potrete dominarvi. Vi renderete antipatico alla gente, la farete sospettare di voi.
Sospettare? Chi pu sospettare di me? egli domand con veemenza. Chi ha il diritto di aver sospetti su me?
Ella alz lo sguardo e le parve di veder per un momento qualche cosa di orrendo, come il terrore, negli occhi di lui.
Voi sapete di certo che la gente non chiede il permesso di sospettare del suo prossimo, disse Domina.
Nessuno qui ha diritto di scandagliar me o le mie azioni, egli disse, accalorandosi. Io sono un uomo libero e posso fare quello che voglio. Nessuno ha alcun diritto.... nessuno!
A Domina parve che le parole si riferissero a lei, ch'egli avesse voluto colpir lei: era cos irritata, che temeva di trascendere parlando, e le venne fatto di portarsi la mano al petto come una donna che avesse ricevuto una percossa. Ella tocc qualche cosa di piccolo e duro nascosto sotto la sua veste: era la crocellina di legno gettata da Androvsky nel borro a Sidi-Zerzur. Nell'accorgersene, la sua ira svan, ed ella si sent invece umiliata e vergognosa. Che mai era la sua religione, se per una parola ella poteva essere spinta a un tal sentimento d'ira?
Io, per lo meno, non sospetto di voi, disse, scegliendo proprio le parole che pi erano per lei difficili a dire in quel momento. E il padre Roubier, se voi fate allusione a lui,  di animo troppo delicato per nutrire indegni sospetti su chiunque sia.
Domina si alz; la sua voce era piena di un'agitazione contenuta, ma forte.
Oh, signor Androvsky! ella disse. Vincetevi, e andate a trovarlo; fatevene un amico; non pensate a ieri; vorrei proprio che voi foste amico suo, di tutti qui: facciamo di Beni-Mora un luogo di pace e di buona volont.
Indi ella attravers rapidamente la veranda, ed entr in camera sua, chiudendosi dietro la vetrata.
Si fece portare la colazione nel salottino, mangi sola sola, e tardi nel pomeriggio usc fuori sulla veranda. Si era proposta di passare un'ora in chiesa; aveva detto al padre Roubier che voleva un po' riflettere, ma da quando lo aveva lasciato, il peso della sua mente si era fatto pi grave, ed ora anelava di esser sola nella penombra presso l'altare: forse in quel luogo le riuscirebbe di deporre il suo peso. Si ferm un momento sulla veranda e pens quanto fosse prodigiosa la differenza fra alba e tramonto in quella terra. I giardini che erano sembrati asili di inquiete larve quando quella mattina ella si era alzata, erano adesso inondati dei fulgidi raggi del sole cadente, erano vivi delle soavi voci dei bambini, tremuli di poesia, di sognante, di dorato incanto. La placidit della sera era intensa, n le voci dei fanciulli che ora si dileguavano l'avevano alterata; ma mentre ella se ne maravigliava, fu disturbata dal secco rumore di colpi dati a una porta. Guard dalla parte da cui veniva, e vide Androvsky ritto dinanzi alla porta della casa del prete; la porta venne subito aperta dal ragazzo arabo, e Androvsky entr.
Allora Domina non pens pi ai giardini. Con una radiosa espressione negli occhi ella scese e, attraversata la strada, entr in chiesa: era vuota. And piano piano a un inginocchiatoio presso l'altare, s'inginocchi e si copr gli occhi con le mani.
Sulle prime Domina non preg, e nemmeno pens consciamente, ma rimase nell'atteggiamento che par sempre porre l'umanit pi vicina al suo Dio. E, quasi immediatamente, ella incominci a sentire una quiete di spirito, come se qualche cosa di delicato scendesse su lei e le si avvolgesse lievemente intorno, riparandola dalle inquietudini del mondo. Com'era dolce avere la fede che porta seco una cos tenera protezione, aver la fiducia che mantiene vivo per tutto il rapido corso degli anni lo spirito del fanciullino! Com'era dolce poter riposare! V'era in lei in quel momento un senso di profonda gioia, che si accresceva nel silenzio della chiesa, e che, nel suo aumentare, recava una maggior coscienza della vita umana oltre quelle mura, di altri spiriti l presso, capaci di soffrire, di lottare, e di aver pace. Ma ella comprese che quella presente benedizione di felicit veniva a lei, non solo da un astratto pensiero di Dio, ma anche da un astratto pensiero dell'uomo.
L accosto, diviso da lei soltanto da una parete, da poche spanne di sabbia e da pochi palmizi, Androvsky stava col prete.
Sempre inginocchiata, col volto fra le mani, Domina cominci a pensare e pregare. Le si riaffacci alla mente la sua supplica alla Madonna della Guardia: prima di conoscer l'Affrica, ella aveva pregato per uomini peregrinanti, e forse infelici, che probabilmente non rivedrebbe pi, non conoscerebbe mai. E ora che quella terra le diveniva pi familiare, ch'ella indovinava qualcuna delle sue maraviglie e dei suoi pericoli, Domina preg per un uomo che vi s'era recato, da lei non conosciuto, che stava per fare il sacrifizio dei suoi pregiudizi, forse dei suoi terrori, al desiderio di lei. Ella preg per Androvsky, senza parole, facendo una preghiera dei suoi sentimenti di gratitudine per lui; e ora, nel buio, plasmata dalle sue mani, le sembrava di vedere ancora una volta, come nelle ombre della casa delle danzatrici, la Libert ritta a fianco di un uomo che pregava lontano lontano nell'abbarbaglio del deserto. La tempesta preannunziata dall'indovino non avrebbe imperversato sempre: si era calmata per ascoltare la preghiera di lei; e il buio si era disperso, e la luce si avvicinava ad ascoltare. Domina si strinse ancor pi forte il volto con le mani e cominci a pensare in modo pi concreto.
Quel colloquio col prete era il primo passo mosso da Androvsky verso il dono che il deserto serbava per lui?
Egli doveva esser di certo un uomo che odiava la religione, o credeva di odiarla.
Forse la riguardava come una catena, invece che come il martello che spezza i ceppi dello schiavo.
Eppure aveva portato indosso una crocellina!
Ella alz il capo, si mise le mani in seno e la trasse fuori. Che storia aveva essa? Domina fantastic nel guardarla. Forse gliel'aveva donata qualcuno che lo amava, che si addolorava di quell'odio per la santit e che immaginava che quell'umilissimo simbolo potesse un giorno, come fanno talvolta gli umili simboli, servire di piccola guida alla rifulgente verit? Gliel'aveva data una donna?
Ella pos la croce sulla sponda dell'inginocchiatoio.
Ora sulle finestre della chiesa brillava un fuoco vermiglio. Domina si rappresent lo spettacolo che si preparava all'occaso, l'ardore del mondo, la purit che giace oltre il mondo. La sua mente fu turbata. Ella abbass lo sguardo dal rosso splendore del cristallo alla bruna oscurit del legno della croce: sangue e agonia l'avevano fatta il mistico simbolo che essa rappresentava: sangue e agonia.
Domina doveva ripensare a qualche cosa. Un peso era ancora nella sua mente, e di nuovo ella ne sent l'oppressione, un'oppressione che il suo colloquio col prete non le aveva tolta; poich non le era riuscito di essere addirittura franca con lui; qualche cosa l'aveva rattenuta dall'assoluta sincerit, per cui egli non le aveva esposto con chiarezza tutto quello che pensava: le parole di lui erano state un po' vaghe, e tuttavia ella ne aveva capito il significato.
In sostanza, egli l'aveva posta in guardia contro Androvsky. V'erano stati due uomini di due tipi affatto diversi: uno, estraneo al mondo come un fanciullo; l'altro, pratico del mondo: nessuno dei due sapeva nulla della vita di Androvsky, eppure tanto l'uno che l'altro l'avevano avvertita: doveva esser l'istinto che aveva parlato, cos nel conte come nel prete, per avvisarla che quell'uomo bisognava evitarlo, forse temerlo. E l'istinto di lei? Che cosa aveva detto? Che cosa diceva?
Ella rimase a lungo in chiesa; ma non poteva pensare chiaramente, ragionare con calma, e nemmeno pregare con fervore; poich una specie di caligine le velava la mente, simile all'incertezza del crepuscolo che riempiva lo spazio sotto il tetto stellato, addolcendo la crudezza degli ornamenti, gli stridenti colori dei santi di gesso. Le sembrava che pensieri e sentimenti andassero perdendo in lei la loro linea esteriore, ch'ella li contemplasse disperdersi come le figure ammantate degli arabi si disperdevano sotto le volte dei viali delle mimose; ma nel vanire, quei pensieri mormoravano sicuramente "Ci che  scritto  scritto."
Le moschee dell'Islam echeggiavano di quelle parole, e di certo anche la chiesetta che sorgeva arditamente in mezzo a loro.
"Ci che  scritto  scritto."
Domina, che era sempre inginocchiata, si alz, si nascose di nuovo in seno la croce di legno e usc nella sera.
Nel lasciare la chiesa avvenne qualche cosa che snebbi subito la sua mente. Appena uscita ella s'imbatt in Androvsky e nel prete: erano insieme presso al cancello di ghisa che il sacerdote stava per aprire accompagnato dall'allegro abbaiare di Bubb; ambedue gli uomini parevano assai animati, ma nella loro espressione si leggeva lo sforzo. Domina si ferm nel crepuscolo per parlare con loro.
Il signor Androvsky  venuto cortesemente a trovarmi, disse il padre Roubier.
Ne sono contenta! esclam Domina. Dobbiamo esser tutti amici qua.
Vi fu una breve pausa. Poi Androvsky sollev il cappello.
Buona notte, signora, disse. Buona notte, padre, e se ne and prontamente.
Il prete gli guard dietro ed emise un profondo sospiro.
Oh, signora! egli esclam, come se non gli paresse vero di sfogarsi con qualcuno. Ma che cosa avr mai quell'uomo? Che cosa avr mai?
Egli figgeva gli occhi nel crepuscolo dietro ad Androvsky che si allontanava.
Chi? Il signor Androvsky?
Domina parlava con calma, ma la sua mente era piena di apprensione, ed ella guard il prete con occhio scrutatore.
S. Che cosa pu egli avere?
Ma.... io non capisco....
Perch  venuto a trovarmi?
Gliel'ho detto io di farvi visita.
Ella si lasci sfuggir quelle parole senza saper perch, sentendo soltanto che doveva esser sincera.
Glielo avete detto voi?
S; volevo che foste amici.... e pensavo che forse voi potreste....
Che potrei?...
Volevo che foste amici, ella ripet quasi proterva.
Io non mi son mai trovato cos a disagio con niun altro essere umano! esclam il prete con intensa eccitazione. Eppure non potevo lasciarlo andar via; quando ha voluto prender commiato sono stato costretto a pregarlo di rimanere. Abbiamo parlato delle cose pi comuni, e invece pareva che si trattasse di una grande tragedia. Ma chi ? Chi pu mai essere?
E guardava ancora nella lontananza della strada.
Io non lo so; non so nulla:  un uomo che viaggia, come viaggiano tanti altri.
Oh, no!
Che cosa intendete di dire, padre?
Voglio dire che gli altri viaggiatori non sono come lui.
Appoggi pesantemente le mani sottili sul cancello, ed ella vide, dalla espressione strana dei suoi occhi, ch'egli stava per dire qualche cosa di strabiliante.
Signora, incominci, abbassando la voce, dianzi io non vi ho parlato proprio francamente, e non so se avrete o no capito quel che intendevo di dire; ma ora parler chiaro: come sacerdote io vi avverto, vi avverto con la pi gran solennit di non aver nulla di comune con quell'uomo.
Segu un silenzio, poi Domina disse:
Di grazia, spiegatemi il motivo di questo avvertimento.
Questo non posso farlo.
Perch non sapete qual ragione darmene, o perch non volete ch'io conosca quella che c'?
Io non ho alcuna ragione da dare; la mia ragione  il mio istinto: io non so nulla di quell'uomo.... lo compiango.... pregher per lui: egli ha bisogno di preghiere, s, ne ha bisogno. Ma voi quaggi siete una donna sola; mi avete parlato di voi stessa, ed io sento che debbo consigliarvi a romper subito ogni relazione col signor Androvsky.
Intendete dire che pensate male di lui?
Non so se sia malvagio, non so che persona sia.
Io so che non  cattivo.
Il prete la guard, sorpreso.
Voi lo sapete? E come?
Me ne avverte il mio istinto, ella disse facendo un passo innanzi e ponendo anche lei la mano sul cancello presso a quella del sacerdote. Perch dovremmo abbandonarlo?
Abbandonarlo, signora?
La voce del padre Roubier rison attonita.
S; voi dite che egli ha bisogno di preghiere: lo so. Padre, le prime preghiere, le pi vere, quelle che salgono pi speditamente in Cielo, non sono.... le azioni?
Il prete non replic per un momento: la guardava, e pareva assorto in profondi pensieri.
Perch avete mandato da me il signor Androvsky stasera? disse poi, all'improvviso.
So che siete un uomo buono, e mi figuravo che diventando amici potreste aiutarlo.
La faccia di lui si ammans.
Un uomo buono, disse. Ah! E scosse mestamente il capo, atteggiando la bocca a un sorriso malinconico. Io.... io, un uomo buono? Io che permetto a un prepotente sentimento personale di vincere il mio intimo senso di equit! Signora, venite un momento in giardino.
Apr il cancello. Domina entr, ed egli, facendola girar dietro alla casa, la condusse nel recinto che v'era a tergo, dove potevano parlare in gran segretezza. Allora egli continu:
Avete ragione, signora: io sono qui per cercare di far l'opera di Dio, e talvolta  forse meglio agire per un essere umano piuttosto che pregare per lui. Io vi dir che provo una invincibile ripugnanza per il signor Androvsky, una ripugnanza che  quasi pi forte della mia volont di rintuzzarla. Egli sussult lievemente. Ma con l'aiuto di Dio la vincer. S'egli rimane qui, cercher di essergli amico; far tutto quello che posso: se  infelice, lontano dal bene, forse.... lo dico umilmente, signora, ve lo assicuro, forse potr aiutarlo. Ma.... e qui egli cambi viso e modi, si fece pi fermo, pi austero, voi non siete un sacerdote, e....
No, non sono che una donna, disse lei, interrompendolo.
Qualche cosa nella sua voce ferm il prete. Segu un lungo silenzio, ed egli cammin lentamente in su e in gi sulla sabbia fra i palmizi. Il crepuscolo vaniva nella notte; gi i timpani rimbombavano nella via delle danzatrici, e si udiva flebilmente, in lontananza, la voce acuta dei clarini. Alla fine il prete riprese a parlare.
Signora, disse, dianzi, quando siete venuta da me, vi era qualche cosa che non potevate dirmi.
S.
Aveva essa relazione col signor Androvsky?
Intendevo di domandarvi consiglio intorno a me stessa.
Il consiglio ch'io vi ho dato e che vi do  questo: siate forte ma non temeraria.
Credetemi, cercher di non esser temeraria; ma voi avete detto anche qualche altra cosa.... qualche cosa sulle donne. Ve ne ricordate?
Si ferm, prese impulsivamente le mani di lui e le strinse.
Padre, io ho fatto ben poco uso della mia vita: ho appena cercato di esistere. Nulla in me diceva: "Voi potete vivere"; e se una voce si fosse alzata, io ero cos intorpidita dalla consuetudine e dal dolore, che forse nemmeno l'avrei udita. Ma qui  ben diverso; non sono intorpidita; posso udire. E.... supponete che per la prima volta potessi servire a qualche cosa. Vorreste voi dirmi: "Non tentate"? No, non potreste dirmi cos.
Trattenendo le mani di lei, egli la guard un momento in faccia; poi disse, tra ilare e mesto:
Figliuola mia, forse voi conoscete meglio di me la vostra forza; forse il pi sicuro direttore spirituale  per voi il vostro cuore. Chi lo sa? Ma, sia o no cos, voi non prenderete consiglio da me.
Ella sentiva adesso che questo era vero, e ne prov un po' di vergogna.
Perdonatemi, ella disse. Ma....  strano e pu sembrarvi ridicolo e anche peggio: da quando sono qui mi  parso che tutto quel che  accaduto sia stato predisposto, che proprio dovesse accadere. E sento cos anche riguardo al futuro.
Il fatalismo del conte Anteoni! disse il prete con un'ombra d'impaziente irritazione. Lo so:  lo spirito che guida questa terra; e voi pure vi lascerete condurre da quello. Badate, badate! Voi siete venuta in una terra di fuoco, e credo che siate fatta di fuoco.
Per un momento ella vide negli occhi del padre Roubier un'espressione fanatica, e la credette lo sguardo del frate nascosto nell'anima di lui. Egli riapr le labbra, come per sparger su lei un torrente di parole ardenti; ma lo sguardo si spense, e si separarono con calma come due buoni amici. Tuttavia, nell'andare all'albergo, ella cap che il padre Roubier non poteva darle la specie di aiuto di cui aveva bisogno, e immagin che forse ci non era concesso ad alcun prete. Il suo cuore era in tumulto, e le pareva di essere in mezzo a una gran folla.
Batouch stava alla porta, tutto compunto e contrito e con la sua bugia gi pronta: era stato colto dalla febbre nella nottata, e ad attestarlo stese due braccia che cominciarono a tremolare come foglie mosse dal vento; soltanto ora aveva potuto sollevarsi dal suo giaciglio, e bench ancora sofferente strascinarsi fino alla sua onorata padrona per implorarne il perdono. Domina lo accord con un'indifferenza distratta che di certo urt l'orgoglio del poeta; e stava per entrare nell'albergo, quando egli disse:
Irena sposa Ad, signora.
Dopo il trambusto della casa delle danze, tanto la ballerina che la sua vittima erano rimasti chiusi a chiavistello.
E lui la sposa dopo che ella ha cercato di ucciderlo? disse Domina.
S, signora. Egli l'ama come il palmizio ama il sole; la porter nella sua camera, e lei si veler, e lavorer per lui, e non uscir mai pi di casa.
Ma come? Far la vita delle donne arabe?
Sicuro, signora; ma v' un bel terrazzo sul tetto della casa di Ad, e Ad le permetter di andarvi a prender aria la sera o quando  caldo.
Deve volere un gran bene a Ad, costei!
E come! Altrimenti perch avrebbe tentato di ucciderlo?
Cosicch quello era l'amore affricano: vibrare una coltellata e cingere il velo! Quel pensiero mise ancor pi in tumulto la mente confusa di Domina.
Vi vedr dopo pranzo, Batouch, ella disse.
Sentiva di dover fare qualche cosa, di dover andare in qualche luogo quella notte: non poteva rimaner quieta.
Batouch, tutto rinfrancato, s'impett, e prese un aspetto imponente; nell'appoggiarsi alla colonna bianca, si avvolse nell'ampio burnus, alz gli occhi al cielo, e vide con l'immaginazione brillare una moneta da cinque franchi nel disco della luna.
Quella sera il prete non desin all'albergo, ma Androvsky era gi a tavola quando Domina entr nella sala da pranzo. Egli si alz da sedere, e fece un profondo inchino, ma non parl. Ricordando la scena della mattina, ella cap il sospetto che il secondo colloquio di lei col prete poteva avere insinuato nella sua mente, e quella volta non si sent scevra di un senso d'inquietudine che quasi somigliava al rimorso. Poich ora ella si era spinta a discutere su Androvsky col padre Roubier, e ne aveva fatta quasi un'apologia col dire: "So che non  cattivo." Una volta o due durante il desinare, quando i suoi occhi incontrarono un momento quelli di Androvsky, immagin ch'egli sapesse perch era stata in casa del prete, e che lo sdegno lo dominasse.
Egli era un uomo che s'irritava ad essere osservato, discusso. La sua sensibilit era addirittura anormale e Domina si domand di nuovo dove mai avesse trascorso la vita per l'innanzi. Doveva aver vissuto di certo molto ritirato: il contatto col mondo smussa l'acutezza del nostro sentire per quanto riguarda l'opinione degli altri su noi; nel mondo gli uomini imparano a non badar pi all'eterno ronzio di commenti che accompagna ogni loro pi piccolo moto. Ma Androvsky era come un adolescente, desto al pi lieve sussurro, infiammato da un solo sguardo. Per un carattere a quel modo la vita fra la gente doveva essere una perpetua tortura. Ella pensava di lui con una pena che, cosa strana in lei, non era mista a disprezzo; ci che manifestato da un altro l'avrebbe certamente spazientita, se non sdegnata, in Androvsky svegliava altre sensazioni: curiosit, piet, terrore.
S.... terrore: quella sera ella lo capiva. La lunga giornata, incominciata nella semioscurit dell'alba e finita nella semioscurit del crepuscolo, coi suoi eventi, che ad un'altra sarebbero parsi piuttosto comuni e volgari, l'aveva spinta a un'avventura piena di commozione. Gli avvertimenti quasi velati del conte Anteoni e del prete, seguiti dal brusco discorso, chiaro ma non spassionato, del secondo, non avevano mancato di effetto. Quella sera ella pens all'Europa e alla vita che vi aveva condotta; e un ricordo della sua esperienza mondana, di tutti quei legami e riguardi che regolano col le relazioni della donna con gli uomini, strisci sotto i palmizi e sotto gli astri scintillanti dell'Affrica; nonostante il fatalismo condannato dal padre Roubier, Domina era pi conscia di quanto non lo fosse stata fino allora, del modo in cui il mondo giudicherebbe la conoscenza da lei fatta con Androvsky. Ella rimase un po' a pensare, e consider gli eventi in cui era stata ed era ancora involuta. In quel momento si accorse per la prima volta di un fremito che aveva alcun che del terrore, quasi che una grande oscurit si avvicinasse a lei. A un tratto ella vide in Androvsky una strana e spettrale figura di leggenda: l'Ebreo errante incontrato da un viaggiatore in un crocicchio e scorto per un attimo in un obliquo lampeggiamento; Vanderdecken attraversante l'uragano e proiettante una luce sanguigna dalle vele del suo vascello incantato; il sempiterno spettro che si arrampica sul Brocken; l'Arabo della leggenda orientale, ravvolto nel sudario e annunziante prossimi disastri a chi erra nel deserto, col battere lugubremente un tamburo fra le dune.
E insieme col conte Anteoni e col prete, Domina poneva un'altra figura: quella dell'indovino, la cui faccia spasimante l'aveva fatta pensare a un uomo che vedesse un terribile destino. Non l'aveva egli pure avvertita? L'avvertimento non era stato triplice, dato a lei da un profano, dalla Chiesa e dal mondo occulto?
Ella incontr lo sguardo di Androvsky che si alzava per uscir dalla stanza; quel suo movimento la distolse da ci che era visione, ma non da ci che era rispetto umano; continu a guardar se stessa muoversi fra quegli eventi dei quali le persone della sua condizione avrebbero riso o si sarebbero maravigliate; e forse per la prima volta in vita sua ella fu inquietamente conscia di s a cagione dell'io che vigilava in lei, come se quell'io racchiudesse qualche cosa di freddamente satirico che la dileggiasse, maravigliandosi.
...
.
...
Capitolo 5.
...
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...
Che cosa far stasera?
Sola nella sala da pranzo ora vuota, Domina si rivolse questa domanda. Ella era irrequieta, quanto mai irrequieta di mente, e desiderava distrarsi. L'idea di andare in camera, di leggere, o anche di sedere quietamente sulla veranda, le era intollerabile. Anelava l'azione, la rapidit, l'eccitamento, l'aiuto delle cose di fuori, di quella vita esteriore che aveva detto al conte Anteoni di aver cominciato a vedere come un miraggio. Se fosse stata in una citt, sarebbe andata al teatro a vedere un qualsiasi tremendo dramma, o udire qualche appassionata o terribile opera. Beni-Mora poteva essere stato un luogo di molte e strane tragedie, lo sarebbe di certo ancora, ma offriva poco per la disposizione presente del suo spirito. Le danze dei caff mauri, i canti dei fumatori di kif, i lunghi racconti dei narratori di novelle fra le candele accese, non erano quel che ci voleva per lei, e per un momento ella desider di essere a Londra, a Parigi, in una grande capitale che offrisse tutto ci che pu appagare gl'instabili umori degli uomini. Con un sospiro ella si alz e usc sotto il portico. Batouch le si accost immediatamente.
Che cosa potrei fare stasera, Batouch? ella disse.
Vi sono le donne maure, cominci lui.
No, no.
Desidererebbe la signora di udire il narratore di novelle?
No, non lo capirei.
Potrei far io da interprete.
No.
Ella mosse qualche passo nella strada.
Vi deve essere la luna stasera, non  vero? disse guardando il cielo stellato.
S, signora, pi tardi.
A che ora si alzer?
Fra le nove e le dieci.
Rimase ferma nella strada, pensando; le era venuto in mente che non aveva veduto mai sorgere la luna nel deserto.
E ora, ella disse guardando l'orologio, sono soltanto le otto.
Desidera la signora di vedere la luna spuntare e riversarsi sulle palme?...
Non discorrete tanto, Batouch, ella disse bruscamente.
Quella sera le immagini facili e trite del poeta la molestavano come ronzio di zanzara. Perfino la presenza di lui le dava noia. Tuttavia che cosa poteva fare senza Batouch? Dopo una pausa ella disse:
Si pu andare nel deserto di notte?
A piedi, signora? Sarebbe pericoloso. Non si pu mai sapere quel che possa esservi nel deserto di notte.
Quelle parole eccitarono in Domina la bramosia di recarvisi: avevano il fascino, forse la violenza dell'ignoto.
Si potrebbe andare a cavallo, ella disse. Perch no? Chi mai ci darebbe noia se fossimo a cavallo e armati?
La signora  intrepida come la pantera nelle foreste del Giurgiura.
E voi, Batouch, non siete coraggioso?
Signora, io non ho paura di nulla.
Non lo disse spavaldamente come Ad, ma con una calma quasi maestosa.
Dunque non abbiamo paura nessuno dei due; facciamo una cavalcata nella strada di Timbuct per veder sorgere la luna. Vado a cambiarmi il vestito.
La signora dovrebbe prendere la rivoltella.
Sicuro; fate che i cavalli siano qui alle nove.
Quando Domina fu pronta, erano soltanto le otto passate di pochi minuti; non le pareva vero di essere in sella, di farsi velocemente trasportare sulla lunga strada bianca fra le palme. Ella sentiva il bisogno dell'esercizio fisico, e incominci a passeggiare rapidamente in su e in gi per la veranda; si pent di non aver fatto venire i cavalli subito, non sapendo come ingannare il tempo fino a quando giungessero. Mentre voltava in fondo alla veranda, vide una forma bianca avvicinarsi; quando essa fu l presso, Domina riconobbe Ad, un po' titubante ma non senza un certo trionfo nel suo sguardo malizioso. In quel momento Domina fu contenta di vederlo. Egli accolse le congratulazioni di lei sulla sua guarigione con una specie di bisbetica allegria, ma ella cap che era venuto a trovarla per una ragione di denaro. Avendo veduto che suo cugino s'era allontanato, gli era di certo balenato in mente di cercar di volgere onestamente a suo profitto qualche monetina: ora il denaro gli diveniva ancor pi necessario, in considerazione della vita coniugale.
Desidera la signora di vedere qualche cosa di strano e di maraviglioso stasera? domand dopo un momento guardandola di straforo con gli occhi maliziosi che Domina sapeva abilissimi a leggere il carattere e l'umor della gente.
Esco per cavalcare.
Egli parve maravigliato.
Di notte?
S: Batouch  andato a prendere i cavalli.
Il viso di Ad si atteggi a gran terrore.
Se la signora si allontana con Batouch sar uccisa. Vi sono ladroni nel deserto, e Batouch ha paura di....
Si pu vedere quel qualche cosa di strano e di maraviglioso in un'ora? ella interruppe.
L'espressione allegra e birichina ritorn subito nel viso di lui.
S, signora.
Di che cosa si tratta?
Ad scosse il capo e abbozz un gesto con la mano in aria.
La signora vedr.
I suoi lunghi occhi erano pieni di mistero, ed egli mosse verso la scala.
Venite, signora.
Domina rise e lo segu; le pareva di fare un giuoco; tuttavia la sua curiosit era eccitata. Scesero lentamente e infilarono l'uscio dell'albergo come bambini che temano di esser sorpresi.
Batouch si arrabbier; getter schiuma bianca dalle labbra, sussurr Ad, abbassando il mento e parlando nella gola. Da questa parte, signora.
La condusse rapidamente, attraverso i giardini, alla via Berta, e gi gi a una quantit di straducole, fin che giunsero a una casa bianca dinanzi alla quale, su un monticello, crescevano tre palmizi da un solo tronco; al di l v'era terreno incolto, e pi oltre una striscia di sabbia e basse dune perdute nel buio della notte ancor senza luna. Domina guard la casa e guard Ad, e fantastic se non fosse pazzia entrarvi.
Di che cosa si tratta? domand di nuovo.
Ma egli rispose soltanto:
La signora vedr.
E picchi con la mano stesa sulla porta. La porta si apr appena, e apparve una larga faccia tutta bitorzoli e rughe, le cui grosse labbra dischiuse borbottavano rapidamente. Poi la faccia si ritrasse, la porta si spalanc, e Ad fece cenno a Domina di entrare. Dopo un momento di esitazione ella pass e si trov in un piccolo cortile interno, col pavimento di mattonelle, recinto da colonne e, in alto, da un ballatoio di legno intagliato sul quale davano di certo delle stanze di abitazione. Nel cortile, sopra dei cuscini, erano seduti, dinanzi a un braciere da cui si alzava un acuto profumo, quattro uomini con lo sguardo atono, le braccia e le gambe nude, e lunghi capelli arruffati. Due di quegli uomini erano molto giovani, coi volti pallidi, ascetici e stanchi: sembravano giovani preti del Sahara. A breve distanza, sopra un guanciale rosso, stava un esile bambino di circa tre anni, vestito di giallo e verde. Quando Domina e Ad entrarono nel cortile, nessuno fece attenzione a loro fuorch il bambino, che si mise a guardarli girando lentamente gli occhi solenni e spostandosi lievemente sul guanciale. Ad fece cenno a Domina di sedere su alcuni tappeti fra le colonne, le sed accanto e cominci ad arrotolare una sigaretta. Regnava un silenzio assoluto; i quattro uomini fissavano il braciere, tenendo le narici sulle spire d'incenso che ne sorgevano; il bambino continu a fissar Domina. Ad accese la sigaretta; e il tempo scorreva.
Domina aveva desiderato qualche cosa di violento, ed invece era venuta a un taciturno mistero, che aveva prodotto una profonda impressione sul turbinio del suo spirito. Ci che le fece pi effetto, come cosa specialmente strana e non naturale, fu che gli uomini coi quali ella sedeva nel tetro cortile di quella casa solitaria non l'avessero guardata, non si fossero neppure accorti, a quanto pareva, della sua presenza. Ad s'era imbevuto delle loro meditazioni non meno che del profumo del loro incenso, poich i suoi occhi avevano perduto la loro malizia ed erano divenuti foscamente profondi, come se contemplassero secoli andati o spiassero un lontano futuro. Anche il fanciullo parve cresciuto di et, e apparve emaciato dai digiuni e dalle veglie. Via via che il fumo ascendeva dai carboni infocati del braciere, l'odore acuto del profumo diveniva pi forte. V'era in esso qualche cosa di procace e di eccitante come un suono, e Domina si maravigli che i quattro uomini accoccolati che dovevano aspirarlo continuamente non ne risentissero l'azione, mentre lei, che ne era piuttosto distante, si sentiva spinta a secondare il proprio desiderio di movimento e di azione, provava quasi la fisica necessit di alzarsi e far qualche cosa di straordinario, di assurdo o di veemente, come non aveva mai fatto n aveva mai sognato di fare fino a quel momento.
Una specie di ruggito ruppe il silenzio. Sulle prime Domina non cap da dove venisse: ella guard i quattro uomini, ma quelli fissavano con occhi atoni il braciere, tenendo le braccia nude penzolanti nel vuoto: ella guard Ad, e vide che egli toglieva placidamente una cartina da sigarette da un astuccio. Il bambino.... no, era assurdo il solo pensiero che un bambino potesse emettere un suono simile.
Qualcuno rugg ancor pi fieramente, e questa volta Domina vide che era il pi pallido dei giovani dall'aspetto ascetico. Egli scosse i lunghi capelli, balz in piedi, e avanzandosi nel centro del cortile gett uno sguardo feroce sui suoi compagni. Come obbedendo a quello sguardo, due di essi stesero le braccia all'indietro, trovarono due timpani e cominciarono a percuoterli con forza, ma con un ritmo monotono. Il giovane asceta si pieg verso i timpani, rilass la mascella inferiore e si mise a saltare sui piedi nudi; si pieg di nuovo come a riverire un idolo, e poi ancora, ancora. Incessantemente egli si piegava dinanzi ai timpani, sempre sollevandosi saltellando dal suolo. I lunghi capelli gli ricadevano via via sul viso e sulle spalle con una monotona regolarit che imitava i timpani, come si sforzasse a intonar la sua vita con quella dell'idolo a cui offriva adorazione. Sulle sue labbra apparivano fiotti di schiuma, e l'ascetismo nei suoi occhi si trasformava in uno sguardo bestiale. Tutto il suo corpo si agitava in un lungo ondulamento serpentino, mentre i capelli gli svolazzavano da ogni parte. Allora il secondo giovane, movendo in atto reverente come un sacerdote all'altare, si ritrasse in un canto e ne torn con una grande e convessa lente di cristallo. Senza guardar Domina egli and a lei e le pose quel cristallo nelle mani. Quando colui che danzava vide il cristallo, si ferm, rugg di nuovo a lungo e furiosamente, si gett in ginocchio dinanzi a Domina, si lecc le labbra, poi, di repente, gettandosi in avanti col viso, addent il cristallo, ne stacc un bel pezzetto, lo mastic con gran rumore, lo ingoi tutto insieme, e ricominci a ruggire. Domina gli porse di nuovo quel cibo strano, mentre i timpani seguitavano a far fracasso e il bambino di sul guanciale guardava coi suoi occhi stanchi. E quando fu sazio, e soltanto un frammento di cristallo rimase nelle mani di Domina, egli cadde in terra e rimase come in estasi.
Allora il secondo giovane si pieg sui timpani, saltellando sul pavimento, schium dalla bocca, rugg, aspir i fumi dell'incenso, scosse la lunga chioma e pose il piede nudo sui carboni infocati del braciere. Poi ne tir via un tizzo e vi strisci sopra la lingua; si pose carboni ardenti sotto le ascelle nude e ve li tenne, stringendosi le braccia ai fianchi; si pose un tizzo come un monocolo nell'orbita. E nel far tutte quelle cose egli non cess mai di saltare, e piegarsi e gettar bava, contraendo la persona come un serpente. Il bambino lo guardava con immobile gravit, e i timpani non si quietarono un momento. Dal ballatoio soprastante si affacciarono alcune teste, ma Domina non le vide: la sua attenzione era attratta dai giovani preti del Sahara, poich cos ella li chiamava nella propria mente, rammentandosi che vi erano fanatici religiosi la cui divozione quasi morbosa sembrava sollevarli al disopra degli ordinari patimenti del corpo.
Ora era la volta di uno dei musici, il quale gett il suo timpano al divoratore di cristallo che s'era svegliato dalla sua estasi. Egli si lev e salt, si cacci una quantit di piccoli pugnali nelle gote, nelle labbra, nelle braccia; con un martello di legno si conficc un lungo chiodo nel capo; si appoggi sulla punta aguzza di una spada voltata all'ins. Con i pugnali infitti nel viso da tutte le parti, con gli occhi sporgenti fra quelli come palle, egli si dimenava in uno svolazzio di capelli e con abbaiamenti di cane. Il bambino lo guardava con immobile attenzione, e i fumi dell'incenso avvolgevano di una nube il cortile.
Allora l'ultimo dei quattro uomini balz in piedi in mezzo a un pi furente rimbombo di timpani. Egli indossava un sudicio burnus; con un grido immerse la mano nel cappuccio e gett al suolo alcune cose che si contorsero, poi cominciarono a correre, ergendo code irrigidite. Egli si chin, soffi su di esse, le prese, lasciando che conficcassero le loro code acuminate nelle sue dita, sollevandole, cos incastrate, molto al disopra del suolo; poi le pos di nuovo in terra, alit sopra ciascuna, descrisse su ciascuna un circolo con l'indice. Il suo sguardo aveva preso una fissit ipnotica: gli scorpioni, come magnetizzati, rimasero fermi, ciascuno al suo posto, dentro il suo cerchio immaginario che era divenuto una gabbia; e il loro signore s'inchin al feticcio dei timpani, salt, ringhi, e si pieg ancora ondulando il corpo fra un arruffio di capelli.
Pareva a Domina che, come gli scorpioni, ella fosse stata magnetizzata; anche lei era di certo costretta in un circolo, anche su lei era sceso il protervo soffio del fanatismo, comandato da qualche orrendo potere. Ella guard gli scorpioni e ne sent una specie di piet. Di tanto in tanto il fanatico piegato ad arco li sbirciava di fra i capelli, si leccava le labbra, scoteva le spalle, ed emetteva un lungo ululato, in cui vibrava un intenso desiderio. I timpani rimbombarono pi affrettati ed energici, e tutti gli uomini cominciarono a cantare un fiero canto, di certo il canto delle anime del deserto rese forsennate dalla religione. Uno degli scorpioni si mosse lentamente, rizz la coda, cominci a correre; e in quell'istante, come a un segnale, il danzatore cadde in ginocchio, abbass il capo, prese l'animale fra i denti, lo mastic e lo ingoi. Nello stesso momento, col rimbombo dei timpani si confusero forti colpi dati alla porta.
Le labbra di Ad si contrassero scoprendo i denti aguzzi, ed egli parve impaurito.
 Batouch! borbott.
Domina si alz. Senza una parola, volgendo le spalle al cortile ella s'incammin per uscire, sempre udendo l'ululato del mangiatore di scorpioni, il rimbombo dei timpani e i colpi dati alla porta. Ad la segu subito, protestando. Alla porta v'era l'uomo col largo viso rugoso e le labbra grosse; quando egli la vide, stese la mano, in cui Domina mise del denaro, indi apr l'uscio da cui ella usc nella notte presso il triplice palmizio. V'era l Batouch, a quanto pareva irritatissimo, con le briglie di due cavalli infilate nel braccio; egli cominci a parlare in arabo a Ad, ma Domina lo ferm con un gesto imperioso, pag Ad, balz subito in sella e galopp nel buio. Ella ud il cavallo di Batouch raggiungerla e volt il capo.
Batouch, ella disse, voi siete l'arabo pi educato che ci sia in questo luogo. A Londra, quando una signora va a cavalcare con un accompagnatore che l'ha in custodia, sapete qual  l'uso pi elegante?
Ella solleticava la sua vanit, e il giovane rispose con un pronto sorriso:
No, signora.
L'accompagnatore le cavalca dietro a breve distanza, in modo che nessuno possa avvicinarsi a lei senza ch'egli lo sappia.
Batouch si ritrasse alquanto e Domina seguit al trotto, congratulandosi con se stessa della buona riuscita del suo espediente.
Ella attravers il villaggio pieno di bianche figure gironzolanti, di luci, e del suono della musica, e si trov subito in fondo alla via lunga e stretta che aveva per lei un significato speciale, come nessun'altra strada aveva avuto mai. Tutte le volte che la vedeva stendersi fino a che non si perdeva nei folti delle palme, la sua immaginazione era eccitata da una bramosia di trovarsi fra terre barbare, da un sentimento nomade quasi irresistibile. Quella strada era per lei un sentiero del destino; quando la percorreva, provava lo strano senso di cambiarsi, di devolversi, di avvicinarsi a qualche ideale: essa aveva su lei l'influsso che una persona pu avere sopra un'altra. Ora per la prima volta ella vi si conduceva di notte, cavalcando nelle fitte ombre dei suoi palmizi. Allent le redini e and pi lentamente: provava il desiderio di non far rumore.
Nella oscurit i boschetti di palme, immoti, sembravano pi esotici che nella luce del giorno; ogni albero si ergeva come una cosa delicatamente intagliata, si profilava nella remota porpora del vuoto. Nel profondo firmamento le stelle ardevano col tremulo palpito che non mostrano mai nei cieli settentrionali. Il mistero di quella notte affricana non sorgeva da vaporosi veli e dal lungo spirare di brezze, ma esalava dalla limpidezza, dalla fulgidezza, dalla quiete; era il pi profondo di tutti i misteri: il mistero della immensit e della pace.
Per la strada non v'era nessuno; il rumore degli zoccoli del cavallo si udiva distintamente nella notte; da tutte le parti, ma in lontananza, i cani da guardia abbaiavano presso le ascose dimore degli uomini; l'aria era calda come in una serra, ma leggera e lievemente imbevuta del profumo sparso dai mistici arredi della notte, che s'avanzava con Domina verso il deserto. Dalla cupezza delle palme uscivano di tanto in tanto tenui note di uccelli notturni, rumori d'insetti ronzanti, il gracidio cristallino di una rana fra le canne di una gora, dietro a un muro bruno ancora caldo. Domina cavalc attraverso uno dei villaggi del vecchio Beni-Mora, silenzioso, senza lumi, con le strade vuote e i caff mauri chiusi; tocc il cavallo col frustino e trott pi rapidamente. Avvicinandosi al deserto, il desiderio di entrarvi cresceva in lei. Ora v'era l'erba ispida, i palmizi cominciavano a diradare; ella udiva pi chiaramente l'abbaiare dei cani cabili e capiva che le tende non erano lontane. Fra i tronchi degli alberi, ella vedeva gi bagliori di fuochi distanti, e al suo orecchio giungeva il suono di corsi d'acque, misto al persistente rumore degl'insetti e ai flebili stridi degli uccelli e delle rane. Di faccia, dove la strada emergeva dalle ombre degli ultimi alberi, si stendeva una vasta oscurit simile a un cielo senza stelle sotto la volta luminosa in cui non era ancora sorta la luna. Ella mise il cavallo al galoppo, e irruppe nel deserto, slanciandosi nel vuoto.
Signora, signora!
La voce di Batouch la chiamava; ella galopp con maggior foga, come chi fugge. I piedi del suo cavallo calpestavano la sabbia quasi morbidamente come quelli di un cammello. La vasta oscurit le veniva di certo incontro, per trarla a s nella notte. Ma a un tratto Batouch le cavalc impetuosamente a fianco, mentre il suo burnus fluttuava dietro a lui sulla sua sella rossa.
Signora, non dobbiamo allontanarci tanto; dobbiamo tenerci presso all'oasi.
Perch?
Non  prudenza andar di notte nel deserto; e poi....
Il suo cavallo fece uno scarto e quasi cozz quello di lei.
E poi?
Protendendosi in arcione, egli disse misteriosamente:
E poi, signora, qualcuno ci  venuto dietro da quando siamo usciti da Beni-Mora.
Chi?
Un cavaliere. Io ho sentito risonar gli zoccoli sulla dura terra: una volta mi sono fermato e voltato, ma non ho potuto veder niente. Anche lui si  fermato; ma quando ho ricominciato a cavalcare, l'ho subito udito di nuovo: qualcuno ha saputo che venivamo qui e ci ha seguiti.
Domina guard dietro a s nella notte violetta, senza parlare; ma ella non ud rumore di cavalli: non vide null'altro che l'oscuro sentiero e la nereggiante ombra lieve dove cominciavano le palme; mise la mano nella fondina della sella, e silenziosamente afferr una piccolissima rivoltella.
Lo so; ma potrebbero essere pi d'uno. Io non ho paura, ma se accadesse qualche cosa alla signora, nessuno mi prenderebbe mai pi per guida.
Domina sorrise un momento, ma il sorriso svan, ed ella torn a guardar nella notte: non provava paura fisica, ma era conscia di una certa inquietudine. La giornata era stata lunga e agitata, e aveva lasciato in lei la sua impronta. La irrequietezza l'aveva tratta nel buio, e dietro la irrequietezza v'era un'ombra di quel terrore che l'aveva presa, quando era rimasta sola nella sala da pranzo. Non era forse quel vago terrore che, scotendo l'irrequietezza, l'aveva mandata alla casa bianca presso il triplice palmizio, l'aveva portata ora nel deserto? Ella lo domandava a se stessa, mentre ascoltava; e l'occulto cavaliere di cui aveva parlato Batouch s'immedesimava, nella sua immaginazione, con le leggendarie vittime del fato: con l'Ebreo nei crocicchi, col marinaro sempre costeggiante le rive irte di rocce del mondo, con colui che saliva a prender parte alla tregenda delle streghe, col lugubre arabo della sabbia. Stringendo sempre la rivoltella, ella rigir il cavallo, e cavalc lentamente verso i fuochi lontani, da cui veniva l'abbaiare dei cani. A qualche centinaio di passi da quei fuochi ella sost.
Mi fermer qui, ella disse a Batouch. Di dove sorge la luna?
Egli stese il braccio verso il deserto che s'incurvava lievemente, quasi impercettibilmente verso l'oriente.
Cavalcate un po' indietro verso l'oasi: disse Domina, quell'uomo a cavallo ci seguiva; se egli s'inoltra ancora, lo incontrerete. Non vi allontanate molto. Fate come vi dico, Batouch.
Con visibile riluttanza egli le obbed. Domina lo vide spingere il cavallo a una distanza tale da poter scorgerla sempre. Allora ella si volt in modo da non vederlo, e si mise a guardare verso il deserto e l'oriente. La rivoltella le pareva quanto mai pesa nella mano; vi gett sopra lo sguardo e ascolt con intensit se udisse lo scalpitio degli zoccoli di un cavallo, e la sua desta immaginazione cre nei suoi orecchi un suono non esistente. Le pareva di udire un galoppo spettrale, come il galoppo dei neri cavalli che portavano Mefistofele e Fausto negli abissi; ma svan quasi subito, ed ella cap ch'era un'illusione. Quella notte ella popolava il deserto di spettri; perfino i fuochi dei nomadi le parevano fuochi che guizzassero in un ricettacolo di streghe, le ombre che passavano dinanzi a quelli, larve che sorgessero dalla sabbia per qualche orgia al lume di luna. Aspettavano anch'essi un segnale dal cielo?
Al pensiero della luna ella tir le redini che pendevano sul collo del cavallo e si spinse alcuni passi innanzi, allontanandosi dai fuochi, tenendo sempre in mano la rivoltella. A che servirebbe contro gli spettri del Sahara? L'Ebreo l'affronterebbe senza paura; perch non il cavaliere di Batouch? Ella la ripose nella fondina della sella.
In lontananza, a oriente, la cupezza del cielo andava lentamente svanendo in un lume misterioso che sorgeva dal mondo sottostante, lume che dapprima era debole e tremulo, pallido di un pallore d'argento e di primola, ma che a poco a poco si accendeva fino a un vivo e ardente oro, contro il quale un gruppo di tre palmizi risaltavano nel deserto, come messaggeri da esso inviati a recare un saluto alla luna: erano neri come giaietto contro l'oro, e bene delineati, quantunque molto lontani. La notte e la vasta pianura da cui sorgevano davano loro un significato etereo; il tronco lungo e sottile, le foglie piumate ricadenti, erano vivi e pieni di passione, come i pensieri notturni di una donna che ha sofferto, ma che si volge, con un gesto di bramosia che non pu aver diniego, alla fulgidezza che alberga nel cuore del mondo. E quelle nere palme sul fondo d'oro, quella quiete di buio e di luce nella immensit, bandirono il lieve senso di orrore in Domina: gli spettri si dileguarono; ella fiss gli occhi sulle palme.
Tutte le note delle cose viventi, che di notte non dormono ma intonano una musica presso gli stagni fruscianti di canne, nei boschi cedui, fra i fili dell'erba e lungo le rive dei ruscelli, le giungevano di nuovo all'orecchio, riempiendole la mente del mistero dell'esistenza. La nota cristallina delle rane era come il cader di qualche cosa di piccolo e di aguzzo su una lastra di vetro. Il turbinio degl'insetti faceva pensare a una vita incessantemente attiva; le flebili note degli uccelli cadevano gi dagli alberi come gioielli scintillanti. E a un tratto Domina sent ch'ella era come niente nella vastit e nella complessit della notte: anche la passione ch'ella sapeva racchiusa, come un fiotto cupo e silenzioso, nell'anima sua, fiotto che una volta straripato dai suoi ripari aveva di certo il potere d'irrompere irresistibilmente per sommergere antichi confini e cambiare la faccia del mondo, anche quella sembrava perdere la sua profondit per un momento, divenir come la prima ondata di una marea sulla sabbia. Ed ella dimentic che la prima ondata ha tutto l'oceano dietro a s.
Il rosso si avvivava e ardeva nell'oro dietro le tre palme, e il cerchio pi alto della luna piena, pur rosso come il sangue, si affacci sul deserto. Domina, protendendosi con una mano appoggiata sul collo caldo del cavallo, aspett sino a che il pieno disco fosse sospeso un momento sull'orizzonte, con i palmizi nella sua cornice di fuoco. Ella non aveva mai veduto una luna apparir cos immensa e vivida come quella che sorgeva portentosa nella notte, fiera eppur serena, luna di un mondo barbaro, quale avrebbe potuto brillare su Erode quando ud la voce del Battista nella sua prigione, o sulla moglie di Pilato quando fu turbata da un sogno. Nel pensiero di Domina quella luna era la potente spettatrice di tragici eventi, gravi di lunghe catene di conseguenze, che si prolungherebbero per secoli, ora che la vedeva volgere lo sguardo sanguigno sul deserto, sulle palme, su lei; e, protesa sul collo del cavallo, ella pure, come la moglie di Pilato, cadde un momento in una specie di strano e torbido sogno, pieno di luce viva ma spettrale, e di ombre che fluttuavano in un fondo di fuoco.
In esso ella vedeva il prete con un fanatico sguardo di avvertimento negli occhi; il conte Anteoni sotto gli alberi del suo giardino; il venditore di profumi nel suo buio bazar; Irena col lungo collo riverso e le braccia sottili penzolanti; l'indovino che stendeva le mani; Androvsky galoppante a cavallo come se fuggisse inseguito. Quest'ultima visione si ripresent pi volte. Mentre la luna si alzava, un torrente di luce che sembrava tragica cadde attraverso il deserto e si dilegu misteriosamente nella luce del sogno ch'ella faceva da sveglia. Le tre palme parvero pi grandi; sembr a Domina di vederle crescere, divenir mostruose mentre stavano proprio in mezzo al sentiero nel notturno splendore; e a un tratto ella si ricord del pensiero che le era venuto mentre sedeva con Androvsky nel giardino, che il sentimento crescesse, cio, nei cuori umani come le palme si alzano nel deserto. Ma quelle palme erano tragiche e aspiravano alla luna sanguigna.
A un tratto ella fu presa dalla paura di sentir troppo; le parve che in lei ne crescesse la possibilit, e cap, con un'acutezza quasi febbrile, la impotenza di un'anima presa nella morsa di una grande passione, sbalestrata qua e l, condotta per strani sentieri sull'orlo, forse nelle profondit, d'incommensurabili abissi. Ella aveva detto a Androvsky che vorrebbe esser nel mondo piuttosto la protagonista di una tragedia, che morire senza aver sentito quanto pi  dato sentire, fosse pur dolore. Non era stato quello il discorso di una donna pazza, o almeno di una donna cos ignara della vita del sentimento da pronunziar parole oziose e ridicole? Di nuovo ella sent disperatamente di non conoscer se stessa, e quella mancanza della pi essenziale di tutte le cognizioni la ridusse per un momento in uno stato di amara disperazione che sembrava peggiore dell'amarezza della morte. L'immensit del deserto la sbigottiva; la luna rossa conteneva nel suo cerchio tutto il sangue dei martiri della vita e dell'ideale. Domina sussult sulla sella: tutto in lei parve riscuotersi e rabbrividire, e un grido per invocar protezione eruppe da lei: il grido della donna che non pu affrontar la vita da sola, che deve trovare un protettore, che sente il bisogno d'aggrapparsi a un forte braccio, che ha bisogno dell'uomo come il mondo ha bisogno di Dio.
Allora le parve di nuovo di vedere Androvsky a cavallo galoppare come inseguito.
Mossa da un desiderio di far qualche cosa per combattere quello strano sgomento nato dal sorger della luna e dalla notte, si eresse sulla sella, e risolutamente si mise a guardare il deserto, sforzandosi di obliar se stessa in una severa contemplazione dei particolari che la circondavano, delle cose esterne che di momento in momento si facevano pi chiare. Ella port con fermezza lo sguardo verso le palme che nettamente rompevano la luce lunare; ma proprio in quel momento qualche cosa di nero mosse da quegli alberi, come se ne avesse fatto parte e ora se ne staccasse con l'intenzione di avvicinarsi a lei lungo il sentiero. Sulle prime non si tratt che di una macchia mobile, informe ed esigua; ma con l'avvicinarsi ella vide che un uomo cavalcava lentamente, forse furtivamente, attraverso la sabbia.
Domina si guard dietro: vide Batouch a poca distanza, e i fuochi dei nomadi. Poi si volse ancora per ricercare l'uomo a cavallo. Egli si avanzava senza indecisione.
Signora! ella ud a un tratto gridare.
Era la voce di Batouch.
Rimanete dove siete! gli grid Domina.
Ella udiva il morbido suono dello zoccolo del cavallo e poteva vedere la positura del cavaliere, il quale si protendeva come scrutando la notte. Domina gli cavalc incontro e gli fu in faccia nella via luminosa, ch'ella aveva immaginato cos tragica.
Voi mi seguite?
Non posso vedervi allontanar sola nel deserto di notte, disse Androvsky.
Ma voi non avete diritto di seguirmi.
Io non posso permettere che vi accada qualche cosa di male, signora.
Domina tacque; un momento prima ella aveva anelato un protettore: ora ne veniva a lei uno, l'uomo a cui ella aveva dato posto fra le leggendarie figure che avevano rattristato e sbigottito l'immaginazione degli uomini. Ella guard la scura persona di Androvsky protesa sul cavallo le cui zampe calcavano la via della luna, e non cap s'egli le ispirasse fiducia o paura. Tutto quel che il prete aveva detto le ritornava in mente, insieme con tutto quello che il conte Anteoni aveva accennato ed era stato visibile nella faccia dell'indovino. Quell'uomo l'aveva seguita nella notte come un custode. Aveva ella bisogno di qualcuno, di qualche cosa per difenderla da lui? Un lieve orrore era ancora su lei. Forse egli se ne accorse, e ne fu ferito, poich si trasse indietro sul cavallo ergendo il busto, e ricominci a parlare con una risolutezza in lui rara.
Lasciatemi rimandar Batouch a Beni-Mora, signora.
Perch? ella domand con voce sommessa, piena di esitazione.
Ora non avete bisogno di lui.
La guardava con un'espressione balda, di sfida, che era la sua risposta alla espressione di vaga diffidenza e di apprensione di Domina.
Come lo sapete?
Egli non rispose alla sua domanda, ma disse soltanto:
Qui  meglio esser senza di lui; posso rimandarlo, signora?
Ella pieg la testa: Androvsky trott verso Batouch, ed ella vide che gli parlava e che questi scoteva la testa, poco persuaso.
Batouch, ella grid, voi potete tornare indietro a Beni-Mora. Verremo subito anche noi.
Il poeta trott verso di lei.
Signora, non  prudente....
Il suono della sua voce fece capire subito a Domina ci di cui ella non era stata ancora sicura, cio, come ella desiderasse di esser sola con Androvsky.
Via, via, Batouch, ella disse. Vi dico di andare.
Batouch volt il cavallo e scomparve nell'oscurit delle palme lontane. Quando furono soli, Domina e Androvsky rimasero silenziosi sui loro cavalli per qualche momento. Avevano il viso voltato verso il deserto, che era ora luminoso sotto la luna. La sua solitudine era imponente nella notte, e sulle prime rendeva impossibile parlare, e perfino difficile pensare.
Finalmente Androvsky disse:
Signora, perch poco fa mi avete guardato in quel modo.... come se esitaste a rimaner sola con me?
A un tratto ella risolvette di dirgli della sua oppressione della notte; le parve che, facendolo, dovesse sentirsi sollevata da qualche cosa che era come una pena al suo cuore.
Non vi si  mai affacciato alla mente che noi non ci conosciamo affatto? ella disse, che non sappiamo scambievolmente nulla della nostra vita? Che cosa sapete voi di me o io di voi?
Egli si dondolava sulla sella e passava le redini da una mano all'altra; ma non disse niente.
Vi parrebbe strano, riprese Domina, se io esitassi, se ancora....
S, egli interruppe con violenza, mi parrebbe strano.
Perch?
Voi vi fidereste di un arabo e non vi fidereste di me, rispose lui con intensa amarezza.
Non ho detto questo.
Eppure sulle prime volevate far rimanere Batouch.
S.
Dunque....
Batouch  il mio accompagnatore,
E io? Forse io non sono che un uomo di cui diffidate, di cui.... di cui qualcuno vi dice di pensar male.
Io giudico da me.
Ma se qualcun altro parlasse male di me?
Non avrebbe su me azione.... durevole.
Aggiunse l'ultima parola dopo una pausa: desiderava di essere strettamente veritiera, e quella notte non era sicura che le parole del prete non avessero fatto impressione su lei.
Durevole! egli ripet; poi disse bruscamente: Il prete mi odia.
No.
E il conte Anteoni?
Il conte Anteoni prova un grande interessamento per voi.
Interessamento per me?
La voce di lui risonava piena di sospetto nella notte.
E voi non desiderate ch'egli si occupi di voi, eh? A me pare che essere indifferenti a tutti sia come vivere eternamente solitari in un deserto senza sole.
Io vorrei.... io sarei contento al pensiero di.... egli si ferm, poi disse, con una specie di risolutezza vergognosa: Potr io mai esser qualcosa per voi?
S, ella rispose con calma.
Eppure preferite esser protetta da un arabo che da me. Il prete ha....
Stasera sento di non esser proprio io.... ella disse, interrompendolo. Forse v' una causa fisica: mi sono alzata prestissimo, e.... non accade anche a voi di sentirvi oppresso, sospettoso, scontento della vita, della gente, di voi stesso, di tutto, senza una ragione? Sapete che cosa sia esser sotto a un incubo senza dormire?
Io! Ma voi....  differente.
Stanotte ho sentito.... sento come se vi fosse qualche cosa di tragico che mi venga incontro, ella disse con semplicit, e sono oppressa.... ho quasi paura.
Quando ebbe detto ci, si sent pi contenta, come se il peso che la gravava si fosse a un tratto alleggerito. Poich Androvsky non parlava, ella lo guard: ai raggi della luna che gli brillavano sul volto, egli aveva un aspetto spettrale: sembrava sfinito e vecchio, e cos cambiato, che ella dur fatica a riconoscerlo, e le parve, per un momento, di essere con un estraneo. Guard subito altrove, fantasticando se ci che aveva veduto fosse semplicemente qualche strano effetto della luna, o se Androvsky fosse davvero alterato da qualche terribile dolore, da una di quelle subitanee angosce che irrompono nell'uomo dalle oscure profondit della sua natura e gli dilaniano l'anima, fino a che tutto il suo essere non sia straziato e gli sembri che l'anima sua sia carne e grondi sangue da mortali ferite.
Il silenzio tra loro fu lungo; in esso ella percepiva adesso un rumore ritmico, che rivelava uno sforzo e una pena: era il respiro di Androvsky. Nella mite e deliziosa aria del deserto egli ansava come un uomo rinchiuso in un sotterraneo. Ella volse di nuovo lo sguardo su lui, lo fiss; ma egli gir il cavallo e cavalcando si allontan di qualche passo. Poi ferm il cavallo: ora egli era semplicemente un'ombra nera, immobile e silente, nel lume di luna. Domina non poteva distogliere gli occhi da quella figura la cui nerezza le dava idea della nerezza di un abisso. La sua memoria udiva ancora quel suono di respiro faticoso o ansimante: lo udiva, e ne palpitava come una persona di cuore sensibile palpita alla vista di un debole oppresso. Ella esit un momento, indi, tratta da un irresistibile impulso di cercar di addolcire quell'angoscia che le era impossibile comprendere, si spinse verso Androvsky. Quando gli fu vicina, non sapeva bene che cosa avesse inteso di fare o di dire. Si sentiva a un tratto impotente, le pareva d'essere un'intrusa, e fu colta da una tremenda timidezza. Ma prima ch'ella avesse tempo di parlare o di agire, Androvsky si volse a lei e disse, alzando le mani che tenevano le redini e poi lasciandole pesantemente ricadere sul collo del cavallo:
Signora, volevo dirvi che domani.... e tacque.
Ebbene? ella domand.
Che domani io lascer Beni-Mora.
Domani! ella disse.
Le parve di non sentir pi il cavallo sotto di s, le redini nelle mani. Non vedeva pi n il deserto n la luna. Bench guardasse Androvsky, non lo scorgeva pi. Al suono delle sue parole le era parso che tutte le cose esteriori a lei note affondassero, come un vascello di cui la carena sia andata a sfasciarsi contro uno scoglio affilato come la lama di un rasoio, come se con quello fossero affondate altres tutte le cose che gi erano in lei: pensieri, sentimenti, perfino le facolt corporee che costituivano la sua vita: il senso del gusto, dell'odorato, dell'udito, della vista, la possibilit di muoversi e di riposarsi a sua volont. Sembrava che non le rimanesse null'altro che la cognizione ch'ella era ancor viva e aveva parlato.
S, domani ander via.
Il viso di lui era sempre voltato da un'altra parte e la sua voce risonava come se egli parlasse a qualcuno in lontananza, a qualcuno che potesse udirlo oltre la possibilit umana.
Domani, essa ripet.
Ella sapeva di aver di nuovo parlato, ma non ud le sue parole; si guard le mani che tenevano le redini, cap di guardarle, ma non le parve di vederle. Il deserto illuminato dalla luna doveva di certo fluttuare intorno a lei e spingersi all'orizzonte in ondate dovute all'affondamento di quel vascello, sommerso a un tratto con le sue innumerevoli vite; ed ella sapeva del moto di quelle onde come l'anima di uno dei naufraghi, gi sprigionata dal corpo, poteva sapere del movimento alla superficie del mare sotto il quale il suo corpo era nascosto.
Ma l'anima, a quanto pareva, non era niente senza il corpo, o, tutt'al pi, soltanto una continuazione della facolt di sapere che tutto ci che era stato non sussisteva pi. Tutto ci che era stato non sussisteva pi!
Alla fine la mente di Domina riprese la sua attivit, e quelle parole vi mulinarono con persistenza. Ella pens al fascino dell'Affrica, a quell'immenso, preponderante fascino che si era impossessato del corpo e dello spirito di lei. Che cosa n'era stato? Che cosa era stato della poesia dei giardini di palme, dei bruni villaggi, delle rosse montagne, delle bianche figure, della musica sussultante? E la mistica attrazione del deserto dov'era adesso? La sua voce, che l'aveva chiamata persistentemente, era a un tratto muta; la sua mano, gi imposta su lei, s'era scostata. Ella lo guard nel lume di luna e non era pi il Deserto, sabbia che aveva un'anima, azzurre lontananze piene di una musica di richiami, spazi popolati di spiriti dal sole: era soltanto una nuda distesa di materia riarsa, arida, informe, desolata, resa spettrale dagli ossami delle cose morte.
Domina udiva abbaiare i cani presso le tende dei nomadi e ronzare gl'insetti, ma non sentiva ancora il cavallo sotto di s. Tuttavia ella andava ricuperando a poco a poco le sue facolt, e quel ricupero portava seco la sua acuta pena fisica, come una persona pu provarla quando, dopo essere stata per annegare, comincia a riprender conoscenza.
Androvsky si rigir; ella vide i suoi occhi che la fissavano; e allora l'orgoglio si dest subito in lei risvegliandola tutta.
Ella sent di avere il cavallo sotto di s, le redini nelle mani, lo sprone al piede. Si mosse sulla sella; il sangue le puls nelle vene fieramente, amaramente, come se fosse divenuto a un tratto pi vivace; le pareva di aver le guance di porpora, che tutto il suo corpo avvampasse, e che la vampa potesse esser veduta dal suo compagno. Per un momento, un manto infocato di vergogna l'avvolse dal capo ai piedi; ma ella incontr con occhi calmi lo sguardo di Androvsky, e le sue labbra sorrisero.
Siete stanco di Beni-Mora? ella disse.
Non ho mai inteso di starvi a lungo, rispose lui a capo chino.
Qui non v' molto da fare. Dobbiamo ora cavalcare verso il villaggio?
Ella volt il cavallo, e nel voltarlo gett un altro sguardo sui tre palmizi che si ergevano in lontananza nel sentiero della luna: sembravano tre spiriti maligni che alzassero le mani per maledire. Per un momento rabbrivid sulla sella; poi tocc il cavallo con lo scudiscio e volse lo sguardo altrove. Androvsky la segu e le cavalc a fianco in silenzio.
Per giungere all'oasi passarono presso le tende dei nomadi i cui fuochi erano per estinguersi. I cani da guardia abbaiavano furiosamente e davano strattoni alle funi che li legavano ai cavicchi delle tende, accanto ai brevi chiusi di frasche le cui porte erano protette da luridi stracci. Gli arabi erano tutti dentro, di certo agglomerati in terra a dormire. Una tenda era piantata isolatamente, a parecchia distanza dalle altre, sotto le prime palme dell'oasi; un fuoco languiva gettando un incerto raggio di luce su qualche cosa di oscuro steso in terra fra il bagliore e la tenda. Legato alla tenda v'era un gran cane bianco, che non abbaiava, ma che uggiolava come in un'angoscia, pauroso. Prima che Domina e Androvsky giungessero presso la tenda, l'uggiolare del cane giunse a loro e li sorprese: v'era in esso una nota umanamente espressiva, come di persona che cercasse di emettere qualche parola ma che fosse rattenuta dall'orrore. Ad ambedue venne fatto di fermare i cavalli e di stare in orecchio, poi si rimisero a cavalcare. Quando giunsero alla tenda videro la cosa scura stesa accanto al fuoco.
Che cos'? sussurr Domina.
Un arabo addormentato, suppongo, rispose Androvsky fissando l'oggetto immobile.
Ma il cane.... Ella guard la bianca forma che saltellava freneticamente contro la tenda. Ne siete sicuro?
Dev'essere un arabo di certo. Guardate:  avvolto di cenci e ha il capo coperto.
Non so.
Ella aguzz la vista. Il cane uggiolava ancor pi forte come se facesse ogni sforzo per dir loro qualche cosa di terribile.
Vi rincrescerebbe di scendere e andare a vedere che cosa c'? Io terr il cavallo.
Androvsky balz di sella; Domina prese le sue redini, e lo guard camminare verso la cosa stesa presso il fuoco. Egli vi si pieg sopra, la tocc, diede indietro; poi, con uno sforzo risoluto, s'inginocchi al suolo accanto a quella e pose la mano sugli stracci che la coprivano. Dopo aver contemplato un momento quel che v'era sotto, lasci ricadere i cenci, o meglio se ne sbarazz con un gesto violento, si alz, ritorn da Domina, e la guard senza parlare. Ella pieg il capo.
Ve lo dir io, ella esclam. Ve lo dir io che cosa c': si tratta di una donna morta.
Le parve che la cosa scura stesa accanto al fuoco fosse lei stessa.
S, disse Androvsky.  una donna che  stata strangolata.
Poveretta! disse Domina. Povera, povera donna!
E le parve di compianger se stessa.
 ...
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...
Capitolo 6.
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...
Stesa nel letto al buio, tutta la notte Domina ud l'orologio della chiesa sonare le ore. Ella non era irrequieta, bench fosse desta. Veramente si sentiva come una donna a cui fosse stata fatta un'iniezione di morfina, e non desiderasse pi di muoversi. Se ne stava l stesa, contando i minuti che formavano le ore scorrenti, contandoli con calma, con inesorabile e quasi fredda padronanza di s; li contava meccanicamente, e poteva al tempo stesso pensare ai particolari che avevano tenuto dietro alla scoperta della donna assassinata presso la tenda: Androvsky che aveva dischiuso la tenda e l'aveva trovata vuota, la loro breve cavalcata all'accampamento l prossimo, per risvegliare gli arabi che v'erano addormentati, luridi nomadi avvolti in vestiti racconciati, donne non velate col viso grinzoso, gli occhi spiritati, e cariche di grosse trecce finte e di amuleti. Dalle tende le strane figure si erano riversate nella luce della luna e dei fuochi morenti, gesticolando, parlando forte, furiosamente, in un linguaggio bizzarro a lei inintelligibile. Condotte da Androvsky, erano andate al cadavere mentre l'aria era lacerata dal frenetico abbaiare di tutti i cani da guardia e dall'uggiolare di quello ch'era stato testimone dell'assassinio. Poi, nella notte, si erano alzate le desolate grida delle donne, lamenti che pareva trafiggessero gli astri e si ripercotessero nei pi remoti confini del deserto; e nella fredda radiosit bianca della luna si era presentata agli occhi di Domina una selvaggia visione di dolore: braccia nude gesticolanti come se tentassero d'imporre al cielo una vendetta; mani adunche che cospargevano di terra teste da cui pendevano scongiuri, catene d'argento annerito e ciondoli di corallo evocanti sangue coagulato; corpi che ondeggiavano e si contorcevano come se colpiti da convulsioni o straziati da sette diavoli. Ella si ricordava quanto strana le fosse sembrata la vasta calma, il vasto silenzio che attorniava quel rumoroso impeto di umanit, come le fosse parsa indifferente la luna enorme, spietate le stelle sfolgoranti, febbrile e irritante il bagliore delle fiamme che guizzavano e vanivano, come cose ancora viventi, ma nell'agonia della morte.
Poi era seguita la silenziosa cavalcata di ritorno a Beni-Mora con Androvsky lungo la via diritta che aveva sempre avuto un gran fascino sul suo spirito portato alle avventure. Avevano cavalcato lentamente, senza guardarsi, senza scambiarsi una parola. Ella si era sentita arida e stanca, come una vecchia che ha attraversato una lunga vita di sofferenze ed  arrivata in una regione in cui ogni acuto sentimento  incapace di esistere, poich a una certa altezza dalla terra la vita umana non pu esistere pi. Lo scalpitio degli zoccoli dei cavalli risonava sulla terra rude come il suo cuore, fredda come la temperatura della sua mente. Il suo corpo, che per il solito secondava il pi lieve movimento del suo cavallo, stava rigido in sella. Ella si ramment poi che una volta, quando il cavallo aveva inciampato, aveva cacciato un urlo con un'ira repentina e quasi feroce, e aveva alzato lo scudiscio per percuoterlo. Ma la mano era ricaduta inerte, ed ella era di nuovo ripiombata nella sua fredda fantasticheria.
Giunti che furono all'albergo, ella era scivolata a terra pesantemente, e pesantemente aveva salito la scala della veranda, seguita da Androvsky. Senza volgersi a lui o dargli la buonanotte, se n'era andata in camera: non aveva agito con voluta rudezza o indifferenza; veramente si era sentita incapace di volere; aveva semplicemente dimenticato, per la prima volta forse in vita sua, un comune atto di cortesia, come una persona attempata talvolta si dimentica della nostra presenza e si chiude in se stessa. Androvsky non aveva detto nulla, non aveva cercato di attirar la sua attenzione: ella aveva udito i suoi passi perdersi nella veranda; poi, meccanicamente, si era spogliata ed era andata a letto, dove adesso stava immobile contando i minuti fuggenti.
Ora Domina si accorgeva del suo stato di quiete e lo connetteva con la quiete della donna morta presso la tenda. Ella giaceva, per cos dire, a vegliare il proprio cadavere, come un cattolico veglia un cadavere non ancora deposto nella sepoltura; ma in questa camera di morte non v'erano fiori, non candele accese, non labbra mosse alla preghiera; ella era andata a letto senza pregare, se ne ricordava ora, con indifferenza. Chi  morto non prega: i viventi pregano per lui; ma neppur chi vegliava poteva pregare. Un'altra ora son alla torretta della chiesa. Ella ascolt lo squillo, ma tralasci di contare i minuti, e quella sosta fece pi perfetta la pace della donna morta.
Quando si lev il sole, la sensazione di morte spar da Domina, lasciandosi per dietro una torpidit di mente e di corpo da lei non provata mai prima di quella notte. Susanna, andando a chiamarla, esclam:
La signorina si sente male?
No; perch mi dovrei sentir male?
La signorina ha un certo viso.... disse la cameriera, guardandola coi suoi occhi rotondi e curiosi. Come se....
Ella esit.
Datemi il t, disse Domina.
Mentre lo beveva, ella domand:
Sapete a che ora parte da Beni-Mora il treno.... il treno dei passeggeri?
S, signorina. C' una sola partenza, dopo mezzogiorno: me lo disse il signor Helmuth.
Oh!
Che vestito devo...?
Uno qualunque: quello di tela bianca che avevo ieri.
S, signorina.
No, non codesto. Un altro qualunque. Far molto caldo?
Molto, molto caldo; non c' nemmeno una nuvola in cielo.
Strano! disse Domina a voce cos bassa, che Susanna non l'ud.
Quando si fu alzata e vestita ella disse:
Vado nel giardino del conte Anteoni; credo che.... S, prender un libro con me.
And nel suo salottino e guard i volumi sparsi, alcuni libri di devozione, viaggi, libri di giuochi e di esercizi, i poemi del Rossetti e del Newman, alcuni romanzi francesi e quelli di Giovanna Austen, dei quali, cosa strana se si consideri il suo temperamento, Domina era avida. Per la prima volta in vita sua essi la colpirono come manierate, meschine cronache di una vita falsa, esangue, artificiale. Ritorn in camera, prese il volumetto bianco della Imitazione che teneva sempre vicino al letto, e usc sulla veranda. Non guard n a destra n a sinistra, ma scese subito la scala e s'incammin per il portico.
Quando giunse al cancello del giardino, ella esit prima di bussare: la vista della villa, degli archi, delle bianche mura e del recinto di alberi ch'ella conosceva, le spiacque cos vivamente e in modo tanto inatteso, che si sent atterrita e sofferente, e sent un prepotente bisogno di recarsi subito in qualche luogo ignoto che non potesse ridestarle in mente alcuna reminiscenza.
Forse si sarebbe recata nell'oasi, o lungo il sentiero che costeggiava il letto del fiume, se Smain non avesse aperto placidamente il cancello e non fosse uscito fuori a incontrarla, tenendo una gran rosa vellutata nella mano sottile.
Egli present il fiore a Domina, senza una parola, sorridendo languidamente con occhi in cui il sole sembrava imprigionato e costretto a una scintillante cupezza; e mentre ella lo prendeva e lo faceva rigirar fra le dita, guardandone i petali vinati su cui s'erano posate alcune goccioline d'acqua brillanti di luci tenui e argentine, si ricord della sua prima visita nel giardino, e del misterioso incanto che le aveva aleggiato intorno dal cancello, alla vista della luce dorata fra le folte ombre degli alberi, del senso di romantica attesa nato in lei nel mettere il piede sulla sabbia e nel vedere dinanzi a s i tortuosi sentieri sparire nell'oscurit fra i ruscelli assiepati di rosei gerani.
Quel giorno le pareva lontano, come la rimembranza della prima fanciullezza nel cuore di chi  gi vecchio.
Adesso che il cancello era aperto, ella risolvette di andare nel giardino; tanto era l che altrove. Vi s'inoltr, tenendo la rosa in mano; una delle gocce d'acqua scivol da un petalo esterno e cadde sulla sabbia. A Domina parve una lacrima. La rosa piangeva, ma ella aveva gli occhi asciutti. Ella tocc la rosa con le labbra.
Oggi il giardino era per lei come un estraneo, ma un estraneo con cui un giorno, molto tempo indietro, ella fosse stata in intimit, in cui avesse confidato, e da cui fosse stata tradita. Lo guard, e cap che le era parso bello e che lo aveva amato. Dai suoi recessi erano venuti a lei stuoli di sogni; le foglie dei suoi alberi l'avevano toccata con tenere mani, le acque dei suoi ruscelli le avevano mormorato le cose nascoste che giacciono nel seno della gioia; i raggi d'oro che scherzavano fra i suoi fragranti viali avevano scherzato anche attraverso le ombre del suo cuore, producendovi un calore e una luce che sembrava venissero dal cielo. Ella comprendeva questo, come si comprende l'apparente benevolenza dell'amico che non  pi amico; e ne soffr come del pensiero della ricordata intimit con chi si dimostr traditore. A Domina non sembrava che vi fosse nulla di ridicolo in quella personificazione del giardino, come gi non aveva veduto nulla di ridicolo nel suo pensiero del deserto come un essere vivente; ma il fatto di personificare cos istintivamente la natura che la circondava, dava al giardino un aspetto ch'era, ai suoi occhi, ostile e anche minaccioso, come s'ella si trovasse dinanzi a un amore mutato in odio, a una fredda e ostile vigilanza che troppe cose sapesse di lei, a cui ella avesse una volta detto tutti i suoi felici segreti e mormorato tutte le sue speranze. Domina non odiava il giardino, ma le pareva di temerlo; le foglie che stormivano accrescevano la sua inquietudine; i recessi, che una volta erano stati per lei ritiri popolati di tranquille beatitudini, erano divenuti ora agguati in cui si appiattavano vigili nemici.
Tuttavia ella non lasci il giardino, poich oggi qualche cosa sembrava dirle ch'era destinato ch'ella soffrisse; ed ella in ispirito chin la testa al decreto.
S'inoltr lentamente fin che non giunse alla stanza dei fumatori; vi entr e sed.
Non aveva veduto alcuno dei giardinieri n udito la nota di un flauto. La giornata era molto calma; ella guard lo stretto vano della porta e si ricord esattamente della positura del conte Anteoni durante il loro primo colloquio, tenendo in mano un ramoscello penzolante di bugainvillea: ella lo vedeva come un'ombra che il deserto si fosse presa. Abbassando lo sguardo al tappeto di sabbia, si raffigur l'indovino accoccolato l dentro e si ricord della sua profezia, e nel raffigurarlo cap che vi aveva creduto. Aveva creduto che un giorno cavalcherebbe nel deserto sotto la tempesta, e che con lei, sotto le cortine di un palanchino, vi sarebbe un compagno; l'indovino non le aveva detto chi sarebbe quel compagno: intorno a lui v'era l'oscurit che lo rendeva invisibile agli occhi del veggente.... ma il cuore le aveva parlato, ella aveva veduto l'altra figura nel palanchino: era un uomo.... era Androvsky.
Ella aveva creduto che sarebbe andata nel deserto con Androvsky, con quel viaggiatore di cui non conosceva la vita, l'anima, nulla. Un innato fatalismo le aveva detto cos. E ora...?
L'oscurit dell'ombra sotto gli alberi, in quel recesso pi recondito del giardino, cadde su lei come il buio di quella tempesta in cui il deserto era cancellato, e l'atterr perch sent che doveva viaggiare sola nella tempesta. Fino allora era stata molto sola nella vita e aveva provato che una tal solitudine era arida, che in essa era difficile muoversi, perch inceppava i passi del pellegrino che volesse salire alle vette della vita. Ma fino allora non aveva mai sentito la fiera tragedia della solitudine, l'assoluto terrore di essa. Mentre sedeva nella stanza dei fumatori, tenendo gli occhi chini sulla sabbia bene spianata, disse a se stessa che fino a quel momento non aveva avuto idea del significato della solitudine: la solitudine era il deserto entro un'anima umana, ma il deserto senza sole. E Domina cap questo, perch finalmente amava. Il cupo e silenzioso fiotto della passione ascoso in lei aveva rotto i suoi argini; le vecchie pietre di confine erano state spazzate via per sempre; la faccia del mondo era cambiata.
Ella amava Androvsky; tutto in lei lo amava: tutto quel ch'ella era stata, tutto quel che era adesso, tutto quel ch'ella potrebbe mai essere, lo amavano; ci che era fisico in lei, ci che era spirituale; il cervello, il cuore, l'anima; il corpo, e la fiamma che vi ardeva; tutto quel che formava in lei il portento che  la donna, lo amavano. Ella era tutta amore per Androvsky; le pareva di non esser niente altro, di non essere mai stata niente altro. Gli anni passati non contavano nulla, la pena che l'aveva trafitta quando sua madre fugg, che l'aveva tormentata quando suo padre mor bestemmiando, non era nulla: non v'era in lei posto che per l'amore di Androvsky. In quel momento perfino il suo amore verso Dio sembrava fosse stato espulso; se ne ricord dopo; ora non ci pensava: per lei non c'era che un universo con un'unica figura: Androvsky. Ella non conosceva se stessa se non nell'amore per lui; era inconscia della Potenza Creatrice a cui ella doveva ch'egli fosse per essere amato da lei: ella era la passione, ed egli era quello a cui la passione fluiva.
Il mondo era la corrente e il mare.
Mentre sedeva l, con le mani piegate in grembo, gli occhi chini, e i fiori purpurei intorno a s, Domina si sent alleggerita, detersa, come se si fosse sbarazzata di una quantit di piccole cose, per dar posto alla grande cosa che da allora in poi doveva per sempre albergare in lei e dominar la sua vita. L'ardente vergogna di cui era stata conscia la notte precedente, quando Androvsky le aveva detto della sua prossima partenza ed a lei era parso di esser colpita dalla folgore, l'aveva lasciata del tutto; ora se ne ricordava con sorpresa: come aveva potuto vergognarsi dell'amore? Pens che le sarebbe impossibile di vergognarsi pi, anche se Androvsky sapesse tutto ci ch'ella sapeva. Proprio allora l'immensa verit del suo sentimento vinceva qualsiasi altra cosa e la faceva sembrar falsa; ed ella disse fra s che in verit non sapeva di che vergognarsi. Ma con la cognizione della immensa verit del suo amore, venne la cognizione dell'immenso dolore che poteva, che doveva sussistere a fianco di esso.
A un tratto ella si mosse; alz gli occhi dalla sabbia e volse lo sguardo al giardino. Oltre a quella verit dentro di lei v'era un'altra cosa nel mondo che era vera: Androvsky se ne andava; mentre ella sedeva l, i momenti passavano, formavano le ore che si curvavano verso la distruzione. Adesso ella stava seduta l nel giardino, e Androvsky era poco lontano; scorrerebbe silenziosamente un po' di tempo: ella sederebbe l, e Androvsky si troverebbe lontano assai, uscito dal deserto, uscito dalla sua vita, di certo per sempre. E il giardino non sarebbe cambiato: ogni albero rimarrebbe al suo posto, ogni fiore effonderebbe ancora il suo olezzo; la brezza seguiterebbe a scherzare fra l'intrico delle fronde, le correnti a saltellare tra i margini sabbiosi dei ruscelli; il sole inesorabile rifulgerebbe e il deserto sussurrerebbe, nelle sue azzurre lontananze, di cose invisibili che sempre abitano al di l.... e Androvsky sarebbe partito. La loro breve conoscenza, tanto piena di pena, d'inquietudine, di riserbo, cos frammentaria, cos turbata da repentine violenze, da ignoranza, perfino da un senso di orrore da una parte, e da un quasi costante sospetto dall'altra, sarebbe giunta al termine.
Domina era stordita da quel pensiero, e si guardava intorno come se aspettasse che la Natura inanimata sorgesse in armi per lei contro quel destino; tuttavia per un momento ella non pens ad armar se stessa. Aveva lasciato l'albergo senza cercar di vedere Androvsky; non intendeva farvi ritorno fin che egli non se ne fosse andato. L'idea di cercarlo non le pass nemmeno per la mente: v' una intensit di sentimento che genera azione, ma vi  una maggiore intensit che rende impossibile l'azione: il sentimento che sembra mutare un essere umano in una nicchia di pietra dentro la quale ardono tutti i fuochi della creazione. Domina cap che non si moverebbe di dov'era fino a che il treno, uscendo da Beni-Mora, non strisciasse lungo il letto del fiume.
Aveva posato il volumetto della Imitazione sul sedile l accanto, ed ora lo riprese in mano. La vista delle pagine familiari la fece pensare per la prima volta: "Amo io ancora il Signore?" E subito dopo veniva il pensiero: "L'ho mai amato?" La cognizione del suo amore per Androvsky, per quell'anima da lei veduta attraverso il corpo come una fiamma attraverso il vetro, le fece in quel momento credere che se avesse mai pensato, e di certo lo aveva pensato, di amare un essere da lei non mai veduto, non mai balenato alla sua immaginazione, ella aveva ingannato se stessa. L'atto di fede non era impossibile, ma l'atto d'amore per l'oggetto su cui si concentrava quella fede le pareva ora impossibile. Perch il suo corpo, che rimaneva in lei passivo, era pieno di fermento, fremente di vita. La carne che fino allora aveva dormito erasi risvegliata e conosceva se stessa. Ed ella non poteva pi a lungo credere di amare ci che la sua carne non poteva toccare, ci di cui la sua carne non poteva sentire il tocco. E disse a se stessa, senza terrore, perfino senza rammarico:
Io non amo, io non ho mai amato Dio.
Ella riabbass gli occhi sul libro:
"Indicibile, invero,  la dolcezza della tua contemplazione, che tu spandi su coloro che ti amano."
La dolcezza della tua contemplazione! Ella ricord il volto di Androvsky che la guardava circonfuso di sole quando s'incontrarono la prima volta nel paese azzurro. In quel momento ella lo poneva consciamente in luogo di Dio, e nulla diceva in lei "Tu commetti peccato mortale."
Ritorn al libro, e i suoi occhi caddero sulle parole lette la prima mattina in Beni-Mora.
"L'amore veglia, e anche dormendo  vigilante. Affaticato non si stanca, inceppato non si raffrena, minacciato non si turba, ma, come fiaccola vivace e ardente, guizza in alto e va oltre sicuro. Chiunque ama conosce il grido di quella voce."
Quelle parole ella le aveva sempre amate e le teneva per le pi belle del libro; ma ora vennero a lei con la freschezza della prima mattina di primavera che fosse mai spuntata sul mondo. La loro profondit le si faceva ora chiara, e con quella profondit, la profondit del proprio cuore. La paralisi dell'angoscia la lasci; non guard pi la Natura come il muto che ricerchi chi lo aiuti; poich quelle parole la fecero tornare in s, guardare in se stessa e nel suo amore, e conoscerlo: "Minacciato non si turba.... va oltre sicuro." Questo era proprio vero, vero come il suo amore. Ella abbass lo sguardo nel suo amore, e vide la faccia di Dio, ma pens di vedere soltanto la faccia dell'amore umano. Ed era cos bello e cos forte, che perfino le lacrime sparse su di esso le diedero coraggio, ed ella disse fra s:
"Non importa, nulla pu importare fino a che avr questo amore in me. Egli se ne va, ma io non sono mesta, poich sto per andarmene con lui; l'amor mio, tutta me stessa andr con lui, rimarr sempre con lui."
Proprio allora le parve che se avesse veduto Androvsky steso morto dinanzi a lei sulla sabbia, non si sarebbe sentita infelice. Nulla pu recar male a un grande amore. Era l'unica cosa permanente, eternamente vitale, rivestita di una corazza di fuoco che nessuna arme potrebbe trafiggere, libera da ogni terrore delle cose esterne, perch racchiudeva la sua sicurezza entro il proprio cuore, una sicurezza perpetua, perfetta, intera, per se stessa ed in se stessa. Poich quel momento di paura la lasciava, anche la irrequietezza la lasciava. Chiunque l'avesse guardata dal giardino avrebbe veduto in lei una grande e calma letizia.
Ora si udiva un passo sulla sabbia dei viali del giardino: un uomo che andava lentamente, con una specie di appassionata riluttanza, come se un'immensa forza cercasse di farlo indietreggiare, ma fosse vinta a fatica da qualche cosa di ancor pi forte che lo traeva innanzi, passava dallo splendore del sole all'ombra del giardino, e cominciava a scandagliarne i silenziosi recessi. Era Androvsky. Egli pareva prostrato, invecchiato e sgomento: due rughe gli si approfondivano presso la bocca; le sue labbra tremavano; pareva ch'egli avesse il viso emaciato come un uomo consunto dal male, e il color bronzo della sua pelle aveva un aspetto di pallore che, ove fosse stato pienamente visibile, sarebbe apparso pi tremendo di quello di un cadavere. Nei suoi occhi v'era un'espressione atona di fiero dolore misto a un'ira feroce, come se egli fosse tormentato da qualche terribile pena, e maledicesse se stesso perch soffriva, come un uomo pu maledirsi per aver fatto una cosa voluta fare ma non necessaria. Un'espressione a quel modo pu talvolta vedersi negli occhi di coloro che resistono a una grande tentazione.
Egli cominci a scandagliare il giardino, come di soppiatto ma minutamente; di tanto in tanto si fermava; indi voltava, e si riavvicinava un pochino al semicerchio di sabbia inondato dal sole, dove sorgeva la villa; poi, con maggior risolutezza, e affrettando il passo, riprendeva la via fra le ombre dormienti sotto gli alberi che si ergevano folti. Mentre passava fra quelle, egli stese parecchie volte le mani tremanti, spezz qualche ramo e lo gett sulla sabbia, calpestandolo pesantemente e quasi affondandovelo. Una volta parl da s solo con una voce sommessa che sobbalzava come s'egli vincesse con difficolt i singulti che gli salivano alla gola.
De profundis, disse. De profundis.... de profundis....
La sua voce langu; egli si strinse una mano nell'altra, e seguit ad andare silenziosamente.
Ora s'incamminava verso la stanza dei fumatori dove Domina stava ancor seduta, con una mano posata sulla pagina aperta le cui parole avevano illuminato il buio del suo spirito. Androvsky vi giunse cos lentamente, ch'ella non ud il suo passo. Egli la vide, rimase fermo sotto gli alberi, e stette a guardarla a lungo; e intanto il suo volto cambi in modo ch'egli parve divenuto un altro uomo: la ferocia del dolore e dell'ira si dissiparono dai suoi occhi che si empirono di un'espressione di profonda maraviglia, poi di ondeggiante incertezza, poi di dura, virile risoluzione.... espressione d'intima lotta ch'era piena di forza e di passione: l'aspetto sgomento, vergognoso, di cui era gi improntato il suo volto, specialmente nelle labbra, spar: egli parve ringiovanito a un tratto. Eresse la persona, le sue mani non tremarono pi: usc di fra gli alberi e s'inoltr fino al vano della porta dov'era Domina.
Domina sollev lo sguardo, lo vide, e si alz con calma, stringendo le dita attorno al suo libriccino.
Androvsky, che si ergeva proprio nel vano della porta, si tolse il cappello, lo tenne in mano, e disse:
Son venuto per salutarvi.
Fece un movimento come per entrar nella stanza, ma Domina lo ferm, avanzandosi subito all'aperto; sentiva di non potergli parlare circondata dalle pareti, sotto un tetto; egli si ritrasse, e Domina usc fuori e gli si mise accanto sulla sabbia.
Lo sapevate che sarei venuto? egli disse.
Ella not ch'egli non la chiamava pi "signora", e anche che nella sua voce v'era un suono che non aveva mai udito, una nota di padronanza di se stesso che dava idea di uno spirito raccolto in se medesimo e conscio della propria forza di azione.
No, ella rispose.
Sareste tornata all'albergo stamattina? egli domand.
No.
Egli tacque per un momento; poi disse lentamente:
Voi dunque.... voi dunque non desideravate.... non intendevate di rivedermi prima ch'io me ne andassi?
Non  per questo. Io sono venuta qui nel giardino.... son venuta qui.... perch volevo esser sola.
Voi sentite il bisogno di esser sola? disse Androvsky. Sentite il bisogno di esser sola?
Gi la forza svaniva dalla sua voce e dal suo aspetto, e l'antica inquietudine si risvegliava in lui: una tremenda espressione di pena pass nei suoi occhi.
Era per questo.... era per questo che sembravate tanto felice? egli disse con voce rauca, tremante.
Quando?
Sono rimasto parecchio a guardarvi, mentre eravate l, addit la stanza, e avevate il viso felice.... avevate il viso felice.
S, lo so.
Voi sarete felice, sola? Sola nel deserto?
Mentre egli diceva questo, Domina sent a un tratto l'angoscia delle aride distese, l'angoscia delle vastit spopolate: tutto il suo spirito si abbatt e trem, tutta la grande gioia del suo amore le mor in cuore: ora ella s'inabissava nei suoi pi profondi, cupi baratri.... Lo guard, e non disse nulla.
Voi non sarete felice, sola.
La voce di Androvsky non tremava pi; egli le afferr la mano sinistra, goffamente, nervosamente, ma la tenne stretta nella sua al proprio fianco, e seguit a parlare.
Nessuno  felice, solo. Nessuno.... siano uomini o donne, fanciulli, animali. Un uccello attravers a volo lo spazio ombroso, sotto gli alberi, seguto da un altro uccello; egli li addit a lei; poi essi scomparvero. Anche gli uccelli devono aver compagnia; egli prosegu, ogni essere vivente ha bisogno di un compagno.
S.
Ma allora.... voi.... voi rimarrete qui sola nel deserto?
Che cos'altro posso fare? ella disse.
E quel viaggio, egli riprese, tenendo sempre la mano di lei contro il suo fianco, il vostro viaggio nel deserto.... lo farete sola?
Che altro posso fare? ella ripet a voce pi bassa.
Le pareva ch'egli la spingesse deliberatamente nel buio profondo.
Voi non andrete.
S, andr.
Domina parlava con convinzione. Anche in quell'istante, soprattutto in quell'istante, ella capiva di dover obbedire al richiamo del deserto.
Io.... io non conoscer mai il deserto, egli disse. Credevo.... mi pareva che anch'io.... che anch'io dovessi andarvi. Avrei voluto andarvi: voi mi avevate fatto sentire il bisogno di andarvi.
Io?
S. Una volta mi diceste che la pace doveva albergare in esso; fu sulla torre.... la prima volta che parlaste con me.
Me ne ricordo.
Io fantasticai.... spesso fantastico dacch mi parlaste.
Ella sapeva di esser guardata da lui con intensit, ma teneva gli occhi sulla sabbia. V'era in essi qualche cosa ch'ella sentiva che Androvsky non doveva vedere, una luce che vi era venuta proprio mentre le balenava in mente che gi sulla torre, anche prima di conoscerlo, ella lo aveva amato. Era quell'amore, gi nato nel suo cuore, ma ancora inconscio della propria esistenza, che aveva in lei cos stranamente accresciuto l'incanto della sera affricana, quando la contemplava insieme con lui. Ma innanzi.... ella cap a un tratto di avere amato Androvsky fin da principio, fin dal momento in cui il suo viso le era apparso nel sole; e appunto per questo l'entrata di lei nel deserto era stata piena di cos straordinario significato. Quell'uomo e il deserto erano, erano sempre stati, una cosa sola nella sua mente: ella non aveva mai pensato all'uno senza pensare all'altro; ella non era mai stata misteriosamente chiamata dal deserto senza udire, come eco lontana, la voce di Androvsky, o tratta verso i mistici richiami delle azzurre distanze senza sentirsi attrarre dai mistici richiami di un cuore a cui rispondeva il suo. Il legame tra quell'uomo e il deserto era indissolubile: ella non sapeva concepire come potessero disgiungersi, e nell'accorgersene si accorse altres che qualche cosa cambiava tutto l'animo suo in fiamma.
Ella non poteva concepire un Androvsky che non amasse lei, che non l'avesse amata fin dal primo momento in cui egli l'aveva veduta nel sole. A lui pure il deserto aveva fatto una rivelazione: la rivelazione del volto di lei e dell'anima che v'era ascosa, e che per mezzo di esso contemplava. Nella fiamma del sole, mentre andavano per il deserto, le fiamme dei due spiriti si erano congiunte; questo ella lo sapeva e per sempre: come era dunque possibile che Androvsky non andasse con lei laggi nel deserto?
Perch mi parlaste? egli disse.
Venimmo nel deserto insieme, rispose Domina, semplicemente. Dovevamo conoscerci.
E ora.... ora.... noi dobbiamo dirci....
La voce di Androvsky si spense. In lontananza v'era un suono argentino di squilla. Domina non aveva mai udito la campana della chiesa da quel giardino, e ora le parve di udirla non con le orecchie, ma con lo spirito. Mentre ascoltava, ella sent la mano di Androvsky, gi calda sopra la sua, farsi gelida. Egli le lasci andar la mano, ed ella fu ancora colpita dal tremendo suono udito la scorsa notte nel deserto, quando egli aveva voltato il cavallo e si era scostato da lei. E adesso, come allora, egli si voltava da un'altra parte in silenzio: ma ella sapeva che questa volta egli l'avrebbe lasciata, che quel movimento era il suo saluto finale.
A capo chino, egli fece qualche passo. Era vicino alla voltata del sentiero. Domina lo segu con lo sguardo, sapendo che fra un attimo non potrebbe contemplar pi che gli alberi e la sabbia. Affiss dunque la persona piegata, raccogliendo tutte le sue facolt, erompendo tacitamente nel grido appassionato, disperato: "Rammentalo.... rammentalo com'.... qui.... dinanzi a te.... proprio com'.... per sempre!" Mentre egli giungeva alla svoltata, nella lontananza del giardino si alz la vibrazione del flauto di Larbi.... Androvsky si ferm, rimase immobile, con le spalle volte verso Domina. E Larbi, nascosto e distante, diffondeva le sue piccole note di amore affricano, di un amore nel deserto dove il sole  sempiterno e la passione dell'uomo  calda come il sole, dove regna la Libert alzando i suoi cembali che sono come dischi di fuoco, e sulla cui sabbia si odono i passi della Indipendenza che incede verso il mezzogiorno.
Larbi sonava, sonava senza tregua, instancabile come l'amore che sbocci col mondo, ma che non morir quando il mondo muore.
Allora Androvsky torn rapidamente indietro, fin che non giunse al luogo dove stava Domina. Egli le pos le mani sulle spalle.... poi si prostr nella sabbia, mentre le sue mani scendevano sul petto e lungo tutto il corpo di lei, fin che non si avviticchiarono alle sue ginocchia. Egli prem il volto nella veste di lei, contro le ginocchia di lei.
Vi amo, disse, vi amo.... ma non mi ascoltate.... voi non dovete udire queste parole.... non dovete. Ma io devo dirle. Non posso.... non potevo andar via senza dirle: vi amo.... vi amo.
Domina lo udiva singhiozzare stretto ai suoi ginocchi, e il suono del suo pianto era come la vivente espressione della sua forza.
Ella mise le proprie mani alle tempie di lui.
Io sto ad ascoltare, ella disse. Devo udir le vostre parole....
Androvsky alz lo sguardo, balz in piedi, le mise le mani dietro le spalle, la trasse a s, e pos le labbra sulle sue labbra, stringendosi col proprio corpo al corpo di lei.
Uditele, disse, sussurrando contro le labbra di Domina. Uditele: io vi amo.... io vi amo!
I due uccelli ricomparvero volando sotto gli alberi, volteggiarono in un cerchio aereo, si alzarono al disopra degli alberi nel cielo azzurro e, a fianco l'uno dell'altro, si librarono fuor del giardino per la via del Deserto.
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LIBRO QUARTO.
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IL VIAGGIO
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Capitolo 1.
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La sera che preced il giorno del matrimonio di Domina con Androvsky, il tramonto fu cos strano, che attrasse perfino l'attenzione e suscit i commenti degli arabi. La giornata era stata calma e bella, una delle pi vaghe giornate della primavera dell'Affrica settentrionale, e Batouch, riposandosi dal gioioso lavoro di soprintendere ai preparativi per un lungo viaggio nel deserto, augur una mattinata di paradiso per la partenza lungo la via diritta che andava a finire a Timbuct.
Ma mentre il radioso pomeriggio volgeva al termine, nel firmamento azzurro apparve una bianchezza che faceva pensare a un cielo divenuto pallido in contemplazione di qualche avvenimento pietoso e terribile. E sotto quel cielo biancheggiante, il deserto, e tutte le cose e le persone dell'oasi di Beni-Mora, presero un aspetto di apprensione, come se si sentissero soggiogate da qualche potere occulto e tremendo. Quella bianchezza si sparse, nell'ora del tramonto, di strisce di un giallo sulfureo e si punteggi di piccole nubi striate di un giallo verdognolo, di un'amara e stridente sfumatura di verde che offendeva gli occhi come una luce cruda; ma quei colori si dileguarono presto, e di nuovo prevalse la bianchezza per breve spazio di tempo, prima che piombasse un'oscurit non forata da stelle. Con quella oscurit venne dal deserto un lieve soffio di vento cavernoso, un mormorio lamentevole che tremol sulle grandi distese, strisci fra le palme e le case coi tetti piani, e and a morire a pi delle brune montagne oltre l'Ammam Salahine. Il silenzio susseguente, breve e intenso, aveva in s come un suono di paura, come il grido di una voce alzata a protesta contro l'avvicinarsi di un fato ignoto ma temuto. Poi venne di nuovo il vento con pi forte soffio e a folate pi lunghe, non ancora impetuoso n in tutta la sua potenza, ma pi tenace, pi cognito di s e di quel che potesse fare quando la notte si stendesse nera fra le vaste sabbie che erano il suo luogo natio, fra le pianure acquattate e i tremanti boschetti di piante di cui farebbe il suo campo di battaglia.
Batouch aveva un aspetto grave mentre ascoltava il vento e le palme che sbattevano i loro ventagli; la rena gli volava sul viso. Egli si tir il cappuccio del burnus sul turbante e sulle gote, si copr la bocca con una piega del suo haik, e fiss l'oscurit, come un animale in cerca di qualche cosa che il suo istinto ha sentito avvicinarsi da lungi.
Gli stava accanto, nel vano della porta del Caff Mauro, Al, uno snello ragazzo arabo color di bronzo e serio come un idolo, un trovatore del Sahara, cantore del "Janat" e di molte canzoni d'amore, sonatore della chitarra, che aveva la parte posteriore della cassa di tartaruga delle sabbie e l'anteriore di pelle di capra messa in tirare. Dietro a loro oscillava una lampada a olio pendente da una traversa di palma, e le ceneri rosse splendevano nella nicchia del Caff e gettavano un raggio sul palchetto pieno di tazzine bianche a sbiaditi disegni d'oro. In un canto, col suo viso nero e le braccia debolmente risaltanti contro il muro, stava accoccolato un vecchio negro, che guardava nel vuoto con gli occhi a fior di testa; egli batteva con uno stelo di palma ricurvo un tamburo ovale, producendo un mormorio profondo e sordo come il mormorio del vento; anzi ne pareva proprio l'eco imprigionata nella stanza e che si sforzasse di uscirne.
Ho la rena sulle palpebre, disse Batouch. Cattivo indizio per domani. Quando Allah fa volare la rena fin qui, dovremmo coprirci la faccia e giocare a dama dentro i caff, non mettersi in viaggio verso il mezzogiorno.
Al non disse nulla, ma si tir l'haik sulla bocca e sul naso, e guard nel buio piegando le mani magre nel burnus.
Achmed dormir nel castello di Arba, continu Batouch, a voce bassa, sussurrante, come se parlasse fra s, e le bestie saranno nel cortile; nulla pu rimaner fuori, perch vi sar un gran turbinio di vento ad Arba. Sar volont di Allah che noi riposiamo nelle tende domani?
Al non diede risposta; il vento s'era calmato a un tratto; i granelli di rena non entravano pi negli occhi e nelle pieghe degli haiks. Dietro a loro il tamburo del negro continu nella sua monotona eco del vento, riempiendo il silenzio della sera.
Qualunque cosa possa mandare Allah, continu placidamente Batouch dopo una pausa, la signora andr:  coraggiosa come un leone: non v' nulla dello sciacallo nella signora. Irena non  pi coraggiosa di lei; ma la signora non si veler mai per amore di un uomo; non si veler, ma sarebbe capace di vibrare una coltellata se egli guardasse un'altra donna come guarda lei, come guarder lei domani.  orgogliosa come un Tuareg berbero del Sahara e piena di fierezza; ma egli non guarder mai un'altra donna come guarder lei domani. La gente europea non  come noi.
Il vento si rialz per unirsi col suo suono al tamburo, imprigionando i due arabi in un cerchio brontolante.
Non se ne faranno caso, disse Batouch. Anderanno nella tempesta senza paura.
La rena torn a sferzargli pi acutamente le palpebre; egli si ritrasse dentro il Caff. Al lo segu, e tutti e due sedettero in terra a gambe incrociate, con occhi atoni e gravi. Il rumore del vento crebbe tanto da coprire il rumore del tamburo del negro. Ora il guercio caffettiere port due tazzine di caff, posando le tazze accanto ai loro piedi calzati. Essi arrotolarono due sigarette e fumarono in silenzio, sorbendo di tanto in tanto il caff; poi Al cominci a guardare il negro; socchiudendo un po' gli occhi e prendendo una languida espressione morbosa, egli atteggi le labbra a un sorriso, movendo lentamente il capo da una parte all'altra. Batouch lo guardava. Il ragazzo apr le labbra e cominci a cantare:
"L'amore delle donne  come un dattero che  dorato al sole,
Che  dorato.
L'amore delle donne  come una gazzella che viene a bere,
A bere alla sorgente.
L'amore delle donne  come il narghil e come la polvere del kif
Che  mista di tabacco e di miele.
Poni il cannello tra le labbra, o uomo innamorato,
E trai sogni dall'ascis che  l'amore delle donne!
Janat! Janat! Janat!"
Il vento aumentava e la rena era trasportata fin sul pavimento del caff e intorno alle tazzine.
"L'amore delle donne  come la rosa del giardino del cad
Che  piena di lacrime e d'argento.
L'amore delle donne  come il primo giorno di primavera
Quando i fanciulli giocano a cora.
L'amore delle donne  come il derbuka che  stato scaldato al fuoco
E manda un dolce suono.
Prendilo nelle tue mani, o uomo innamorato!
E canta sul derbuka cos' l'amore delle donne.
Janat! Janat! Janat!"
Nel vano della porta dove la lampada oscillava sospesa alla traversa, un uomo con abiti europei stava fermo ad ascoltare. Il vento mugghiava dietro a lui e gli agitava i panni. I suoi occhi splendevano nella fioca luce con una commossa fierezza in cui era una gioia violenta, ma anche un certo turbamento. Quando il canto svan, e nel buio non parlarono che le voci del vento e del tamburo, egli scomparve nell'oscurit. Gli arabi non lo videro.
"Janat! Janat! Janat!"
La notte si avanzava e la bufera cresceva. Tutte le porte delle case erano ben chiuse. Sui tetti i cani da guardia si acquattavano, tremando e acciambellandosi contro i parapetti di pietra; i cammelli si lamentavano nei chiusi, e le folte chiome delle palme ondeggiavano come i flutti del mare. Pareva che il Sahara alzasse la sua voce a un richiamo, tremendo come una chiamata in giudizio.
Domina aveva sempre saputo che il deserto l'avrebbe voluta a s; ella ne udiva ora nella notte i richiami, senza paura. Il mugghio della tempesta era dolce ai suoi orecchi come il suono del derbuka all'uomo innamorato tra le sabbie: era bene d'accordo col fuoco che rischiarava la nube di passione nel suo cuore; la sua impetuosit andava di pari passo con la impetuosit con cui pulsavano le sue vene e i suoi polsi, poich il suo sangue zingaresco bolliva quella notte e in lei un'irrequietezza da fanciullo sembrava irrompere con la tempesta. Il suono del vento era come il suono dei percossi cembali della Libert, che la chiamavano all'avventura che l'amore glorificherebbe, alla vita nella gran lontananza che l'amore renderebbe perfetta, ai sentieri del sole, non ancora da lei calcati, dei quali ella aveva sognato fra le ombre, e sui quali porrebbe alla fine il piede col compagno dell'anima sua.
Domina incomincerebbe la sua vita, la sua vera vita, la vita della quale uomini e donne sognano come il prigioniero sogna la libert. Ed ella era contenta, ella ringraziava Dio che gli anni fino allora trascorsi fossero stati per lei vuoti di gioia, che nella sua giovent ella fosse rimasta priva delle gioie della giovent. Ringraziava Dio di esser giunta alla maturit senza conoscer l'amore; le pareva che amare nella prima giovinezza fosse quasi una cosa meschina, fosse una catastrofe, una prova a cui l'anima non era pronta, e non potesse perci apprezzarne il pieno e prodigioso valore. Ella pensava a ci come a un fanciullo tratto dal mondo al Paradiso senza aver conosciuto la pena dell'esistenza nel mondo, e in quel momento ella adorava soffrendo. Ogni lacrima da lei sparsa nel passato le era cara, e cos ogni ora stanca, ogni pensiero doloroso, ogni crudele delusione. Ella chiamava intorno a s la congrega dei suoi passati dolori, e li benediceva prendendone commiato per sempre.
Nell'udire il mugghio del vento Domina sorrise: il Sahara adempieva le parole dell'indovino. Domani lei e Androvsky si spingerebbero insieme nella tempesta e nel buio; la fila di cammelli si perderebbe nella desolazione del deserto, e la gente di Beni-Mora la vedrebbe sparire, e, forse, compiangerebbe coloro che erano nascosti dalle cortine del palanchino: la compiangerebbe come Susanna la compiangeva apertamente, con occhi tragici. Domina rise forte.
Era notte tarda; bench fosse sonata mezzanotte, ella non andava a letto; aveva paura di dormire, di perder la coscienza della sua gioia, del fulgore ch'era sceso nella sua vita: voleva far tesoro delle ore dorate di quella notte nera e urlante: dormendo, le sarebbero state sottratte: una splendida avarizia si ribellava in lei al pensiero del sonno.
Androvsky forse dormiva? Ella fantasticava e anelava di saperlo.
Quella notte ella ebbe piena contezza, per la prima volta, della innata intrepidit del proprio carattere, reso finalmente perfetto dal suo perfetto amore. Sola, ella aveva sempre avuto coraggio. Nemmeno nelle ore di maggiore isolamento era mai stata codarda. Ma adesso sentiva in s veramente completa una tempra chiusa in un'armatura che la rendeva inespugnabile. Era una cosa strana che l'uomo avesse il potere di porre il tocco finale all'opera di Dio, che la religione s'abbassasse ad essere un'ancella della fede in un essere umano; ma a Domina ci non pareva strano: tutto nella vita le pareva in perfetta armonia, perch il suo cuore era in perfetta armonia con un altro cuore.
Ed ella fece festa alla bufera; fece anche festa a qualche cosa che ora veniva a lei nella bufera: al ricordo della faccia spasimante dell'indovino mentre affissava la sabbia leggendovi il destino di lei. Perch cos'era un placido destino? Di certo una vita che strisciava in basso e non aveva impulso per sollevarsi alle vette. Conoscendo la salda perfezione della propria armatura, ella sentiva un'ardente bramosia di provarla: desiderava che il suo amore subisse qualche assalto, perch sapeva che avrebbe potuto resistere a uno e a tutti, ed anelava di avere l'acuta gioia di resistervi. V' una salute del corpo cos vibrante e vitale che brama il combattimento; l'anima talvolta  piena dello stesso vigore e prova un simile desiderio.
Ponete il mio amore alla prova, Signore! fu quella notte l'ultima preghiera di Domina quando la bufera pi infuriava. Ponete il mio amore all'estrema prova ch'esso possa conoscere, ad una prova di cui non possa conoscer l'uguale.
E alla fine si addorment tranquilla nel turbinio della notte, sentendo che Dio aveva ascoltato la sua preghiera.
L'alba spunt a fatica, come un esausto pellegrino nel buio impetuoso, pallida e debole, senza coraggio, a quanto pareva, di mutarsi bravamente in giorno. Come sospinta da un assiduo sforzo di qualche stanca ma indomita volont, essa illumin lentamente Beni-Mora di una fioca luce che fluttuava in una nube di sabbia turbinante, rivelando la desolazione di un vuoto quasi informe. Il villaggio, la intera oasi, tutto era penetrato da una torva nebbia, che invece di stendersi grave e flemmatica sulla faccia della vita e della natura, saltellava come una cosa folle sospesa sulla imminente distruzione, e pareva si avanzasse cos nebulosa per poter pi liberamente perpetrare il delitto. Era un emissario del deserto sospinto con irresistibile forza dai pi lontani recessi delle dune, e il deserto stesso sembrava incalzarla, quasi a spiare come essa ponesse ad effetto i suoi intendimenti.
Come il mare in una gran tempesta imperversa contro il lido, inferocito della sua resistenza, cos il deserto ora imperversava contro l'oasi tanto audace di vivere nel suo seno. Ogni palmizio era vittima della sua ira, e cos ogni rivo scorrente, ogni abitazione d'uomo. Lungo i vialetti ombreggiati dalle mimose esso passava come una marea schiumante attraverso una caverna, ruggendo verso le montagne. Ritornava indietro e s'ingolfava nelle viuzze, turbinando alle voltate, battendo sulle porte di legno di palma dietro le quali si rannicchiavano le danzatrici dipinte, gelide sotto i cosmetici e i pesanti gioielli, con le mani rosse tremanti e intrecciate insieme; strepitando sui minareti delle moschee sui quali si ricovravano le impaurite colombe, scotendo i ripari che racchiudevano le gazzelle nei loro chiusi, frangendosi contro la grande statua del Cardinale che lo affrontava risolutamente brandendo la doppia croce come a esorcizzarlo, flagellando l'alta torre bianca sulla cui sommit Domina aveva parlato la prima volta con Androvsky, imperversando per i viali del giardino del conte Anteoni, sotto il porticato della sua villa, alle finestre senza telai della stanza dei fumatori, dalle cui mura strapp freneticamente i petali purpurei di bugainvillea e li sparpagli, come nemici sconfitti, sugli agitati sentieri formati dal suo stesso corpo.
Dappertutto nell'oasi esso pass smanioso di uccidere; ma di sicuro la sua pi fiera rabbia si sarebbe sfogata sulla chiesa cattolica.
L, nonostante la tempesta, la gente si accalcava, trattavi non tanto dalla cerimonia che doveva avervi luogo, quanto dal desiderio di veder la partenza di un'insolita carovana. In ogni centro deserto le notizie si propagano con una rapidit raramente raggiunta dove regna la civilt: esse corrono di bocca in bocca come fuoco lungo la paglia. E Batouch, nella sua gloria, non era stato lento a parlare delle maraviglie compiute sotto la sua soprintendenza per render pi comodo il viaggio della sua signora e di Androvsky nel deserto. La maggior parte dell'accampamento s'era avviata, e dovevano esser gi ad Arba, prima tappa da Beni-Mora: le tende, i cavalli per gli europei, i muli per portare il necessario bagaglio, gli utensili da cucina e i cani da guardia. Ma gli stessi europei, non appena celebrato il matrimonio, dovevano partir di chiesa in groppa al cammello. Domina, che provava un'avversione innata per tutto ci che sapesse di ostentazione, aveva desiderato un modestissimo accompagnamento, e sarebbe andata volentieri nel deserto con una unica tenda, Batouch e un servo per cucinare; ma il viaggio doveva esser lungo ed incerto, un vagabondaggio che non aveva meta per la terra della libert verso il mezzogiorno, senza che ne fosse stabilito l'itinerario o il tempo di ritorno. Ella non sapeva nulla di ci che occorresse per un tal viaggio, e stanca del continuo discutere, e troppo presa dalla sua gioia per occuparsi dei particolari, fin col lasciar fare a Batouch ci ch'egli volle.
Mi rimetto in voi, Batouch, ella disse. Ma, ricordatevene: meno gente e meno animali che sia possibile; e siccome dite che dobbiamo portar con noi i cammelli per certi tratti del viaggio, anderemo a dorso di cammello fino alla prima tappa.
Consciamente ella secondava l'adempirsi della predizione dell'indovino; poi lasci Batouch libero.
Ora, fuori della chiesa, bene imbacuccati nei cappucci e nei manti, veri fagotti grigi e bruni, con gli occhi sgranati, gli uomini del deserto si ammassavano contro il muro della chiesa nel vento. V'era anche Ad, e v'era Smain, che riparava nel suo burnus alcune rose del giardino del conte Anteoni. Era venuto anche Larbi col suo flauto, e il venditore di profumi dal suo scuro bazar, poich Domina aveva comprato da lui dei profumi l'ultimo giorno passato in Beni-Mora. La maggior parte dei giardinieri del conte Anteoni vi s'erano recati: guardavano la signora europea che cavalcava magnificamente, ma che sapeva fantasticare al pari di loro, come una loro amica. Non aveva ella frequentato i viali dov'essi lavoravano, trattenendovisi, tanto che solevano aspettarla quando non la vedevano? E con coloro che Domina conosceva s'erano pure riuniti i loro amici e gli amici dei loro amici, uomini di Beni-Mora, uomini della prossima oasi, e anche molti di quei nomadi del deserto che si riversavano giornalmente dalle sabbie nei centri, allo scopo di comprare o vendere o barattare le loro merci con quelle del mezzogiorno, o vendere i loro carichi di datteri ricavandone denaro, e dopo aver goduto la dissipazione dei caff e delle case delle danzatrici, si spargevano nelle distese senza sentiero che sono la loro dimora.
Poca della popolazione francese si era avventurata fuori, e la chiesa stessa era quasi deserta quando l'ora delle nozze si avvicin.
Il prete vi si rec dalla sua casetta, piegandosi innanzi contro il vento con gli occhi armati di lenti turchine per proteggerli un po' dal turbinio della rena. Il suo volto, per il solito grave, aveva quel giorno un aspetto triste e severo come il volto di chi sta per adempiere a malincuore un dovere che gli pare perfino contro la sua coscienza. Egli diede una guardata agli arabi che erano fuori ad aspettare e si affrett ad entrare in chiesa, togliendosi le lenti mentre vi metteva piede e stropicciandosi gli occhi, rossi delle sferzate della sabbia, con un fazzoletto di seta. Quando fu giunto in sagrestia, vi si chiuse dentro solo per un momento, si pose a sedere su una seggiola, e appoggiando le braccia su una tavola di legno che era nel mezzo alla stanza, si pieg in avanti e guard fissamente dinanzi a s, sul muro opposto, ascoltando l'urlo del vento.
Il padre Roubier aveva un affetto quasi appassionato per la sua chiesetta di Beni-Mora; per tanto tempo e cos ardentemente vi aveva pregato, cos spesso vi aveva trascorso, solo solo, le ore crepuscolari, assorto in religiose meditazioni, che per lui era divenuta un amico, e pi che un amico. Qualche volta egli pensava ad essa come suo confessore, e qualche altra come suo figliuolo; le sue pietre erano per lui come carne e sangue, i suoi altari come labbra che sussurrassero consolazioni in risposta alle preghiere di lui, le immagini dei suoi santi erano celesti compagni. Nella sua bruttezza egli non vedeva che belt, nei suoi barocchi ornamenti, soltanto le grazie che sono soavi offerte al Signore. L'amore che, s'egli non fosse stato prete, avrebbe potuto offrire a una donna, lo riversava sulla sua chiesa, e con quello anche l'altro amore che, se ci fosse stato nei voleri del Padre Celeste, lo avrebbe reso adatto all'ascetica eppur energica vita di un ardente e pio frate. Per difendere contro l'oltraggio quell'edifizio consacrato, egli avrebbe, senza esitazione, versato fino all'ultima goccia del suo sangue. Ed ora stava per compiere l dentro un atto contro il quale tutta quanta la sua natura si ribellava; stava per congiungere indissolubilmente le vite di quei due stranieri che erano venuti in Beni-Mora: Domina Enfilden e Boris Androvsky; stava per mettersi la cotta e la bianca stola, per dire il solenne e irreparabile: "Ego coniungo", per aspergere l'anello con l'acqua santa e benedirlo.
Mentre sedeva l solo, ascoltando l'ululato del turbine, egli pensava intanto alla imminente cerimonia; pensava alla maravigliosa grazia e alla bellezza delle preghiere di benedizione, e gli parve che pronunziandole con le sue labbra, mentre la sua natura si ribellava alle parole che emetteva, fosse un compiere un'azione vergognosa, fare un affronto a quella chiesetta ch'egli amava.
Tuttavia poteva esimersi da quell'atto? Egli sapeva che non era possibile. Fra pochi momenti sarebbe dinanzi all'altare, guarderebbe in viso quell'uomo e quella donna il cui amore era chiamato a consacrare; egli lo consacrerebbe, ed essi se ne andrebbero lontani da lui nel deserto, marito e moglie; scomparirebbero per sempre dalla sua citt.
Il suo occhio cadde sopra un crocifisso d'argento appeso al muro di faccia a lui. Egli non era un uomo di grande immaginazione, non si lasciava facilmente trasportare dalla fantasia, non era un sognatore che vedesse nei suoi sogni maggior realt che nella vita, non era un visionario; ma oggi era eccitato, e forse l'insolita inquietudine del suo spirito agiva sottilmente sul suo sistema nervoso; egli cap, dopo, che doveva essere stato cos, perch non avrebbe saputo come spiegare in altro modo le ubbie che lo assillavano in quel momento.
Mentre guardava il crocifisso, una raffica ancor pi impetuosa si abbatt sulla chiesa; e gli parve che il Cristo crocifisso rabbrividisse.
Egli lo vide rabbrividire, e sussult; protendendosi sulla tavola, lo fiss con occhi pieni di uno stupore a cui si mesceva l'orrore. Poi si alz, attravers la stanza, e tocc il crocifisso col dito. Intanto l'accolito che doveva aiutarlo a indossare i sacri arredi, buss alla porta della sagrestia. L'acuto rumore richiam il sacerdote a se stesso, ed egli cap che per la prima volta in vita sua era stato vittima di un'allucinazione. Lo sapeva, eppure non poteva bandire il sentimento che Dio stesso, forse avverso all'atto ch'egli stava per compiere in quella chiesa che stava di fronte all'Islam, che Dio stesso rabbrividisse come di certo anch'Egli, il Creatore, doveva rabbrividire di talune azioni delle sue creature. E quel pensiero accrebbe immensamente lo sgomento nello spirito del prete. Nel compiere quella cerimonia ora egli aveva la tremenda sensazione di mettersi in diretto antagonismo con Dio. Il suo istintivo orrore per Androvsky non era mai stato cos grande come allora: invano si era sforzato di vincerlo, di avvicinarsi a quell'uomo dinanzi al quale tutto in lui si ribellava: i suoi sforzi erano stati vani. Egli aveva pregato che per quell'uomo gli fosse accordata la simpatia che il vero Cristiano deve sentire verso ogni creatura, fosse pure la pi vile; ma sentiva che le sue preghiere non erano state esaudite. Ogni giorno che passava, cresceva in lui l'antipatia per Androvsky, sebbene egli non sapesse addirittura su qual preciso fatto fondarla. Non conosceva il carattere di Androvsky: quell'uomo era rimasto per lui misterioso come nel primo giorno in cui si erano incontrati; e a quel vivente mistero dal quale l'anima sua rifuggiva, egli stava per consegnare, con tutte le belle e solenni benedizioni della sua Chiesa, una donna di cui rispettava il carattere, della quale aveva prontamente indovinato la purezza, la forza e la nobilt innate, e che non meno prontamente egli aveva imparato ad amare.
Fu quello un momento amarissimo, anzi terribile per lui.
Il chierichetto, un ragazzo francese, figliuolo dell'ufficiale postale di Beni-Mora, nell'aprire la porta di sagrestia fu sorpreso alla vista del volto del prete; egli non aveva mai veduto una tale espressione di pena quasi aspra in quegli occhi per il solito cos benevoli, e si ritrasse sul pianerottolo come spaventato. Quel movimento richiam il prete a una chiara nozione delle necessit del momento, e con grande sforzo egli pot conculcare cos la sua pena, da nasconderne ogni segno esterno. Sorrise benevolmente al ragazzo e disse:
 gi l'ora?
Il ragazzo parve rassicurato.
S, padre, rispose.
Ed entr in sagrestia. And verso l'armadio che racchiudeva i sacri arredi, passando davanti al crocifisso d'argento. Mentre camminava, vi gett sopra lo sguardo. Poi apr l'armadio, rimase un momento fermo, e rivolse di nuovo gli occhi al Cristo. Il prete lo spiava.
Che cosa guardate, Paolo? egli domand.
Nulla, padre, rispose il ragazzo con un'improvvisa espressione di riluttanza quasi impaziente.
Cominci a trarre dall'armadio gli arredi sacerdotali.
Proprio in quel momento il vento ulul furiosamente intorno alla chiesa, e il crocifiss cadde sul pavimento della sagrestia.
Il prete si precipit a raccoglierlo, e rimase un po' fermo col crocifisso in mano; diede una guardata al muro, e vide subito che il chiodo a cui era appeso si era staccato: un pezzetto di calcinaccio si era smosso forse qualche giorno innanzi, e il foro era divenuto troppo largo per rattenere il chiodo. La spiegazione del fatto era perfetta, semplice e comprensibile; eppure al prete parve che fosse accaduta una catastrofe. Mentre fissava la croce, egli ud un rumore dietro a s: il piccolo accolito piangeva.
O che avete, Paolo? egli domand.
Perch  accaduto questo? esclam il ragazzo come impaurito. Perch  accaduto?
Dev'essere stato il vento; non sentite come scuote ogni cosa? Venite, venite, bambino mio; non c' proprio da impaurirsi, sapete!
Pos il crocifisso sulla tavola. Paolo si asciug gli occhi coi pugni chiusi.
Non mi piace punto questa giornata, disse, non mi piace punto!
Il prete gli batt sulla spalla.
Vi d noia il tempo, disse sorridendo.
Ma il contegno nervoso del ragazzo aveva stranamente accresciuto il suo senso di apprensione. Parato che fu, aspett l'arrivo della fidanzata e del fidanzato. Non doveva esservi messa n musica, fuorch la Marcia Nuziale che il sonatore di armonium, un marsigliese addetto al commercio di esportazione dei datteri, aveva insistito di eseguire in onore della signorina Enfilden, sempre tanto piena di premura per la musica della chiesa. Androvsky, come il prete si era accertato, era cresciuto nella religione cattolica, ma, interrogato, aveva risposto con calma che non osservava pi le pratiche della sua religione e che non andava mai a confessarsi. Date queste circostanze, non era possibile celebrar la messa degli sponsali: la funzione sarebbe breve e semplice, e il prete ebbe piacere che fosse cos. Ora entrava il sonatore di armonium.
Io posso sonare nel tono pi alto, padre, oggi; ma nessuno mi udr.
Rise, si accomod lo spillo (una testina di Giovanna d'Arco di metallo) nella cravatta azzurra, e soggiunse:
Nom d'un chien! Il vento  un brutto convitato a un matrimonio.
Il prete assent senza parlare.
Lo credereste, padre, continu quell'uomo, che la signorina e suo marito si mettono in viaggio per Arba subito usciti di chiesa, fra tutta questa bufera? Batouch sta accomodando il palanchino sul cammello. Come potranno mai?...
Silenzio! disse il prete, alzando un dito come per imporlo.
I discorsi oziosi gli dispiacevano in chiesa; ma egli aveva un'altra ragione per desiderare di metter fine a quella conversazione: essa rinnovava in lui la paura di udir parlare del viaggio, e gli faceva vedere, come in una cupa visione, la figura di Domina Enfilden che spariva nella turbinante desolazione del deserto, protetta dal mistero vivente che egli odiava. S, in quel momento, egli non poteva negarlo pi a se stesso. V'era qualche cosa in Androvsky ch'egli ora odiava con tutta l'anima sua, ch'egli odiava perfino nella propria chiesa, perfino allo stesso limitare dell'altare su cui stava il tabernacolo con l'Ostia consacrata. Appena pot accorgersene, dopo un momento, egli si scandalizz di se medesimo, rifugg mentalmente dal proprio sentimento. Ma poi qualche cosa parve insorgere in lui e dire: "Forse odiate quest'uomo appunto perch siete vicino all'Ostia; forse avete diritto di odiarlo quando egli si avvicina al corpo di Cristo."
Ci nondimeno, allorch pochi momenti dopo il padre Roubier fu dentro la balaustrata dell'altare e vide il volto di Domina, egli ebbe un altro pensiero che, come un raggio d'oro, gli attravers la mente, rabbuiata dal dubbio. "Posso io aver diritto di odiare ci che questa donna buona, questa donna di cui ho ricevuto la confessione, della quale conosco il cuore.... posso io aver diritto di odiare ci che ella ama, di temere ci in cui ella confida, di condannare in cuor mio ci che ella apertamente esalta?" E quasi suo malgrado egli si sent rassicurato per un momento, quasi lieto nel pensiero di ci che stava per fare.
Il volto di Domina esprimeva sempre energia. La forza della sua mente e la sua potenza di sentire erano altres palesi e visibili, espresse dall'alto e atletico personale pieno di grazia disinvolta, ma altres di ben compaginata fermezza. Oggi ella non era dissimile a una splendida amazzone, che avrebbe potuto essere una splendida monaca se si fosse data alla religione. Mentre ella stava l presso Androvsky, semplicemente vestita per l'aspro viaggio che l'aspettava, alla sua lieve aria di somiglianza a un giovane spartano, che le dava un'impronta di ben definita originalit, si univa ora, anzi si sostituiva una femminilit cos intensa da sembrar quasi alterigia, una femminilit che aveva il fervore, lo splendente vigore di una potenza divenuta a un tratto conscia di se stessa e di tutte le azioni che avrebbe potuto non solo concepire ma compiere. Domina era il trionfo incarnato; non il trionfo provocante, ma quello che stende le ali e sa finalmente che l'essere umano ha parentela con gli angeli e non ha bisogno, non deve, aspettar la morte per cercar bravamente la loro compagnia. Ella era amore trionfante, era una donna forte e impavida perch istintivamente conscia di adempiere la sua divina missione.
Nel guardarla, il prete ebbe uno strano pensiero.... gli balen in mente come dovesse essere il volto di Cristo quando Egli disse: "Lazzaro, vieni fuori!"
Androvsky stava vicino a lei, ma il prete non lo guard.
Il vento ruggiva intorno alla chiesa, le strette finestre tentennavano, e i nuvoli di rena scagliati contro di esse rumoreggiavano come dita che battessero freneticamente sui vetri; le tendine color camoscio tremavano e i nastri rossi sbiaditi avvolti intorno alle funi delle lumiere si scotevano incessantemente come lottando per sfuggire e unirsi alla moltitudine delle cose spezzate e sfigurate, che il soffio della bufera trasportava nello spazio. Al di l delle finestre apparivano di tanto in tanto, fra i nuvoli di rena, le foglie di palma sbattute, alzate e abbassate, gesticolanti come mani di dementi.
Susanna, che era uno dei testimoni, tremava e moveva nervosamente le labbra carnose. Ella disapprovava in modo assoluto il matrimonio della sua padrona, e ancor pi la luna di miele nel deserto. Per s poco le importava, del resto, poich fra breve avrebbe sposato il signor Helmuth, l'importante personaggio in livrea che accompagnava l'omnibus dell'albergo alla stazione, e intanto sarebbe rimasta in Beni-Mora sotto la scorta della signora Armande, proprietaria dell'albergo; ma era scandalizzata che una signorina di cui ella era cameriera, una signorina che apparteneva all'aristocrazia inglese, si sposasse con un vestito adatto per una cavalcata a dorso di cammello, e se ne partisse per andarsene Dio sa dove, chiusa in un palanchino come una qualunque donna nera coperta di ciondoli di corallo e di braccialetti simili a manette.
Gli altri testimoni erano il sindaco di Beni-Mora, un medico di mezza et che indossava il convenzionale abito da sera delle cerimonie francesi, e che il vento pareva aver reso assonnato come un orso sul punto di assopirsi, e il figlio della signora Armande, un giovanotto vivace con una testa rotonda e gli occhi neri. Quest'ultimo segu con molta attenzione la cerimonia, ma il sindaco pareva durasse fatica a tener gli occhi aperti, e di tanto in tanto si strofinava il gran naso adunco come per reagire alla tentazione d'una cascaggine.
Il prete, parlando con voce convenzionale che non rivelava affatto la sua intima commozione, domand ad Androvsky e a Domina se volevano prendersi rispettivamente per moglie e marito, e ascolt le loro risposte. La risposta di Androvsky rison al suo orecchio dura e fredda come il ghiaccio, e subito egli pens a una tempesta imperversante in qualche terra settentrionale sopra distese limitate dalla neve, con radi alberi senza fronde. Ma la voce di Domina fu chiara e calda come il sole che splenderebbe sul deserto quando fosse passata la bufera. Il sindaco, sforzandosi di resistere un altro poco al sonno, fece la consegna di Domina, mentre Susanna si stemperava in lacrime in un fazzolettino con lo smerlo color di rosa, dono del signor Helmuth. Poi, quando furono scambiate, in mezzo a una pi violenta raffica di vento, le promesse di fede, il prete, vincendo una tremenda riluttanza segreta che l'opprimeva bench facesse di tutto per liberarsene, e assumendo semplicemente il contegno del sacerdote impegnato in una cerimonia che era suo ufficio di celebrare, ma a cui doveva rimanere affatto estraneo come privato, pronunzi le fatidiche parole:
Ego coniungo vos in matrimonium in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Cos dicendo non guard n l'uomo n la donna che gli stavano dinanzi, l'uomo a destra e la donna a sinistra; ma quando alz la mano per aspergerli con l'acqua santa, non pot fare a meno di dar loro uno sguardo, e Domina gli apparve come un fulgido splendore e Androvsky come una cosa di pietra. Con un movimento che al prete parve sinistro nella sua oppressa risolutezza, Androvsky pos oro e argento sul libro e l'anello matrimoniale.
Il prete parl ancora, lentamente, fra il mugghiare del vento, dopo aver benedetto l'anello:
Adiutorium nostrum in nomine Domini.
Dopo la risposta, dopo il "Domine, exaudi orationem meam" e l'"Et clamor", dopo il "Dominus vobiscum" e l'"Et cum spiritu tuo", dopo l'"Oremus" e la preghiera che lo segue, egli asperse, in forma di croce, di acqua benedetta l'anello e lo diede a Androvsky perch lo donasse, insieme con l'oro e l'argento, a Domina. Androvsky prese l'anello, ripet la formula: "Con questo anello", e via dicendo; poi, sempre, come parve al prete, con la stessa sinistra risolutezza, lo infil nel pollice della mano nuda della sposa, dicendo: "In nome del Padre", poi nell'indice, dicendo: "del Figliuolo", indi nel medio, dicendo: "dello Spirito Santo", poi nell'anulare. Ma in quel momento, quando avrebbe dovuto dire "Amen", vi fu una lunga pausa di silenzio durante il quale al prete venne fatto di pensare, senza sapere perch, al detto di Sant'Isidoro di Siviglia, che l'anello matrimoniale deve rimanere nell'anulare della mano sinistra della sposa, perch quel dito contiene una vena che  in diretta comunicazione col cuore.
Amen.
Androvsky aveva parlato. Il prete sussult, e prosegu col "Confirma hoc, Deus" fino al "Per Christum Dominum nostrum. Amen", che, non essendovi messa, chiuse la cerimonia. Egli si sent allora pi padrone di s e delle proprie emozioni che in qualsiasi altro momento antecedente di quella mattina. La sensazione della cosa compiuta e irrevocabile lo sollev, ed egli disse fra s: "Questa faccenda  ora passata dalle mie mani nelle mani di Dio." E in mezzo alla violenza della bufera la calma aleggi sul suo spirito. "Dio sapr far meglio di me!" disse fra s; "meglio di me!"
Tali parole, e lo stato d'animo che vi si collegava, furono come sempre per lui potenti braccia protettrici che lo sollevavano sulle onde agitate del mare della vita. La Marcia Nuziale echeggi quando il prete salut il marito e la moglie da lui fatti una sola persona, e si rivolse a loro con calma; strinse perfino la mano di Androvsky.
Siate buono con lei, disse. Ella .... ella  una donna molto buona.
Con sua sorpresa, Androvsky gli serr la mano quasi appassionatamente, e il prete vide che nei suoi occhi v'erano le lacrime.
Quella notte il padre Roubier preg a lungo e con ardore per tutti quelli che peregrinavano per il deserto.
Quando Domina e Androvsky uscirono di chiesa, essi videro vagamente un cammello giacente dinanzi alla porta, col capo piegato, e ne udirono la voce irrequieta; sul suo dorso v'era un palanchino rosso con un padiglione di stoffa steso su asticelle ricurve, e cortine che potevano chiudersi o aprirsi a piacere. Gli uomini del deserto vi si affollavano intorno come ansiosi fantasmi nel vento, appena visibili nel turbinoso velo di rena. Aggrappata al braccio di Androvsky, Domina si spinse verso il cammello; e intanto Smain, dischiudendo per un momento il suo burnus, prem nelle mani di lei il suo fascio di rose. Ella lo ringrazi con un sorriso ch'egli vide appena e con una parola che il vento disperse. Alle labbra di Larbi ella vide il piccolo flauto, e le sue dita tozze saltellar sui fori del suo strumento: cap ch'egli sonava per lei il suo inno d'amore, ma non pot udirlo che nel proprio cuore. Il venditore di profumi la spruzz gravemente di essenza, e per un momento ella si ritrov nel suo buio bazar, e le parve di afferrare, fra le voci della tempesta, il bisbiglio degli uomini mormoranti preghiere ad Allah come nella moschea di Sidi-Zerzur.
Poi ella si trov nel palanchino con Androvsky accosto accosto a lei.
In quel momento Batouch agguant le cortine del palanchino per ravvicinarle, ma ella protese la mano e lo ferm: voleva vedere fin all'ultimo la chiesa e i flagellati giardini ch'ella aveva imparato ad amare.
Egli parve sorpreso, ma ced al suo gesto, e disse al conduttore del cammello di fare alzar l'animale. Costui prese il suo bastoncello e lo mise in opera, gridando: "A-ah! A-ah!" Il cammello volt il capo verso lui, mostrando i denti e mugolando con una specie di lugubre ira.
A-ah! grid di nuovo il conduttore. A-ah! A-ah!
Il cammello cominci ad alzarsi.
E proprio in quel momento, dalla calca imbacuccata degli uomini del deserto, uno di loro piant gli occhi nel palanchino, svoltandosi dal burnus e gesticolando con le magre braccia, quasi volesse compiere qualche atto violento: era l'indovino, reso fantastico e incerto dal turbinio della rena. Domina vide la sua scarna faccia butterata, i suoi occhi lampeggianti di diabolica intelligenza fissi su lei, la lunga cicatrice che si stendeva dalla gota alla fronte. L'aria supplice che gi moderava l'atteggiamento imperioso del suo viso era ora svanita; ed egli appariva feroce, arbitrario, come un selvaggio di genio apportatore d'un tremendo messaggio di ammonimento o di rampogna. Mentre il cammello si alzava, egli grid forte alcune parole in arabo. Domina ud la sua voce, ma non pot comprendere le parole. Posando le mani sulla stoffa del palanchino, egli grid di nuovo, poi ritir le mani e le scosse al disopra del proprio capo verso il deserto, sempre affissando Domina con occhi fanatici.
Il vento ulul, i granelli di rena volteggiarono a spire sulla persona di lui, il cammello cominci a muovere lentamente dalla chiesa al villaggio.
A-ah! grid il cammelliere. A-ah!
Nella bufera quell'incitamento risonava come un gemito di disperazione.
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Capitolo 2.
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Mentre la voce dell'indovino si disperdeva nel vento, e la visione della sua faccia ferita e dei suoi occhi penetranti svaniva nel turbinio dei granelli di rena, Androvsky stese la mano e ravvicin le pesanti cortine del palanchino. Il mondo era chiuso fuori. Erano soli per la prima volta come marito e moglie, movendo con animo risoluto su quell'animale che essi non potevano vedere ma la cui andatura lenta e monotona faceva lievemente dondolare la loro persona, fuori delle ultime tracce di civilt nella vita delle sabbie. A ogni suo morbido passo il cammello li allontanava un tantino da Beni-Mora, avvicinandoli un poco di pi a quella libert di cui Domina aveva talvolta fantasticato, agli occhi sorridenti e ai dischi di fuoco alzati in aria.
Ora ella chiuse gli occhi: non voleva veder suo marito n toccar la sua mano: non voleva parlare.... voleva soltanto sentire nelle pi recondite profondit del suo spirito quel movimento saldo e persistente verso la meta dei suoi terrestri desiderii, convincersi che, dopo tanti anni vuoti d'amore e di sogni, gelidi anni d'aspro squallore, la pi intensa felicit ch'ella avesse mai sperato nei momenti di maggior bramosia, era divenuta una verit meravigliosa; voleva accertarsi ch'ella era veramente condotta al luogo dove desiderava andare con l'unico essere umano la cui presenza cancellasse fin la memoria del falso mondo e le desse invece il mondo vero. E mentre negli anni trascorsi aveva talvolta avuto paura di sentir troppo il vuoto e la desolazione della vita, ella aveva ora paura di sentir troppo poco la sua pienezza e il suo splendore, aveva paura di ripensare un giorno a quel superbo momento del suo destino terrestre e di capire allora di non averne afferrato il significato fin che non era sparito, di aver fatto la pi terribile di tutte le cose.... di accorgersi, insomma, di essere stata felice in tutta la estensione della sua possibilit, soltanto quando la sua felicit si perdeva col passato.
Ma poteva questo essere? Il Tempo, un simile Tempo, non era Eternit? Potevano tali cose terrestri come la sua intensa gioia essere state e non esser pi? Le pareva impossibile. Si sentiva come chi tenesse per mano l'Eternit e procedesse con quella gran guida nella sconfinata sicurezza della suprema protezione. Per lei, proprio allora, il divisamento del Creatore si arrotondava in un cerchio perfettamente chiuso. Tutte le cose vi si disponevano in ordine, astri e uomini: le cose che crescevano silenziose, i mari, le montagne e le valli, vi si disponevano in ordine come un immenso coro per obbedire al comando del cantico: "Benedicite, omnia opera!"
"Benedite il Signore!" Il mugghio del vento attorno al palanchino diveniva, agli orecchi di Domina, la voce dominante di quel coro.
"Benedite il Signore!" Esso era obbediente, non come lo schiavo, ma com' obbediente la libera volont, come era obbediente il cuore di lei che univa la sua voce con quel vento del deserto perch con ogni suo potere, con ogni sua passione e aspirazione, voleva gloriosamente obbedire. La vera obbedienza non  che amore adempiente un desiderio supremo, e quel gran canto era l'adempimento del supremo desiderio di tutte le cose create. Domina cap ch'ella non capiva la gioia di quel momento della sua vita perch non sentiva pi di essere una donna, ma soltanto una lode vivente che s'inalzava a Dio.
Una mano calda e forte afferr la sua, e allora essa apr gli occhi. Nel barlume del palanchino ella vide nell'ombra l'alta figura di Androvsky seduto a gambe incrociate come lo richiedeva lo speciale sedile e secondante i pacati movimenti del cammello. La luce era cos fioca che Domina non pot vedere gli occhi di suo marito n discernere chiaramente i suoi lineamenti, ma ella sent ch'egli figgeva lo sguardo nel volto in ombra di lei, che la sua mente ferveva di pensiero. Era egli pure rimasto silenzioso lodando Iddio per la propria felicit, e desiderava ora che il corpo si unisse nell'ebbrezza dell'anima?
Domina lasci la mano in quella di lui, passivamente; il senso della sua femminilit, perduto per un momento nell'estasi dell'adorazione, era ritornato in lei, ma con un nuovo e tremendo significato che sembrava cambiare la sua natura. Androvsky strinse con forza la mano di lei nella sua, la lasci andare, poi la strinse ancora, ripetendo l'azione con una regolarit che pareva suggerita da qualche cosa che lo guidasse. Ella immagin che la stretta della mano si ripetesse a ogni battito del cuore di lui, ma non volle contraccambiarla. Mentre sentiva la mano di Androvsky serrarsi e riaprirsi sulla sua, ella capiva che, come nel far conoscenza tra loro ella aveva rappresentato la parte principale, e perfino a bella posta fatto fare a quella conoscenza un passo innanzi col suo contegno sulla torre, cos ella bramava adesso di esser passiva e, dimentica del proprio potere e della forza ed energia della sua tempra, disperdersi nella forza e nella energia ancor pi grandi di quell'uomo a cui si era data. Per l'innanzi ella non aveva mai desiderato di essere altrimenti che energica, n desiderava ora esser debole; ma bramava soltanto che l'animo di lui si elevasse su quello di lei con ali d'aquila, tanto ch'ella potesse veder suo marito alzando lo sguardo, non abbassandolo. Ella pensava che il vederlo al disotto di s la ucciderebbe, e apriva le labbra per dir questo. Ma qualche cosa nel buio e fra il vento la faceva rimaner silenziosa. Le pesanti cortine del palanchino si scotevano di continuo, e le grosse aste di legno da cui pendevano cigolavano con un tenue rumore incessante, quasi un lamento, che si univa al pi lontano ma pi forte rumore delle foglie delle migliaia di palmizi furiosamente sbattute. Di dietro a loro veniva il mugolio di uno dei cammelli, portato dalle folate di vento, e i lievi suoni delle voci degli arabi che li accompagnavano. Non era il momento di parlare.
Ella si domand dove si trovasse, in qual parte dell'oasi, se fossero ancora giunti al principio della grande strada che sempre l'aveva incantata e che adesso era la strada che conduceva alla meta di tutti i suoi desiderii terrestri: ma niente glielo faceva capire. Ella viaggiava in un mondo di oscurit e fra il mugghio del vento, e in quell'oscurit e in quel rumore, combinati col dondolio lieve e continuo, ella perdette ogni nozione del tempo. Non aveva idea da quanto tempo fosse uscita dalla porta di chiesa con Androvsky. Sulle prime le parve che fossero soltanto pochi minuti, e che i cammelli dovessero essere appena giunti alla statua del Cardinale. Poi pens che fosse passata un'ora, anche pi, che il giardino del conte Anteoni fosse rimasto parecchio indietro, e che forse passavano lungo le viuzze del villaggio dell'antico Beni-Mora e si avvicinavano al limite dell'oasi. Ma perfino in quella confusione di mente ella sent che qualche cosa l'avvertirebbe quando le ultime palme fossero sparite nella caligine di sabbia e quando la carovana uscisse nel deserto: il rumore del vento sarebbe di certo differente quando lo affrontassero nelle immense distese, dove nulla rompeva la sua furia; oppure, se anche non fosse differente, Domina sent che ella avrebbe saputo, che il deserto le parlerebbe di sicuro nel momento in cui finalmente la prendeva in se stesso: non era possibile che essi fossero presi dal deserto senza ch'ella se ne avvedesse. Ma voleva che anche Androvsky lo sapesse, poich sentiva che il momento in cui il deserto li avrebbe presi, marito e moglie, sarebbe un gran momento nella loro vita, pi grande forse di quello in cui si erano incontrati quando giunsero nel paese azzurro. Ed ella si pose ad ascoltare, con ardente attesa, con un'attenzione cos ferma e determinata, che il suo corpo ne vibrava tutto e ogni sua fibra si tendeva.
Ci ch'ella stava ascoltando era una maggior forza del vento, un crescendo nella sua voce; si riprometteva un grido trionfale dal Sahara, un illimitato potere che si rivelasse in un suono simile allo squillo di una tromba delle sabbie.
La mano di Androvsky era ancora su quella di Domina, ma ora non si moveva come a obbedire al palpito del cuore di lui; essa stringeva la mano di Domina con calore, e infondeva in lei la sua forza. Per un momento, distogliendosi dal pensare al deserto, ella si perdette allora nel mistero e nel prodigio del contatto umano. Capiva che il tocco della mano di Androvsky sulla sua trasformava lei e il mondo all'intorno, quale ella l'osservava e lo sentiva. Nulla rimaneva come gi era prima ch'egli la toccasse: v'era qualche cosa di stupefacente in quel pensiero, qualche cosa quasi di terribile. Il prodigio che emana dalle pi lievi cose dell'amore, e che fa assumere a tutte una tremenda importanza quando sia presente o venga a mancare dalla vita di una donna, l'avvinceva completamente per la prima volta, e la poneva per sempre in un mondo cambiato, in un mondo pieno di cose non pi ignorate. Col conoscimento di ci che il tocco di Androvsky significava esattamente per lei, venne un molteplice conoscimento di mille altre cose, tutte connesse con lui e col suo vincolo consacrato. Domina sussult nel comprendere. Tutte le porte della sua anima si aprirebbero, e la bianca luce della comprensione, che rendeva splendida e fruttuosa la vita, si riverserebbe su lei. Nell'angusta oscurit del palanchino, che procedeva lentamente attraverso la furia del turbine, v'era uno sfolgorio di gloria invisibile che ogni momento cresceva di splendore. Una donna nascerebbe da una donna, una donna che conoscerebbe se stessa da una donna che non conosceva se stessa, una donna che da allora in poi amerebbe divinamente la sua femminilit dopo avere spesso fantasticato sulla cagione per cui fu creata donna.
Le parole mormorate sulla sabbia da quell'uomo nel giardino del conte Anteoni si avveravano: nella chiesa di Beni-Mora la vita di Domina era incominciata pi vera di quando sua madre spasimava nel travaglio del parto e il suo primo vagito aveva risposto alla voce della luce del mondo quando le aveva parlato.
Lentamente la carovana incedeva. I cammellieri, avvolti nelle pieghe dei loro mantelli, canticchiavano quei canti misteriosi dell'Oriente che sembrano i canti della caldura e della solitudine. Batouch, imbacuccato nel suo burnus, con la grossa testa abbassata sul petto, sonnecchiava come un potente sollevato dalle cure di Stato; fin che non fossero giunti ad Arba il suo dovere era adempiuto. Al, appollaiato dietro a lui sul cammello, fissava l'oscurit con sguardo fermo e lontano, quasi con gli occhi di un avvoltoio del deserto. Le case di Beni-Mora svanivano nei nuvoli di sabbia, insieme con la statua del Cardinale che stringeva la doppia croce, con la torre dell'albergo, con gli alberi squassati del giardino del conte Anteoni. Lungo il bianco azzurrognolo della strada, i cammelli avanzavano penosamente, incitati dalle grida e dai bastoni dei conduttori che correvan loro a fianco. Ora le brune costruzioni dell'antico Beni-Mora cominciavano a farsi vedere, apparendo di tanto in tanto fra il turbinio della rena e fra le foglie frenetiche delle palme. Il deserto era prossimo.
Al cominci a cantare, emettendo il suo canto di dietro al cappuccio di Batouch:
"L'amore delle donne  come il canto della festa che il fanciullo [canta allegramente
Nel giardino soleggiato.
L'amore delle donne  come la piccola luna, la piccola luna felice
Nelle ultime notti del Ramadan.
L'amore delle donne  come il gran silenzio che si stende nel crepuscolo
Per baciare la fragrante fioritura dell'arancio.
Siedi sotto l'arancio, o uomo innamorato,
Per poter conoscere il bacio che dice l'amore delle donne.
Janat! Jarat! janat!"
Batouch, che non faceva che dimenarsi, si alz il cappuccio di sugli occhi e guard grave grave la bufera; poi si pieg sulla gobba del cammello e disse ad Al:
Come arriveremo ad Arba? Il vento ha la forza di tutti i Tuareg moventi a battaglia.
Il vento scema, Batouch-ben-Brahim, rispose Al con calma. Stasera gli europei riposeranno nelle tende.
Le grosse labbra di Batouch si contrassero sprezzantemente; egli sput nel vento, si soffi il naso nel burnus, e rispose:
Voi siete un ragazzo, e sapete cantare una bella canzone, ma....
Al accenn con la mano sottile verso il mezzo giorno.
Non vedete la luce nel cielo?
Batouch aguzz gli occhi e si accorse che v'era difatti l in fondo una diminuzione di oscurit, un crescente chiarore dove si stendeva il deserto.
Appena arriveremo nel deserto il vento si calmer, disse Al; e cominci di nuovo a canticchiare:
"Janat! Janat! Janat!"
Domina non poteva vedere la luce nel mezzogiorno, e nessun indizio l'avvertiva di un prossimo quietarsi della bufera. Ella aveva incominciato di nuovo ad ascoltare il mugghio del vento e ad aspettare la pi ampia voce del deserto come un trionfante squillo col quale le sabbie le annunziassero il suo ingresso con Androvsky nella vita delle immense distese. Di nuovo ella personificava il Sahara, ma ora anche pi vividamente di prima; nell'oscurit le pareva di vederlo molto lontano, come una gran figura eroica che aspettasse lei e la sua passione, che aspettasse in una regione d'oro e di brezze vellutate dietro alla tempesta, per coronare la vita di lei con una gioia sconfinata come i suoi fantastici spazi, per insegnare alla mente di lei le intime verit che giacciono oltre le vie affollate di uomini, e per aprirle il cuore ai pi profondi messaggi della Natura.
Ella ascoltava, tenendo la mano in quella di Androvsky, e sent ch'egli pure ascoltava con un'intensit forte come la sua o anche pi. Ora la mano di lui serrava la sua pi tenacemente, quasi facendole provar dolore. Allora ella alz gli occhi, ma non su lui, e not che le tendine del palanchino si agitavano assai meno. Vi fu un momento in cui non sventolarono affatto; poi si mossero ancora, come se toccate da mani invisibili, indi rimasero quasi ferme un'altra volta. Nel tempo stesso la voce del vento le giunse agli orecchi come una musica che va perdendosi in una cavit remota, si rialz, ma subito langu una seconda volta in un pi lieve sussurro; e Domina scrse nel cortinaggio che la recingeva una luce lievemente crescente la quale pot mostrarle, per la prima volta da quando aveva lasciato la chiesa, le fattezze di suo marito. Egli guardava lei con un'espressione indagatrice in cui era un certo timore, ed ella cap che nella propria aspettazione del saluto del deserto si era ingannata: era stata in ascolto di uno squillo di tromba, ma era salutata da una voce calma, tenue. Ella comprese il timore che vedeva negli occhi di suo marito e lo condivise; e cap subito, con un improvviso palpito di rapimento, che nell'ordinamento delle cose vi sono benedizioni e sublimit non mai sognate dall'uomo, che devono sempre scender su lui con uno splendido moto di sorpresa, mostrandogli la meschina mendacia di ci ch'egli aveva forse riguardato come le sue pi magnifiche immaginazioni. Eliseo cerc il Signore nel fuoco e nel turbine; ma il Signore venne nella calma, tenue voce che si avanzava.
Incomparabilmente pi prodigioso di ci ch'ella aveva atteso le sembrava ora quell'improvviso quietarsi della bufera, quella mistica voce che veniva a loro dal cuore delle sabbie, avvertendoli che finalmente erano passati nelle braccia del Sahara. Il vento si abbass a un tratto; la luce crebbe nel palanchino. Di fuori, le voci dei cammellieri e di Batouch e di Al che parlavano insieme giungevano distintamente ai loro orecchi. Tuttavia essi rimanevano in silenzio: pareva che temessero col parlare di romper l'incanto della calma che aleggiava attorno a loro, che temessero quasi d'interrompere il mormorio del deserto.
Ora Domina ricambi lo sguardo di suo marito; non poteva distogliere gli occhi da lui, poich desiderava ch'egli penetrasse i suoi pensieri, comprendesse i suoi desiderii, fosse una cosa sola con la donna che era nata mentre si quietava il vento. Con la venuta di quella mistica calma doveva certo venir qualche altra cosa: il silenzio portava con s la fusione di due nature: il deserto in quel momento accostava insieme due anime in una unione che il Tempo e la Morte non avrebbero il potere di distruggere. Adesso il vento taceva del tutto; soltanto una lieve brezza faceva oscillar le tendine del palanchino, e la luce che vi penetrava attraverso di tanto in tanto non era pi bianca, ma cosparsa di un tenuissimo pulviscolo d'oro. Allora Androvsky si mosse per aprire le tendine, e Domina parl per la prima volta dopo il loro matrimonio.
Aspettate, ella disse piano.
Obbediente, egli abbass la mano, e la guard con l'attesa negli occhi.
Non guardiamo fin che non ci siamo allontanati, ella disse, molto allontanati da Beni-Mora.
Androvsky non diede risposta, ma Domina vide che aveva capito ci che v'era nel suo cuore. Egli si protese un po' pi verso lei e stese il braccio come per cingerla; ma non la cinse, ed ella sapeva perch: egli era parco della sua gioia com'ella ne era stata parca nelle cupe ore della scorsa notte che per lei erano d'oro. E quell'azione incompiuta, quell'impulso inadempiuto, le mostravano le profondit della sua passione anche pi chiaramente che non il disperato avvinghiarsi delle sue mani attorno alle ginocchia di lei nel giardino. Ci ch'egli ora non faceva, era la pi grande asserzione di tutto ci ch'egli farebbe nella vita che era davanti a loro, e fece comprendere a Domina come ella appartenesse tutta a lui. Qualche cosa in lei tremava, come un povero fanciullo dinanzi a cui baleni a un tratto la visione di un giorno di perfetta felicit. Ella pens alla fine di quella giornata, alla venuta della sera; sempre il buio li aveva separati: alla fine di quella giornata li avrebbe uniti. Negli occhi di Androvsky ella leggeva riflesso il suo pensiero del buio: riflesso e pur cambiato, trasmutato dal sesso: pareva che in quel momento ella leggesse lo stesso racconto scritto in due modi, da una donna e da un uomo, che vedesse l'Eden, non solo come lo vide Eva, ma come apparve a Adamo.
Scorse parecchio tempo, ma ad essi non sembr lungo. Quando il loro cammello si ferm, disgiunsero lentamente le mani come dormenti che si svegliassero con riluttanza.
Udirono la voce di Batouch fuori del palanchino.
Signora! egli chiamava. Signora!
Che c'? chiese Domina soffocando un sospiro.
La signora dovrebbe tirar le tendine. Siamo a mezza strada di Arba.  ora di far colazione: faccio abbassare il cammello della signora.
Si alz un forte "A-a-ah!" seguto come da un fiero bramito del cammello e da un molle e pur violento movimento che li spinse innanzi e indietro. Parve loro di sprofondare; indi una mano di fuori tir le tendine, ed essi furono inondati di luce. Posarono i piedi nella sabbia, si alzarono e si guardarono attorno.
Gi si erano allontanati nel deserto, bench non ancora oltre il limite della catena delle montagne rosse che si protendeva sulla loro sinistra, e che a non grande distanza finiva nelle sabbie. I cammelli erano stesi in una fila appena visibile, fiancheggiata da ogni parte dalla pianura coperta di piccole protuberanze di suolo sabbioso su cui crescevano polverosi cespugli. Sopra a loro il cielo era di un azzurro pallido, grave di dense nubi verso l'oriente, e proprio sul loro capo si vestiva di lembi di velo di una vaporosa bianchezza, attraverso i quali si affacciavano tratti azzurri che si allargavano sotto i loro sguardi.
Verso la parte di mezzogiorno, dove giaceva Arba su un basso poggetto di terra, senza erba n alberi, al di l di un argine coperto di un folto di arbusti di tamarisco, pascolo d'immense mandrie di cammelli, l'azzurro era chiaro e la luce del sole intensa. Una lieve brezza spirava intorno a loro, agitando i cespugli e le vesti degli arabi che si buttavano all'indietro il cappuccio, si scoprivano la bocca e sorridevano, ma seriamente, come possono sorridere soltanto gli arabi. Pi oltre v'erano due cani da guardia bianchi toppati di giallo, che socchiudevano gli occhi e parevano stanchi.
Per un momento Domina e Androvsky rimasero fermi, socchiudendo anche loro gli occhi, quasi come i cani. Il passaggio in quell'immensit e in quella luce dall'angustia e dal buio del palanchino, sopraffaceva i loro sensi. Essi non dicevano nulla: guardavano silenziosamente. Poi Domina, con un largo gesto, stese le braccia sul suo capo, traendo un gran respiro che fin in un piccolo, quasi singhiozzante riso di esultanza.
Uscir di prigione, ella disse sconnessamente, uscir di prigione e trovarsi qua!
A un tratto si volse a Androvsky e gli prese il braccio, costringendolo fra tutt'e due le sue braccia con una energica confidenza, di tutto incurante nella intensit della sua letizia.
Tutta la mia vita sono stata in prigione, ella disse. Voi avete tolto il chiavistello alla porta.
Poi, come a un tratto gli aveva preso il braccio, cos lo lasci andare. Qualche cosa insorgeva in lei, quasi impaurendola, o almeno rendendola confusa: le pareva che il suo essere fosse un cavallo che stringesse fra i denti il morso, preparandosi a un tremendo galoppo. Per dove? Ella non lo sapeva. Era inebriata dalla luce crescente, dall'aria frizzante, deliziosa, dagl'immensi spazi attorno a lei, dalla solitudine con quell'uomo che teneva saldamente in mano la sua anima. Ella lo aveva sempre collegato col deserto; ora egli era suo nel deserto, e il deserto era suo con lui. Ma era proprio possibile? Aveva potuto davvero esserle riserbata una tal sorte? Domina si arrischiava appena a cercar di capire il significato della propria condizione, per tema che un alito dovesse cambiarla. Proprio allora ella sentiva che se si avventurava a pesare e misurare il suo maraviglioso dono, Androvsky cadrebbe morto ai suoi piedi, e il deserto si avvolgerebbe su se stesso come un rotolo di pergamena.
Quello l  Beni-Mora, signora, disse Batouch.
Domina fu contenta ch'egli le parlasse, e si volse e segu con l'occhio la mano indicatrice. Molto in distanza ella vide una verde cupezza di palme, e al disopra di essa una bianca torre, che di l sembrava piccola come la torre di un castello da bambole.
La torre! ella disse a Androvsky. Noi ci parlammo la prima volta lass; dobbiamo dirle addio.
Fece un gesto di saluto verso l'edilizio; Androvsky seguiva il movimento della sua mano. Ella not adesso che ogni suo movimento era da lui osservato con una specie di appassionata attenzione. Per lui il deserto non esisteva, Domina lo capiva dai suoi occhi; egli non guard verso la torre nemmeno quando ella ripet:
Noi dobbiamo.... noi le siamo debitori di questo.
Batouch e Al erano affaccendati a stendere una tovaglia sulla sabbia, tenendola ferma con dei sassi, a tirar fuori cibi, piatti, forchette, bicchieri, bottiglie, da un gran canestro pendente da uno dei cammelli. I due arabi attendevano con destrezza ma con gravit alla loro occupazione; i cammellieri allentavano le funi di sui carichi delle loro bestie che, come invelenite, aprivano la bocca ringhiante mostrando lunghi denti guasti e voltando il muso da una parte all'altra con movimento serpentino. Domina e Androvsky non erano in quel momento guardati da alcuno.
Perch non volete veder la torre? Perch non volete dirle addio? ella domand, avvicinandosi di pi a lui, dolcemente, sulla sabbia, con una bramosia femminile di udirgli spiegare ci che ella ben comprendeva.
Che cosa pu importarmi della torre, o delle palme, o del cielo, o del deserto? egli rispose quasi rudemente. Che cosa pu importarmene? Se voi foste mia dietro le sbarre di quella prigione di cui parlavate, non credete che ci sarebbe bastante per me? Che sarebbe anzi troppo.... come una coppa che trabocca?
E soggiunse fiocamente alcune parole ch'ella non pot udire.
Non v'importa nemmeno del deserto? ella disse piena di ansia.
In voi c' tutto.... Ogni cosa  in voi: ogni cosa che ci ha condotti qui, che abbiamo contemplata e desiderata insieme.
Ma allora, ella disse, e la sua voce era quasi calma, sono io per voi la pace?
La pace?... disse Androvsky.
S. Non vi ricordate che una volta io vi dissi come nel deserto dovesse esser la pace? V' dunque in me.... per voi?
La pace! egli ripet. Oggi io non posso pensare alla pace, n voglio averla. Non chiedete troppo da me! Lasciatemi vivere oggi, vivere come pu solo farlo un uomo che.... lasciatemi vivere con tutto quello che v' in me, oggi, Domina. Gli uomini chiedono di morire in pace. Oh, Domina.... Domina!
L'espressione di lui le faceva l'effetto di braccia che la serrassero, di labbra che premessero la sua bocca, di un cuore che battesse sul suo.
La signora  servita, grid Batouch con voce festosa.
Ma parve che la sua padrona non lo udisse; ed egli grid di nuovo:
La signora  servita.
Allora Domina si rigir e mosse alla prima refezione sulla sabbia. Due cuscini posavano accanto alla tovaglia su una coperta araba bianca, rossa e arancione. Sulla tovaglia, in rozzi vasi di terra con rabeschi porporini, erano disposte le rose del giardino del conte Anteoni, portate da Smain.
La nostra colazione nuziale! disse Domina traendo appena il respiro.
Pareva loro in quel momento di vivere un maraviglioso romanzo.
Sedettero accanto, e mangiarono di buon appetito, serviti da Batouch e da Al. Di tanto in tanto una pallida farfalla, giallognola come la sabbia, svolazzava presso a loro. Alcuni uccellini gialli, con un pennacchietto, saltellavano fra i cespugli e svolazzavano lungo la distesa. Nel cielo i vapori si raccoglievano insieme e movevano lentamente verso l'oriente, lasciando l'azzurro sui loro capi circonfusi di bianco. Ad ogni momento il calore del sole si faceva pi intenso; il vento era cessato, e nulla dava segno che avesse mai infuriato nel deserto. Un po' discosti da loro, i cammellieri erano seduti a gambe incrociate accanto alle loro bestie, mangiando focacce di pane giallo e discorrendo insieme a voce bassa, gutturale: i cani da guardia facevano loro la ruota, inquietamente affamati. In lontananza, dinanzi a una tenda di cenci rattoppati, una donna appena coperta da una veste di cotone rosso acceso allattava un bambino e guardava con occhi imbambolati la carovana.
Domina e Androvsky parlavano appena mentre mangiavano. Una volta ella disse:
Vi potete raffigurare la nostra colazione come una colazione nuziale?
Ella pensava ai molti ricevimenti a cui aveva assistito a Londra in occasione di sponsali, alle frotte di donne vestite con gran lusso, intente a esaminare con invidia i diademi e i finimenti di gioielli esposti negli astucci sulle tavole; a coppie di sposi da lei vedute coi volti accesi e ansiosi sotto baldacchini di fiori, atteggiando le labbra stanche al sorriso, quasi rispondessero a stereotipate congratulazioni, mentre vari agenti investigatori, meschinamente travestiti da gentiluomini, si aggiravano per le sale badando che nessuno dei doni nuziali sparisse misteriosamente. I suoi doni erano le rose vellutate nei vasi di terra, le brezze del deserto, i monticelli di sabbia, le farfalle gialle, il silenzio che si stendeva intorno come una benedizione pronunziata da Dio, che cre i luoghi tranquilli dove le anime possono imparare a conoscer se stesse e il loro grande destino.
Una colazione nuziale? disse Androvsky.
S. Ma forse non avete mai assistito ad una di esse.
Mai.
Per cui la nostra non pu piacervi quanto piace a me.
Molto pi! egli rispose.
Ella lo guard, ricordandosi come spesso, nel passato, quando ella aveva sentito intensamente, avesse avuto l'intuizione ch'egli sentisse ancor pi intensamente di lei. Ma ci era possibile, ora?
Credete voi, ella disse, che, non avendo mai vissuto nelle citt, possiate amare questa terra quanto l'amo io?
Androvsky si mosse sul cuscino e si abbass in modo da puntare il gomito nella sabbia. In quella positura, col mento appoggiato sulla mano e gli occhi fissi su lei, egli rispose
Ma non  la terra ci che io amo.
Il suo assoluto raccoglimento in lei fece pensare a Domina che forse egli fraintendesse quel ch'ella aveva voluto dire parlando del deserto, della gioia che ella vi provava. Ella era ansiosa di spiegargli come lui e il deserto fossero concatenati nel suo cuore; e lasci cader la mano sulla mano sinistra di lui, stesa con la palma nella calda sabbia.
Io amo questa terra, ella cominci, perch trovai qui voi, perch sentii....
Ella si ferm.
Ebbene, Domina? disse lui.
No, non ora. Ora non posso dirvelo: c' troppa luce.
Domina, egli ripet.
Poi rimasero di nuovo in silenzio, pensando all'oscurit che incomberebbe su loro ad Arba.
Nel tardo pomeriggio si avvicinarono al bordj, o castello arabo, movendo lungo una via scabrosissima, piena di protuberanze e di buche, e fiancheggiata da ambo i lati da cespugli cos alti da parer quasi alberi. Ivi pascolavano immensi branchi di cammelli che guardarono con occhi gravi gli stranieri nel palanchino. Al disopra dei cespugli, all'orizzonte, da ogni parte della via, apparivano i colli serpentini di quegli animali che si movevano flessuosamente da ogni parte, ora piegati con bramosia verso i virgulti polverosi, ora protesi come nella paziente ricerca di qualche refrigerio al destino del cammello, laggi nella remota lontananza del deserto. Cammellini lattanti, parecchi dei quali contavano appena pochi giorni, ma gi votati agli eterni pellegrinaggi nelle distese, coi musi mansueti e le gambe in apparenza irrequiete, prendevano la fuga dinanzi alla carovana, cercando nervosamente le burbere madri che gettavano su loro sguardi quasi espressivi di disdegnosa compassione. Di faccia, al di l di un corso d'acqua ora secco, si ergeva la collinetta su cui stava il bordj, massiccia fabbrica quadrata, con due torri quadrate munite di feritoie: da lontano somigliava a un fortilizio minacciante, nel suo superbo isolamento, il deserto. Le sue torri spiccavano nere nel giallo chiarore della luce cadente. Alcuni piccioni, che pure parevano neri, vi volavano perpetuamente intorno, e i pali del telegrafo che si allineavano lungo la via a intervalli regolari a sinistra, formavano una serie decrescente di nere linee verticali, risaltanti crudamente nel giallo, fin che l'occhio non poteva pi seguirli nel mezzogiorno. Per Domina quei pali erano come dita che le accennassero le pi remote distanze del sole.
Un po' sbattuta dal lungo viaggio sulle distese e dalla incessante carezza dell'aria, che era come un amante importuno non mai soddisfatto, ella contemplava, con quieti occhi sognanti, dall'altezza su cui era appollaiata, quella scena vespertina degli animali che ruminavano, che si alimentavano, dei nomadi che la guardavano, della monotona vegetazione, e delle incerte montagne che sempre pi parevano allontanarsi. Tutto quello ch'ella vedeva le sembrava bello, un po' remoto e un po' fantastico. La lenta andatura dei cammelli, i rapidi movimenti dei piccioni volteggianti sulle torri quadrate, gli arabi coi loro bastoni tenuti obliqui, i pali del telegrafo uno pi corto dell'altro, decrescenti fino a sparire quasi magicamente nel color giallo che ora si mutava in oro, si componevano per lei, per opera del deserto, in una tappezzeria delicatamente brillante, in uno di quegli arazzi che possono dirsi una leggenda sorpresa nel sonno come la Bellezza nel suo palazzo. Mentre cominciavano a salir la collina, e il fulgore nel cielo si accresceva, quell'impressione svan, poich la vita che si raccoglieva intorno al bordj era fervida, bench scarsa in paragone della vita vorticosa delle citt, e aveva quell'aspetto di particolare raccoglimento che pu notarsi nei dipinti raffiguranti le soste nel deserto.
Il massiccio bordj non sembr pi a Domina un fortilizio minacciante chi vi si avvicinava, ma quasi un possente signore il quale offrisse larga ospitalit in quella brulla desolazione che tuttavia non presentava per lei aspetto desolato. Era color di terra, costruito in pietra, e aveva nel mezzo della facciata di fronte a loro un immenso portone ospitale sormontato da un arco bianco. Quel portone lasciava in parte vedere un vasto cortile in cui si movevano uomini e animali. Tutto all'intorno, all'ombra riparatrice delle sue mura senza finestre, vi erano molti arabi, alcuni seduti sulle gambe, alcuni in piedi addossati alla pietra, altri passanti da un capannello a un altro, i quali gesticolavano e parlavano vivacemente. V'erano dei ragazzi che facevano un giuoco coi sassi disposti in una ordinata serie di buchette scavate nella polvere. Un negro attravers il terreno piano dinanzi al bordj, portando sul capo una pesante anfora di terra, per andare al pozzo l prossimo, al quale un branco di asini neri, sbarazzati allora del loro carico di fastella, doveva essere abbeverato. Dalla parte di mezzogiorno due spahis cavalcavano su bianchi cavalli, coi mantelli rossi svolazzanti sulle selle; e da occidente, movendo lentamente al lamentoso suono di una musica indistinta, a un sommesso rullo di timpani, si avvicinava una grande carovana in una nube di polvere, ch'essa si lasciava dietro e che si disperdeva nello splendore del tramonto.
Quando Domina e Androvsky giunsero alla grande spianata dinanzi alla fabbrica, furono inondati dalla soave luce d'oro in cui tutte quelle figure di affricani e tutti quegli animali sembravano misteriosi e belli, e pieni di quel profondo significato che il deserto spande su coloro che muovono in esso, specialmente all'alba o al tramonto. Dal poggio essi dominavano tutta quanta la pianura da loro attraversata fino a Beni-Mora, che la mattina dopo svanirebbe nell'orizzonte azzurro. Le sue migliaia di palme formavano una macchia cupa nell'oro, e la torre dell'albergo si scorgeva appena profilarsi aguzza nel cielo. La catena di montagne mostrava in lontananza i fianchi vermigli; anche quelli la mattina si disperderebbero negli spazi deserti, ultimi posti avanzati del mondo della collina e della valle, della corrente e del mare. Soltanto negl'ingannevoli sogni del miraggio essi apparirebbero ancora una volta, affacciandosi in un ondeggiante velo perlaceo come un fluido a specchio d'una immaginaria laguna.
Domina fu contenta che in quella prima notte del loro viaggio essi potessero vedere ancora Beni-Mora, il luogo dove ciascuno di loro aveva trovato l'anima gemella dove erano stati uniti dalla Chiesa. Mentre il cammello si fermava dinanzi al gran portone del bordj, ella si rigir nel palanchino e abbass lo sguardo sul deserto, facendo segno al cammelliere di lasciare per un momento l'animale. Ella infil il braccio in quello di Androvsky e fece s che gli occhi di lui seguissero i suoi, attraverso gl'immensi spazi resi magici dal sole cadente, nella cupezza delle palme lontane che sarebbero per lei sacre per sempre. E mentre guardavano in silenzio, tutto quel che per lei significava Beni-Mora, le si affacci alla mente. Ella si rappresent il giardino tacito nel caldo del meriggio; vide Androvsky ai suoi piedi sulla sabbia; ud lo squillo della campana della chiesa e le note del flauto di Larbi; il cupo azzurro degli alberi era per lei come il cuore del mondo e come il cuore della vita: aveva veduto la nascita della sua anima e le aveva dato un'altra anima tutta nuova. Era una vera mestizia vederlo sparire come una cosa che si abbassasse fino a confondersi con le incommensurabili sabbie; e in quel momento Domina disse fra s:
"Quando mai sar di nuovo a Beni-Mora.... e come?"
Ella guard Androvsky, incontr i suoi occhi, e pens:
"Quando lo vedr di nuovo, come sar diversa! Come sar cambiata!"
E nel tramonto sembr ch'ella dicesse un muto addio a qualcuno che svanisse con Beni-Mora.
Appena scesi dal cammello e mentre stavano framezzo agli arabi che li guardavano, Batouch li preg di andare alle loro tende, dove sarebbe pronto il t. Egli li fece girare fino all'angolo del muro verso occidente, dove, nel pieno sfolgorio del tramonto, con intorno un vasto spazio di scabra terra luccicante di creta, era piantata una tenda bianca. Dinanzi ad essa, all'aria aperta, avevano steso un bel tappeto arabo, e su quel tappeto posto un tavolino pieghevole e due seggiole pure pieghevoli. La tavola sosteneva un vassoio giapponese con tazze, un bricco di latte e piatti di biscotti, e v'era vicino, in una positura che pareva studiatamente pittoresca, Uardi, il giovane scelto da Batouch per far l'ufficio di credenziere nel deserto.
Uardi diede loro il benvenuto con un largo sorriso mentre si avvicinavano, e, sicuro che il suo atteggiamento era stato ammirato, si rec nei dominii del cuoco per prender la teiera, mentre Batouch invit Domina e Androvsky a ispezionare la tenda preparata per loro. Domina assent con una parola strascicata: era ancora come trasognata; ma Androvsky, dopo aver gettato verso l'apertura della tenda uno sguardo pieno di una specie di fiera timidezza, fece qualche passo e rimase sul crine della collina, abbassando lo sguardo sulla carovana che si avvicinava, la cui musica poteva ora benissimo udirsi nella quiete della distesa.
Domina and sola nella tenda che doveva essere la loro casa per molte settimane, e fu contenta di esser sola proprio in quel momento; poich ella pure, come Androvsky, provava una specie di squisito turbamento che si agitava, come un'onda, nel suo cuore. Con un pretesto, ma soltanto dopo avergli espresso la sua ammirazione, ella si sbarazz di Batouch; indi stette un po' l e si guard intorno.
Dalla tenda grande si passava in una pi piccola, la quale doveva servire a Androvsky da spogliatoio e ad ambedue come stanza delle loro robe. Domina non entr in quella, ma con un amorevole sguardo esaminatore ella vide i due lettini bassi, le pedane fiammanti, la tavolina con lo specchio, il lavabo, e le due seggiole di canna che ammobiliavano la tenda in cui avrebbero dormito. Indi ella si volse e guard per l'apertura: in lontananza, solo sul crine della collina, ella vide Androvsky, inondato della luce del tramonto, spinger lo sguardo verso il deserto nascosto, da cui si alzava il selvaggio suono della musica affricana, che si faceva sempre pi forte. A Domina parve ch'egli contemplasse gli spazi del cielo, cos magicamente brillanti e tersi, tanto diafana era l'atmosfera e delicato il colore della volta celeste. Ella non vide altra forma che la sua in quel poema di luce, in quella immensit lontana in cui il sole calava. E la musica sembrava fosse ai piedi di lui, sorgesse dalla sabbia e singhiozzasse nel seno di quella.
In quel momento la figura della Libert, da lei veduta nell'ombra della casa delle danze, venne alla porta della tenda e pos per la prima volta le sue labbra su quelle di Domina. Quel bacio era di certo la consacrazione della vita nelle sabbie. Ma oggi v'era stata un'altra consacrazione, e Domina ebbe l'improvviso impulso di concatenarle insieme.
Ella trasse di seno il crocifisso di legno che Androvsky aveva scagliato nel torrente a Sidi-Zerzur, e andando pacatamente a uno dei letti ve lo appese sopra appuntandolo alla tela della tenda; poi si volse ed usc nella gloria del tramonto ad incontrare la musica severa che si alzava dal deserto.
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Capitolo 3.
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La notte si era stesa sul deserto, una chiara notte purpurea, stellata ma senza luna. Intorno al bordj e dinanzi al Caff Mauro, costruito di bruna terra e di legno di palma, che gli stava di contro, si ammassavano gli arabi che avevano fatto una sosta per dormire ad Arba, nel viaggio o di andata o di ritorno a Beni-Mora, sorbendo il caff o giocando a domino alla fioca luce di una lampada a olio, fumando sigarette e lunghe pipe piene di kif. Nella corte del bordj i muli mangiavano tranquillamente in fila. I cammelli vagavano per la pianura fra i cespugli di tamarisco, vigilati dalle ombre ammantate dei guardiani sempre desti come loro. Le montagne, le palme di Beni-Mora si perdevano nell'oscurit che incombeva sul deserto.
Sulla collinetta, a qualche distanza di l dalla bianca tenda di Domina e Androvsky, il buio era rotto vivamente da un gran fuoco di stipe, le cui fiamme torreggiavano verso le stelle, ondeggiando secondo le moveva la brezza, e illuminavano selvaggiamente i visi selvaggi degli uomini del deserto che vi si raccoglievano intorno, divertendosi a raccontarsi storie delle solitudini, a cantar meste canzoni di tempi lontani, anche se inneggiassero a passate vittorie sugl'infedeli, ad appassionate estasi di amore nelle dorate regioni del sole. Il fumo delle marmitte piene di cuscuss e di pezzi di castrato e d'erbaggi saliva in spirali a unirsi al fumo leggero che stendeva un lieve velo su quella scena fantastica; e di tanto in tanto, con uno stridulo grido di esultanza, una forma seminuda, vero scintillio di occhi, di denti e di bronzee membra lustre, irrompeva dall'oscurit oltre il fuoco, saltava attraverso le lingue di fiamma e svaniva come uno spettro nell'amplesso della notte.
Tutti i membri della carovana, a cui presiedeva nella sua gloria Batouch, celebravano la notte degli sponsali del loro signore e della loro signora.
Domina e Androvsky avevano gi fatto loro visita presso il fal, avevano ricevuto i loro complimenti, assistito alla danza delle spade e alla danza delle aste, toccato con le loro labbra, o finto di toccare, la cannuccia di un kif, ascoltato un canto nuziale gorgheggiato da Al con l'accompagnamento di un flauto e di tamburelli, e applaudito all'agilit di Uardi nel saltare attraverso alle fiamme. Poi, con molti saluti di buonanotte, strette di mano e auguri per la mattina, la coppia se n'era andata nella fredda oscurit, silenziosamente, verso la tenda.
Camminavano a lento passo, un po' discosti fra loro. Domina alzava lo sguardo alle stelle e cercava fra loro l'astro della Libert; Androvsky guardava lei, e nel suo volto vedeva tutti gli astri. Quando giunsero all'apertura della tenda sostarono sulla calda terra. Nell'interno era accesa una lampada che gettava una dolce luce sul semplice mobilio e sulla bianchezza dei due letti, al disopra di uno dei quali Domina immaginava, bench di fuori non potesse vederlo, il crocifisso di legno che Androvsky aveva una volta portato al collo.
Dobbiamo rimanere un poco qui? disse Domina a bassa voce. Qui fuori?
Vi fu una lunga pausa; poi Androvsky rispose:
S.... Godiamo pienamente.... godiamo pienamente quest'incanto.
Egli afferr la mano di lei con una specie di tenera rudezza e intrecci le proprie dita con le sue, premendo la palma contro quella di lei.
Non perdiamo niente di questa notte, egli disse. Tutta la mia vita  in questa notte. Io non ho ancora avuto vita. Domani.... domani potremmo anche esser morti.... Chi lo sa? Ma stanotte siamo vivi, nella carne e nel sangue, col cuore e con l'anima. E qui non v' nulla, qui non pu esservi nulla stanotte per togliere a noi la nostra vita, la vita del nostro amore: poich siamo fuori nel deserto, siamo veramente all'infuori di tutti e di tutto. Siamo nella pi grande libert. Non  cos, Domina? Non  proprio cos?
S, disse lei, s.
Egli prese l'altra sua mano nello stesso modo. Le stava di faccia, e si port le mani al cuore con quelle di lei strette nelle sue, poi prem le mani di Domina al cuore di lei, indi le riport di nuovo al suo.
Allora profittiamone, dimentichiamo la nostra prigione, dimentichiamo qualsiasi cosa, qualsiasi cosa che sapemmo e conoscemmo prima di Beni-Mora, Domina. Tutto  morto, addirittura morto, se noi stessi non lo facciamo rivivere pensando. E questa sarebbe una pazzia, una stoltezza. Il pensare  la pi grande pazzia. Domina, avete dimenticato tutto quel che fu prima che ci conoscessimo?
S, ella disse. Ora.... ma soltanto ora. Voi mi avete fatto dimenticar tutto.
V'era come un respiro affannoso sotto la sua voce. Egli alz le mani di lei fino alla propria spalla, e la guard con fermezza negli occhi, come se tentasse di effondere tutto se stesso in lei attraverso quelle porte dell'anima aperte per vederlo. E in quel momento, ella sent che il suo pi ardente desiderio era effettuato, che egli si alzava al disopra di lei con ali d'aquila. E come nella notte antecedente al matrimonio ella aveva benedetto tutti i dolori della propria vita, ora benediceva tacitamente tutto il lungo silenzio di Androvsky, tutte le sue strane reticenze, la sua ruvidezza, la sua scontrosit nei primi tempi della loro conoscenza. Ci che le aveva dato pena esistendo, ora formava la sua gioia col non esister pi: l'uomo nascosto irrompeva verso di lei finalmente in tutto il suo amore. Le parve di udir nella notte il crollo di un grande ostacolo, e la voce di acque che finalmente lo avessero infranto, e si spandessero in libert. Il silenzio di lui nel passato ora dava alla sua favella un'intensa e prodigiosa belt. Ella sentiva il bisogno di ascoltar quelle acque ancor pi intensamente, pi intensamente.
Parlatemi! ella disse. Avete parlato cos poco! Lo sapete come avete detto poco? Raccontatemi tutto ci che siete. Fino adesso ho sentito soltanto da me tutto ci che voi siete; e questo  molto, molto; ma non basta per una donna.... non basta. Io vi ho preso, ma ora.... date a me tutto ci che io ho preso. Date.... proseguite a dare, a dare. Fin da questa notte il ricevere sar la mia vita. Io ho gi dato a voi da un pezzo tutto ci che avevo. Date voi a me, datemi tutto. Voi lo sapete che io ho dato tutto.
Tutto? egli disse.
E v'era un fremito nella sua voce profonda, come se un intenso sentimento insorgesse dalle sue intime fibre e lo scotesse.
S, tutto, ella mormor, e da lungo tempo. Fin da quel giorno, nel giardino.... quando.... quando io posi le mani sulla vostra fronte, ve ne ricordate?... Io vi diedi tutto, per sempre.
Nel parlare ella abbass il viso con una specie di orgogliosa sottomissione, e mise la fronte contro il cuore di lui.
La purit nella sua voce e nel suo atto calmo e semplice abbagliarono Androvsky come una fiamma che gli guizzasse a un tratto dinanzi agli occhi nelle tenebre. E anche lui, in quel momento, vide, molto al disopra di s, il remeggio delle ali di un'aquila: a ciascuno di loro l'altro sembrava librato in alto; e mentre ambedue alzavano lo sguardo, fu quella la loro unione perfetta.
Io lo sentii, disse Androvsky sfiorandole i capelli con le labbra, lo sentii dalle vostre mani. Quando quel giorno mi toccaste, fu come se mi deste il mondo e gli astri. Io m'impaurii di ricever tanto; mi parve che non vi fosse pi posto per porvi il mio dono....
Vi pareva cos piccolo il vostro cuore? ella disse.
Voi mi fate sembrar piccolo tutto quel che io ho e sono...; piccolo e tuttavia grande: che cosa vorr dire?
Che voi siete grande, come lo sono io, perch noi amiamo. Nessuno  piccolo quando ama. Nessuno  povero, nessuno  cattivo, quando ama. L'amore brucia il male:  l'angelo che distrugge.
Le parole di Domina parvero infondere in tutto il corpo di lui una gioia fremente; egli le prese il viso tra le mani e lo sollev dal suo cuore.
Ma pu esser vero? Pu esser vero? egli disse. Io ho tentato di pensarlo.... Oh, se sapeste quanto ho tentato!
E non sapete che  vero?
Io sento di non saper nulla stanotte, fuorch quello che mi dite voi; sento stanotte di non avere, di non essere altro che ci che voi date a me, che ci che voi fate di me: vi  possibile intendere questo? Vi  possibile capire ci che voi siete per me? Capire che voi siete tutto, che io non ho altro, che io non ho mai avuto altro, in questi anni da me vissuti e gi dimenticati? Lo potete comprendere? Or ora avete detto: "Parlatemi, raccontatemi tutto ci che voi siete." Ecco quello che io sono, tutto quello che io sono: un essere di cui voi avete fatto un uomo. Voi, Domina.... voi avete fatto di me un uomo, voi mi avete riplasmato.
Ella taceva. L'intensit delle sue parole, lo splendore degli occhi di lui mentre parlava, le faceva udire quelle acque irrompenti come s'ella stesse per esserne trascinata.
E voi? egli disse. E voi?
Io?
Dianzi, nel deserto, quando eravamo nella sabbia guardando Beni-Mora, voi cominciavate a dirmi qualche cosa, poi vi siete interrotta. E avete detto: "Non posso dirvelo: c' troppa luce." Ora il sole se n' andato.
S.... ma ho pi piacere di ascoltar voi; voglio ascoltare....
Ella tacque. In lontananza, presso il gran fuoco intorno al quale gli arabi erano riuniti, si alzava un canto che ferm la sua attenzione. Era Al che cantava, brandendo un tizzone come una torcia. Ella lo aveva udito cantare anche prima, e le era piaciuto il timbro della sua voce; ma soltanto allora si raccapezz dove lo avesse prima udito e chi fosse: era lui che, invisibile, aveva cantato la canzone dei liberi negri di Tuggurt nel giardino del conte Anteoni il giorno in cui ella si era adirata con Androvsky e si era poi riconciliata con lui. E ora ella capiva che il cantore era proprio quello, poich di nuovo ascoso a lei, che di contro alla cortina del buio non vedeva se non la fiamma della torcia ch'egli teneva e agitava ritmicamente al suono del suo canto.
Quando Domina smise di parlare, Androvsky la cinse subito con le braccia, come se temesse ch'ella gli sfuggisse nel silenzio; e stettero cos all'apertura della tenda ascoltando.
"Muor nell'acqua la gazzella
E nell'aria il pesce muore,
Io nelle dune di deserte arene
In gravi pene,
Muoio per quel che mi tormenta: Amore."
Il coro degli uomini nascosti presso il fuoco si alz in un basso mormorio che era come il sussurro notturno del deserto; poi la voce di contralto di Al giunse di nuovo a Domina e ad Androvsky, ma fiocamente, dalla distanza in cui si agitava la torcia fiammeggiante.
"Solo il Creatore ed io
Conosciamo il cuor mio."
Quando la voce langu per un momento, Domina ripet il ritornello, poi disse:
Ma pu esser vero.... pu esser vero questo, stanotte, per noi?
Androvsky non rispose.
Io non credo che sia vero, ella soggiunse. Voi conoscete.... non  vero?...
La voce di Al si alz di nuovo, e la sua torcia si agit nel venticello della notte: il suo movimento era lento e unito: sembrava come una voce fatta visibile, una voce di fiamma nel tenebrore del mondo. Essi la contemplarono, poi Domina disse ancora:
Voi conoscete che cosa c' nel mio cuore.... non  vero?
Lo conosco proprio? fece lui. Interamente?
Sicuro: il mio cuore  pieno di un'unica cosa.... addirittura pieno.
Allora lo conosco.
E...? ella esit, indi soggiunse: E il vostro?
Anche il mio.
Conosco anch'io ci che vi , dunque?
Ella parlava sempre in tono interrogativo. Androvsky non replic, ma la trasse pi forte a s, con una stretta che era febbrile nella sua intensit.
Vi ricordate, ella prosegu, che cosa diceste nel giardino riguardo a questo canto?
No.
Lo avete dimenticato?
Vi ho detto, rispose lui, che oggi intendo di dimenticar tutto.
Qualsiasi cosa accaduta prima che noi giungessimo a Beni-Mora?
Ancor pi: qualsiasi cosa avvenuta prima che voi poneste le vostre mani sulla mia fronte, Domina. Il vostro tocco cancell il passato.
Anche il nostro passato di Beni-Mora?
S, anche quello. Vi sono molte cose ch'io feci e che omisi di fare, molte cose ch'io dissi e che non dissi mai.... tutto ho dimenticato.... l'ho dimenticato per sempre.
V'era adesso austerit nella sua voce, una recisa intenzione.
Capisco, disse Domina. Anch'io molte cose le ho dimenticate; ma non tutte.
Quali?
Non ho dimenticato la notte che voi mi toglieste dalla casa delle danze, n la nostra cavalcata a Sidi-Zerzur, n.... insomma, mi rammento di parecchie cose: anche in punto di morte, anche dopo che sar morta, me ne ricorder.
Il canto svan; la torcia era immobile, poi si abbass e s'immedesim col fuoco. Allora Androvsky trasse Domina accanto a s sulla terra calda dinanzi alla tenda, e le fece posare sulla sabbia la mano che teneva chiusa nella sua.
Sentitela! disse. Essa  il nostro asilo,  la nostra libert: non la sentite viva?
S.
Come se avesse palpiti simili ai palpiti dei nostri cuori, e sapesse ci che sappiamo noi.
S; la Madre Terra. Io non avevo mai capito fino a stanotte che cosa significasse.
Noi cominciamo a comprendere insieme: chi pu capir tutto da s solo?
Egli teneva sempre la mano di lei nella sua, che premeva il deserto come un cuore; ed essi lo immaginarono un cuore che fosse per loro pieno di amore, di protezione, di comprensione. Riandando le parole pronunziate prima del canto di Al, Androvsky disse:
L'amore brucia il male, e perci non pu mai essere il male.
E neppure l'atto di amare.
N ci che conduce ad esso, disse Androvsky.
E di nuovo v'era una specie di austerit nella sua voce, come se egli insistesse su qualche cosa, fosse intento a vincere qualche riluttanza o qualche voce contradittoria.
So che voi avete ragione, egli soggiunse.
Domina non parl, ma, senza saperne il perch, il suo pensiero and al crocifisso di legno appuntato nella tela della tenda, l accosto, e per un momento ella sent alitare in s una lieve tristezza. Ma Androvsky premette pi strettamente le mani di lei, ed ella fu soltanto conscia del duplice calore: della mano di lui sulla sua mano, e del deserto sotto di lei. Tutta la sua vita sembrava trovarsi in uno sfolgorio di fuoco, in un ardore che infondeva vita, che la dominava e nel medesimo tempo eccitava tutta la sua energia, provocando il guizzo dei fuochi fisici e spirituali addormentati in lei, quasi fossero soffocati e attizzati ad un tempo. Il pensiero del crocifisso svan: fu come se il fuoco lo avesse distrutto, e divenisse cenere, poi niente. Ella fiss lo sguardo nel lontano fuoco degli arabi, che andava a poco a poco languendo, mentre la notte si faceva pi fonda.
Ho dubitato di molte cose, egli disse. Ho avuto paura.
Voi! disse Domina.
S.... e lo sapete.
Come posso saperlo? Non ho io dimenticato tutto, da quella giornata in giardino?
Egli alz la mano di lei e la trasse al suo cuore.
Io sono geloso perfino del deserto, sussurr. Non voglio che lo tocchiate pi stanotte.
La guard negli occhi e vide che ella contemplava il fuoco lontano, fissandolo con intenso ardore.
Perch codesta attenzione? egli disse.
Stanotte guardo con piacere il fuoco, ella rispose.
Ditemi perch.
Mi pare di guardar voi, tutto quello che  in voi e che voi non mi avete mai detto, che non vi  mai riuscito di dirmi; tutto ci che voi non potete mai dire, ma che tuttavia io so.
Ma.... disse lui, quel fuoco ....
Egli non fin la frase: alz la mano e volt il viso di lei in modo ch'ella non potesse guardare il fuoco, ma lui.
Non  come me, egli disse.  fatto dagli uomini, e gli uomini possono lasciarlo ridurre in cenere.
Un'espressione d'improvvisa esaltazione rifulse negli occhi di lei.
E voi foste fatto da Dio, ella disse, e avete in voi la scintilla che  eterna.
E di nuovo ella pens, ella temette, ella desider di pensare al crocifisso e al momento in cui egli lo vedrebbe nella tenda.
E fu Dio che vi fece amar me, ella disse. Ma che c'?
Androvsky si era mosso a un tratto, come se volesse scattare in piedi di sulla terra calda.
Volete...?
No, egli disse a voce bassa. Proseguite, Domina, parlatemi.
E ritorn tranquillo.
Una improvvisa bramosia la prese di sapere se quella notte egli sentiva al pari di lei quel che vi fosse di sacro nel nodo che li avvinceva. Essi non avevano mai parlato intimamente di religione n dei misteri che esistono oltre la vita umana e intorno ad essa. Una volta o due, quando ella era stata per aprirgli il suo cuore, per lasciar capire il suo profondo senso delle cose invisibili, qualche cosa in lui l'aveva rattenuta: pareva ch'egli avesse indovinato la sua intenzione e l'avesse accortamente distolta dal farlo, senza parlare, ma solo con la forza del suo intimo desiderio ch'ella non sconfinasse dal riserbo che le era proprio. Ma quella notte, con la mano di lui nella sua e la stellata oscurit sopra il loro capo, con l'immensa distesa intorno a loro, e l'aria fresca che era come un soffio di libert sui loro volti, Domina era inconsapevole di qualsiasi segreta forza combattiva in lui. Le era impossibile ammettere che potesse esservi qualsiasi dissenso, per quanto interno, per quanto lieve, tra loro. Sicuramente, se  mai dato che due animi si trovino in perfetta armonia, i loro erano in perfetta armonia quella notte.
Io non ho mai sentito la presenza di Dio nel suo mondo cos acutamente come la sento stanotte, prosegu Domina, accostandosi un poco di pi a lui. Perfino in chiesa, stamani, Egli sembrava pi lontano di stasera. Ma non so come.... poich questi pensieri vengono talvolta senza che se ne sappia il perch, io ho sempre creduto che quanto pi m'inoltrerei nel deserto, tanto pi mi avvicinerei a Dio.
Androvsky si mosse di nuovo. La stretta della sua mano si allent, ma egli non la ritrasse.
Perch.... che cosa pu indurvi a pensare cosi? domand lentamente.
Non sapete come gli arabi chiamano il deserto?
No. Come lo chiamano?
Il Giardino di Allah.
Il Giardino di Allah! egli ripet.
V'era un suono come di paura nella voce di lui; nemmeno la sua grande gioia imped a Domina di osservarlo, ed ella si ricord, con un fremito di pena, dove e in quali circostanze ella aveva per la prima volta udito quel nome che gli arabi davano al deserto.
Poteva darsi che l'uomo ch'ella amava avesse una segreta paura di qualche cosa nel deserto, di qualche influsso, di qualche.... Il suo pensiero si ferm come dinanzi a un enigma.
Non vi pare un bellissimo nome? ella domand con un'ansia quasi ardente di essere rassicurata, di aver la certezza che, al pari di lei, egli amasse pensare che Dio fosse specialmente vicino a coloro che viaggiavano in quella terra di solitudine.
 bello?
Per me, s; mi d una certa sensazione, come se nel deserto io fossi vigilata e protetta in modo speciale, perfino come se vi fossi amata in modo speciale.
A un tratto Androvsky la cinse col suo braccio e la trasse a s.
Amata da me! Da me! egli disse. Pensate a me, stanotte, soltanto a me, come io penso soltanto a voi.
Egli parlava come se fosse geloso perfino del pensiero ch'ella aveva di Dio, come se non capisse che era appunto l'intensit dell'amore per lui che faceva collegare a Domina, perfino in mezzo all'ardore del corpo, il loro scambievole amore con l'amore di Dio. Nel cuore di Domina quell'amore umano traboccante, che nel giardino, quando ella aveva potuto pienamente capirlo, le era sembrato non dover lasciar adito in lei all'amore di Dio, adesso, sul punto di essere pienamente appagato, sembrava quasi immedesimarsi col suo amore di Dio. Forse non v' uomo che possa capire come, in una donna buona, le due correnti dell'amore umano che implica l'intenso desiderio della carne, e dell'amore mistico che  assolutamente scevro di quel desiderio, possano confluire l'una nell'altra e mescere insieme le loro acque. Ella cerc di capirlo, poi ne dimise il pensiero: tutto fu dimenticato quando le braccia di lui l'avvinsero nella notte, tutto, tranne quella gran forza dell'amore umano, che era come di ferro, e tuttavia si faceva soave intorno a lei, che dava e voleva, che era concentrata su lei esclusivamente, immergendo l'universo nelle tenebre e ponendo lei sola nella luce.
Stanotte per me non ci siete che voi, egli disse, stringendola tra le braccia. Il deserto  il vostro giardino: ed io l'ho sempre considerato il vostro giardino, non altro, posto qui per voi, e per me perch voi mi amate.... ma per me soltanto per questo.
Il fuoco degli arabi andava rapidamente abbassandosi.
Quando sar spento, quando sar tutto spento.... le sussurr Androvsky all'orecchio.
Il suo respiro agitava le folte anella dei capelli di Domina.
Seguiamolo fino all'ultimo, egli sussurr.
Ella strinse la mano di lui, ma non replic: non poteva pi parlare, ormai. Finalmente quel che c'era in lei di veemente e sfrenato, quella parte del suo temperamento ch'era insieme ardente e quasi selvaggia, prorompeva in tutta la sua forza per trovarsi all'unisono con la forza di colui, che insistentemente la richiedeva e a cui essa rispondeva senza vergogna.
Sta per morire, disse Androvsky, sta per morire. Guardate com' piccolo il cerchio della fiamma, come vi striscia intorno il buio. Domina.... lo vedete?
Ella strinse di nuovo la mano di lui.
Anelate il buio? egli domand. Lo anelate, Domina?  il deserto che lo manda, il deserto che lo manda per voi, e per me perch voi mi amate.
Nel fuoco un legno carbonizzato dalle fiamme si spezz in due; cos diviso cadde nel cuore del fuoco facendo guizzare un'alta lingua di fiamma d'oro rosso.
Quella  come noi, egli disse. Come noi insieme nel buio.
Domina sent tremare il corpo di lui, come se la veemenza dello spirito che vi era chiuso lo scotesse. Nella notte la brezza spirava lievemente, agitando la fiamma della lampada dietro a loro nella tenda; e la brezza era come un messaggio che il deserto inviava, per mezzo di qualche ambasciatore nelle tenebre, ad avvertirli di non impaurirsi del loro maraviglioso dono scambievole di libert, ma di riceverlo a piene mani, a cuore aperto, col gran coraggio della gioia.
Domina, la sentite questa folata di vento? Ora porta via una nuvola di scintille dal fuoco e le avvicina a noi. Vedete?  fuoco che vaga sul vento attraverso la notte per venire a far visita al fuoco che  in noi. Non  stata una cosa bella? Tutto  bello stanotte: non ci sono mai state stelle come queste.
Alzarono gli occhi per guardarle; spesso Domina s'era messa a contemplar le stelle, e aveva conosciuto gl'incerti desiderii, le aspirazioni quasi dolorose che esse svegliano in chi le mira; ma anche a lei in quella notte parevano diverse, pi prossime alla terra, ella pensava, pi brillanti, pi palpitanti che non fossero mai state, come strane affettuosit fatte visibili, popolando la notte d'un influsso benefico: l'ampio firmamento era intento alla felicit degli sposi. Di nuovo la brezza giunse a loro attraverso la solitaria distesa, fresca e spirante l'odore asciutto delle sabbie. Non lontano da loro uno sciacallo ringhi; dopo una pausa rispose da lontano il grido di un altro sciacallo; le voci di quegli animali del deserto fecero parer naturale a Domina una intimit non sentita da lei prima del delizioso isolamento del loro stato, e il suono stridente, discorde, che si alzava e abbassava con una specie di malinconica e beffarda allegria, mista ad amarezza, fu alle sue orecchie come una musica soave.
Ascoltate! mormor Androvsky.
Il primo sciacallo ringhi di nuovo, ed ebbe di nuovo risposta; un terzo animale, molto pi lontano, alz, come mesta eco, una debole voce; poi torn il silenzio.
A voi piaceva questo, Domina. Era come la chiamata della libert per voi.... e per me. Noi abbiamo trovato la libert: godiamola; impossessiamocene; non c' altro, no, non c' altro! Ma voi non lo potete sapere al pari di me, Domina.
Di nuovo ella fu conscia che l'intensit di lui sorpassava la propria, e invece di rattristarsene o crucciarsene, ella ebbe un fremito di gioia.
Questa libert mi rende folle, Domina, mi rende folle. Non posso fare a meno.... non posso....
Pos le sue labbra su quelle di lei in una disperata carezza che quasi la soffoc; poi stacc le labbra dalle sue e le baci la gola, arrovesciandole il capo sulla spalla. Domina chiuse gli occhi: egli le insegnava davvero a dimenticare. Perfino la memoria della giornata in cui ella aveva udito dal giardino lo squillo della campana e il suono del flauto di Larbi spar da lei che non ricord addirittura pi nulla: il passato era perduto o sopito nell'incanto della sensazione; il suo essere galoppava come un cavallo arabo attraverso le sabbie, verso il sole, verso il fuoco che spande calore lontano, ma divora tutto quel che gli si fa vicino. In quel momento ella collegava Androvsky coi tremendi fuochi eternamente fiammeggianti al sole. Provava un desiderio ch'egli le facesse male nell'appassionata intensit del suo amore per lei. Ella, che per natura fino allora era stata pronta a insorgere contro chi l'avesse toccata casualmente, che rifuggiva per istinto dal contatto fisico con altri esseri umani, si era ammansita, era del tutto trasformata. Si sentiva adesso l'opposto di quel che era stata, pi donna di ogni altra donna. Ci che in lei era stata una forza quasi fredda, veniva ad accrescere la sua piena dedizione a uno pi forte di lei. Ci che era parso maschile e quasi duro in lei, spariva affatto sotto l'amplesso di quella fiera virilit.
Domina, egli mormor mentre la baciava, Domina, il fuoco  spento: ecco il buio.
La sollev un po' nelle braccia, sempre baciandola.
Domina,  buio....  buio.
La sollev di pi; ella si eresse, cinta dalle braccia di lui, e guard dove gi era il fuoco; indi pose le sue mani contro il viso di lui e dolcemente lo scost dal suo, ma con un tocco cos lieve che era una carezza. Androvsky le ced subito.
Guardate, egli disse. Amate voi il buio? Ditemi, ditemi che lo amate!
Per tutta risposta ella gli pass la mano sulla gota.
Guardatelo, amatelo; tutto il deserto  avvolto in esso. Rimaniamo nel deserto per sempre.... per sempre.  il vostro giardino.... il vostro: esso ha dato tutto per noi, Domina.
Le prese la mano e la prem pi volte sulla propria gota, trattenendovela. Poi, a un tratto, la lasci andare.
Venite, disse, venite, Domina.
E la trasse quasi con violenza nella tenda.
Una pi forte folata del vento notturno li segu. Androvsky ritrasse lentamente le braccia che cingevano Domina e si pieg per abbassare il telo sull'apertura della tenda. Mentre egli attendeva a ci, ella rimase quasi immobile. La fiamma della lampada oscillava, facendo guizzare in qua e in l la luce, incertamente. Domina vide un momento il crocifisso appeso e il bianco letto sottostante. Il vento le scompigliava i capelli neri ed era gelido intorno al suo collo; ma il calore che v'era l dentro lo sfidava e lo vinceva. In quel breve istante, mentre Androvsky chiudeva la tenda, le parve di vivere secoli d'intensa e oscura commozione. Quando la luce cadde sul crocifisso, ella sent che avrebbe potuto passar la vita in ardente adorazione ai suoi piedi; ma quando non lo vide pi, e il vento che veniva dal deserto attraverso l'apertura della tenda, dove ella udiva muoversi Androvsky, le agit i capelli, ella si sent inquieta, sgomenta, smaniosa.... e qualche cosa di pi. Erompeva in lei un pianto che era come il pianto di un'altra, e che tuttavia era suo e in lei stessa, e a cui ella non voleva rimanere estranea.
Di nuovo la fiamma della lampada oscill sul crocifisso; rapidamente, mentre ella vedeva bene il crocifisso, and verso il letto e si butt in ginocchio accanto ad esso nascondendo il volto nella sua bianchezza.
Quando Androvsky ebbe chiuso la tenda, si rigir e vide Domina inginocchiata; egli rimase immobile, come pietrificato, guardandola con occhi sorpresi. Poi, mentre la fiamma, ora riparata dal vento, ardeva dritta, vide il crocifisso. Egli sussult come se qualcuno lo avesse percosso, esit, poi, con uno sguardo di fiera e raccolta risoluzione, and rapidamente al crocifisso e lo stacc con forza dalla tela; lo tenne in mano un momento, mosse verso l'apertura della tenda, e giuntovi si ferm per scioglierne i lacci con l'intenzione di scaraventare il crocifisso nelle tenebre. Ma non sciolse i lacci; qualche cosa.... un improvviso cambiamento di pensiero, una segreta e potente riluttanza, lo trattenne. Egli si cacci in tasca il crocifisso, e ritornando dove Domina era inginocchiata la cinse con le braccia e la sollev da terra.
Ella non gli resist. Sempre tenendola nelle braccia, Androvsky spense con un soffio la lampada.
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Capitolo 4.
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Gli arabi hanno un dettato: "Nel deserto l'uomo dimentica tutte le cose, l'uomo non ricorda pi."
A Domina talvolta esso pareva il pi vero di tutti i veri e bei dettati dell'oriente. Non erano passate che tre settimane dalla loro prima tappa ad Arba, che gi la memoria della sua vita in Beni-Mora s'era fatta debole come il sogno di un lontano passato. Presi dalle vaste solitudini, viaggiando senza meta stabilita da un'oasi a un'altra per deserte regioni inondate di eterna luce solare, accampati spesso in mezzo alla sabbia, presso uno dei pozzi scavati per i nomadi dagli ingegneri francesi, rafforzati di continuo, e di continuo refrigerati da aure morbide e fresche, come frammiste di seta e di neve, essi vivevano sicuramente nel sogno del deserto lasciandosi dietro un sogno soltanto. Si erano immedesimati coi nomadi, che hanno per casa la mobile tenda, per focolare la gialla sabbia delle dune, e il cui Dio  la libert.
Domina amava quella vita di un amore che era gi divenuto passione. Tutto quello ch'ella aveva immaginato che il deserto potesse essere per lei, corrispondeva alla sua attesa; nella sua cosiddetta monotonia ella scopriva un'eterna attrazione. Una volta ella aveva creduto il mare la cosa pi maravigliosa della Natura: ora nel deserto le pareva di possedere il mare con qualche cosa di pi: una calma, una compiutezza, una tenerezza mistica, un'ardente serenit. Ella pensava al mare come a un'anima in lotta per conseguire le sue pi nobili aspirazioni, per divenire la pi splendida cosa di cui si possa sognare; ma al deserto ella pensava come a un'anima che non ha pi bisogno di lottare, perch gi  giunta dove desiderava. E, come gli arabi, ella lo chiamava sempre in cuor suo il Giardino di Allah; poich in quella calma maravigliosa, fulgida come l'idea che i fanciulli hanno del Cielo, chiara come un cristallo su cui si rifrange un raggio di sole, silenziosa come una preghiera che sar tacitamente esaudita, Dio sembrava proprio avvicinarsi ai suoi figliuoli vaganti. Nel deserto v'era la voce calma, lieve: e la voce calma, lieve, era il Signore.
Spesso all'alba o al tramonto, quando, nella lontananza delle sabbie o pi vicino sotto l'ombra delle palme di qualche oasi presso una scaturigine, ella contemplava gli uomini del deserto nei loro cenci rattoppati, coi visi magri, abbronzati e con gli occhi d'aquila volti verso la Mecca, piegando il capo alla preghiera sul suolo arroventito dal sole, Domina si ricordava delle parole del conte Anteoni: "Mi piace vedere gli uomini che pregano nel deserto" e ora le comprendeva col cuore e con l'anima: era perch la vita del deserto costituiva la pi perfetta libert che potesse trovarsi sulla terra, e il vedere uomini adoranti cos in libert, le dava una visione di libera volont che spaziava in alto. Quando ella pensava al mondo da lei conosciuto e lasciato, agli uomini che vivrebbero sempre in esso e non conoscerebbero altro mondo, si rattristava un momento: poteva forse trovare altrove la gioia da lei provata nella semplice e libera vita delle immense solitudini? Avrebbe ella mai potuto cambiare quella vita con un'altra, sia pure insieme con Androvsky?
Un giorno ella parl con lui della sua intensa gioia per la sorte concessale di viaggiare, e della pena che provava tutte le volte che pensava di cambiarla per una vita di civilt fra masse di gente che non si movevano mai.
Avevano fatto sosta per il riposo meridiano in un posto chiamato Sidi-Hamdam, e nel pomeriggio dovevano cavalcare a un bordj chiamato Mogar, dove intendevano rimanere due o tre giorni, poich Batouch aveva detto loro che quella sarebbe una buona tappa e prossima ai covili delle gazzelle. Le tende erano gi state mandate innanzi, e Domina e Androvsky giacevano su un tappeto steso sulla sabbia, all'ombra del grigio muro della casa di un viaggiatore, presso a un pozzo. Dietro a loro c'erano i cavalli legati con una fune a un anello di ferro nel muro. Batouch e Al stavano nel cortile della casa, discorrendo col custode arabo, ma le loro voci non arrivavano al pozzo, e regnava un assoluto silenzio, il silenzio intenso ma non mai grave che  nel deserto sull'ora meridiana, quando il sole  allo zenit, quando il nomade dorme sotto la bassa tenda, e i giardinieri dell'oasi smettono anche di fingere di lavorare fra le palme. Davanti al pozzo la terra s'abbassava in una valle di pallida sabbia grigia che si stendeva fino a un villaggio di aspetto rude, come scolpito nel bronzo e tutto di un pezzo. Al centro di esso si alzava una moschea con un minareto e varie cupole, scialbamente dorate, che luccicavano appena sotto i cocenti raggi del sole.
A pi del villaggio la terra era bianca di salnitro, che somigliava a uno strato di neve recente; a destra e a sinistra vi erano ciuffi isolati di palme crescenti in tre o quattro, come alberi che si fossero raccolti da s a crocchio, ponendo a bella posta barriere di sabbia tra loro e i disprezzati confratelli. Qua e l sulla sabbia grigia apparivano chiazze scure dove i nomadi avevano piantato le loro tende; ma non v'era movimento di vita umana; non si vedevano cammelli, non abbaiavano cani da guardia: la luna teneva tutte le cose nel suo freno dorato.
Boris! fece Domina, rompendo un lungo silenzio.
Che c', Domina?
Si rivolt verso lei sul tappeto, stendendo pigramente la persona lunga e sottile come nel supremo benessere fisico.
Lo conoscete il dettato degli arabi sul dimenticare tutte le cose nel deserto?
S, Domina, lo conosco.
Per quanto tempo rimarremo in questo mondo di oblio?
Egli si alz di scatto sul gomito, e la guard negli occhi.
Per quanto tempo?
S.
Ma.... desiderate forse di lasciarlo? Ne siete stanca?
V'era una nota di profonda ansia nella sua voce.
Io non rispondo a una tale domanda, ella disse sorridendogli.
Ma allora, perch cercate di farmi paura?
Ella pose la sua mano in quella di lui.
Come bruciate! disse. Parete un arabo del mezzogiorno.
Lasciatemi diventare ancor pi uno di quegli uomini; qui c' salute.
E pace, perfetta pace.
Egli non disse niente. Abbassava lo sguardo sulla sabbia.
Domina pos le labbra sulla mano bruna e calda di lui.
Qui c' tutto quello che io desidero, ella soggiunse.
Rimaniamo qui.
Ma un giorno o l'altro noi dovremo tornare indietro, non vi pare?
Perch?
Pu tutto durare quanto la vita? Anche la nostra luna di miele?
E se noi volessimo farla durare?
Possiamo volere una cosa simile?  permesso a una persona di voler vivere sempre nella piena felicit, senza doveri? Qualche volta io fantastico appunto su ci; amo tanto questa vita errabonda, mi sento cos felice in essa, che talvolta mi pare che essa non possa durare molto a lungo.
Egli cominci a vagliar rapidamente la terra fra le dita.
Doveri? disse a bassa voce.
S. Non dobbiamo noi fare adesso qualche altra cosa, qualche cosa oltre esser felici?
Che cosa intendete dire, Domina?
Non lo so bene nemmeno io.... non so. Me lo direte voi.
V'era una supplica nella sua voce, come se desiderasse, come se richiedesse, qualche cosa da lui.
Voi intendete dire che un uomo deve adoprarsi in qualche cosa in vita sua, se intende di mantenersi uomo, egli disse, non come se facesse una domanda.
Parlava con riluttanza, ma con fermezza.
Voi sapete, egli soggiunse, che io ho lavorato duramente per tutta la vita, duramente come un coltivatore.
S, lo so, ella disse.
Diede un colpetto sulla mano di lui che era sciupata e ruvida, e parl eloquentemente del lavoro manuale che quella mano aveva compiuto nel passato.
Lo so. Prima che ci sposassimo, quel giorno in cui sedevamo nel giardino, voi mi parlaste della vostra vita, e io vi parlai della mia: come sono state diverse!
S, disse Androvsky.
Egli accese un sigaro, e segu le spire del fumo nell'oro dell'atmosfera piena di sole.
La mia, prosegu Domina, in mezzo al mondo; e la vostra tanto distante da esso. Io spesso immagino quel piccolo luogo, El-Kreir, il giardino, vostro fratello, il vostro fratello gemello Stefano, quel servo arabo con un occhio solo.... Come si chiamava?
El-Maqui.
S, El-Maqui, che v'insegn a giocare a cora e a cantare canzoni arabe, e a mangiare il cuscuss con le dita; mi par quasi di vedere il padre Andrea da cui imparaste ad amare i classici, e che vi parlava di filosofia.  morto lui pure, non  vero, come vostra madre?
Io non lo so se il padre Andrea sia morto; l'ho perduto di vista, disse Androvsky.
Egli seguiva ancora attentamente le spire di fumo che si alzavano nell'aria d'oro; nella sua voce v'era un suono d'imbarazzo. Domina immagin che provenisse dalla pena ch'egli doveva aver cagionato al buon prete che lo amava tanto, quando smise di praticare la religione in cui era cresciuto. Nemmeno con lei egli parlava mai francamente di argomenti religiosi, ma ella sapeva che era stato battezzato cattolico e istruito per qualche tempo dai preti; sapeva pure ch'egli non osservava pi le pratiche religiose, e che, per qualche ragione, aborriva da ogni intimit coi preti. Androvsky non diceva mai male di essi, ma con lei ne aveva sempre parlato ben poco; tuttavia ella si ricordava delle sue parole nel giardino: "Io non posso soffrire i preti." Si ricordava pure del suo atto nel viale ombreggiato il giorno del loro arrivo in Beni-Mora; e la reticenza di ambedue in materia di religione, e ci che ne era causa, erano per Domina l'unico rammarico in quei suoi sogni del deserto. Tuttavia anche quel rammarico talvolta si mutava in speranza; poich nel deserto, nel Giardino di Allah, un animo le diceva che Androvsky giungerebbe a scoprire ci che egli doveva, in cuor suo, ricercare: la verit che ogni uomo deve trovare da s, la verit della esistenza ultraterrena in cui i misteri di questa saranno palesi, e del Potere che ha disposto tutte le cose.
E le fu dato di sperare in silenzio, come fanno le donne per gli uomini che esse amano.
Non crediate ch'io non capisca che avete lavorato, ella riprese dopo una pausa. Mi raccontaste come abbiate sempre coltivato da voi la terra, fin da ragazzo, come abbiate atteso alla direzione degli agricoltori spagnuoli nelle vigne, e.... come vi siate guadagnato queste lunghe vacanze. Ma dovranno durar per sempre?
Avete ragione. Ebbene, prendiamo un'oasi; facciamoci giardinieri di palme come quel francese a Meskutine....
E fabbrichiamoci da noi una casa affricana, bianca, col tetto a terrazza.
E vendiamo i nostri datteri; potremo cos dare occupazione agli arabi; potremo scegliere i pi poveri, migliorare le loro condizioni. Perch alla fine, se siamo in debito con qualcuno,  verso di loro, verso il deserto: paghiamo il nostro debito agli uomini del deserto e viviamo nel deserto.
Sarebbe una vita ideale, disse Domina guardandolo con occhi brillanti.
E una vita possibile. Viviamola; io non posso sopportare il pensiero di lasciare il deserto. Dove andremmo?
Dove andremmo? ella ripet.
Ella guardava ancora lui, ma adesso i suoi occhi avevano cambiato affatto espressione: erano divenuti gravi, e lo esaminavano seriamente, con una specie di profonda inquisizione. Egli sedeva sul tappeto arabo, appoggiando la schiena al muro della casa del viaggiatore.
Perch mi guardate a codesto modo, Domina? egli domand con un improvviso sussulto d'inquietudine.
Io? Mi domandavo che altro potrebbe piacervi, quale altra vita potrebbe essere adatta per voi.
Davvero? disse prontamente Androvsky. Davvero?
 una cosa molto strana, Boris, ma io non posso collegarvi con altra cosa fuorch col deserto, o vedervi in altro luogo che non sia il deserto; io non posso nemmeno immaginarvi framezzo alle vostre vigne in Tunisia.
Quelle vigne non erano affatto mie, egli corresse, sempre con una certa visibile eccitazione, che cercava tuttavia di raffrenare. Io.... io avevo il diritto, il dovere di coltivare la terra.
Insomma, comunque fosse, eravate sempre al lavoro; eravate responsabile voi, non  vero?
S.
Non posso immaginarvi nemmeno nelle vigne o fra le messi: non  una cosa strana?
Ella lo guardava sempre con la stessa inquisizione profonda e nello stesso tempo inconsapevole.
E quanto a Londra e a Parigi....
Diede in una risatina, e la sua seriet spar.
Credo proprio che le odiereste, ella disse. Ed esse.... ed esse non vi amerebbero, perch non vi comprenderebbero.
Compriamo la nostra oasi, egli disse con impeto. Fabbrichiamo la nostra casa affricana, vendiamo i nostri datteri e restiamo nel deserto. Sento Batouch: dev'esser tempo di avviarci a Mogar. Batouch! Batouch!
Batouch venne fuori dal cortile della casa leccandosi di sulle languide labbra i residui di un cuscuss.
Sciogliete i cavalli, disse Androvsky.
Ma, signore,  sempre troppo caldo per viaggiare. Guardate: nessuno si muove; tutto il villaggio  addormentato.
Faceva, oscillare la sua enorme mano, con le unghie tinte di enna, verso la citt lontana, potentemente scolpita come in un immenso pezzo di bronzo.
Sciogliete i cavalli. Vi sono gazzelle nella pianura presso Mogar: non mi diceste cos?
S, signore, ma....
Arriveremo presto l, e al tramonto le inseguiremo. Via, Domina.
Cavalcarono nel calore ardente del meriggio, diretti verso il mezzogiorno, attraverso gl'immensi pianori di sabbia grigia, seguiti a breve distanza da Batouch e da Al.
Il signore  matto a partire a quest'ora infocata, bofonchi Batouch. Ma il signore non  come la signora: potrebbe vivere nel deserto fino alla vecchiaia, e finch i suoi capelli non fossero grigi come la sabbia, ma non sar mai un arabo nel suo cuore.
Perch, Batouch-ben-Brahim?
Egli non pu star fermo. Alla signora il deserto d la calma; ma al signore....
Egli non fin la frase: dinanzi a loro Domina e Androvsky avevano messo i cavalli al galoppo: la sabbia li avvolgeva in una tenue nube.
Nom d'un chien! disse in francese Batouch, che nei momenti in cui si dimenticava di esser poeta incorreva nelle esclamazioni dei francesi infedeli che governavano il suo paese. Ma che cosa salta in testa al signore, per cavalcare a quel modo come se fuggisse qualche nemico?
Non lo so; ma va via come una lepre inseguita, Batouch-ben-Brahim, rispose gravemente Al.
Indi spinsero i cavalli alla caccia della nube di sabbia verso il mezzogiorno.
Verso le quattro del pomeriggio giunsero all'accampamento a Mogar.
Mentre cavalcavano lentamente, perch i loro cavalli erano stanchi e grondanti di sudore dopo il lungo trotto attraverso le sabbie, cos Domina come Androvsky furono colpiti dalla novit di quel luogo di sosta, del tutto diverso da quelli gi da loro veduti. Il terreno saliva lievemente ma continuamente per parecchio tempo, ed essi non poterono scorgere che dopo un pezzo, in lontananza, le tende drizzate e le brune forme dei cammelli e dei muli. L erano fuori delle sabbie, e sopra un terreno arido, sterile, coperto di sassolini incastrati nella terra. Di l dalle tende, essi non poterono vedere altro che il cielo, che adesso era coperto di grigie nuvolette striate di colori mesti e autunnali, e una torre solitaria di pietra, che si ergeva dal piano deserto a circa duecento passi dalle tende, a oriente. Bench potessero veder cos poco, avevano tuttavia l'impressione di essere al limitare di qualche vasto panorama, di qualche grandioso effetto di Natura che recasse loro una nuova e sorprendente conoscenza del deserto: forse la vista della torre lontana che saliva verso le grigie nuvole, eccitava in loro quel senso quasi ansioso di attesa.
 come un osservatorio, disse Domina accennando col suo scudiscio. Ma chi potrebbe vivere in un tal luogo, lontano da ogni oasi?
E che cosa si pu scorger di lass? disse Androvsky. Questa  la pi angusta linea di orizzonte da noi veduta da quando siamo nel deserto.
S, ma....
Domina guard suo marito mentre ponevano i cavalli al piccolo trotto; poi soggiunse:
Sentite anche voi che siamo giunti a qualche cosa di tremendo, non  vero?
Il suo cavallo nitr acutamente; Domina ne palp con la mano il collo coperto di schiuma.
Ab sente qualche cosa al pari di noi, ella disse.
Androvsky guardava verso la torre.
E stata costruita per soldati francesi, disse; e un momento dopo soggiunse: Chi sa mai perch Batouch abbia scelto questo luogo per il nostro accampamento.
Nella sua voce v'era un lieve suono d'irritazione.
Forse lo sapremo fra poco, rispose Domina.
E seguitarono a trottare. Gli zoccoli dei cavalli risonavano aspramente sul terreno petroso.
 un luogo inospite, questo, disse Androvsky.
Ella lo guard con sorpresa.
Io non mi sono mai accorta che abbiate avuto antipatia per qualche tappa. Che c', Boris?
Egli le sorrise, ma quasi subito il suo volto fu rannuvolato dall'ombra di una tetraggine che parve rispondere alla tetraggine del cielo; ed alz di nuovo lo sguardo alla torre.
A me piacciono i larghi orizzonti, egli rispose. E poi oggi non vi  sole.
Mi figuro che nemmeno nel deserto possiamo averlo sempre.
E anche nella voce di Domina v'era un velo di malinconia, come se ella intonasse il suo umore a quello di lui. Un minuto dopo ella soggiunse:
Mi par proprio d'essere in vetta a una collina, da dove mi si presentasse la vista del mare.
Mentre ella diceva cos, essi giunsero di trotto fra le tende dei loro accompagnatori, e raffrenarono i cavalli sul crine di un poggetto che era quasi un precipizio: allora si fermarono, contemplando.
Avevano vissuto per settimane nella immensit e si erano avvezzati a vedere intorno smisurati tratti di terra che si confondevano in remote lontananze azzurre; ma quella veduta da Mogar fece rattener loro il respiro e battere i polsi.
Era sterminata: v'era perfino qualche cosa di soprannaturale nel suo aspetto d'immensit, come se fosse ingannevole e non esistesse che nella loro visione. A quel modo doveva presentarsi di certo una pianura a qualche fumatore di ascis, ingrandita, mostruosa e minacciosamente terribile. Domina aveva la sensazione che nessun occhio umano potesse veramente vedere tratti cos sconfinati di terra e di acqua, come quelli che a loro pareva di vedere in quel momento; perch l, nel mezzo del deserto, infinite estensioni di mare incontravano infinite pianure di neve, o almeno cos pareva ad ambedue; e il mare era grigio e calmo, come un mare invernale, e lungo una terra invernale mugolava il suo lamento. Da esso, di tanto in tanto, sorgevano isolette i cui bassi picchi erano di un rosso cupo come il rosso della pietra arenaria, di un triste colore che aveva qualche cosa di tragico; isolette con un aspetto desolato, come se non vi fosse mai stata, o potesse mai esservi, la vita.
In fondo alle pianure di neve si stendevano dune di sabbia del pi pallido color celeste, dune di sabbia innumerevoli, a miriadi e miriadi, alzandosi e ricadendo, alzandosi e ricadendo, fino a che non si perdevano nella grigia lontananza di quel mondo silenzioso. Nel terreno sottostante ai piedi dei loro cavalli serpeggiava dalla sommit della collina una larga traccia debolmente segnata nella sabbia profonda e fiancheggiata da ampie dune, che sotto l'azione dei venti avevano preso forma di grotteschi sembianti di mostri, di animali con prodigiose gobbe, di sfingi, di balene. Quella traccia andava ora perdendosi nelle pianure biancheggianti. Lontano, a una distanza incommensurabile, mare e neve si mischiavano e si confondevano col cielo grigio. Al disopra delle prossime dune due aquile del deserto roteavano lentamente in stanco volo, abbassandosi di tanto in tanto verso la sabbia, poi risollevandosi verso le nuvole. E la traccia di sentiero era sparsa delle ossa imbiancate dei cammelli morti, o uccisi in qualche lunga marcia nel deserto.
Alla sinistra di Domina e di Androvsky la torre solitaria dominava quella tremenda veduta di desolazione, pareva contemplarla fissamente, ma di straforo, con gli occhietti delle sue feritoie.
Siamo proprio venuti nell'inverno, mormor Domina.
Ella guard il biancore delle ossa dei cammelli, delle pianure, il grigio scialbo del cielo, il giallo pallore delle dune.
Che cosa maravigliosa! Che cosa terribile! ella disse.
Trasse il cavallo da una parte, avvicinandolo a quello di Androvsky.
Non saluta questa plaga, il russo che  in voi? ella domand.
Egli non rispose: pareva soggiogato dalla triste immensit che si stendeva dinanzi a loro.
Ora capisco che cosa debba essere morire nel deserto, essere uccisi da esso.... dalla fame, dalla sete, ella diceva parlando come a se stessa e guardando il miraggio del mare, il miraggio della neve. Questa  la prima volta che io ho veramente sentito il terrore del deserto.
Il suo cavallo abbass il capo tanto che le sue nari toccarono quasi la terra, e si scosse tutto in un lungo brivido. Anche Domina rabbrivid, come costretta a far eco allo sgomento dell'animale.
Qui le cose sono morte, disse Androvsky, parlando finalmente con voce bassa, e accennando con lo scudiscio dalla lunga sferza i carcami dei cammelli. Venite, Domina: i cavalli sono stanchi.
Diede un altro sguardo alla torre; poi smontarono presso la loro tenda, che era piantata proprio sull'orlo dell'erto pendio che si scoscendeva nelle prossime dune di forme animalesche.
Un'ora dopo Domina disse ad Androvsky:
Stasera non vorrete di certo inseguir le gazzelle!
Avevano finito allora di prendere il caff. Androvsky si alz dalla seggiola e and all'apertura della tenda: il grigio del cielo era squarciato da un luccicante dardo di sole.
Vi rincresce se vo? egli disse, volgendosi a lei dopo aver guardato un po' nel deserto.
No; ma non siete stanco?
Egli scosse il capo.
Io non sapevo cavalcare, e ora posso cavalcare; non so cacciare, e bisogna che incominci....
Andate, ella disse subito. Eppoi, Batouch ha sentenziato che ci vuol la gazzella per il pranzo, sebbene io m'immagini che non si morirebbe di fame anche senza quella.
And all'apertura della tenda e rimase in piedi accanto a suo marito.
Egli la cinse con le sue braccia.
Se io fossi sola qui, Boris, ella disse appoggiandosi alla sua spalla, credo che sentirei in me una tremenda tristezza, oggi.
Devo rimanere?
Egli la strinse a s.
No; io so che voi tornerete. Oh, che cosa strana pensare che abbiamo vissuto per tanti anni senza sapere della nostra reciproca esistenza, che abbiamo vissuto soli! Foste voi sempre felice?
Egli esit prima di replicare.
Talvolta mi pareva di esserlo.
Ma ora credete di esserlo stato davvero?
Non lo so.... Forse in un certo modo.... solitario.
Potreste pi esser felice vivendo in quel modo, ora?
Egli non disse nulla, ma dopo un momento la divor di baci, come se sentisse il bisogno di trarla tutta in se stesso attraverso le labbra.
Arrivederci! disse sciogliendo il suo amplesso. Torner subito dopo il cadere del sole.
S, non aspettate proprio che faccia buio, laggi. Se vi perdeste nelle dune!
Ella addit le lontane colline di sabbia che si alzavano e si abbassavano monotonamente all'orizzonte.
Se non siete di ritorno per tempo, ella disse, io mi metter presso la torre, brandendo un legno acceso.
Perch presso la torre?
Il terreno presso la torre  il pi alto.
Lo segu con l'occhio mentre cavalcava un muletto, con due arabi che portavano i fucili. Essi andarono verso le pianure di salnitro che avevano l'aspetto di neve, presso il mare che non era se non un miraggio. Allora Domina torn dentro la tenda, prese un volume di Fromentin e sedette su una sedia pieghevole sull'apertura. Ella lesse un poco, ma era difficile leggere col miraggio sotto di s. Di continuo i suoi occhi si alzavano dal libro, attratti da quel mistero e dalla dolente tristezza, simile alla tristezza di qualche cosa di etereo, di uno spirito che non si movesse ma che soffrisse. Non mise da parte il libro, ma fin col tenerlo aperto sulle ginocchia, e stette a contemplare. Androvsky era scomparso con gli arabi in qualche anfrattuosit delle sabbie; il raggio del sole era sparito con lui. Senza Androvskv e senza il sole.... sempre ella li collegava insieme, e sapeva che sempre li collegherebbe.
La malinconia di quella scena del deserto si accrebbe tanto per lei, da divenire opprimente e gravarla come un pesante fardello. Ella non era donna portata a morbose fantasie; anzi, quel che era morboso eccitava in lei un istintivo disgusto; ma il subitaneo grigiore del tempo, dopo settimane di ardente fulgore solare, unito alla fantastica desolazione del paesaggio, che era in parte vero e in parte non vero, la volsero un momento verso un'aridit di spirito che era rara in lei.
Ella cap subito, mentre guardava e non vedeva Androvsky nemmeno come un punto nero e mobile nella pianura, che cosa le parrebbe il deserto senza lui, anche nel sole, il terrore della sua desolazione, l'orrore della sua immensit. E nel comprenderlo ella comprese altres la incertezza d'una vita umana collegata con un'altra. Dipendere da un'altra persona  raddoppiare la somma dei terrori e delle incertezze, ed ella aveva fatto questo.
Se le incommensurabili sabbie prendessero Androvsky e non lo rendessero pi a lei? Che cosa farebbe ella mai?
Contempl il miraggio che le mostrava il mare con le sue scialbe isolette rosse, e le tristi pianure bianche lungo la sua sponda.
Inverno! Ella sarebbe inabissata nell'eterno inverno. E ogni vita umana pende per un filo. Ogni profondo amore, ogni ardente passione, contiene una gran paura nel cerchio di una grande gloria. Oggi la paura entro il cerchio della sua gloria sembrava crescere; ma ella cap improvvisamente che doveva dominarla, ridurla, per cos dire, alle sue originali e permanenti proporzioni.
Ella si alz, usc fuori sul crine della collina, e si mise a camminare verso la torre.
Fuori, libera dall'ombra della tenda, si sentiva meno oppressa, bench ancora malinconica, e anche un po' inquieta, come se qualche guaio le si avvicinasse, anzi fosse prossimo. Mentalmente ella si era prefissa la torre come limite della sua passeggiata; per cui quando vi giunse si ferm.
Era una torre tozza, quadrata, di massiccia costruzione, con feritoie ai quattro lati, e ora che Domina le era presso, vide fabbricata a tergo una casina bassa con piccole finestre chiuse da scuri e un angusto cortile per i muli. Di certo Androvsky aveva ragione, e i soldati francesi dovevano averla una volta adoprata per le segnalazioni telegrafiche. Ella pens alle reclute e a Marsiglia, alla Madonna della Guardia, la Madre di Dio, che volgeva lo sguardo all'Affrica: quelle reclute andavano ad abitare in case strane come quella torre perduta nel deserto e ora abbandonata. Guard le finestre chiuse dagli scuri, poi si volt verso la tenda; ma qualche cosa nella situazione della torre, forse perch si alzava sul pi alto punto del terreno, l'attrasse, ed ella si fece subito portare da Batouch qualche tappeto e si addoss seduta alla sua ombra, in faccia al miraggio del mare.
Quanto rimase l ella non lo seppe: il miraggio ipnotizza la immaginazione e le suggerisce sogni strani ed eterei in cui talvolta infonde la sua mestizia. Ed avrebbe ancor meno saputo quanto era rimasta l, senza una interruzione. Si avvicinava la sera, ma non imbruniva ancora, quando vide uno stanco e polveroso drappelletto di tre soldati francesi, zuavi, e un ufficiale, che cavalcavano lentamente su per la traccia sabbiosa delle dune; cavalcavano muletti e portavano il loro piccolo bagaglio su altri due muletti carichi. Quando giunsero alla sommit della collina, svoltarono a destra e vennero verso la torre. L'ufficiale precedeva alquanto i suoi uomini; era un uomo di aspetto vivace, prestante, di forse trentadue anni, coi baffi biondi, gli occhi azzurri coi cigli pur biondi, e i capelli di un colore molto somigliante alla sabbia delle dune. Aveva la faccia accesa, abbronzata dal sole come pu esserlo una pelle chiara e delicata; i suoi occhi, bench riparati da grandi occhiali da sole, erano infiammati; la pelle del naso era screpolata; aveva i capelli pieni di rena, e cavalcava protendendosi sul collo dell'animale, tenendo molto blandamente le redini nelle mani che parevano snervate dalla fatica. Tuttavia sembrava vivace e distinto, anche in quella evidente spossatezza, e s'intuiva che in parata doveva essere un brillante ufficiale. Si capiva che tanto lui che i suoi uomini ritornavano da qualche tremendo viaggio; i soldati parevano intontiti dalla stanchezza e ben poco di umano sembrava essere in loro; ciondolanti com'erano, duravano fatica a reggersi sui muletti, oscillando da una parte e dall'altra come sacchi, e dimenando lievemente in su e gi i menti ispidi. Ma appena videro la torre, incominciarono a cantare in coro, sebbene sottovoce, e puntando le larghe mani sui colli delle cavalcature per sostenersi, guardarono con una specie di fosca avidit da quella parte.
All'avvicinarsi della piccola cavalcata Domina fu tratta dalla sua contemplazione del miraggio e dalle fantasticherie che suscitava in lei. L'ufficiale le era quasi giunto vicino quando ella ud lo scalpitio del suo muletto, fra le pietre. Ella alz gli occhi, si riscosse, ed egli abbass lo sguardo, anche pi sorpreso, a quanto pareva, nel vedere una donna rannicchiata a pi della torre. La sua sorpresa e il suo sfinimento non sopraffecero tuttavia la sua fine educazione: ergendosi bene in sella, egli si tolse l'elmetto da sole e chiese scusa a Domina di disturbarla.
Mi rincresce, signora, di essere importuno, ma codesta  la mia casa per questa notte, egli disse togliendosi al tempo stesso una chiave dai larghi calzoni. E son ben contento di esservi giunto, aff! Abbiamo avuto certi momenti nei giorni passati, che non credevo davvero di veder Mogar.
Egli si cal lentamente dal muletto e rimase in piedi, tenendosi alla sella con una mano.
Uff! fece, increspando le labbra. Duro fatica a reggermi ritto: scusatemi, signora.
Domina s'era alzata.
Voi siete esaurito, ella disse, guardando premurosamente l'ufficiale e i suoi uomini che erano giunti anch'essi.
Proprio cos, signora. Siamo rimasti perduti per tre giorni nelle grandi dune per una bufera di sabbia, e rintracciammo questo sentiero proprio mentre eravamo in attesa, proprio in attesa.... di un grande evento.
Di un grande evento?
L'ultimo della vita di un uomo, signora.
Egli parlava con semplicit, perfino con una sfumatura di lepidezza che era quasi cinica; ma Domina sent sotto le sue parole e i suoi modi una solennit e una gratitudine che l'attrassero e la commossero.
Quelle terribili dune! ella disse.
Non v'era tramonto, ma il grigio che si faceva pi cupo e sembrava aver dietro a s qualche cosa di nero, il colore ancor pi spettrale delle bianche pianure di salnitro, il vanire del miraggio del mare, le cui isole ora non parevano pi rosse, bens tetri punti bruni in una pallida nebbia, accennavano al rapido cader della notte.
Mio marito  laggi.... appunto nelle dune, ella soggiunse.
Vostro marito, signora!
Egli la guard con una certa attenzione, si dimen ora su una gamba ora sull'altra, come per provar la sua forza, poi soggiunse:
Non lontano, per, m'immagino, poich vedo che avete l'accampamento qui.
 andato soltanto dietro alle gazzelle.
Mentre diceva queste ultime parole, Domina vide uno dei soldati, quasi un ragazzo, leccarsi le labbra e dare una specie di tragica occhiatina al suo compagno; allora le balen in mente un pensiero.
Non mi tacciate d'indiscreta, signore, ma.... come state a provviste nella vostra torre?
Oh, quanto a questo, signora, credo che non ci sar male! Qua.... aprite la porta, Marelle.
E diede la chiave a un soldato che smont pesantemente e la infil nella porta della torre.
Ma dopo tre giorni passati nelle dune, le vostre provviste debbono essere esaurite, a meno che non abbiate potuto rifornirvi.
Siete veramente buona, signora; prepareremo un cuscuss.
E il vino? Ne avete del vino?
Ella diede un'altra guardata ai soldati sfiniti coperti di sabbia, e vide che i loro occhi erano fissi su lei e luccicavano ansiosi. Tutto il "buon ragazzo" che v'era nel carattere di Domina venne a galla.
Ella pens ad alcune bottiglie di sciampagna che avevano portato con s e che non erano state mai aperte.
Nel deserto siamo tutti camerati, ella soggiunse come parlando ai soldati.
Essi la guardarono con una palese adorazione che rianim i loro visi stanchi.
Signora, disse l'ufficiale, voi siete davvero troppo buona; ma io accetto la vostra offerta con la franchezza con la quale voi l'avete fatta. Un po' di vino sar per noi un buon ristoro stasera; grazie, signora.
I soldati parvero subito riavuti.
Vado all'accampamento, disse Domina.
Non potrebbe andarvi uno degli uomini invece di voi, signora? Voi sedevate cost.... mi dispiace che dobbiate disturbarvi.
Ma cade la notte, e bisogna che io ritorni qui subito.
Nel tempo che avevano parlato il buio era cresciuto rapidamente. Domina guard verso le lontane dune e non le vide pi. Subito la sua mente si volse ad Androvsky: perch non era ritornato? Ella pens al segnale. Dall'accampamento, dietro la tenda dove lei e suo marito dormivano, si alzavano le fiamme di un fuoco acceso allora.
Se uno dei vostri uomini pu andare a dire a Batouch.... a un arabo che si chiama Batouch, di venir qui da me, gli sar grata, rispose Domina. E ho bisogno che porti qui a me un bel tizzo di legno acceso, del fuoco che  laggi.
Ella vide la maraviglia negli occhi fissi in lei.
Voglio fare un segnale a mio marito, ella disse sorridendo, e questo  il punto pi alto; lo vedr meglio se lo fo di qui.
Andate, Marelle, disse l'ufficiale, domandate di Batouch, e non mancate di portare il tizzone infocato.
Il soldato salut e si allontan rapidamente; il pensiero del vino infondeva allegria in lui e nei suoi compagni.
Ora, signore, non fate complimenti, disse Domina all'ufficiale. Andate, e occupatevi un po' della vostra persona; scommetto che ne avete gran desiderio.
Desidero davvero di avere un aspetto un po' pi decente.... adesso, signora, egli disse galantemente, guardandola con un bagliore di ammirazione negli occhi indolenziti. Mi permetterete di ritornare fra un momento per scortarvi alle vostre tende.
Grazie.
Volete intanto permettermi...? Io mi chiamo di Trevignac.
E il cognome di mio marito  Androvsky.
Russo! disse l'ufficiale. L'alleanza nel deserto! Viva la Russia!
Domina rise.
Questo evviva  per mio marito, perch io sono inglese.
Viva l'Inghilterra! egli disse.
I due soldati fecero eco impulsivamente alle sue parole, alzando la voce roca nel buio che si addensava.
Viva l'Inghilterra!
Grazie, grazie! disse Domina. Ora, signore, non fate complimenti, mi raccomando.
Torno subito, replic l'ufficiale.
E voltatosi, entr nella torre, mentre i soldati si dirigevano a cavallo verso il cortile tirando per le corde gli altri muletti condotti a mano.
Domina aspett il ritorno di Marelle; ella era adesso di tutt'altro umore. Un flotto di cordiale amor del prossimo scacciava la sua malinconia; il senso di ospitalit che alberga in ogni donna, quel sentimento familiare che va di pari passo col sentimento materno, era vivo in lei. Ella agognava di far da fata benefica, semplicemente, senza ostentazione, a quegli uomini esausti che erano giunti a Mogar sfuggendo alle fauci della Morte, di vedere i loro visi stanchi brillare sotto l'influsso del riposo e di un'allegra mensa. Ma la torre aveva un aspetto desolato; l'accampamento era pi allegro, pi comodo. A un tratto ella risolvette d'invitarli quella sera tutti a pranzo nell'accampamento.
Marelle ritorn con Batouch; essa li vide venire da lontano brandendo i legni accesi. Quando furono giunti, Domina disse:
Batouch, desidero che prepariate il pranzo all'accampamento per i soldati.
Un largo e radioso sorriso illumin l'angolosa faccia bretone di Marelle.
E l'ufficiale pranzer con me e con mio marito. Dateci tutto quel che potete: forse vi sar della gazzella.
Ella vide che Batouch apriva le labbra per dire che il pranzo sarebbe meschino, e lo rattenne.
Stapperete qualche bottiglia di sciampagna, la Pommery. Noi la beveremo propinando ai felici ritorni. Ora datemi la torcia e andate ad avvertire il cuoco.
Mentre ella prendeva il tizzone e spariva nel buio, il signor di Trevignac usc fuori dalla torre; il suo esaurimento era ancora visibile, ed egli camminava con un po' di difficolt; ma si era lavato il viso con l'acqua attinta dal pozzo artesiano dietro la torre, si era cambiato l'uniforme, spazzolato la sabbia dai capelli gialli, e portava in testa un berretto gallonato d'oro, invece dell'elmetto da sole; gli occhi erano adesso senza occhiali, e fra le labbra egli aveva un bel sigaro avana.... l'ultimo che gli fosse rimasto fra le dune come possibile sollievo nella tremenda ora della morte.
Signor di Trevignac, io voglio che stasera pranziate all'accampamento con noi.... che pranziate soltanto, poich non vogliamo trattenervi dall'andarvene a coricarvi appena avrete preso il caff e il cognac. Voi dovete suggellare la triplice alleanza, Francia, Russia, Inghilterra, con un po' di sciampagna.
Domina aveva parlato allegramente, cordialmente; ella soggiunse con maggior gravit:
Non si sfugge tutti i giorni alla morte nelle dune. Volete venire?
Ella stese la mano con franchezza, come pu farlo un uomo a un altro uomo; l'ufficiale la strinse come un uomo stringe la mano di una donna, con sentimento soave e affettuoso.
Signora, io non posso dir altro se non che siete troppo buona per noi poveri diavoli, e che vi sar molto difficile sbarazzarvi di noi, perch ci sentiremo cos felici nel vostro accampamento che dimenticheremo affatto la torre.
Allora, siamo intesi.
Con la face in mano, ella camminava proprio sul crine della collina. L'ufficiale la segu; aveva preso l'altro tizzo da Marelle; poi essi si fermarono e rimasero a fianco, dominando la immensa desolazione, che era adesso quasi nascosta nella notte.
Volete fare il segnale a vostro marito, signora?
S.
Lasciate che lo faccia io: ho l'altro tizzo.
Grazie.... ma voglio farlo io.
Allo splendore della fiamma che guizzava come se tentasse di lambirle la faccia, l'ufficiale vide una luce negli occhi di lei e cap; per cui abbass la torcia al suolo, mentre Domina alzava la sua in alto e la faceva oscillare nel buio.
L'ufficiale la contemplava. Il personale alto, robusto ma squisitamente snello, il braccio alzato con la torcia che protendeva una lunga lingua di fiamma dorata, l'ardente e inconscio atteggiamento che gli poneva dinanzi un caldo cuore appassionato richiamante senza vergogna un altro cuore, gli rappresentarono quella donna come una dea del Sahara. Egli aveva abbassato la torcia fino in terra, ma mentre Domina agitava la sua, ebbe un irresistibile impulso di unirsi a lei nell'atto che la rendeva eroica e superba, e alz lui pure la sua torcia agitandola accanto a quella di Domina nel buio.
Ella gli sorrise di tra le fiamme.
Mio marito deve vederle di certo, disse.
Di sotto a loro, nella lontananza del deserto, si alz l'alto grido di una forte voce virile.
Ah! ella esclam.
E chiam, in risposta, con voce calda, potente; la voce dell'uomo rispose, pi vicina. Domina abbass il tizzo fino a terra.
Verrete dunque, tenente, fra mezz'ora?
Con immenso piacere, signora; ma permettetemi di accompagnarvi.
No, no, non c' alcun pericolo. E portate i vostri uomini con voi; prepareremo loro il pi bel festino che sia possibile; e poi vi  abbastanza sciampagna per tutti.
Indi ella spar rapida, impetuosa nel buio.
Oh, essere suo marito! mormor il signor di Trevignac. Felice, felice mortale!
Butt il suo tizzo in terra accanto a quello di lei, e stette a guardare le fiamme che si confondevano.
Felice, felice mortale! disse forte, di nuovo. Ma chi sar mai?
...
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...
Capitolo 5.
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...
Quando Domina giunse all'accampamento, vi trov grande animazione. Batouch, rassegnato all'inevitabile, aveva messo il cuoco in orgasmo; gi si vedeva Uardi con una bottiglia di Pommery in ciascuna mano, e Domina arriv in tempo per impedirgli di stapparle subito, istruendolo minutamente delle particolari ed evanescenti virt dello sciampagna. Al canterellava una canzone misteriosa di un cammelliere languente d'amore, con la quale egli intendeva di allietare i cuori della comitiva quando fosse giunto il momento che a lui pareva tanto tardare; e la tavola da pranzo era gi apparecchiata per tre.
Quando Androvsky giunse cavalcando con gli arabi, Domina gli mosse incontro sulla collina.
Avete veduto il mio segnale, Boris?
S....
Egli voleva aggiungere qualche cosa, quando ella lo interruppe ansiosamente.
Non avete nemmeno una gazzella? Ah!
Attraverso il muletto di uno degli arabi ella vedeva ciondolare un corpo, un capo delicato con sottili corna aguzze, gambe fini con graziose zampine che si movevano mentre si moveva il muletto.
Ne avremo bisogno stasera. Portatela subito al cuoco, Ahmed.
Androvsky scese dal muletto.
V' luce sulla torre, disse guardando Domina e poi socchiudendo gli occhi abbarbagliati.
S.
E io ho veduto due segnali: due tizzi agitati insieme.
Stasera abbiamo alcuni compagni nel deserto.
Compagni? egli disse.
La sua voce espresse la sorpresa.
Uomini sfuggiti a terribile morte nelle dune.
Arabi?
Francesi.
Domina gli fece prontamente il racconto, e fu ascoltata in silenzio; quando ebbe finito, Androvsky non disse nulla, ma ella lo vide guardar la tavola apparecchiata per tre, e si accorse che il suo viso si rabbuiava e diveniva fosco.
Non vi dispiace, spero, Boris! ella disse, sorpresa. Di certo voi non rifiuterete l'ospitalit a quei poveretti.
Ella gli pose la mano sul braccio e lo strinse.
Ho fatto male? Ma no no, ne sono sicura.
Male? Com' possibile che voi ne facciate?
Pareva ch'egli si sforzasse di vincere qualche cosa in se stesso.
Fo male io, Domina; ma, credetemi, non posso sopportare che qualcuno s'intrometta nella nostra felicit nemmeno per una sera. Ho bisogno di esser solo con voi. Questa nostra vita nel deserto mi ha reso tremendamente egoista. Ho bisogno di esser solo, proprio solo con voi!
Ma davvero? Ah, quanto ne sono contenta!
Domina appoggi la sua gota contro il braccio di lui.
Dunque, disse lui, quell'altro segnale?
Lo ha fatto il signor di Trevignac.
Androvsky sfil bruscamente il braccio da quello di lei.
Il signor di Trevignac! disse. Il signor di Trevignac?
Si ferm come immerso in profonda ed insieme ansiosa meditazione.
S, l'ufficiale francese: si chiama cos. Ma che c', Boris?
Nulla.
Un suono di voci si avvicinava all'accampamento nel buio: si udiva parlar francese.
Io devo, disse Androvsky, io devo....
Fece un movimento incerto, come per andar verso le dune; lo rintuzz, ed entr invece frettolosamente nella tenda che serviva da spogliatoio; mentre spariva, il signor di Trevignac entrava nell'accampamento coi suoi uomini. Batouch, con ogni cerimonia, condusse questi ultimi verso il fuoco che ardeva dinanzi alle tende degli accompagnatori, e Domina rimase intanto sola con l'ufficiale.
Adesso verr anche mio marito, ella disse. Si  un po' trattenuto, ma ha portato una gazzella. Venite pure e accomodatevi.
Ella lo preced nella tenda dov'era preparata la mensa. Il signor di Trevignac la vide apparecchiata per tre, e nella sua schiettezza non pot nascondere come pregustasse il piacere di sedervisi.
Signora, disse, se stasera mi faccio canzonare, se mangio come un orco dei racconti delle fate, vorrete perdonarmi?
Non vi perdoner se non lo fate.
Domina parlava allegramente. Ella volle ch'egli sedesse su una seggiola pieghevole, e insist per mettergli un morbido cuscino dietro le spalle. Il suo fare era spigliato, quasi calorosamente gentile, come fra buoni compagni d'arme, quale raramente s'incontra in una donna; tuttavia l'ufficiale not in lei un cambiamento da quando erano stati presso la torre e avevano agitato il segnale; ed egli disse fra s:
"Il marito.... forse.... non vede di troppo buon occhio la mia comparsa. Chi sa da quanto tempo sono sposi?"
E sent accrescere la sua curiosit di vedere "il signor Androvsky".
Mentre lo aspettavano, Domina si fece fare dal signor di Trevignac il racconto della sua tremenda avventura nelle dune. Egli narr tutto con semplicit militare, senza esagerazione; quando ebbe finito ella disse:
Credevate dunque che la morte fosse certa?
Certissima, signora.
Ella lo guard ansiosamente.
A chi s' trovato cos dinanzi alla morte, nella estrema desolazione, nella estrema solitudine, la vita deve parere ben differente, dopo.
S, signora; ma io non mi sentivo assolutamente solo.
I vostri uomini....
No, signora.
Dopo una pausa, egli aggiunse con semplicit:
Mia madre  una fervente cattolica, signora; io sono il suo unico figlio: ella m'insegn fin dalla pi tenera et che in qualsiasi pericolo l'uomo non  mai assolutamente solo.
Il cuore di Domina s'infervor. Ella amava quella fiducia in Dio cos francamente asserita da un soldato appartenente a un reggimento affricano, in quell'aspra terra; ella amava la sua coraggiosa fiducia nell'invisibile in mezzo al terrore del visibile. Prima che parlassero ancora, Androvsky attravers lo spazio buio tra le due tende, ed entr lentamente nel cerchio della luce della lampada.
L'ufficiale si alz da sedere e Domina fece la scambievole presentazione. Nell'inchinarsi, ognuno diede uno sguardo all'altro; poi Androvsky abbass gli occhi, e due rughe apparvero verticalmente sulla sua fronte, sui sopraccigli, dando al suo volto un improvviso aspetto di doloroso sgomento. Il signor di Trevignac lo ringrazi della profferta ospitalit con la disinvoltura di un gentiluomo, come se il cortese invito a lui e ai suoi uomini venisse tanto dal marito che dalla moglie; quando ebbe finito di parlare, Androvsky, senza alzare lo sguardo, disse con voce che all'orecchio di Domina rison nuova, come se egli avesse a bella posta voluto mutarla:
Il piacere  mio, signore. Abbiamo potuto prendere una gazzella, per cui spero.... spero che avrete un desinare passabile.
Le parole non potevano essere pi semplici, ma il modo di articolarle era tanto strano, appariva cos sforzato, cos poco naturale, che tanto l'ufficiale che Domina guardarono sorpresi chi le pronunziava. Segu una pausa, poi Batouch e Uardi entrarono con la minestra.
Andiamo, disse Domina. Mettiamoci a tavola. Signor di Trevignac, volete accomodarvi alla mia destra?
Sederono. I due uomini erano seduti uno di faccia all'altro ai lati del tavolino, con una lampada fra loro. Domina si trovava di fronte all'apertura della tenda, e poteva vedere in lontananza le tende della loro gente rischiarate dalla fiamma del fuoco, e le forme dei soldati francesi seduti a una tavola prossima a quello, con gli arabi raggruppati intorno a loro. Brani di discorsi fatti ad alta voce e qualche risata che pareva quasi infantile nella sua spontaneit, le dissero che quel festino l era veramente riuscito. Ella guard i propri compagni e prese fieramente l'improvvisa risoluzione che anche la mensa a cui ella soprintendeva riuscisse animata. Ma perch Androvsky era strano in quel modo con la gente? Perch pareva divenir quasi un altro uomo appena posto a contatto coi suoi simili? Era timidit? Aveva egli un profondo odio per la convivenza sociale?
Ella si ricord della colazione del conte Anteoni e dell'imbarazzo in cui quel giorno l'aveva posta Androvsky col suo gelido contegno, con la sua ritrosia a unirsi alla conversazione. Ora egli era suo marito, e Domina anelava ch'egli si mostrasse nel suo aspetto migliore. Che non era un uomo mondano lo sapeva: non le aveva egli raccontato di esser cresciuto semplicemente in El-Kreir, remoto villaggio della Tunisia, con una madre rimasta in cattive condizioni economiche dopo la morte di suo padre, un russo che era andato in Affrica per farvi fortuna con la cultura della vite e le cui speranze erano state deluse da tre anni di siccit e dalla terribile fillossera? Non le aveva egli detto del proprio duro lavoro sui fertili altipiani, fra gli agricoltori spagnuoli, e come si fosse affaticato dallo spuntar del giorno fino a tarda sera, in ogni stagione, non per s, ma per una societ che traeva enormi guadagni da quella terra e non gli dava che il puro mantenimento? Fino a quando ella lo aveva incontrato, Androvsky non aveva mai viaggiato, non aveva veduto quasi nulla in vita sua. L'eredit di un parente gli aveva finalmente dato il modo di prendersi un po' di libert e di soddisfare la sua naturale inclinazione di cambiar luogo; e, cosa strana, forse, per prima cosa era venuto nel deserto. Ella non poteva esigere, non esigeva affatto da lui quella specie di spigliata cultura che un uomo acquista soltanto col lungo contatto di ogni sorta e condizione di persone; ma sapeva ch'egli non era soltanto pieno di fuoco e di sentimento, e uomo di salda tempra, ma che aveva trovato anche il tempo di studiare, e la sua mente non era vuota. Era un uomo che aveva molto pensato, ella lo sapeva, bench anche con lei, anche nella pi grande intimit nata dalla loro reciproca passione, ella lo conoscesse per un uomo profondamente chiuso per natura, che forse non poteva manifestare ad alcuno i propri pensieri, nemmeno alla donna ch'egli amava. E sapendo ci, ella sent insorgere in s uno spirito battagliero, e risolvette di esercitare la sua volont su quell'uomo, per costringerlo a mostrare la miglior parte di s all'ospite che era l da loro, scampato al terrore delle dune. Ella sarebbe ostinata per lui.
Le sue labbra si rilassarono agli angoli. L'ufficiale dava qualche occhiata di sulla scodella a lei e ad Androvsky: era un uomo molto esperto della cosiddetta buona societ, che indovin subito l'abisso che doveva separare il genere di vita condotto nel passato dalla signora che l'ospitava dal genere di vita condotto dal marito. Fra tali abissi, egli lo sapeva,  ben difficile gettare un ponte; nel caso presente il ponte doveva essere stato gettato da un grande amore. In ogni modo, non potevano essergli davvero indifferenti quelle due persone da lui incontrate nella plaga desolata che tante commozioni aveva risvegliate in lui per l'imminente pericolo corso. Ma v'era qualche cosa che rendeva straordinaria la profonda attenzione ch'egli prestava loro, qualche cosa collegata con Androvsky: gli pareva di aver veduto, forse conosciuto Androvsky in qualche tempo della sua vita: eppure il viso di lui non gli era familiare. Non avrebbe saputo dire da dove gli venisse quell'impressione, ma era cos forte che si mise a ricercare nella memoria.
Sulle prime la spossatezza era grande in lui; ma la minestra calda, il primo bicchiere di vino lo ravvivarono. Quando Domina, piena della sua intima ostinazione, cominci a parlargli allegramente, egli pot con facilit starle alla pari, e unirsi a lei nel tentativo di far partecipare Androvsky alla conversazione. Di fuori giungeva fino a loro il lieto rumore dell'accampamento.
Ho paura che i miei uomini alzino un po' troppo la voce, disse il signor di Trevignac.
A noi fa piacere; disse Domina, non  vero, Boris?
Si ud in lontananza un lungo scroscio di risa; mentre svaniva, pot distinguersi il chiocciare proprio di Batouch, la cui voce gutturale aveva in s qualche cosa di negroide, e che ora, prolungandosi da sola, dimostrava il suo piacevole, pertinace senso di gaiezza.
Certo, disse Androvsky, sempre con la voce sforzata che non era la sua, di cui Domina era rimasta tanto sorpresa nella presentazione dei due uomini, certo, noi siamo avvezzi all'allegria intorno al fuoco dell'accampamento.
Farete lunga dimora nel deserto, signore? domand l'ufficiale.
Spero di s.... ma dipende.... dipende dalla signora Androvsky.
"Perch non dice da mia moglie?" pens il signor di Trevignac. E frug di nuovo nella memoria. Aveva egli mai incontrato quell'uomo? E, se mai, dove?
A me piacerebbe star nel deserto per sempre, disse prontamente Domina, con un lungo sguardo a suo marito.
A me no davvero, signora, disse l'ufficiale.
Capisco: il deserto vi ha mostrato i suoi terrori.
Proprio cos.
Ma a noi non ha mostrato che i suoi incanti non  vero? aggiunse rivolgendosi ad Androvsky.
Dopo una pausa egli replic:
S.
La parola, nel risonare, parve una menzogna.
Per la prima volta, dopo il suo matrimonio, Domina sent un freddo, quasi un gelo, intorno al cuore. Era possibile che Androvsky non avesse condiviso la gioia di lei nel deserto? Era ella stata sola nella sua felicit? Per un momento rimase come stordita da un colpo; poi l'intelligenza, la ragione, parlarono in lei. Ella sapeva della felicit di Androvsky con lei, lo sapeva assolutamente; in certe cose una donna non pu ingannarsi; quando Androvsky era con lei, egli non aveva bisogno di altro essere umano: nulla poteva toglierle quella certezza.
Naturalmente, ella disse riavendosi, vi sono luoghi nel deserto in cui sembra aleggiare la malinconia, in cui uno prova il senso del terrore della solitudine sconfinata. Credo che Mogar sia uno di questi luoghi, forse l'unico che abbiamo finora veduto. Questa sera, mentre sedevo sotto la torre, perfino io.... e nel dire "perfino io" ella sorrideva tutta felice ad Androvsky, ho avuto qualche presentimento....
Presentimento? disse Androvsky con concitazione. Come mai voi....
Poi s'interruppe.
Non di sventure da sopravvenire, spero, signora, disse il signor di Trevignac con voce che non poteva a meno di essere allegra.
Prendeva in quel momento un pezzo della gazzella che gli servivano, e che mandava un odore proprio appetitoso. Uardi gli mesceva, tutto orgoglioso, il primo bicchiere di sciampagna giocondamente spumeggiante.
Non lo so nemmeno io, ma tutto pareva triste e strano; cominciavo a pensare all'incertezza della vita.
Domina e l'ufficiale libarono il loro sciampagna; Uardi and dietro ad Androvsky per empirgli il bicchiere.
No, no! egli disse ponendovi sopra la mano e scotendo il capo.
L'ufficiale rimase sorpreso.
Uardi guard Domina e fece una smorfia di scontento, additando con l'indice bruno il bicchiere.
Oh, Boris, dovete bere anche voi lo sciampagna, stasera! ella esclam.
Preferirei di no; non ci sono avvezzo.
Ma per bere alla salute del nostro ospite che  sfuggito alla morte.
Androvsky tolse la mano di sul bicchiere e Uardi lo riemp.
Allora Domina alz il bicchiere e bevve alla salute dell'ufficiale. Androvsky segu il suo esempio, ma senza entusiasmo, e quando port alle labbra il vino lo assaggi appena; poi pos il bicchiere e disse a Uardi di dargli vino rosso; e non bevve pi sciampagna in tutta la serata. Mangi anche pochissimo, meno del solito, mentre nel deserto tanto lui che Domina avevano sempre un appetito da cacciatori. Dopo averli ringraziati per aver bevuto alla sua salute, il signor di Trevignac disse:
Io fui per esperimentare la certezza della morte; ma  stato Mogar che ha volto voi a tali pensieri, signora?
Credo di s; v' qualche cosa di triste, e anche di fantastico intorno ad esso.
Ella guardava verso l'apertura della tenda, immaginando l'immensa desolazione nascosta nel buio l fuori, le bianche pianure, il miraggio del mare, le dune di sabbia simili a mostri, le ossa imbiancate dei cammelli, con le aquile che vi roteavano attorno.
Non pare a voi pure, Boris? Non vi pare che abbia l'aspetto.... l'aspetto di un luogo tragico, di un luogo in cui debbano accadere tragedie?
Non sono i luoghi che determinano le tragedie, egli disse, o almeno le determinano assai meno della gente che li abita.
Tacque; parve fare uno sforzo per vincere la propria taciturnit, per poterla vincere a un tratto, almeno parzialmente. E difatti cominci a parlare con grande naturalezza e facilit, ed anche con una certa forza:
Se la gente volesse adoprare la propria volont, il luogo non potrebbe avere azione su lei, n essa avrebbe bisogno di esser governata da mille cose, da memorie, da timori, da ubbie.... s, anche da ubbie, che sono le pi impalpabili ombre, ma delle quali essa si fa dei fantasmi: la met delle paure e delle miserie della vita non stanno che nella mente degli uomini; esse cagionano perfino, con l'aspettarsele, le stesse tragedie che vorrebbero evitare.
Disse queste ultime parole con una specie di disprezzo; poi, con maggior calma, soggiunse:
Voi, Domina, perch dovreste sentire l'incertezza della vita, specialmente a Mogar? Non si capisce perch. Voi potete volere che ci non sia. Le probabilit della vita sono le stesse qui come altrove.
Ma voi pure, ella rispose, non sentiste un influsso tragico quando arrivammo qua? Non vi ricordate come guardavate la torre?
La torre? egli disse, con una rapida occhiata al signor di Trevignac. Io.... perch avrei dovuto guardar la torre?
Non lo so, ma la guardaste: quasi ne aveste paura.
La mia torre! disse il signor di Trevignac.
Un altro scoppio di risa giunse fino a loro dall'accampamento, facendo sorrider Domina con simpatia; ma l'ufficiale e Androvsky si guardarono scambievolmente per un momento, l'uno con una specie di ansiosa indagine, l'altro con ostilit, o con qualche cosa che sembrava ostilit, attraverso il cerchio di luce della lampada che stava tra loro.
Una torre che sorge nel deserto accentua la desolazione; dev'essere stato per questo, disse Androvsky, mentre la risata si spengeva nel chioccio gorgoglio di Batouch. Essa fa pensare a una persona che aspetta nella solitudine.
Che aspetta ci che non viene mai, o qualche cosa di terribile che viene, disse il signor di Trevignac.
Mentre l'ufficiale diceva queste ultime parole, Androvsky si dimen inquietamente sulla seggiola, e volse lo sguardo all'accampamento come se non gli paresse vero di alzarsi e uscire all'aria aperta, quasi il padiglione della tenda lo opprimesse.
Il signor di Trevignac si rivolse a Domina.
E in questo caso, signora, voi eravate la persona che aspetta nella solitudine, ed io ero il qualche cosa di terribile che veniva.
Domina rise; mentre ella rideva, l'ufficiale not che Androvsky la guardava con una specie di triste intensit, non ingiuriosa n sorpresa, ma come una persona pi attempata potrebbe guardare un fanciullo che scherzasse sull'orlo di qualche gran precipizio in cui potrebbe cadere mettendo un piede in fallo. Egli si sforz d'interpretare quello strano sguardo, che si vedeva bene esser nato nel volto del suo ospite per un impulso interno. Gli pareva di essersi gi imbattuto in Androvsky, e che Androvsky dovesse saperlo, dovesse sapere ci ch'egli non sapeva ancora, dov'era gi avvenuto, e quando, il loro incontro; gli pareva altres che Androvsky pensasse di lui come di quella "cosa terribile" che era andata a quella donna che sedeva fra loro nella distesa del deserto.
Ma come poteva esser ci?
Una profonda curiosit stimolava l'ufficiale, ed egli malediceva mentalmente la sua memoria traditrice.... se pure era traditrice; perch di certo egli doveva essersi ingannato, non doveva forse aver mai incontrato prima il suo ospite, e quel suo fare strano poteva esser dovuto a qualche causa inesplicabile o forse a qualche motivo spiegabile e senza importanza. Quel signor Androvsky poteva essere un uomo molto geloso, che avesse portato quella donna nel deserto per averla tutta per s, e che si risentisse anche della casuale intromissione di uno straniero; l'ufficiale conosceva gli uomini e le loro strane passioni, sapeva che vi sono europei di temperamento arabo, i quali bramerebbero in cuor loro di veder le proprie donne velate e rinchiuse nell'harem; poteva darsi che Androvsky fosse uno di quelli.
Dopo aver riso, Domina disse:
Anzi, signore, voi avete fatto prendere un pi lieto corso ai miei pensieri con la vostra venuta.
Come mai?
Voi mi avete fatto pensare a quelle che chiamiamo le piccole cose della vita, che sono pi proprie di noialtre donne che di voi uomini, mi figuro.
Ah! disse l'ufficiale. Questo cibo, questo vino, questa seggiola col suo guanciale, questa allegra luce, signora, non sono piccole cose, e io devo esservene grato; quando penso alle dune, esse mi sembrano.... mi sembrano....
Si ferm di repente; la sua allegra voce era soffocata. Domina vide pieni di lacrime i suoi occhi azzurri fissi su lei con un'espressione di ardente gratitudine. Egli tossicchi.
Signore, disse ad Androvsky, non mi stimerete troppo ardito se per una semplice conoscenza fatta nel deserto, vi dico che fino alla fine della mia vita, io.... e i miei uomini non penseremo alla vostra signora che come alla buona dea del desolato Sahara!
Non sapeva come Androvsky prenderebbe quel complimento, e poco gliene importava; in quel momento nel suo carattere impulsivo non v'era campo che per l'ammirazione della donna e per la gratitudine alla sua franca bont. Androvsky disse soltanto:
Vi ringrazio, signore.
Ma quelle parole furono pronunziate con un'intensit, anzi con un fervore da stupire; per la prima volta da quando l'ufficiale e lui si erano trovati insieme, la sua voce era proprio naturale, il suo fare senza impaccio; egli si mostrava qual era: un uomo infiammato di amore per la donna che si era data a lui, il quale riceveva una calda parola in lode di lei come un dono fatto a se stesso. L'ufficiale non si maravigli pi che Domina fosse sua sposa. Quelle tre parole, e il modo in cui erano pronunziate, gli rivelarono l'uomo e ci ch'egli poteva essere nella vita di una donna. Domina guardava silenziosamente suo marito: le pareva di avere il cuore inondato di luce, le pareva che il desolato Mogar fosse il Giardino dell'Eden prima che vi apparisse l'Angelo.
Quando ripresero a parlare, fu di tutt'altro argomento; ma da quel punto il pranzo proced pi lieto; pareva che Androvsky perdesse la sua strana inquietudine: l'ufficiale aveva fatto con lui pi di mezza strada. Qualche cosa dell'allegria dell'accampamento dinanzi a cui splendeva il fuoco era entrato nella tenda: una catena di simpatia collegava ormai coi suoi anelli quelle tre persone; poteva darsi che un tocco la spezzasse, ma per il momento sembrava salda.
Alla fine del pranzo Domina si alz.
Nel deserto non si osservano certe regole, ella disse, ed io vi lascio per un momento insieme. Date un sigaro al signor di Trevignac, Boris; ora verr subito il caff.
Ella usc verso il fuoco dell'accampamento; aveva piacere di lasciar soli quei due uomini perch sigillassero la conoscenza fatta. Il passaggio di suo marito dal mutismo alla cordialit le era stato di gran sollievo. Ella sussultava di felicit: si sentiva allegra come un bambino. Tra il fuoco e la tenda incontr Uardi con un vassoio: v'erano sopra una caffettiera, tazze, bicchierini, e una bottiglietta di una forma speciale col collo sottile e i fianchi sporgenti.
Che cos' codesto, Uardi? ella domand toccando col dito.
Un liquore affricano, signora, da voi mai assaggiato. Batouch mi ha detto di portarlo in onore del signor ufficiale. Si chiama....
Un'altra sorpresa di Batouch! ella interruppe allegramente. Portatelo dentro. Il signor ufficiale creder che abbiamo proprio una cantina nel deserto.
Egli prosegu, e Domina rimase per qualche istante a guardare il fuoco fiammeggiante e i volti, francesi e arabi, che ne erano illuminati. I soldati cantavano allegramente in coro una canzone francese per divertire gli arabi, che si dondolavano da un fianco all'altro, agitavano il capo e sorridevano sforzandosi di far vedere che apprezzavano la ingrata musica degli europei; l'aspro, terribile Mogar e i suoi influssi venivano sfidati dai viatori che vi sostavano. Domina pens alle parole di Androvsky sull'umano volere che domina l'influsso del luogo, e prov un improvviso desiderio di andar fino alla torre dove si era sentita mesta e piena di cattivi presentimenti, di rimanere un momento alla sua ombra e assaporare la propria felicit.
Ella cedette all'impulso: and fino alla torre e rimase l dinanzi al buio che nascondeva le dune, le bianche pianure, il mare fantastico, tutto vedendo con la mente e tutto radiosamente sfidando; poi riprese la via dell'accampamento, con passo leggero, col passo della gente felice. Dopo un breve tratto, ud qualcuno venirle incontro: era troppo buio per vedere chi fosse; ella poteva udir soltanto i passi fra le pietre: erano passi affrettati, che proseguirono per un poco e si fermarono dietro a lei, alla torre. Domina fantastic chi mai potesse essere, e suppose fosse uno dei soldati venuto a cercar qualche cosa, o che, forse stanco, si avviasse a dormire.
Mentre si avvicinava all'accampamento vide la luce della lampada risplendere nella tenda dove senza dubbio l'ufficiale e Androvsky fumavano e parlavano in franca e buona compagnia: era come una stella brillante, ella pens, quel bagliore che rifulgeva dal suo asilo, la pi brillante di tutte le stelle dell'Affrica. Ella vi si diresse. Mentre si avvicinava, stava in ascolto per udir le voci dei due uomini, ma non ud niente; e neppure vide l'ombra delle loro forme nel cerchio di luce. Che fossero usciti per unirsi ai soldati e agli arabi intorno al fuoco? Ella si affrett, giunse alla tenda, vi entr dentro, e si trov dinanzi a suo marito che si era ritirato in un angolo della tenda, nell'ombra, solo: in terra, accanto a lui, erano sparsi molti pezzettini di vetro.
Boris! ella disse. Dov' il signor di Trevignac?
Se n' andato! replic Androvsky a voce alta e ferma.
Ella lo guard in faccia; e vide la sua faccia arcigna ed energica, con un'espressione dura di combattimento.
Gi andato via? Perch?
Era stanco morto; mi ha detto di farvi le sue scuse.
Ma....
Ella vide sulla tavola le tazzine del caff: ve n'erano due piene: la terza, quella di lei, era vuota.
Ma non ha preso nemmeno il caff! ella disse.
Era stupefatta e lo mostrava. Non poteva capire che un uomo il quale aveva espresso un cos caloroso e perfino commosso apprezzamento sulla sua bont, avesse potuto lasciarla senza una parola, prendendo occasione della sua momentanea assenza per sparire, per scappare.... perch essa considerava quella una fuga.
No, non ha voluto caff.
Ma c' stato qualche cosa?
Ella guard in terra il bicchierino rotto, e vide delle gocce tra i frammenti.
Che cos' questo? disse. Oh, il liquore affricano!
A un tratto Androvsky la cinse col braccio in un cerchio di ferro e la trasse fuori della tenda. Attraversarono in silenzio lo spazio che conduceva all'altra tenda dove essi dormivano. Ella si sentiva dominata, e come se dovesse cedere alla volont di lui; ma si sentiva pure confusa, quasi mentalmente impaurita. La tenda dov'erano i letti era buia. Quando vi giunsero, Androvsky sciolse la sua stretta, ed ella ud ch'egli cercava i fiammiferi. Domina stava nell'apertura della tenda, e pot vedere che nella torre v'era luce: l'ufficiale doveva trovarvisi gi: doveva esser proprio lui che le era passato accanto nel buio quando ella ritornava all'accampamento. Androvsky soffreg un fiammifero e accese una candela; poi and alla porta della tenda e vide che Domina guardava la luce nella torre.
Venite, Domina, disse prendendola per la mano, e parlando gentilmente, ma sempre con una fermezza che implicava un comando.
Ella obbed, ed egli prontamente abbass il telo dell'apertura e chiuse fuori la notte.
Ma che cosa c', Boris? ella domand.
Stava ritta presso uno dei due letti.
Che cosa  accaduto?
Che cosa dev'essere accaduto?
Io non capisco perch quell'ufficiale se ne sia andato cos precipitosamente.
Domina, vi preme molto la sua presenza o la sua assenza? Vi preme? Egli sedette sulla sponda del letto e la trasse accanto a s. Avete bisogno che qualcuno sia qui con noi, s'intrometta nella nostra vita? Non siamo pi felici soli?
Boris! ella disse. Ma.... ma gli avete fatto capire che desideravate che se ne andasse?
Le balen in mente che Androvsky, inesperto com'era delle convenienze sociali, potesse forse aver mostrato al loro ospite che gl'incresceva in cuor suo l'intrusione di uno straniero nella loro intimit, fosse pure per una sera soltanto, e che il signor di Trevignac, uomo assai sensibile, se ne fosse offeso e non avesse tardato un minuto ad allontanarsi. La buona educazione di Domina si ribell a quell'idea.
Non glielo avrete fatto capire, Boris, spero! ella esclam. Dopo ch'egli era sfuggito alla morte! Sareste stato proprio inumano!
Forse il mio amore per voi avrebbe potuto fare anche questo, Domina; e se lo avessi fatto.... se sapeste perch fossi stato inumano.... me ne vorreste far carico? Vorreste odiarmi per questo?
Appariva in lui una grande eccitazione che ricord a Domina la prima notte nel deserto quando, seduti insieme sul terreno, contemplavano il vanire del fuoco.
Potreste odiarmi, potreste odiarmi per qualche cosa, Domina? egli disse. Ditemelo, ditemelo potreste odiarmi?
Il suo viso sfiorava quello di lei; ella lo fiss coi suoi occhi lunghi e fermi, che portavano scritta la verit nel loro fuoco profondo.
No, ella rispose. Io non potrei odiarvi mai.... ora.
Nemmeno se.... nemmeno se io avessi cagionato il vostro male? Nemmeno se avessi agito male con voi?
 possibile che possiate agir male con me?
Ella sedette, guardandolo come in profonda meditazione, un momento.
Sarebbe lo stesso che credere Dio capace di farlo, ella disse alla fine con semplicit.
Per cui.... voi avete perfetta fiducia in me?
Ma.... avete potuto mai pensare che non l'avessi? ella domand con voce piena di sorpresa. Io vi affidai la mia vita, ella prosegu sempre sorpresa, sono qui nel deserto con voi: che cosa di pi posso dare? Che cosa posso fare di pi?
Egli la cinse con le braccia e trasse la testa di lei sulla sua spalla.
Nulla, nulla! Voi avete dato, voi avete fatto tutto.... troppo, troppo; io mi sento inferiore a voi, mi riconosco inferiore a voi, molto, molto al disotto.
Come potete dir questo? Io non avrei potuto amarvi se fosse cos.
Ella parlava con piena convinzione.
Forse, egli disse a bassa voce, forse le donne non capiscono ci che pu fare il loro amore. Esso potrebbe.... potrebbe....
Che cosa, Boris
Potrebbe fare ci che fece Cristo.... discendere nell'inferno e predicare.... predicare agli spiriti imprigionati.
La sua voce si abbassava quasi a un mormorio; con una mano sulla gota di lei, egli le premette il viso sulla propria spalla in modo ch'ella non potesse vedergli la faccia.
Potrebbe far questo, Domina.
Boris, disse ella pure quasi in un sussurro, poich le parole e i modi di lui le ispiravano una specie di sacro terrore, io vorrei che mi diceste una cosa.
Quale?
Siete voi perfettamente felice qui con me nel deserto? Se lo siete, voglio che mi diciate che lo siete. Ricordatevene.... io vi creder.
Nessun altro essere umano potrebbe mai darmi la felicit che mi date voi.
Ma....
Egli la interruppe.
Nessun altro essere umano mi diede mai una tale felicit. Fino a che non v'incontrai, io non avevo potuto concepire la felicit che vi  in questo mondo per due sposi che si amano scambievolmente.
Dunque voi siete felice?
Non lo sembro?
Ella non rispose: scrutava il proprio cuore per replicare.... lo scrutava con una terribile sincerit. Egli aspettava una risposta, sedendo perfettamente immobile, e tenendo ancora la sua mano contro il volto di lei. Dopo una pausa che a lui parve un'eternit ella disse:
Boris
Ebbene?
Perch avete detto che l'amore di una donna  capace di scendere nell'inferno per predicare agli spiriti imprigionati?
Egli non rispose; parve a Domina che la sua mano le premesse ancor pi pesantemente la guancia.
Io.... io non sono sicura che voi siate perfettamente felice con me, ella disse.
Ella parlava in ossequio alla verit, per quanto le costasse. V'era una nota di ambascia nella sua voce.
Silenzio! egli disse. Silenzio, Domina!
Tacquero ambedue. Al di l della tela che occultava loro l'accampamento, essi udirono un suono di musica; v'era il rullo dei tamburi; la zampogna affricana gemeva; poi la voce di Al si alz nel canto dei liberi negri:
"Solo il Creatore ed io
Conosciamo il cuor mio.
In quel momento Domina sent che le parole erano vere, tremendamente vere.
Boris, ella disse, avete udito?
Silenzio, Domina.
Io credo che vi sia nel vostro cuore qualche cosa che vi rende triste anche con me; io credo d'indovinare in parte ci che vi sia.
Egli ritrasse la mano dal volto di lei, il braccio dalla sua spalla; ma Domina si avvinghi a lui, e il suo braccio era forte come quello di un uomo.
Boris, voi siete con me, voi siete presso a me, ma non vi sentite talvolta lontano da Dio?
Egli non rispose.
Io non lo so, prosegu Domina, forse non dovrei nemmeno domandarlo. E non lo domando, no, non lo domando.... Ma se  per questo, non vi affliggete.... Pu anche darsi che qui nel deserto avvenga qualche cosa di bene; perch il deserto  il Giardino di Allah e.... Boris, smorzate il lume.
Egli spense la candela con la mano.
Voi sentite forse che ora non potete pregare spontaneamente; ma verr un giorno che vi sar dato di farlo; vi sar dato di farlo, lo so. Prima che io sapessi di amarvi, io vi vidi.... pregare nel deserto.
Me? egli sussurr. Voi vedeste me pregare nel deserto?
Le parve ch'egli fosse impaurito, e lo strinse pi fortemente con le sue braccia.
Fu quella notte nella casa delle danze. Mi pareva di vedere una turba di popolo a cui il deserto aveva dato doni, e a voi quello della preghiera; io vi vidi molto lontano nel deserto, pregare.
Ella ud l'affannoso respiro di lui, lo sent contro la sua gota.
Se.... se si tratta di questo, Boris, non disperate;  un dono che pu venire: prendete il crocifisso; sono sicura che ce lo avete. E io prego sempre per voi.
Rimasero ancora a lungo nel buio, ma non parlarono pi per quella notte.
Domina non dorm, e la mattina di buon'ora, proprio allo spuntar del giorno, ella scivol fuori della tenda, riabbassando dietro a s il telo dell'apertura.
Faceva freddo fuori, freddo quasi come in un inverno settentrionale; il vento mattutino che soffiava su lei attraverso le dune ondeggianti e le bianche pianure pareva imbevuto di ghiaccio; il cielo era di un grigio pallido; l'accampamento era addormentato; quel che era stato un fuoco tutto rosso e oro e pieno di bellezza, era adesso un cerchio di ceneri grigie come il cielo. Ella si ferm sul crine della collinetta e guard verso la torre.
E mentre ella guardava, dalla casa fabbricatavi a tergo usc una fila di muletti che si aprirono una via fra le pietre sulla terra screpolata: l'ufficiale e i suoi uomini se ne partivano gi da Mogar.
Essi vennero verso lei lentamente; dovevano passarle vicino per giungere al sentiero per il quale sarebbero andati verso il settentrione e verso la civilt; ella stette a guardarli passare.
Quando le furono quasi accosto, il signor di Trevignac, che cavalcava col capo piegato sul petto, tutto avvolto in un pesante mantello, alz lo sguardo e la vide. Ella gli fece un cenno col capo; l'ufficiale si eresse e salut. Per un momento Domina pens ch'egli se ne andasse senza parlarle; lo vide perplesso; poi egli ferm il suo muletto e fece per smontare.
No, non scendete, signore, ella disse.
Ella gli porse la mano.
A rivederci, ella soggiunse.
L'ufficiale le prese la mano, poi fece segno ai suoi uomini di proseguire. Quando furono passati salutandola, egli le lasci andar la mano: non aveva pronunziato una parola. Sul suo volto, che il sole aveva arrossato e bruciato, v'era un'espressione di esaurimento, ma anche un'espressione d'orrore, cos almeno parve a Domina, come se l'anima di lui rifuggisse da quella di lei; i suoi occhi azzurri infiammati la scrutavano come in ansioso esame. Ella rimase accanto al muletto, stupefatta: durava fatica a credere che quello fosse l'uomo che la sera scorsa l'aveva ringraziata, con le lacrime agli occhi, della sua ospitalit.
A rivederci, egli disse finalmente con freddezza. Domina lo vide dare uno sguardo alla tenda da cui ella era uscita; l'orrore nel volto di lui si faceva di certo ancor pi profondo. A rivederci, signora, egli ripet. Grazie per la vostra ospitalit.
Tir le redini per rimettersi a cavalcare; il muletto fece un passo o due.... Allora, egli lo rattenne bruscamente e si rigir sulla sella.
Signora! egli disse. Signora!
Domina corse a lui: le pareva ch'egli dovesse dirle qualche cosa di tremenda importanza. Le labbra dell'ufficiale, screpolate dal sole, si aprirono per parlare; ma egli non fece che guardar di nuovo la tenda in cui Androvsky dormiva ancora, poi lei.
Pass un lungo momento.
Indi, come se mosso da un irresistibile impulso, piegandosi di sulla sella, il signor di Trevignac fece su Domina il segno della croce. La sua mano ricadde contro il fianco del muletto, e senz'altra parola, senz'altro sguardo, egli riprese a cavalcare verso il mezzogiorno, seguendo i suoi uomini.
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Capitolo 6.
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Quello stesso giorno, con sorpresa di Batouch, essi lasciarono Mogar. Cos a Domina come ad Androvsky quel luogo pareva tragico, tragico come se il deserto prendesse per loro un aspetto minaccioso.
Mossero verso il mezzogiorno, vagando senza meta per le calde regioni del sole; poi, quando la primavera volse in estate e il caldo divenne ogni giorno pi intenso, ritornarono verso il settentrione, e in una sera di maggio drizzarono il loro accampamento nei dintorni della citt del deserto chiamata Amara.
Questa citt, bench situata nella parte settentrionale del deserto, fu chiamata dagli arabi "il ventre del Sahara" e anche "la citt degli scorpioni". Essa giaceva in mezzo a una vasta regione di minuta e morbida sabbia che ricordava un bianco mare in cui l'oasi di palme dattilifere, al limitare della quale sorgeva la citt, fosse un'isola verde. Dalla parte di mezzogiorno, donde venivano i viaggiatori, il deserto era lievemente acclive per un lungo tratto, forse una mezza giornata di marcia, e parecchi chilometri prima di giungere alla citt se ne vedevano i minareti e le moschee, che parevano additare il fulgido cielo azzurro che s'incurvava sulla bianchezza delle sabbie. Intorno alla citt, da ogni parte, si alzavano grandi colline di rena, come bastioni eretti dalla Natura per difenderla dagli assalti dei nemici. Quelle colline brulicavano di tende delle trib del deserto, che, da lontano, parevano un nuvolo di mosche che si fossero posate sulla sabbia.
Le palme dell'oasi, che si stendevano a settentrione della citt, non potevano vedersi da mezzogiorno finch non si arrivava alla citt stessa, e sul finire della primavera quella regione presentava uno strano e barbaro scenario di azzurro e bianco e oro; cruda nella sua intensit, fiera nella sua crudezza, quasi terribile nel suo dardeggiante splendore, simile a quello della gran porta del sole.
Domina e Androvsky cavalcavano verso Amara, di passo, guardandone le torri lontane. Tutto all'intorno si stendeva un silenzio palpitante, eppure pareva loro di udir gi le voci di una gran moltitudine, di esser consci del movimento delle turbe. Era quella la prima citt del Sahara a cui si fossero avvicinati, e la loro mente era piena di ricordi dei racconti di Batouch, narrati da lui, di notte, presso il fuoco degli accampamenti, nei luoghi disabitati in cui fino allora avevano fatto soggiorno. Erano racconti di doviziosi mercanti di datteri, che l trafficavano e abitavano in palazzi orientali poveri di apparenza, come se ne vedevano nelle straduzze e nei vicoli, ma nell'interno pieni di tutti gli splendori del lusso orientale; di usurai ebrei che vivevano appartati nel loro quartiere, rapaci come lupi, accumulando il denaro e praticando i riti della loro antica e, secondo gli arabi, abominevole religione; di marab, o uomini sacri, venerati dai maomettani, che cavalcavano su bianchi cavalli per le pubbliche vie, seguiti da fanatici adoratori che cercavano di toccar loro le vesti e gli amuleti, e chiedevano con insistenza importuna specifici miracolosi dalla loro mano: il piede dello spinoso per proteggere le loro donne nel parto, la pergamena coperta di versi del Corano e racchiusa in un cilindro di cuoio, la quale bandisce i brutti sogni di notte e arresta l'incerto piede del sonnambulo, il cranio del cammello che rende prosperi i palmizi, il corallo rosso che ferma il sangue sgorgante da una ferita di coltello.... E poi racconti di danzatrici scintillanti in una corazza di squame d'oro, col capo cinto di serici fazzoletti purpurei, vermigli e gialli, coronate di lamine d'oro massicce in cui erano infilate penne di struzzo; di nani e giocolieri che di notte danno i loro spettacoli sulla piazza del mercato, gareggiando con le indovine che predicevano l'avvenire per mezzo di conchiglie raccolte presso il miraggio di un mare, con gl'incantatori di serpenti che sono immuni dal veleno di quei rettili, con gli acrobati che venivano dalla remota Persia e dall'Arabia per stendere i loro tappeti all'ombra delle abitazioni degli aga e deliziare gli occhi dei negri e dei cabili, dei sudanesi e dei Tuareg coi loro esercizi di forza; di fumatori di ascis che, riuniti di notte in una tana che aveva il soffitto e le pareti nere come l'ebano, si abbandonavano da svegli all'ondeggiamento di splendidi sogni in cui riapparivano le cose della terra e le gioie e le passioni degli uomini, ma trasformate dalla magica azione della droga, rese mostruose o prodigiose, intensificate o volte a voluttuosi languori attraverso ai quali l'almea fluttuava come una sirena, promettendo estasi ignote perfino in Bagdad, dove le pallide circasse alzavano gli occhi lucenti, dove le palme erano onuste di datteri d'oro massiccio e nei ruscelli scorreva l'argento.
Spesso Domina e Androvsky avevano sorriso alle ampollose descrizioni fatte da Batouch delle maraviglie di Ain-Amara, che supponevano molto lontane dalla realt; e pur nondimeno quando videro i minareti slanciarsi al disopra delle sabbie verso il cielo di rame, sembr ad ambedue che quasi potessero esser vere: il luogo appariva immensamente barbaro: il suo accesso era grandioso. La smisurata ampiezza delle sabbie sembrava slargarsi in una pi vasta immensit di arido pallore dinanzi alle porte della citt ancora invisibili. L'estensione di azzurro al disopra di esse pareva ancor pi grande, l'orizzonte pi lontano, il fulgore del sole pi vivo, pi inesorabile: la Natura di certo si espandeva come in uno sforzo di spalancar le braccia dinanzi a un tremendo spettacolo postole in seno dall'attivit degli uomini, che erano forti e ardenti come i giganti dell'antichit, pieni di un'energia e di un ardore sempre attivi, sconosciuti in qualsiasi altra regione della terra. L'immensit di Mogar rattristava lo spirito; l'immensit di Ain-Amara produceva eccitazione; anche a una tal distanza da essa, quando i suoi minareti apparivano come dita velate di una mano alzata, Androvsky e Domina erano consci d'influssi che, sprigionandosi dai merli delle sue fortificazioni, si riversavano sulle sabbie acclivi come una processione che andasse loro incontro a salutare la nuova fase della loro vita nel deserto.
E la gente parla della monotonia del Sahara! disse Domina esprimendo il loro reciproco pensiero. Qui c' tutto, Boris. Voi non vi siete mai avvicinato a Londra: ebbene, molto prima di giungere nei primi sobborghi di quella citt, voi sentite quasi il grande influsso di Londra aleggiare sui campi e sui boschi. Qui voi sentite nello stesso modo l'Amara aleggiare sulle sabbie. Pare che le sabbie siano piene di voci. Non ve ne sentite eccitato?
S, egli rispose, ma, e si pieg sulla sella e guard dietro a s, ho l'impressione che le solitudini siano pi sicure.
Noi possiamo ritornarvi.
S.
Siamo splendidamente liberi; nulla c'impedisce di lasciare Amara domani.
Nulla ce lo impedir? egli disse, fissando i minareti.
Che cosa pu impedircelo?
Chi lo sa?
Che intendete di dire, Boris? Siete superstizioso? Ma voi non ammettete l'influsso del luogo vi ricordate.... di Mogar?
Alla menzione di quel nome, il volto di lui si rannuvol, e Domina si pent di averne parlato. Da quando avevano lasciato la collinetta dominante il miraggio del mare, avevano appena fatto allusione a quella notte; non avevano parlato neppure una volta del pranzo nell'accampamento col signor di Trevignac e i suoi uomini, n ripreso il loro colloquio della tenda relativo alla religione; ma da quel giorno, dopo aver accennato alla mancanza di perfetta felicit in Androvsky perfino con lei nella pi remota libert del deserto, Domina aveva compreso che, nonostante il grande amore scambievole, nonostante la reciproca passione per la solitudine in cui quell'amore andava ogni giorno crescendo e approfondendosi, ammantando di fuoco la loro vita e conducendoli nei pi intimi recessi della sacra comprensione, v'era in qualche momento una barriera tra loro.
Sulle prime Domina si era sforzata di non riconoscerne l'esistenza, si era sforzata di esser cieca; ma ella era essenzialmente una donna coraggiosa, era quasi una fanatica innamorata della verit di per se stessa, e pensava che ci che vien chiamato una brutta verit  meno brutto della pi adorna bugia: negar la verit  un agir da codardi: ella non poteva sopportarlo a lungo; per cui aveva imparato prontamente ad affrontare la verit con occhi sbarrati e cuore intrepido.
In certi momenti Androvsky le sfuggiva, la mente di lui era assente, il suo cuore lontano da lei, e, nel luogo remoto in cui si trovava, egli soffriva: di ci ella era sicura.
Nel Giardino di Allah egli si sentiva isolato bench fosse con lei, e non poteva parlare con lei del proprio isolamento: era quella la barriera tra loro, pensava Domina.
Ella pregava per lui, nella tenda, di notte, nel deserto sotto il cielo infocato, di giorno; quando il muezzin gridava dal minareto di qualche piccolo villaggio perduto nella desolazione delle distese, volgendosi a settentrione, a mezzogiorno, a oriente e a occidente, e i mussulmani abbassavano verso la Mecca le teste rase, Domina pregava il Signore dei cattolici, ch'ella sentiva essere pure il Dio di tutti i devoti, di tutte le religioni del mondo, e la Madre di Dio che volgeva lo sguardo all'Affrica; ella pregava che quell'uomo da lei amato, e che ella credeva in cerca di qualche cosa, potesse trovarla; e sentiva nelle proprie preghiere una forza, un ardore che non potevano rimanere inascoltati; sentiva che un giorno o l'altro Allah si mostrerebbe nel suo giardino a coloro che vi andavano vagando; osava sentir questo, perch osava credere nell'infinita misericordia di Dio. E quando fosse venuto quel momento ella sentiva altres che il loro scambievole amore sarebbe coronato: per quanto fosse bello e intenso, esso mancava tuttavia di qualche cosa, aveva bisogno di esser circondato dall'amore e dalla protezione di un Dio in cui ambedue credessero nello stesso modo, e al quale fossero ugualmente presenti. Fin che ella si fosse sentita vicina a quell'amore ed egli se ne fosse sentito lontano, essi non erano perfettamente uniti.
In certi momenti Domina era turbata, anche triste; ma erano momenti passeggeri; poich ella aveva un gran coraggio, una grande fiducia: la speranza che alberga come una fiamma nella purit della preghiera la confortava.
Io amo le solitudini, egli disse, e desidero di avervi tutta per me.
Anche se vivessimo nella pi grande citt del mondo, non ci sarebbe differenza, ella replic con calma, voi lo sapete, Boris.
Egli si pieg un po' sulla sella e strinse la mano di lei nella sua; e cavalcarono cos per mano sul grande declivio di sabbie, coi cavalli l'uno accosto all'altro.
I minareti della citt divenivano pi distinti; essi dominavano l'immensit deserta, come il pensiero di Allah domina il mondo maomettano. Ora, assai in lontananza, a sinistra, Domina e Androvsky vedevano colline di sabbia chiaramente delineate come piccole montagne; sulla sommit di quelle colline vi erano villaggi arabi del colore del bronzo, scintillanti al sole e privi di alberi; pi oltre, parecchio pi lontano, si stendeva la lunga linea verde delle palme di una grande oasi: fra quella e i cavalcatori movevano lentamente verso i minareti certe cose brune, come serpenti che si snodassero nella sabbia: erano carovane che stavano per giungere alla citt dopo un lungo viaggio. Di tanto in tanto l'immensit era punteggiata di solitari cavalcatori, di due o tre cammelli riuniti, di piccoli branchi di asini; e tutte le cose che si movevano venivano verso i minareti, come se attratte irresistibilmente da qualche forte influsso che dalle solitudini le chiamasse al turbinio della vita umana.
Domina pens di nuovo all'avvicinarsi a Londra e alla potenza delle grandi citt, di quelle piovre create dagli uomini, i cui tentacoli sono forti nell'afferrare e ancor pi forti nel rattenere. S'era attaccato anche a lei il timore di Androvsky di un cambiamento di vita, e nella sua eccitazione che ferveva di attesa e di curiosit, ella sent un piccolo brivido quasi di paura.
Boris, ella disse, mi pare che col tocco della vostra mano i vostri pensieri si comunichino a me; forse le solitudini sono migliori.
Con simultaneo impulso fermarono i cavalli e ascoltarono: alcuni suoni giungevano a loro di sulle sabbie, lievi e remoti; non avrebbero potuto dire che cosa fossero, ma sapevano di udire qualche cosa che accennava alla lontana presenza della vita.
Che c'? disse Domina.
Non so, ma sento qualche cosa.... qualche cosa che ci giunge dai minareti.
Si protesero ambedue sul collo dei loro cavalli, sempre tenendosi per mano.
Sento il tumulto degli uomini, disse allora Androvsky.
Ed io pure; ma non si direbbe che gli uomini abbiano scelto un tal posto per fabbricarvi una citt.
Qui nel "ventre del deserto"! egli disse citando il nome che gli arabi danno all'Amara.
Boris, ella parlava ora con voce pi ardente, stringendogli fortemente la mano, vi ricordate della stanza dei fumatori nel giardino del conte Anteoni? Essa era proprio nel cuore del giardino.
S.
E noi ci comprendemmo scambievolmente in quella stanza.
Egli strinse la mano di lei senza parlare.
Amara a me pare il cuore del Giardino di Allah. Forse.... forse noi saremo....
Ella si ferm; gli occhi di lui fissavano il suo volto.
Che cosa, Domina?
Egli pareva in ansiosa attesa, e la guardava, ma con occhi che sembravano pronti a sfuggire lei e il mondo.
Forse l noi ci comprenderemo scambievolmente ancor meglio.
Egli abbass lo sguardo sulla sabbia bianca.
Meglio! egli ripet.  possibile?
Domina non rispose. I lontani villaggi luccicavano misteriosamente sui monticelli, come cose fantastiche che possono dileguarsi come si dileguano tante visioni nel fuoco. Il cielo sopra i minareti cambiava lentamente colore; il suo azzurro stava per essere invaso da un verde glauco. Una luce strana, che sembrava alzarsi dal basso piuttosto che discendere dall'alto, andava trasmutando la bianchezza delle sabbie, vi stendeva sopra un colore giallo; ma quelle parevano ancora fredde e strane, e incommensurabilmente vaste. Domina pensava che il silenzio del deserto si faceva cos profondo, che avrebbero potuto udire pi distinte le voci di Amara.
Voi lo sapete: ella disse, quando si affonda lo sguardo nel deserto, come facevamo noi dalla torre di Beni-Mora, pare che esso ci chiami. V' una voce nell'azzurra lontananza che par che dica: "Venite a me! Io sono qui, nascosto nel mio ritiro, oltre l'azzurro, e oltre il miraggio, e al di l del pi remoto limite."
S, lo so.
Io ho spesso sentito, quando viaggiavamo nel deserto, che la cosa che chiamava, l'anima del deserto, si ritraeva via via che io mi avanzavo, eppure continuava a impormi di andare avanti, ma sempre da un'infinita distanza.
Ed io pure, Domina.
Ora non ho pi quell'impressione; mi par di sentire invece che noi ci avviciniamo alla voce, come se dovessimo raggiungerla ad Amara, come se dovesse dirci i suoi segreti.
Immaginazione! egli disse.
Ma quella parola fu detta in modo grave, quasi mistico. La voce di Androvsky era in contrasto con la parola che esprimeva. Domina lo not, e fu sicura ch'egli pure condivideva la sua sensazione; ella suppose perfino ch'egli l'avesse provata prima di lei.
Continuiamo a cavalcare, egli disse. Vedete che cambiamento v' nella luce? Avete osservato che il cielo  divenuto verde? Fa anche pi freddo:  il vento della sera.
Le loro mani si disgiunsero ed essi incominciarono a cavalcare lentamente su per il lungo pendio delle sabbie.
Ora si accorgevano di esser fuori del terreno vergine; per quanto ancora parecchio in distanza dalla citt, cavalcavano in una via del deserto che era stata calcata da gran numero di piedi: in quel punto ve n'erano parecchie orme. Da ogni parte si vedevano bassi argini di sabbia spianati in rozza simmetria dagli arnesi dell'uomo, e certi fossi in cui non scorreva acqua. Di fronte a loro videro numerose carovane, ora pi distinte, convergenti da sinistra e da destra, lentamente, a quella grande isola del deserto che formava una linea retta coi suoi minareti.
Siamo su una strada maestra, disse Domina.
Androvsky sospir.
Mi par gi di essere in mezzo alla folla, egli rispose.
L'amore della quiete non deve farci odiare i nostri simili, ella riprese. Venite, Boris, scacciamo il nostro spirito egoista!
Ella disse quelle parole con voce scherzevole, e strinse un po' pi le redini; il suo cavallo affrett il passo.
E pensate come la nostra sosta in Amara ci render care ancor pi le solitudini quando di nuovo vi faremo ritorno. Il contrasto  il sale della vita.
Voi parlate come se non credeste in ci che dite.
Domina rise.
Se mi venisse voglia di dirvi una bugia, ella soggiunse, non ne avrei il coraggio: la vostra mente penetra la mia con troppa profondit.
Voi non sareste capace di dirmi una bugia.
Sentite come abbaiano i cani? ella riprese dopo un momento. Sono fra quelle tende che si posano come mosche intorno alla citt. Quella  la trib degli Uled Nail, secondo me; dice Batouch che si accampano qui. Che moltitudine di tende! Quelli l sono i sobborghi di Amara: io vi vivrei pi volentieri che nei sobborghi di Londra. Oh, a che distanza ne siamo; come se fossimo alla fine del mondo!
O queste ultime parole, o il precedente passaggio di Domina a una lieta vivacit, quasi all'allegria, parvero infondere in Androvsky maggior fiducia, fargli perfino pregustare un possibile piacere.
S: poi alla fine, qui non ci sono che uomini del deserto. Amara  la loro metropoli, e in essa noi non vedremo che la loro vita.
Il suo cavallo fece uno scarto: aveva sentito troppo lo sprone.
Io credo che voi detestiate la civilt, esclam Domina.
E voi?
Io non vi penso mai; ho quasi l'impressione di non averla mai conosciuta e di non poterla mai conoscere.
Difatti, perch dovreste conoscerla? Voi amate i luoghi selvaggi.
Mi elettrizzano. Anche da bambina ero cos. Mi ricordo che una volta lessi Maud; in quel racconto giunsi a un brano.... ora non me ne ricordo bene, ma si trattava dell'uomo rosso....
Domina pens un momento, guardando verso la citt.
Non so bene come dicesse, ella mormor. "Quando l'uomo rosso ride presso il suo cedro, e il bambino dell'uomo rosso salta al di l del mare...." qualche cosa di simile; ma so che il mio cuore batteva sempre a quel punto, e che mi pareva di aver le ali e di spiegarle per volar via nelle pi remote plaghe della terra. E ora le mie ali sono spiegate davvero, e.... che splendida cosa! Venite, Boris.
Posero i cavalli al trotto, e presto si trovarono presso alle carovane. Avevano mandato innanzi Batouch ed Al, che sempre li accompagnavano, col resto dell'accampamento. Ambedue avevano molti amici in Amara, ed erano ansiosi di giungervi: si capiva che tanto per loro quanto per tutti gli altri accompagnatori, servi e cammellieri, Amara era ci che Parigi  per il provinciale francese: un'accolta di tutte le meraviglie mondane e di ogni delizia. Batouch doveva andar loro incontro all'ingresso della citt, e quando avessero veduto le bellezze della piazza del mercato, li condurrebbe alle tende che verrebbero drizzate sulle colline di sabbia, fuori.
I loro cavalli trottavano come se anch'essi anelassero all'incanto di una citt dopo la vita nelle solitudini, e l'eccitazione di Domina crebbe. Ella sentiva in s una effervescenza di spiriti animali, il sano e salutare sentimento che vede con piacere una forte manifestazione dell'opra incessante e della sagace attivit di una comunanza d'uomini. I cammelli carichi, i cammellieri quasi nudi che correvano a fianco dei loro animali, i cani che fiutavano con grande attenzione, come se allettanti odori giungessero gi dalla citt alle loro nari, i loquaci mercanti del deserto che discutevano di venturi guadagni, i doviziosi arabi riccamente vestiti che montavano bei cavalli e fissavano con scintillanti occhi sbarrati il largo sentiero in cerca di graditi amici, tutto le riusciva simpatico nella disposizione di spirito in cui si trovava. Amara traeva a s quegli uomini e quegli animali tutti insieme, come le acque calme sono tratte nella turbinosa gora di un mulino. Bench ancora fuori nelle sabbie, essi erano gi in mezzo a un rumore di vita fluente, per andare incontro al rombo della vita che ferveva appi dei minareti, ora alti e maestosi nella crescente bellezza del tramonto.
Essi oltrepassarono ad una ad una le carovane, e giunsero sulla cresta della lunga collina di sabbia proprio mentre il cielo al disopra della citt s'infocava di un rosso brillante. Di l il sentiero correva lungo le mura della citt, e non pi morbido di sabbia: una strada larga, dura, risonava sotto gli zoccoli dei loro cavalli, facendoli riscuotere ad un suono che era come una voce di vita civile. Dinanzi a loro, sotto il cielo rosso, essi videro una cupezza turchiniccia di case lontane, torri, e grandi cupole rotonde splendenti come oro. Dietro, stavano foreste di palmizi, le gigantesche palme dattilifere per le quali Amara andava famosa. A sinistra si stendevano le sabbie punteggiate di luccicanti villaggi arabi; a destra, ancora sabbie coperte di centinaia di tende fra cui la gente brulicava come formiche nere sul giallo, su cui s'inarcava il cielo stranamente variopinto: rosso che sfumava in oro, oro in giallo, giallo in verde, verde in un azzurro che annunziava il giorno cadente. E verso quel cielo multicolore, dalla barbarica citt e dalle immense sabbie in cui essa si stendeva, si alzava un gran coro di vita: voci di uomini e di animali, grida di bambini nudi che giocavano a cora sulle colline di sabbia, di madri richiamanti i piccini che scappavano; strilli di ragazze non velate, sfrenatamente allegre; chiamate di uomini; un grande abbaiar di cani (cani da guardia dei nomadi che non stanno mai quieti n notte n giorno), rauche voci di centinaia di cammelli a cui veniva ora tolto il carico per la notte; il mugolio degl'irrequieti accattoni che si aggiravano perpetuamente al limitare degli accampamenti come lupi in cerca di ci che possono divorare; il raglio degli asini, il nitrito dei cavalli, e, al disotto di quelle voci di cose viventi, fondamento della vitalit che le animava, pulsava la musica barbara dei sobbalzanti timpani che sempre si odono nelle terre del sole, musica feticcia che riporta all'idea del fatalismo, alla grande monotonia degli enormi spazi, alla cruda passione che mai non si acquieta, agl'instancabili affannosi amori e agl'instancabili affannosi languori dei figli del sole.
Il silenzio delle sabbie che Domina e Androvsky avevano conosciuto e amato, si disperdeva nel rumore delle sabbie: l'uno era stato mistico, e poneva l'animo in riposo; l'altro era provocante e incitava l'animo a starsene sveglio. In quel momento perfino le sabbie parevano stimolate alla vita e a gridar forte come se avessero voce.
Perfino il cielo  barbaro stanotte! esclam Domina. Vedeste mai un colore a quel modo, Boris?
Sui minareti  come una grande ferita, egli rispose.
Non fa maraviglia che gli uomini siano incuranti della propria vita in un paese come questo. Qui pare che si raccolga tutto quel che c' di selvaggio nel mondo. Amara  come la citt del deserto di un sogno tremendo; pare perversa ed eterea; ma quanto superba!
Guardate quelle cupole, egli disse. Vi sono davvero palazzi orientali qui? Batouch ci ha detto almeno una volta la verit?
O meno della verit? Io potrei credere tutto di Amara in questo momento. Che branchi di cammelli! Mi ricordano Arba, la nostra prima tappa.
Domina guard suo marito, ed egli lei.
Quanto tempo pare sia passato da allora! ella disse.
Un migliaio di anni.
Ambedue avevano la memoria di un gran silenzio, in mezzo a quel crescente tumulto a cui il cielo sembrava ora prendere la sua parte, chiamando con la voce dei suoi vividi colori, con le voci dei fuochi di cui era carico a occidente.
Il silenzio ci congiunse, Domina, disse Androvsky.
S; forse il silenzio  la pi bella voce del mondo.
A gran distanza, lungo la grande strada bianca, essi videro due uomini a cavallo che galoppavano venendo loro incontro dalla citt, uno vestito di color zafferano lucente, l'altro di celeste pallido, tutti e due con la testa cinta di un ampio e niveo turbante.
Chi possono essere? disse Domina mentre si avvicinavano. Si direbbero due principi del Sahara.
Poi ella diede in uno scoppio di risa.
Batouch e Al! ella esclam.
I servi li oltrepassarono di galoppo, senza rallentare di velocit; poi destramente fecero descrivere ai loro cavalli un angusto circolo, e furono a fianco di Domina e di Androvsky, proseguendo con loro, uno a destra, l'altro a sinistra.
Bravi! disse Domina, ammirando quella valentia di equitazione. Ma che cosa avete fatto? Vi siete trasformati?
Signora, siamo andati al bagno mauro, replic Batouch con calma e tutto impettito sotto il giubbetto giallo gallonato d'oro. Ci siamo fatti radere fino a divenire lisci e belli come l'avorio levigato; poi siamo andati dal profumiere, si protese confidenzialmente verso di lei, esalando un acuto odore di ambra, dal sarto, al bazar delle babbucce, mise fuori un piede calzato di una pianella che brillava quasi come una moneta d'oro, dal venditore di turbanti. Scosse tanto il capo, da far tremolare la mussolina sparsa di lustrini che vi spumeggiava intorno. Non  bene che i vostri servitori vi facciano onore in citt?
E come! ella rispose con gran seriet. Sono orgogliosa di voialtri due.
E il signore? domand Al parlando alla sua volta.
Androvsky distolse lo sguardo dalla citt, che era ormai prossima.
Splendidi! egli disse, ma come se gli costasse fatica badare agli arabi. Siete splendidi.
Mentre arrivavano al vecchio muro che parzialmente circonda Amara, e che si alza da un profondo avvallamento naturale della sabbia, essi videro che il terreno immediatamente dinanzi alla citt che, da lontano, pareva quasi pianeggiante, era invece spezzato da una serie di dune ondeggianti, alcune piccole con certe depressioni fra loro, quasi profondi crepacci, altre grandi che finivano in un poggetto. Quelle dune erano di un giallo stridente nella luce della sera, di un giallo freddo nel suo color chiaro, che quasi faceva allegare i denti. Essi proseguirono per un saliscendi di colline di sabbia su cui erano piantati gli accampamenti dei nomadi e delle donne vaganti, alcuni presso la citt, altri distanti da essa, ma sempre isolati; nessuna tenda era drizzata accosto alla citt sotto l'ombra delle sue mura.
Mentre Androvsky parlava, Domina esclam:
Boris.... guardate! Quella  la cosa pi straordinaria ch'io abbia mai vista!
Ella gli pos la mano sul braccio; tenendo dietro agli occhi di Domina volti a destra, Androvsky guard le piccole dune gialle accosto a loro. A forse cento passi dalla strada v'era una duna che correva parallela con essa. Il fuoco del sole cadente ne lambiva la cresta levigata, e su quella cresta si vedevano muovere blandamente verso la citt i capi e i busti di tre donne, perch la parte inferiore del loro corpo era nascosta dalla sabbia della parte pi lontana della duna. Erano danzatrici: sui loro capi coperti da sgargianti fazzoletti, troneggiavano corone d'oro che luccicavano ai raggi del sole e ciuffi di penne scarlatte; i volti ovali, imbellettati, erano parzialmente nascosti da lunghi fili di medagline d'oro che scendevano loro dalla corona sino al petto opulento e sparivano verso la vita che era nascosta dalla sabbia. Le seriche vesti di quelle donne erano scarlatte, verdognole e porporine, in parte coperte da ondeggianti scialli di mussola sparsi di lustrini. Sotto le corone e i fazzoletti si affacciavano trecce finte di capelli adorne di corallo e di ciondoli d'argento; le mani che quelle donne tenevano alzate, gesticolando sulla cresta della duna, erano dipinte di color sanguigno.
Quei busti e capi scivolavano lentamente nel tramonto, e ora calavano e sparivano in qualche depressione delle dune; per un momento fu ancora visibile una mano sanguigna agitata come per un segnale, al disopra della sabbia, verso qualche persona sconosciuta; le sue dita si movevano come le ali di un uccello starnazzante; poi spar anche quella, e il giallo stridente delle dune si stese in vivida solitudine sotto il cielo vespertino.
In entrambi quella breve visione di donne nella sabbia evoc la solitudine nel deserto e la barbarica vita che conteneva, l'ascetismo di quella suprema manifestazione della Natura e l'ardore animalesco che fruttifica nel suo cuore.
Lo sapete a che cosa mi fa pensare questa scena, Boris? disse Domina mentre la mano rossa con le sue dita rapidamente agitate spariva. Forse voi sorriderete, e nemmeno io so bene come mi sia venuta questa idea. Mi fa pensare al diavolo in un monastero.
Androvsky non sorrise, e nemmeno rispose; ella capiva bene che nemmeno lui poteva esser rimasto indifferente a quel baleno di vita del Sahara. Il suo silenzio diede opportunit a Batouch di riversare su loro un torrente di poetiche descrizioni delle danzatrici di Amara, delle quali pareva ch'egli fosse intimo amico. Prima ch'egli avesse finito, essi arrivarono alla citt.
La strada era ancora maestosamente larga. Essi guardarono con attenzione le prime case, una per parte della strada. Ed anche l s'imbatterono nel forte contrasto che era evidentemente la caratteristica di Amara. La casa a sinistra era europea, costruita di pietra bianca, linda, attraente, ma senza mistero, con tozze colonne bianche sostenenti un portico che offriva riparo dal sole, le finestre con le persiane verdi e la porta spalancata da cui si scorgeva un piccolo vestibolo sul cui pavimento si stendeva un elegante tappeto a vivaci colori. La casa a sinistra, dinanzi alla quale si ammassava densa la sabbia come se ammucchiata da qualche recente raffica del deserto, era affricana e barbara, immensa e irregolare costruzione di bruna terra, frasche e legno di palma, senza finestre, col tetto piano a terrazza su cui si accumulavano molti oggetti di strano aspetto, come cose smontate, rosse e di un verde cupo, tutte frange e rosette, e alti bastoni di palma accennanti vagamente il cielo.
Mi par di vedere il nostro palanchino! disse Domina.
Sono i palanchini delle danzatrici, signora, disse Batouch. Quello  il Caff delle danzatrici, e quella, egli addit la nitida casa di faccia,  la casa del signor cappellano di Amara.
Cappellano! fece bruscamente Androvsky. Qui?
Si ferm, poi soggiunse con maggior calma:
Ma che cosa pu fare qui?
Per gli ufficiali francesi, signore.
Vi son qui degli ufficiali francesi?
S, signore; quattro o cinque e il comandante; stanno nel palazzo con la cupola.
Mi dimenticavo, disse Androvsky a Domina, che non siamo fuori della sfera di azione francese. Questo luogo pare cos remoto e barbaro, che m'immaginavo non vi avessero dominio se non gli uomini del deserto.
Noi non abbiamo bisogno di vedere i francesi, disse Domina. Ci accamperemo fuori sulla sabbia.
E poi, non c' bisogno che ci tratteniamo tanto, disse prontamente Androvsky.
Boris, ella gli domand tra il serio e il faceto, volete comprare un'isola deserta per abitarla?
Compriamo un'oasi, egli rispose. Quella sarebbe la vita pi perfetta.... pi sicura per noi.
Pi sicura?
La pi sicura per la nostra felicit. Domina, io ho la gente in orrore!
Egli disse quelle parole con un'enfasi grande, quasi fiera.
 sempre stato cos, o  soltanto da quando ci siamo sposati?
Io.... forse quell'orrore era innato in me, forse fa parte di me; chi lo sa?
Era ricaduto in una fosca e torbida gravit, e si guardava intorno con occhi che pareva volessero respingere tutto quel che gli si presentava alla vista.
Ho bisogno di star nel deserto con voi, egli disse. Nel deserto solitario, con voi.
E non desiderate altro?
Io ho bisogno di questo; di questo non posso fare a meno.
Scrutava da ogni parte della via, come una scolta mandata in avanguardia da un esercito che sospettasse qualche agguato. Il suo fare ricord a Domina il modo con cui egli aveva guardato la torre mentre cavalcavano in Mogar, ed aveva collegato quella torre coi francesi. Si ricordava di avergli sentito dire che doveva essere stata fabbricata per i soldati francesi. Mentre cavalcava in Mogar egli aveva temuto qualche cosa, e subito era accaduto lo strano incidente col signor di Trevignac; ella lo aveva allontanato dalla sua mente come cosa di poca o punta importanza, aveva voluto dimenticarlo, e le era riuscito, nel suo sogno di vita del deserto e di passione del deserto; ma ora il loro ingresso in una citt aveva distrutto l'atmosfera di sogno aleggiante nel deserto, e richiamato in lei il senso del viver civile e quella vivacit di spirito, quell'acutezza di comprensione e prontezza di osservazione proprie di coloro che furono a lungo avvezzi a una vita fra la gente e al movimento, fra mutevoli scene e costumi sempre rinnovati. A un tratto le parve di poter leggere nella mente di Androvsky con una quasi spietata penetrazione, ch'ella non poteva tuttavia conculcare. Egli aveva temuto qualche cosa in Mogar. Egli temeva qualche cosa l in Amara. Un incidente insolito, poich la venuta di un estraneo nelle loro vite, l, in quella desolazione della sabbia, era insolito, aveva seguto subito al primo timore. Doveva un altro incidente consimile seguire a quel secondo timore? E da che cosa nasceva quel timore?
Batouch richiam la sua attenzione dicendole che stavano per giungere alla piazza del mercato e al curioso affollamento di gente che si riversava dalle viuzze tortuose nella maggiore arteria, per vederli passare o accompagnarli correndo a fianco dei loro cavalli. Ella indovin subito, dall'ansiosa curiosit suscitata dal loro ingresso, ch'egli aveva malamente impiegato il tempo che gli era avanzato spargendo per la citt voci mendaci della loro immensa importanza e favolosa ricchezza.
Batouch, ella disse, voi dovete aver parlato di noi.
No, signora; io ho detto semplicemente che la signora  una gran dama nel suo paese, e che il signore....
Io vi proibisco una volta per sempre di parlar di me, Batouch, disse Androvsky bruscamente.
Sembrava seccato del clamore di quella plebaglia che ognor pi li circondava: bambini in lunghe vesti che parevano camicie da notte sgambettavano dinanzi a loro gettando prolungati strilli; vecchi accattoni con gli occhi malati e le membra deformi tendevano luride mani fin sulle briglie dei cavalli e imploravan l'elemosina; ragazzi sfacciati, che parevano statuette di bronzo animate a un tratto da una esuberanza di vita, correvano all'indietro per esser veduti bene, sussurrando informazioni e proclamando le mirabili loro virt nel far da guida; agili uomini del deserto, quasi nudi, ma col capo tutto coperto, si spingevano dietro a loro, andando di passo coi cavalli, tacitamente, ma guardando la cavalcata con un'accesa intensit che pareva accennare a loschi propositi. E verso di essa, per l'aria che pareva pesante e quasi soffocante ora che non erano pi all'aperto, e attraverso nuvole di mosche ronzanti, veniva il rumore del pi ampio tumulto della piazza del mercato.
Spingendo lo sguardo oltre le teste della folla, Domina vide la larga strada stendersi in ancor maggiore ampiezza, con le prime palme dell'oasi raggruppate a sinistra, e un agglomeramento di costruzioni, molte con piccole cupole, come coppe bianche arrovesciate, a destra. Nella parte pi lontana di quello spazio che nereggiava di gente per lo pi in squallide vesti, v'era un portico sporgente da una fila di case, o meglio di tuguri, e a destra di quelli, dove la piazza del mercato, allargandosi in ampia curva, continuava in salita e si nascondeva alla loro vista, andava a terminare il gran fabbricato le cui cupole dorate essi avevan veduto, venendo dal deserto, alzarsi sulla citt coi minareti delle moschee.
Le mosche facevano un ronzio indiavolato sulla testa e sui fianchi dei cavalli, e ancor pi la gente intorno alla cavalcata. Pareva a Domina che tutta quanta la citt fosse intenta a lei e ad Androvsky, li osservasse, li considerasse, facesse le maraviglie nel vederli, fosse piena di mille intenzioni a loro riguardo.
Quando giunsero sulla piazza del mercato, il rumore e la curiosit scrutatrice si accrebbero a dismisura. Si dette il caso che fosse giorno di mercato, e bench poco mancasse al tramonto, le compre e le vendite non erano ancor terminate. Sulla calda terra, sulla quale ogni folata di vento del deserto provoca uno svolazzio di bianchi granelli di sabbia, erano stesi innumerevoli tappeti di vivaci colori, sui quali era disposto ogni genere di merce posta in vendita: pesanti ornamenti femminili, cumuli di burnus, mantelli di cotone, ghette di lucido cuoio rosso, pantofole, armi, molte delle quali damascate e dorate o arricchite d'incrostature di argento; piramidi di cordoni di pelo di cammello che tengono fermi i turbanti degli uomini del deserto; fazzoletti e cotonami di tutti i colori dell'arcobaleno; profumi ordinari in boccettine azzurre fregiate di fiorellini e di foglie d'oro e d'argento; bastoncini d'incenso, cestellini di enna per tingere le unghie dei fedeli, innumerevoli commestibili: erbaggi, grano, carne fresca macellata brulicante di insetti, focacce giallognole, friabili e lustre; infilati in piccoli spiedi, pezzetti di fegato che, cotti con polvere di kif, producono un'ebbrezza sognante ancor pi potente di quella dell'ascis; strumenti musicali: tiorbe, chitarre, lunghi clarini e strani violini a due corde; timpani; pelli di animali con la testa e gli artigli, uccelli vivi, scaglie di tartaruga, trecce di capelli finti....
I venditori, seduti in terra a gambe incrociate, con calmi occhi sbarrati, o con voci e gesti rabbiosi, contrattavano coi compratori che andavano e venivano senza badare se calpestavano le mercanzie. Coloro che predicevano l'avvenire s'insinuavano nei crocchi, additando gli amuleti che tenevano appesi sul cuore; i taumaturghi proclamavano i meriti dei loro miracoli, vociando in faccia ai curiosi. V'erano nani che andavano in qua e in l, coi vestiti di brillanti colori e coi turbanti verdi e gialli sulle teste enormi, picchiando in terra con lunghi bastoni e mostrando le loro deformit; i venditori d'acqua percotevano il disco al cui suono si facevano riconoscere. Dinanzi a piramidi di arance e di datteri bene accomodati a disegno, stavano ragazzi che con voce stridula gridavano le virt zuccherine dei loro frutti; poveri scemi con gli occhi cisposi e il labbro inferiore sporgente, mugolavano e piagnucolavano. N mancavano cani che abbaiavano. I panettieri si affrettavano con le assi delle pagnotte sul capo. Dai bassi e affumicati portici, a destra e a sinistra, veniva il ritmico grugnito dei negri che pestavano il caff. Un fanatico vociferava le sue preghiere; alcuni arabi ammantati di scarlatto e di turchino passavano per recarsi al bagno mauro sotto le cui volte bianche e azzurre attendevano, a braccia conserte, i vigorosi cabili addetti al massaggio; un marab, nero come il carbone, cavalcava verso la grande moschea su un cavallo bianco, seguto a piedi dal suo servo.
Soldati indigeni passavano per recarsi al loro quartiere sull'altura o scendevano verso i caff mauri fumando sigarette. Uomini gravi sedevano in cerchio giocando a carte, a domino e a dama; alti funzionari incedevano dignitosamente verso l'agenzia araba; donne velate, pingui e torpide, tintinnanti di ornamenti, passavano dondolandosi sotto i portici, recando nelle mani dipinte e madide di sudore dolciumi che attiravano le mosche. V'erano fanciulli che ruzzavano nella polvere presso monti d'immondizie, e le sparpagliavano saltellando scalzi. Di faccia, quasi uscisse dalle prime palme dell'oasi, si alzava dal quartiere dei negri il rullo del tamburo, e dalla sommit della collina al pi dei minareti veniva quel fiero e dolente rumore che  il ritornello del deserto: il lamento della moltitudine dei cammelli dominante tutti gli altri suoni.
Mentre Domina e Androvsky cavalcavano in quel turbinio su cui il cielo rosseggiava come una gran ferita, la gente fluttuava e si aggirava intorno a loro facendoli suo centro: l'arrivo di una donna straniera era un raro ed incomparabile avvenimento in Amara, e Batouch si era affrettato a sparger la fama della sua padrona.
La signora dovrebbe smontare, egli disse. Al prender i cavalli e io scorter i signori sulla collina fino alla piazza della fontana. L vi sar Sab a salutar la signora.
Che confusione! esclam Domina, un po' ridendo e un po' contrariata. Ma chi mai  questo Sab?
Sab  il caid di Amara, replic Batouch con dignit. Il primo personaggio della citt: egli aspetta la signora presso la fontana.
Domina diede un'occhiata ad Androvsky.
Va bene, ella disse.
Androvsky alz le spalle come un uomo che crede inutile la lotta e vede giunto il momento di abbandonarsi al Fato.
Il mostro ha spalancato per noi le sue fauci, egli disse sforzandosi a ridere. Scendiamo pure, ma.... oh Domina, il silenzio delle sterminate solitudini!
Lo ritroveremo; questa  cosa momentanea: ne avremo ancora tutta la gioia.
Chi lo sa! egli disse, come gi aveva detto quando cavalcavano sulla pendice di sabbia. Chi lo sa?
Poi scesero da cavallo e furono attorniati dalla folla.
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Capitolo 7.
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Il tumulto di Amara risvegli in Domina il senso della vita cittadina sopito in lei. Tutto quel che pareva confondere, abbarbagliare Androvsky, ripugnargli, ispirargli perfino paura, il rumore della gente che si accalcava, il suo perpetuo moto, il suo contatto, eccitava in lei un tal fervore di vita e una tale comprensione dei suoi vari significati, che ella ne vibr tutta, e la vibrazione era armoniosa di felicit. Ai mesti un grande spettacolo di vita umana reca mestizia, poich essi leggono nei cuori degli altri il proprio sgomento; ma ai felici reca esultanza, poich dappertutto trovano guizzanti riflessi della propria gioia. Domina aveva vissuto molto fra la gente, ma vi si era sempre trovata a disagio, o almeno aveva provato una fredda aridit; ora, per la prima volta, era circondata da una turba di propri simili con suo gran contento. E l'effetto di quel ritorno, per cos dire, a qualche cosa come alle antiche condizioni materiali della sua vita, in quel suo stato di mente e di animo trasformato dalla gioia, sorprendeva quasi lei stessa. A un tratto ella comprese pienamente la propria umanit e il vivido calore di simpatia che va avvivandosi fino a farsi fiamma dinanzi alla vita umana con le sue speranze, coi suoi desiderii e timori, con le sue passioni e le sue gioie che saltano agli occhi. Invece di detestare quel fiero passaggio dalla solitudine con l'uomo ch'ella amava all'affollamento insieme con lui, Domina se ne rallegrava. Androvsky era la cagione di ambedue le sue gioie: della gioia nella solitudine e della gioia in Amara; ma mentre egli condivideva la prima, non condivideva l'altra.
Ci non la sorprese pensando in che condizione egli era vissuto: cresciuto in campagna, aveva sempre abitato lontano dalle citt. Ella ritornava, con la mente trasformata dalla felicit, a un'antica esperienza, antica perch la folla di Londra e la folla di Amara erano ambedue folle di uomini, bench diverse. Per lui si trattava invece di cosa nuova. Un animo diceva a Domina che era necessario, che era destinato ch'egli facesse quella prova. Il richiamato senso cittadino, con la sua acutezza di osservazione, persisteva. Mentre ella cavalcava in Amara, le era parso di leggere nell'animo di Androvsky con una quasi spietata penetrazione, che tuttavia ella non poteva rintuzzare; n desiderava di rintuzzarla, perch la penetrazione che  fondata sul perfetto amore non pu che produrre buon frutto; le pareva le fosse permesso di veder chiaramente ci che Androvsky non poteva vedere da s, quasi come la madre vede nel suo bambino. Quel contatto con la gente di Amara era, ella pensava, uno dei doni che il deserto gli faceva; egli non amava quel dono, desiderava respingerlo, ma aveva torto; in quel caso la sua vista era debole come tante volte accade quando guardiamo le cose da noi. Domina lo comprese, e per la prima volta dopo la celebrazione del suo matrimonio a Beni-Mora, si sent un po' egoista. Ella si opponeva al desiderio di lui; fino allora non v'era mai stata fra loro niuna contestazione; i loro desiderii, come i loro cuori, erano in piena armonia; ora non v'era contrasto, perch Androvsky aveva ceduto al desiderio di Domina non appena ella l'aveva espresso, con una prontezza che poneva la sua passione per lei in una luce nuova e bella; ma ella sapeva che questa volta non erano d'accordo: egli odiava e temeva una cosa a cui ella andava incontro con viva sensazione di gioia.
Domina sent che l'orrore ch'egli provava per la gente doveva esser morboso, e la sua stessa forza di carattere le disse: "Bisogna sradicarlo!"
Il loro accampamento era drizzato sulle colline di sabbia, a settentrione della citt, presso i cimiteri arabi e francesi. Vi si recarono soltanto all'imbrunire, uscendo a piedi dalla citt per il gran muro di pietre che recingeva il quartiere dei soldati indigeni, e salendo e scendendo varie collinette di profonda sabbia, su cui spiravano le aure della notte con una particolare freschezza lieve che rinnov in Domina la sensazione di essere alla fine del mondo. Tutto in quel luogo sussurrava il medesimo messaggio, e diceva: "Noi siamo gli abitanti delle pi lontane plaghe."
Andando all'accampamento essi furono accompagnati da una piccola processione: Sab, il caid di Amara, un omiciattolo che la sua immensa dignit faceva parere quasi gigantesco, insistette per accompagnarli alle tende, col suo fratello minore, un ragazzo di sedici anni, dissoluto e grazioso, col tutore del fratello, un arabo nero come un negro ma che non pareva come i negri unto di fresco, e con due accompagnatori. Si un a loro il caid dei nomadi, un personaggio abbronzito addirittura colossale, con quattro servi e uno zio, venerabile come un re pastore. Quelle grandi autorit circondarono Domina e Androvsky, e dietro a loro una bordaglia di curiosi, invidiosi, avidi e infingardi che si mettono alle calcagna di tutti i forestieri, sperando nelle briciole che, come si suol dire, cadono dalle mense dei ricchi. Sab parlava francese e guidava lui la conversazione, che si aggirava specialmente sulle sue condizioni di salute: alcuni anni prima avevano tentato di avvelenarlo, e da quel tempo, secondo la sua espressione, aveva lo stomaco "irritato come un cane da guardia di notte quando si avvicinano i ladri". Ad ogni sforzo per consolarlo o per ispirargli speranza di futura guarigione egli opponeva un rigido scetticismo, una brusca certezza di perpetua sofferenza: l'idea che il suo stomaco potesse ritrovar la pace doveva urtarlo e sgomentarlo di certo, e mentre tutti insieme si spingevano innanzi nella sabbia, preceduti dal gongolante Batouch, Domina fu costretta a cedere alla enfatica disperazione del caid, e a unirsi a lui nel prognostico della perpetua indigestione che lo appartava dal resto del mondo come una divinit racchiusa in un tabernacolo. Il ragazzo sbarazzino, suo fratello, che portava guanti di capretto, gettava a Domina maliziose occhiatine di ammirazione che parevano aspettare d'esser ricambiate; il tutore nero ghignava, e il caid dei nomadi punteggiava il loro cammino con forti grugniti di pesante soddisfazione, di tanto in tanto adoprando Batouch come interprete per esprimere la sua speranza che i forestieri visiterebbero il suo palazzo in citt, e gusterebbero un cuscuss sul suo tappeto.
Quando giunsero alle tende, fu necessario servire il caff a quei personaggi; poi, finalmente, essi se ne andarono promettendo un sollecito ritorno e facendo molti inviti, che furono cordialmente accettati da Batouch per s e per i suoi sottoposti, prima che Domina e Androvsky avessero tempo di dire una parola.
Mentre il corteggio si allontanava sulle sabbie verso la citt, Domina diede in una risatina, e trasse Androvsky alla porta della tenda per vederlo ancora prima che sparisse.
Ricevimenti nelle sabbie! ella esclam allegramente. Boris, questo  un nuovo esperimento. Guardate i nostri ospiti che incedono verso i loro palazzi!
Lentamente quelle importanti persone procedevano, attraverso le bianche dune, verso la citt. Sab indossava un mantello rosso; suo fratello era vestito color di rosa e oro, con le brache bianche sgonfianti; il caid dei nomadi era vestito di verde. Tutti quanti si movevano con grande e conscia maest, circondati dal loro ossequioso seguito. Nel cielo purpureo spuntava intanto una fulgida stella, presso la quale si delineava la falce sottile della luna nuova. Sparsi nella solitudine sorgevano molti "kubbahs", grigi nel bianco, con cupole di gesso; centinaia di cani abbaiavano in lontananza. A sinistra, sulle ampie colline di sabbia rotondeggianti splendevano innumerevoli fuochi accesi dinanzi alle tende delle danzatrici. Dinanzi alla tenda di Domina e di Androvsky sorgevano i minareti e le cupole della citt che essa dominava dal suo monte di sabbia; dietro v'era la bianchiccia immensit della pianura, del solitario deserto da cui essi erano venuti per affrontare quel barbaro fervore di vita; e la citt era piena di musica: colpi di timpani, suoni di corni che venivano dall'accampamento dei soldati indigeni, modulazioni di clarini che uscivano da abitazioni recondite, e le flebili ma innumerevoli voci di uomini portate nella desolata e brulla sommit dal mite vento della sera che sembrava esso pure bianco, fratello gemello delle sabbie.
Avviciniamoci di qualche passo alla citt, Boris, disse Domina, mentre i loro ospiti calavano con imponenza entro un'infossatura delle dune.
Alla citt! egli rispose. Perch non...? Egli volse uno sguardo alle vuote, quiete sabbie che gli erano a tergo.
Per la prima volta Domina oppose il proprio impulso a quello di lui.
No; questa  la nostra vita cittadina, la nostra season nel Sahara; abbandoniamoci ad essa: la solitudine sar un giorno o l'altro il suo antidoto.
Va bene, Domina, egli rispose.
Volsero qualche passo dalla parte della citt, e si fermarono nella sabbia sul crine del loro monticello.
Ascoltate, Boris! Non  proprio strana nel buio tutta questa musica barbarica? Io ne sono eccitata.
Voi siete contenta di esser qui.
Domina ud la nota di sconforto nella voce di lui, ma non vi rispose.
E guardate, ella riprese, tutti quei fuochi sparsi a centinaia nella sabbia!
S, egli disse,  una veduta maravigliosa, ma le solitudini sono pi belle; questo non  il cuore del deserto, questo  ci che gli arabi chiamano "il ventre del deserto"; nel cuore del deserto v' il silenzio.
Ella pens al quietarsi del vento quando il Sahara li aveva accolti, e cap che il proprio amore del silenzio era intenso; nondimeno, quella sera, l'altra parte di lei predominava, ed ella avrebbe voluto che suo marito condividesse il suo entusiasmo; ma Androvsky non lo provava: era bene ch'ella lo stimolasse a condividerlo?
Eppure, mentre poco fa cavalcavamo, io avevo la sensazione che il cuore del deserto fosse qui, ella disse. L'ho detto, vi ricordate?
Vi pare ancora che sia cos?
Il cuore, Boris,  il centro della vita, non  vero?
Egli rimase in silenzio. Domina sentiva gl'intimi sentimenti di lui in urto coi propri.
Stasera, ella disse, infilando il suo braccio in quello di suo marito e guardando verso la citt, io simpatizzo con la vita come non mai. Boris, questo mi viene da voi; s, davvero:  nato dal mio amore per voi, e pare mi concateni, e voi insieme con me, a tutti questi estranei, a tutti gli uomini e a tutte le donne, a tutto ci che vive: mi pare di non esser mai stata pienamente umana per l'innanzi, e che il vostro amore mi abbia resa completamente umana, abbia fatto in me qualche cosa che perfino.... perfino il mio amore per Iddio non aveva potuto fare.
Ella abbass la voce a quelle ultime parole, e dopo un momento soggiunse:
Forse, nell'isolamento, io non avrei potuto completarmi nemmeno con voi; forse, nell'isolamento, voi non potreste completarvi nemmeno con me. Boris, credo che per noi sia bene trovarci in mezzo alla vita, per un po' di tempo.
Voi desiderate di rimaner qui, Domina?
S, per un po' di tempo.
Il sentimento fatalista che talvolta era stato in lei in quella terra, ora si riaffacciava. Ella sentiva: " scritto che noi dobbiamo rimaner qui."
Rimaniamo pure, Domina, egli disse con calma.
La nota di scontento se n'era andata dalla voce di Androvsky che l'aveva soppressa per l'amore che portava a Domina, ma a lei parve di udirla nondimeno risonare nel fondo della sua anima. In quel momento ella lo amava come una donna di cui egli aveva fatto un'amante, ma anche come una donna di cui egli aveva fatto una madre col divenire un fanciullo.
Vi ringrazio, Boris, ella disse con molta calma. Voi siete buono con me.
Voi siete buona con me; egli disse, ricordando le ultime parole del padre Roubier, come potrei dunque esser diverso?
Non appena pronunziate quelle parole, egli trem violentemente.
Boris, che c'? ella esclam sbigottita.
Androvsky svincol il suo braccio da quello di lei.
Questi.... questi rumori della citt che giungono di notte attraverso le colline sono straordinari; io mi sono cos avvezzato al silenzio, che forse mi danno ai nervi: ma finir con l'avvezzarmici.
Si volse verso le tende, ed ella and con lui; le pareva ch'egli avesse voluto eludere la sua domanda, che non avesse voluto rispondervi, e il suo acume risvegliato da un ritorno alla vita presso una citt, volle scandagliarne la ragione. Non le riusc di trovarla, ma nel suo esame mentale ella si ritrov ora a Mogar: le pareva che la medesima specie d'inquietudine da cui era stato angustiato suo marito a Mogar lo angustiasse ora, pi fieramente, ad Amara, e che, come egli aveva appunto detto, i suoi nervi fossero torturati da qualche cosa: ma non poteva trattarsi dei rumori della citt.
Dopo pranzo Batouch venne alla tenda per suggerir loro di scendere con lui in citt: Domina, sicura che Androvsky non desiderava di andare, rifiut subito, allegando il motivo che era stanca. Allora Batouch chiese ad Androvsky di andar con lui, e, con maraviglia di Domina egli disse che, se non le rincresceva di rimaner sola un momento, avrebbe fatto volentieri qualche passo.
Forse, egli le disse, mentre se ne andava con Batouch, forse l'uscire un po' mi render pi completamente umano; forse v' ancora da fare in me qualche cosa che nemmeno voi, Domina, avete potuto compiere.
Ella cap ch'egli alludeva alle sue parole di prima del pranzo.
Androvsky si ferm a guardarla, con un lieve sorriso tutt'altro che allegro, poi soggiunse:
Quel legame di cui parlavate tra noi e questi estranei.... egli fece un gesto verso la citt, io dovrei forse sentirlo con pi forza di quel che non faccia. E.... cercher di sentirlo.
Poi si volt e s'incammin con Batouch attraverso le colline di sabbia, con passo pesante.
Mentre Domina lo guardava allontanarsi, si sent rabbrividire, perch v'era qualche cosa nei modi, nel sorriso di suo marito, che sembrava disgiungerla da lui, qualche cosa ch'ella non capiva.
Ben presto Androvsky scomparve dietro una ondulazione delle sabbie, come gi era scomparso dietro una ondulazione delle sabbie a Mogar, poco prima che giungesse il signor di Trevignac. Ella pens ancora una volta a Mogar, con fermezza, riandando mentalmente come non le era mai avvenuto di riandare, con la rinnovata acutezza d'intelletto ritornata in lei al contatto della citt, tutto quello che era accaduto l.
Era stato un episodio strano.
Ella cominci a camminare lentamente in su e in gi nella sabbia dinanzi alla tenda; Uardi venne a camminare insieme con lei, ma ella lo rimand. Tuttavia, prima di rimandarlo, qualche cosa la spinse a domandargli:
Uardi, di quel liquore affricano.... ve ne ricordate?... quel liquore che portaste nella tenda a Mogar.... ne abbiamo pi?
Il liquore del frate, signora?
Che cosa intendete dire per il liquore del frate?
Fu inventato da un frate, signora, e lo vendono i frati di El-Largani.
Oh! Ne abbiamo pi?
Ve n' un'altra bottiglia, signora; ma io non mi arrischierei a portarla, se....
S'interruppe.
Se che cosa, Uardi?
Se ci fosse qui il padrone.
Domina fu sul punto di domandargli perch, ma si rattenne e disse al giovane di lasciarla. Poi ricominci a camminare in su e in gi sulla sabbia: pensava ora al bicchierino frantumato ai piedi di Androvsky quando ella lo aveva trovato solo nella tenda dopo che l'ufficiale se n'era andato; le parole di Uardi la fecero pensare se quel liquore, portato per celebrare la presenza del signor di Trevignac nell'accampamento, non avesse fatto volgere la conversazione sull'argomento degli ordini religiosi, se Androvsky avesse forse detto qualche cosa contro di essi che avesse potuto offendere l'ufficiale, fervente cattolico; se vi fosse stata una disputa tra i due uomini riguardo alla religione. Poteva darsi: ella si ricordava dello strano, quasi mistico gesto dell'ufficiale all'alba, di quel gesto che segu allo sguardo di orrore da lui gettato verso la tenda dove suo marito dormiva ancora.
Quella sera la sua mente, tutto il suo essere, si sentivano tremendamente svegli.
Ella cerc di non pensar pi a Mogar, ma i suoi pensieri convergevano tutti a quel luogo, lo collegavano con la grande citt i cui lumi brillavano nella lontananza a lei sottostante, la cui musica le giungeva fioca sul silenzio delle sabbie.
Mogar e Amara; che cosa avevano che fare l'uno con l'altro quei due luoghi? Essi erano divisi da leghe e leghe di deserto. L'uno era una desolazione, l'altro era affollato di uomini. Che cosa li collegava insieme nella mente di lei?
La paura di Androvsky in ambedue: ecco il legame. Ella continu a pensare, e ricord lo sguardo da lui gettato sulla torre che faceva da osservatorio, alla quale gi si avvicinava il signor di Trevignac, sebbene essi non lo sapessero. Il signor di Trevignac! Ella camminava pi lesta sulla sabbia, in gi e in su dinanzi alla tenda. Perch aveva egli guardato con orrore la tenda in cui Androvsky dormiva? Forse perch Androvsky aveva denigrato la religione ch'egli venerava e amava? Poteva essere stato per quello? Ma allora.... ma allora Androvsky odiava la religione? Forse l'odiava, e nascondeva il suo odio a lei perch sapeva che le avrebbe fatto dispiacere; tuttavia le era talvolta sembrato ch'egli quasi cercasse, forse con paura, forse con inesperienza, forse con incertezza, ma insomma cercasse di avvicinarsi a Dio; e appunto per questo le era stato possibile sperar per lui, non sentirsi turbata di pi dalla mancanza in lui di quella fede in cui ella era stata educata, e alla quale ella apparteneva anima e corpo. Aveva ella avuto torto in quel sentimento? Si era ingannata? V'erano uomini nel mondo, ella lo sapeva, che negavano l'esistenza di Dio e amaramente schernivano ogni fede. Si ricord delle bestemmie di suo padre. Aveva ella sposato un uomo che, come lui, era perduto, che, al pari di lui, negava freneticamente Iddio?
Un brivido di paura le gel il cuore. A un tratto le parve che, perfino nel suo grande amore, Androvsky le fosse rimasto estraneo.
Ella si ferm sulla sabbia. Per caso volse uno sguardo verso l'accampamento dei nomadi, i cui fuochi splendevano sulle dune; e mentre guardava, si accorse a un tratto di una luce che si staccava dalle fiamme di quei fuochi e se ne allontanava, venendo lentamente verso il luogo dove ella stava. La luna nuova illuminava fiocamente la notte: quella luce procedeva nel buio come una stella che rasentasse la terra. Ella la guardava estatica, come si guarda la pi piccola cosa che si muove quando nella nostra mente ferve un pensiero: fissandola, senza tuttavia esser ben consci di vedere.
La piccola luce si avanzava diritta e spedita sulle sabbie, ora scendendo il fianco di una duna, ora salendo una cresta, e sempre si avvicinava al luogo dove stava Domina. E ora quel determinato movimento verso di lei attrasse la sua mente, distraendola da altri pensieri: ella ne fu incuriosita, vi prest tutta la sua attenzione.
Chi la portava? Senza dubbio qualche uomo del deserto, qualche arabo. Ella lo immagin alto, bruno, sottile, con una face fra le dita muscolose, inoltrarsi a piedi nudi, silenziosamente, sulla sabbia profonda. Perch aveva egli lasciato l'accampamento? Che intenzione aveva?
La luce si avvicinava: ora si moveva nella sabbia piana, e pareva viaggiare pi prontamente, dirigersi pi direttamente verso il luogo dove stava Domina, tanto che le si affacci alla mente ch'essa viaggiasse con intenzione di giungere a lei, che fosse portata da qualcuno che pensava a lei. Ma come poteva esser ci? Ella pens alla luce come a una cosa dotata di mente e di proposito, portata da qualcuno che ne secondasse l'intento, aiutandola a fare quel che desiderava fare: e quel che desiderava fare era di venire a lei.
In Mogar! Androvsky aveva temuto qualche cosa in Mogar: ed era venuto l'ufficiale. Egli temeva qualche cosa in Amara: e veniva questa luce. Per un momento ella immagin che fosse una lampada portata dal signor di Trevignac; poi vide che brillava sopra una lunga veste nera: la tonaca di un prete.
Quando lei e Androvsky avevano cavalcato per Amara, ella aveva domandato a se stessa se la seconda paura di lui sarebbe seguita, come era accaduto della prima, per qualche caso insolito: nel vedere la tonaca di un prete, tutto nero nella luce della lampada, muovere verso lei sulla bianchezza della sabbia, ella disse fra s che qualche cosa sarebbe seguto. Quel prete teneva il luogo dell'ufficiale.
Ma perch veniva a lei?
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Capitolo 8.
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Quando il prete fu giunto presso la tenda, Domina vide che non era lui che portava la lanterna, bens un soldato indigeno, uno dei tiragliatori, gi chiamati "turcos", che lo precedeva. Il soldato la salut, e il prete si tolse il largo cappello nero felpato.
Buona sera, signora, egli disse, parlando in francese con l'accento di Marsiglia. Io sono il cappellano di Amara, e ho udito del vostro arrivo qui; e poich me ne vo a visitare alcuni amici laggi su quella collina, mi sono permesso di passare a domandarvi se posso rendervi qualche servigio. L'ora  poco indicata, lo so; ma a dirvi la verit, signora, dopo cinque anni in Amara le convenienze si dimenticano.
I suoi occhi, che avevano uno sguardo un po' ardito, raro in un sacerdote, ma non spiacevole, ammiccavano allegramente nella luce della lampada, e tutta la sua espressione dimostrava come egli fosse socievole e quale schietto piacere provasse nell'imbattersi in una forestiera. Nel guardarlo e nell'udirlo parlare, Domina rise di se stessa per essersi poco prima lasciata trasportare dall'immaginazione. Il prete era alto e complesso, con le braccia lunghe e i piedi grandi calzati di scarpe forti e comode, il viso abbronzito dal sole in parte nascosto da una folta barba nera, baffi e fedine; aveva i lineamenti angolosi, e una cert'aria di ragazzo, sebbene dovesse essere sulla quarantina; il naso era rincagnato, e si accordava con l'espressione degli occhi, neri come i suoi capelli e lampeggianti. Mentre egli sorrideva francamente a Domina, metteva in mostra due file di piccoli denti quadrati e bianchi. Il suo accento marsigliese s'intonava benissimo col suo aspetto, rude ma onesto.
Domina lo salut lietamente; anzi, l'accoglienza ch'ella gli fece fu pi che cordiale, quasi calorosa; poich ella si era aspettata di vedere una figura tragica, un personaggio suggestivo di mistero o di dolore, nel pensare all'incidente di Mogar e nell'associare quella luce che incedeva con l'avvicinarsi di altri strani eventi. Quella figura familiare della sua religione, da cui traspariva la soddisfazione e la placida attesa di un'amichevole intrinsechezza, quietavano l'apprensione che soltanto ora, nel sentirsi sollevata, ella capiva di aver provato.
Ella preg il prete di passare nella tenda che serviva da sala da pranzo, e prendendo in mano il campanello che era sulla tavola, usc fuori sulla sabbia e son per chiamare Uardi.
Egli venne subito, scivolando come un'ombra nella distesa.
Portate il caff per due, Uardi, e biscotti, ella diede un'occhiata al visitatore, zuccherini, s, quelli della scatola bianca, e sigari; e portate con voi il soldato e trattatelo bene: dategli quello che desidera.
Uardi se ne and col soldato, parlando animatamente, e Domina ritorn nella tenda, dove trov il prete esultante. Sedettero nelle comode poltrone di vimini dinanzi all'apertura della tenda, donde potevano vedere lo scintillio dei lumi della citt e udire i suoni lontani della sua musica sussultante e gemente.
Mio marito  andato a vedere la citt, disse Domina dopo aver detto il suo nome al prete e aver saputo da lui ch'egli si chiamava Massimo Beret. Siamo arrivati proprio stasera.
Lo so, signora.
La guard coi suoi occhi dardeggianti e si lisci la barba folta con la larga mano abbronzata.
In Amara tutti lo sanno, e lo sanno tutti negli accampamenti; sappiamo perfino quante tende avete, e quanti servitori, quanti cammelli, cavalli, cani.
Diede in una sonora risata.
Sappiamo che cosa avete mangiato a pranzo.
Anche Domina rise.
No, via!
Ebbene: ho sentito dire all'accampamento che avete mangiato minestra e stufato di castrato. Ma non ci badate! Dovete perdonarci: noi siamo barbari, siamo masnadieri delle sabbie, siamo briganti del sole!
La sua allegria era contagiosa; egli si butt all'indietro nella poltrona, smascellandosi dalle risa per la propria arguzia.
Siamo briganti del sole! ripet con gusto. E tutto deve esserci perdonato.
Bench indossasse l'abito talare, in quel momento aveva tutta l'aria d'un laico gioviale e tollerante; e Domina non pot esimersi dal paragonarlo al prete di Beni-Mora. Che cosa avrebbe pensato il padre Roubier del padre Beret?
 facile perdonare nel sole, disse Domina.
Il prete si pos le mani sulle ginocchia, tenendo i piedi molto scosti. Ella not che le mani non erano scrupolosamente pulite.
Signora, egli disse, non si pu non essere indulgenti nel sole, lo so per prova. Scusatemi, ma siete cattolica?
S.
Tanto meglio. Mi permetterete di mostrarvi la cappella:  quell'edifizio con la cupola. Vi si congregano cinque devoti in piena domenica! Diede in un'altra risata. Spero che domani l'altro voi e vostro marito farete s che giungano a sette. Ma, come vi dicevo, il sole ammaestra alla carit. Sulle prime, quando io venni in Affrica fra i masnadieri delle sabbie, oh, signora!... credo che come prete avrei dovuto scandalizzarmi dei loro portamenti; e veramente cercai di esserlo. Feci di tutto. Ma era inutile: non potevo scandalizzarmi! La luce del sole dissipava tutto in me; non potevo far altro che dire: "Non tocca a me a passare avanti al buon Dio, e il buon Dio cre questa gente e la pose qui nella sabbia per condursi come fa. Qual  il mio ufficio? Io non posso convertirli, non posso cambiare la loro morale. Bisogna che sia per loro un amico che li conforti nei loro dolori, che dia loro un boccone se hanno fame, che faccia un po' loro da medico." Sono bravissimo, io, a fare ingollare agli arabi pillole o prese se sono malati, e ad addomesticarli col marab bianco. Questo  ci che mi ha insegnato il sole, e ogni masnadiero della sabbia qui in Amara, con tutta la sua figliolanza,  amico mio.
Stese le gambe come se volesse allungare la sua contentezza, e sgran in faccia a Domina due occhi che confidenzialmente, ingenuamente, richiedevano l'approvazione della propria dottrina del sole. Ella sent di simpatizzare con lui, bench le paresse di esser l seduta con un ragazzone allegro e piuttosto sfrenato, invece che con un prete.
Dunque, voi siete entusiasta degli arabi? ella disse.
Sicuro, signora! Io posso parlare la loro lingua, e mi trovo bene nelle loro tende come mi troverei in Vaticano; fin pi, direi, con tutta la reverenza per il Santo Padre.
Egli si alz, usc fuori sulla sabbia, espettor rumorosamente, poi ritorn nella tenda, asciugandosi la bocca barbuta con un gran fazzoletto da naso di cotone rosso.
Vi tratterrete un pezzo, signora?
Si rimise a sedere, facendo scricchiolar la poltrona col suo peso non indifferente.
Non lo so; vedremo se mio marito si trova contento qui; ma credo che preferir la solitudine.
Davvero? Eppure  andato in citt. Di notte v' un gran brusio, ve lo assicuro. Ma, tornando alla solitudine, io non son d'accordo con vostro marito; si suol dire, lo so, che la solitudine  buona per chi  triste; ma io penso proprio il contrario. Ah!
Quest'ultima sonora esclamazione di gioia sfugg di bocca al padre Beret alla vista di Uardi, che in quel momento entrava con un ampio vassoio su cui erano una caffettiera, tazzine, biscotti, zuccherini, sigari, e una bottiglietta panciuta, fiancheggiata da due bicchierini da liquori.
Voi fate lauta mensa nel deserto, a quanto vedo, signora, egli esclam. E tanto meglio. Come si chiama il vostro servo?
Domina glielo disse.
Uardi! Questo vuol dire nato nel tempo delle rose. Si rivolse a Uardi in arabo, e, tutto gongolante, lo rimand via nel buio. Questi nomi arabi hanno ciascuno il loro significato: Onlagareb, madre di scorpioni; Omteoni, madre delle aquile, e via dicendo. Tanto meglio! Qui le comodit sono rare, ma voi ve le portate dietro. Zucchero, per favore.
Domina gliene pose due quadretti nella tazza.
Se permettete....
Ne aggiunse altri due.
Io non rifiuto mai un buon sigaro; queste gioie innocenti sono ottime per l'uomo; lo aiutano a vivere da buon cristiano: tengono lontana da lui l'amarezza, l'asprezza nel giudicare; bench l'asprezza sia pi frequente nei climi nordici, per esempio nella piovosa Inghilterra, eh? Perdonatemi, signora: parlo per scherzo; forse voi venite dall'Inghilterra.... non avevo pensato che....
Risero tutti e due; la sua loquacit era irresistibile, e a Domina pareva di aver davanti un fanciullo. Forse egli afferr il pensiero di lei, perch soggiunse:
Il deserto mi ha reso proprio come un ragazzo avvezzato male. Che cosa avete cost?
I suoi occhi erano stati attratti dalla bottiglietta di liquore alla quale Domina stendeva la mano per mescergliene un poco.
Non lo so.
Ella si protese per leggere il nome sul cartellino.
Luarina, ella disse.
Oib! esclam il prete con un sussulto.
Ne volete un poco? Io non so se sia buono; non l'ho mai assaggiato, e nemmeno l'avevo mai veduto. Ne volete un poco?
Era cos sicura ch'egli avrebbe detto di s, che alz la bottiglia per versare il liquore in uno dei bicchierini; ma guardandolo in viso si accorse ch'egli esitava.
Poi alla fine.... perch no? egli borbott.
Domina teneva la bottiglia sul bicchierino; il prete vide che la sua osservazione l'aveva sorpresa.
S, grazie, signora.
Domina vers il liquore e glielo porse: egli lo pos accanto alla tazza del caff.
Dunque voi, signora.... non conoscete proprio questo liquore?
No, punto: che liquore ?
L'esitazione, le parole di lui stimolavano la sua curiosit; e pi ancora una certa gravit che era apparsa nel volto del prete.
Ebbene, questo liquore viene dal monastero dei frati trappisti in El-Largani.
Il liquore del frate! ella esclam. E le balen in mente Mogar.
Sicch lo conoscete?
Uardi disse che noi avevamo un liquore fatto da non so quale frate.
 questo, ed  squisito; io lo assaggiai a Tunisi.
Ma allora, perch avete esitato a prenderlo qui?
Egli alz il suo bicchiere verso la lampada: la luce brill sul suo contenuto, mostrando che il liquido era di un verde pallido.
Signora, disse, i frati trappisti di El-Largani hanno un bel possesso; coltivano un po' di tutto, ma sono specialmente famosi i loro vigneti, e i loro vini procurano loro una splendida rendita. Questo liquore chiamato Luarina  l'unico che fabbrichino, e anche da questo la loro comunit ha ricavato somme vistose; ma quando la provvista che ora v' nel monastero sar esaurita, i frati non prenderanno mai pi un franco con questo liquore.
E perch no?
Il segreto della sua fabbricazione apparteneva soltanto a un frate: alla sua morte egli avrebbe dovuto confidarlo a un altro da lui scelto.
E quel frate mor senza...?
Signora, egli non mor.
La gravit era ritornata sul volto del prete e vi s'era approfondita, trasformandolo. Egli pos il bicchierino, senza toccarlo con le labbra.
E allora?... Non capisco.
Egli scomparve dal monastero.
Volete dire che lo lasci? Un trappista?
S.
Dopo tutti quanti i voti?
Era stato frate a El-Largani per pi di venti anni.
Che cosa orribile! disse Domina. Ella guard il liquore verdolino. Che cosa orribile! ripet.
S; i frati avrebbero voluto abbuiare la cosa, ma un servo della foresteria, che non aveva fatto voti di eterno silenzio, parl, e.... ebbene, io lo seppi qui "nel ventre del deserto".
 una cosa orribile!
Ella ripet di nuovo quella parola, e pareva che ne sentisse pi acutamente l'orrore tutte le volte che la pronunziava.
Andarsene dopo vent'anni! ella soggiunse dopo un lungo silenzio. Ma vi era qualche ragione, non dico scusa, no, non intendo dire scusa; era forse accaduto qualche cosa di straordinario?
Che cosa pu accadere di straordinario in un convento di trappisti? disse il prete. L, un giorno  uguale all'altro, e un anno identico all'altro.
Questa cosa accadde molto tempo fa?
No, non tanto: sono pochi mesi; ossia, pu essere anche un anno, ma di pi no. Poveretto! Secondo me era un uomo che non conosceva se stesso, signora, e il diavolo lo tent.
Ma dopo vent'anni! disse Domina.
La cosa le pareva quasi incredibile.
Quell'uomo deve sentirsi nell'inferno, ora, ella soggiunse. Un uomo pu cacciarsi da s nell'inferno con un atto simile. Oh, ecco mio marito!
Androvsky stava alla porta della tenda, guardandoli con occhi sbarrati, scrutatori; egli era venuto sulla sabbia profonda senza far rumore: n Domina n il prete avevano udito il suo passo. Il prete si alz dalla seggiola e salut giovialmente.
Buona sera, signore, egli disse senza aspettare di esser presentato. Io sono il cappellano di Amara, e....
Il fiotto delle sue parole si spezz: gli occhi di Androvsky avevano vagato dal volto di lui alla tavola, sulla quale stavano il caff, il liquore e le altre cose portate da Uardi; nemmeno al prete, tutto occupato di se stesso, era sfuggito che il suo ospite non lo ascoltava. Vi fu un momento di silenzio imbarazzante; poi Domina disse:
Boris, il signor cappellano!
Ella non parlava forte, ma con una intonazione che richiam a s suo marito. Androvsky s'inoltr lentamente nella tenda, e porse in silenzio la mano al prete. In quel momento la luce della lampada cadde in pieno su lui.
Boris, vi sentite male?
Il prete aveva preso la mano di Androvsky, ma con aria dubbiosa; il suo fare bonario e confidenziale era svanito, e i suoi occhi, fissi sul suo ospite, splendettero di una sorpresa a cui era unita una specie di stizza fanciullesca: s'era accorto, si capiva, che la sua presenza era sgradita.
Ho mal di capo, disse Androvsky. Sono.... son tornato appunto per questo.
Oggi il sole  stato pi infocato del solito, disse Domina. Non credete voi...?
S, s, egli interruppe. Dev'esser codesto: deve trattarsi d'insolazione.
Si port la mano al capo.
Vogliate scusarmi, signore, egli disse parlando al prete ma senza riguardo. Mi sento davvero poco bene. Un altro giorno....
Usc dalla tenda e spar silenziosamente nel buio. Domina e il prete lo seguirono con lo sguardo; poi il prete, con aria d'imbarazzo, riprese il cappello di sulla tavola. Il sigaro si era spento, ma egli seguitava a tirare come se credesse che fosse sempre acceso; poi se lo cav di bocca, e dando un'occhiata d'ingenuo rammarico alle ghiottonerie ch'erano sulla tavola, il caff rimasto a mezzo, i biscotti, la scatola bianca dei dolci, egli disse:
Signora, bisogna ch'io me ne vada. Devo recarmi parecchio lontano, e l'ora  tarda. Se permettete....
And all'apertura della tenda e chiam con voce stentorea:
Belgassem! Belgassem!
Si ferm, poi chiam di nuovo:
Belgassem!
Una luce guizz nella sabbia dalle tende pi discoste dei servi. Allora il prete si volse a Domina e le strinse la mano con una scossa vigorosa.
Sono dolente, ella disse, senza cercare di trattenerlo. Voi ritornerete. Mio marito, si vede, sta poco bene, e....
Andate, andate da lui; ma sicuro, ma sicuro! Questo sole  una benedizione, ma qualche volta d anche la febbre, specialmente alla gente di fuori; noialtri masnadieri della sabbia.... signora, egli rise, ma il suo riso aveva perduto la sua allegra sonorit, possiamo sopportarlo:  nostro amico; ma per i forestieri talvolta  un tantino ardito. Ricordatevi intanto che sono un po' dottore anch'io, e se domani vostro marito non si sente meglio.... io posso, in ogni modo, se me lo permettete, passare a veder come sta.
Diede ancora una guardatina ai dolci e ai sigari.
Grazie, signore.
Ma di niente, di niente, signora! Posso farlo guarire in un momento, se  cosa che dipenda dal sole. Ah, ecco Belgassem!
Il soldato era l fuori, immobile come una statua, con la lanterna in mano. Il prete esit: teneva fra le dita il sigaro spento, e ora dava una guardata a quello, ora alla cassettina dei sigari; una tale espressione di rammarico si sparse sulla sua faccia bronzina e barbuta, da renderla quasi commovente. Domina and subito alla tavola, prese due sigari dalla cassettina e torn indietro.
Sar bene che fumiate un po' per la strada.
Ma davvero, signora, siete troppo buona; io non rifiuto mai un bel sigaro, e questi, in parola d'onore, sono proprio....
Strofin un fiammifero sulla sua larga scarpa. Ora cominciava a ritrovar la sua allegria. Domina diede l'altro sigaro al soldato.
Buona notte, signora. A domani, a domani. Spero che vostro marito riesca a riposare. A domani, a domani!
La luce mosse di nuovo sulle dune e cal verso la citt. Allora Domina corse attraverso la sabbia alla tenda del riposo. Mentre vi andava, le giungevano acutamente all'orecchio molti suoni distanti che si alzavano nella notte sotto la pallida falce della luna nuova: il sobbalzo dei timpani nella citt, le flebili note dei clarini che risonavano quasi come gemiti di esseri umani, il fiero abbaiare dei cani da guardia legati alle tende sulle collinette di sabbia dove splendevano innumerevoli fuochi. La sensazione di trovarsi molto ma molto lontana, e presso il cuore del deserto, si approfond in lei; ma ora ella sentiva che quello era un cuore selvaggio, che v'era qualche cosa di terribile nella sua remota distanza. Nel fioco lume di luna le tende gettavano un'ombra nera sulla gelida bianchezza delle sabbie che ondeggiavano come un mare placido ma coperto di spuma; e l'ombra della tenda del riposo sembrava la pi nera di tutte quante; poich ella cominciava ad aver l'impressione che intorno vi fosse altra oscurit oltre a quella gettata sulla sabbia: il volto di suo marito, quando egli era ritornato quella sera di fra le dune, era cupo di un'ombra gettatavi sicuramente dalla sua anima; ed ella non sapeva che cosa avesse potuto produrre quell'ombra nell'anima sua.
Boris!
Era all'apertura della tenda del riposo; ma non ebbe risposta.
Boris!
Androvsky usc dalla tenda contigua ch'egli adoprava come spogliatoio, tenendo in mano una candela accesa. Ella and a lui con un movimento di pronta, ardente sincerit.
Vi siete sentito male in citt? Batouch vi ha lasciato tornar solo?
Ho preferito io di esser solo.
Pos la candela sulla tavola, e si mise in modo che la luce non gli cadesse sul viso. Domina gli prese le mani nelle sue, gentilmente; ma le mani di lui non diedero alcuna risposta: rimasero inerti, parvero cose morte nelle sue mani; tuttavia non erano fredde; anzi, bruciavano.
Avete la febbre! ella disse.
Gli lasci andare una mano e gli pose la sua sulla fronte.
Vi brucia la fronte, e il polso.... il polso galoppa, martella. Io devo....
Non mi date nulla, Domina: sarebbe inutile.
Ella tacque; v'era nella voce di lui un suono di sgomento che l'atterr: era la voce di un uomo che respinge i rimedi perch sa di esser colpito da una malattia mortale.
Perch quel prete  venuto qui, stanotte? egli disse.
Erano rimasti ambedue in piedi; in quel momento egli si butt pesantemente su una seggiola, svincolando la mano da quella di lei.
Soltanto per farci una visita di cortesia.
Di notte?
Parlava con sospetto. Domina ripens di nuovo a Mogar, e alle parole di suo marito quando era ritornato dalle dune. "V' una luce nella torre", aveva detto. Una penosa sensazione di essere circondata di mistero la pervase, e ci era intollerabile per il suo carattere forte e franco: era come un miasma che soffocasse l'anima sua,
Oh, Boris! ella esclam, come punta. Perch non poteva venire, stasera?
Vi pare una cosa conveniente?
Ma egli si recava a far visita lass, nelle tende dei nomadi, e ha udito del nostro arrivo; anche lui sapeva che l'ora non era adatta, ma, come ha detto, nel deserto si dimenticano le convenienze.
E.... non ha chiesto nulla?
Chiesto?
Ho veduto.... sulla tavola.... del caff, e.... un liquore.
Naturalmente, ho dovuto offrirgli qualche cosa.
Ma lui non aveva chiesto?
Ma Boris, come poteva mai?...
Dopo un momento di silenzio, egli disse:
No, no di certo.
Si dimen sulla seggiola, accavall le gambe, pos le mani sui bracciali della poltrona, e continu:
Di che cosa ha parlato?
Un poco di Amara.
E basta?
Era arrivato da poco quando siete venuto voi.
Ah!
Ma mi ha raccontato una cosa proprio orribile, ella soggiunse obbedendo al suo istinto di dir sempre l'intera verit a suo marito, anche se si trattava d'inezie che non avevano nulla che fare con la loro vita o con la loro reciproca intimit.
Orribile? disse Androvsky, ponendo tutti e due i piedi in terra e protendendosi dalla poltrona.
Ella sedette accanto a lui; ambedue voltavano le spalle alla luce e rimanevano nell'ombra.
S.
Di che cosa si tratta? Di qualche delitto commesso qui?
Oh, no! Riguardava il liquore che era sulla tavola.
Androvsky sedeva su una poltrona di vimini; mentre Domina parlava, la poltrona scricchiol sotto un violento movimento di lui.
Come poteva.... che cosa poteva esservi di tanto orribile collegato con quel liquore? egli domand parlando lentamente.
 stato fatto da un frate, da un trappista....
Egli si alz dalla poltrona e and all'apertura della tenda.
Che cosa...? ella cominci, pensando che il dolor di capo lo tormentasse maggiormente.
Non ho bisogno che di stare all'aria; qui dentro c' piuttosto caldo. Rimanete dove siete, Domina; e.... Ebbene, e poi?
Usc fuori sulla sabbia, e rimase fermo nell'ombra della tenda.
Quel liquore fu inventato da un frate trappista del monastero di El-Largani, che spar dal convento; aveva fatto tutti i voti: aveva portato l'abito per oltre vent'anni.
Egli.... egli spari? Lo ha detto il prete?
S.
Dove?
Io credo che.... sono sicura che egli non lo sappia; ma che importa? La cosa tremenda  che lasciasse il convento dopo i voti perpetui.... voti fatti a Dio.
Dopo un momento nel quale ambedue tacquero e Androvsky rimase fermo nella sabbia, Domina soggiunse:
Pover uomo!
Androvsky fece un passo verso lei, poi si ferm.
Perch dite cos, Domina?
Pensavo all'angoscia che deve provare se  ancor vivo.
Angoscia?
Di spirito e di cuore. Voi.... lo so, Boris, voi non potete sentir come altri su certi argomenti; eppure....
Eppure?
Boris, ella si alz e and all'apertura della tenda, ma senza spingersi sulla sabbia, eppure spero che un giorno o l'altro, forse....
Tacque, guardandolo col suo sguardo coraggioso, fermo.
Angoscia di cuore? disse Androvsky ripetendo le parole di lei. Voi pensate.... voi compiangete dunque quell'uomo?
E voi no?
lo?... Che cosa ha egli che fare con.... noi? Perch dobbiamo noi...?
Lo so; ma tante volte bisogna compiangere la gente, anche se non si  mai veduta, quando se ne sente dire qualche cosa di orribile. Forse.... non sorridete, Boris,  stato il veder quel liquore, ch'egli aveva fatto da poco in convento quando era in pace con Dio, forse  stato proprio il vederlo che mi ha fatto capire.... Certe piccolezze eccitano l'immaginazione, la fanno fervere.... Ad ogni modo....
Domina s'interruppe. Dopo un momento, durante il quale Androvsky non disse nulla, ella continu:
Io credo che il cappellano sentisse qualche cosa di simile. Egli non ha potuto prendere il liquore fatto da quell'uomo, bench si fosse provato ad assaggiarlo.
Ma.... questo pu essere stato per una ragione diversa, disse Androvsky con voce rauca. I preti hanno certe idee strane! Essi giudicano spesso le cose crudelmente, molto crudelmente.
Pu darsi. S, io credo il padre Roubier di Beni-Mora capace di farlo, per quanto sia un buon uomo e conduca una santa vita.
Codeste persone sono talvolta le pi crudeli; esse non capiscono.
Forse non capiscono davvero; pu darsi benissimo: ma il cappellano non  a quel modo.
Ella pens al suo viso gioviale e barbuto, alla sua espressione nel dire: "Noi siamo masnadieri del sole" includendo se stesso fra gli uomini del deserto; pens alle sue grasse risate....
Potrebbe peccare del contrario, ella riprese.
Cio?
Di eccessiva tolleranza.
Pu un uomo esser troppo tollerante verso i suoi simili? disse Androvsky.
V'era uno strano suono di commozione nella sua voce, che penetr in Domina. Le parve, senza saper perch, di emergere dalla profondit di qualche cosa, creata dal loro scambievole amore.
La pi grande di tutte le tolleranze  quella di Dio, ella disse. Io ne sono sicura, perfettamente sicura.
Androvsky entr nel buio della tenda, prese violentemente Domina tra le braccia, pose le labbra su quelle di lei con uno slancio appassionato e fremente, con una tenerezza che aveva qualcosa di rude nella sua intensit:
Iddio vi benedir, egli disse, Iddio vi benedir. Qualunque cosa la vita possa portarvi prima della sua fine, voi dovrete.... voi dovrete esser benedetta da Lui.
Ma io sono stata benedetta da Lui! ella sussurr, attraverso le lacrime che le sgorgavano dagli occhi, erompendo all'improvviso sotto l'impeto di quell'amore. Io sono gi stata benedetta da Lui. Egli mi ha dato voi, il vostro amore, la vostra lealt.
Androvsky l'allontan dalle sue braccia con la stessa prontezza con cui ve l'aveva attirata, si volse verso il deserto e si allontan.
...
.
...
Capitolo 9.
...
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...
Fedele alla sua promessa, il giorno seguente il prete and a informarsi della salute di Androvsky. Giunse per l'appunto un po' prima dell'ora di colazione, e lo incontr sulla sabbia dinanzi all'apertura della tenda.
Dunque, niente febbre, signore? egli disse dopo le strette di mano.
No, no, rispose Androvsky. Sto benissimo stamani.
Il prete lo guard attentamente, senza dissimulare il suo esame.
 un pezzo che siete nel deserto, signore? domand.
Qualche settimana.
Il caldo vi ha stancato: lo vedo dal viso.
Vi assicuro, signore, che al caldo ci sono avvezzo: ho sempre vissuto nell'Affrica settentrionale.
S? Eppure, dal vostro aspetto io direi che vi farebbe bene un cambiamento dal deserto. L'aria del Sahara  uno splendore, ma per certe persone....
Io non sono fra quelle, disse in tono brusco Androvsky. Non mi sono mai sentito cos bene come da quando vivo nella sabbia.
Il prete lo guardava sempre attentamente, ma non disse altro sull'argomento della salute. Quasi subito la sua attenzione fu distratta dall'apparire di Uardi che portava delle pietanze dalla tenda del cuoco.
Temo di esser giunto in un'ora incomoda, osserv, guardando l'orologio. Ma fatto sta che qui in Amara, noi....
Spero che rimarrete a colazione, disse Androvsky.
Siete molto gentile. Se proprio credete che non vi sia di disturbo....
Rimanete, ve ne prego.
Allora rester con piacere.
Mosse le labbra quasi pregustando, come se solamente per educazione si rattenesse dal farle schioccare. Androvsky and verso la tenda del riposo, dove Domina, che era stata in citt, si lavava le mani.
 venuto il prete, egli disse. L'ho invitato a colazione.
Ella spalanc con sincero stupore i suoi occhi scuri.
Voi.... Boris!
S, io: perch no?
Non lo so; ma di solito non potete soffrir la gente.
Mi pare una buona pasta d'uomo.
Ella continu a guardarlo con una certa sorpresa, perfino con curiosit.
Avete preso in simpatia un prete? ella domand sorridendo.
Perch no? Quest'uomo  molto diverso dal padre Roubier;  pi umano.
Il padre Beret  molto umano, credo, rispose Domina.
Ella sorrideva ancora: le era balenato in mente ch'esso avesse anticipato a bello scopo la sua visita.
Vengo subito, soggiunse.
Ella si sent a un tratto tutta allegra. Nella mattinata era stata seria, quasi inquieta, dopo una notte senza riposo. Quando suo marito l'aveva lasciata all'improvviso e se n'era andato nel buio, si era trovata avvolta in una cupa onda di depressione. Aveva sentito ancor pi penosamente del solito la separazione che esisteva tra i loro spiriti nonostante il profondo amore, e si era sentita il cuore pieno di un'ardente, quasi disperata bramosia che in tutte le cose essi potessero trovarsi all'unisono, non soltanto nel loro reciproco amore, ma nell'amore di Dio. Quando Androvsky aveva svincolato le braccia dalle sue, le era parso che egli traesse seco una grande disperazione, e questa certezza (poich mentre egli spariva nel buio Domina non dubit pi che l'amore per lei non desse luogo nel cuore di Androvsky a tale angoscia) aveva prostrato per un momento l'anima di lei. Ella si era sentita oppressa dalla sensazione che invece di essere molto uniti, essi fossero molto disgiunti, quasi estranei, ed era stata presa da una grande amarezza.
Quell'amarezza era accompagnata da un desiderio di azione. Domina anelava di seguire Androvsky, di posar la mano sul suo braccio, di fermar suo marito nella sabbia e di costringerlo a confidare in lei. Per la prima volta l'idea ch'egli le celasse qualche cosa, un dolore, la rendeva quasi furiosa, e le faceva perfino provare come una gelosia. Il fatto ch'ella indovinava, o almeno credeva d'indovinare ci che fosse quel dolore, non le era in quel punto di conforto. Ella aspett a lungo, ma Androvsky non ritorn. Finalmente ella si mise a pregare e and a letto; ma le sue preghiere erano senz'ardore, sconnesse, e il sonno non scese su lei, poich la sua mente andava vagando con quell'uomo che l'amava e che tuttavia era laggi fuori, solo nella notte, e che risolutamente si era separato da lei. Verso l'alba, quando egli s'insinu nella tenda, Domina era ancora sveglia, ma non parl n dimostr di essersi accorta del suo ritorno, bench ardesse dal desiderio di alzarsi sul letto, di buttargli le braccia al collo, di trarre la testa di lui sul suo cuore, e dire: "Io mi sono data tutta a voi, anima e corpo; date tutto voi stesso a me! Datemi ci che sottraete a me: il vostro dolore: fin che io non abbia anche quello, io non avr tutto voi stesso, e fin che non avr tutto voi stesso, sar nell'inferno."
Era un impulso folle, ed ella pot resistervi e rimanere perfettamente quieta; e quando egli si stese, calmo in apparenza, ella pot finalmente dormire.
Ora che Domina lo udiva parlare l al sole, e sentiva com'egli avesse offerto ospitalit al florido prete, il cuore le si alleggeriva senza che nemmen lei sapesse bene perch: le pareva che vi fosse stato in lei qualche cosa di morboso, e che la nube che gravava sul suo spirito si fosse dissipata, rivelando l'azzurro.
A colazione Domina fu ancor pi rassicurata; suo marito parve trovarsi col prete meglio di quel che ella lo avesse mai veduto trovarsi con altri. Egli cominci dal fare uno sforzo a lei ben visibile per mostrarsi garbato, ma poi fu garbato senza sforzo: la semplice giovialit e la mancanza di prosopopea nel padre Beret lo rendevano, a quanto pareva, disinvolto. Una volta o due Domina vide ch'egli guard il suo ospite con un'intensit ansiosa che la sorprese; ma egli discorse assai pi del solito, e con maggiore animazione, discutendo sugli arabi e ascoltando il racconto del prete sulle singolarit della vita in Amara. Quando alla fine il padre Beret si alz per andarsene, Androvsky disse che lo avrebbe per un poco accompagnato, ed essi uscirono insieme, proprio in buona armonia.
Domina ne fu lieta e sorpresa. Dunque ella aveva avuto ragione: era tempo che Androvsky subisse un altro influsso oltre a quello delle deserte distese; era tempo ch'egli venisse a contatto con uomini la cui mente avesse pi affinit con la sua che non le menti degli arabi, gi loro soli compagni. Ella cominci a immaginarlo seco nei paesi civili; e fu contenta che fossero venuti in Amara, e si conferm nel suo proponimento di restarvi a lungo. Incominci perfino a desiderare che gli ufficiali francesi che v'erano di guarnigione, cinque o sei tutt'al pi, s'incontrassero con lei e suo marito nella sabbia, e che Androvsky offrisse loro ospitalit; le si affacciava alla mente che non era utile che un uomo vivesse isolato dai suoi simili, sia pure con la donna ch'egli amava, e risolvette di non essere egoista nel suo amore, di pensare per Androvsky, di agir per lui, anche contro la propria inclinazione. Forse l'idea che gli era venuta di vivere in un'oasi, separato dagli europei, ella avrebbe dovuto combatterla, bench attraesse tanto lei pure; forse sarebbe segno di maggior forza, sarebbe pi salutare, affrontare una vita pi comune, meno fantastica, in cui potessero incontrarsi con la gente, in cui, inevitabilmente, si trovassero dinanzi a qualche dovere. In quel momento Domina si sentiva tanto energica da fare tutto quel che potesse esser di giovamento all'anima di Androvsky. Il corpo di lui era forte e soddisfatto. Ella ripens a come se n'era andato via col prete discorrendo familiarmente. Che splendida cosa sarebbe se ella potesse un giorno o l'altro sentire che la salute dell'anima si accordava in lui pienamente con quella del corpo!
Batouch! ella chiam, quasi allegra.
Batouch comparve, fumando languidamente una sigaretta e con un gran fiore legato a uno stecco infilato dietro l'orecchio.
Sellate i cavalli. Il padrone  andato col padre Beret: io voglio fare una cavalcata, una piccola cavalcata attorno all'accampamento, lass, poi passar la porta della citt, andar fino alla piazza del mercato e tornare a casa: voi verrete con me.
Batouch gett via la sigaretta; per quanto fosse poeta, tutto il sangue arabo ch'era in lui ferveva al pensiero di una galoppata sulle sabbie. Dopo pochi momenti erano entrambi in sella, e una volta in sella, era ben difficile a Domina di esser triste o pensosa. Ella aveva un'innata passione per un buon cavallo, e il cavalcare era una delle sue gioie, quasi la pi acuta della sua vita: si sentiva energica quando aveva un vivace, focoso animale sotto di s, e gli smisurati spazi del deserto la invitavano alla velocit come invitavano ai sogni. Lei e Batouch girarono speditamente intorno al cimitero arabo, fecero una voltata verso mezzogiorno, indi trotterellarono fra gli accampamenti delle Veneri del deserto. Era l'ora della siesta. Poca gente era in moto sulle dune per andare alla citt o tornare per incombenze avute dalle donne delle tende, che stavano adagiate all'ombra dei loro ripari di frasche su sudici cuscini e masse di cenci multicolori, fumando sigarette, giocando a carte con ammiratori arabi o negri, o fissando il vuoto di sotto le palpebre pesanti mentre ascoltavano la musica di lunghi zufoli di canna. Non v'erano cani che abbaiassero nel loro accampamento: i soli guardiani erano donne vecchie, coi volti color terracotta solcati da innumerevoli rughe e le mani grinzose cariche di anelli e di braccialetti barbarici. Batouch avrebbe avuto di certo piacere di smontar l. Come tutti gli arabi, egli era affascinato dalla vista di quegli idoli del deserto, i cui visi dipinti facevano venire a galla la fluida poesia che era dentro di lui; ma Domina continu a cavalcare calando verso la porta della citt dalla quale era entrata per la prima volta in Amara. La casa del prete si ergeva l, e Androvsky era col prete. Ella sperava che Boris fosse entrato per ricambiar la visita fatta a loro. Mentre ella entrava in citt diede uno sguardo alla casa: la porta era aperta, e Domina vide gli allegri tappeti nel breve vestibolo. Le venne una gran voglia di fermarsi a domandare se l dentro v'era suo marito: egli avrebbe potuto salir sul cavallo di Batouch e accompagnarla a casa.
Batouch, ella disse, volete domandare se il padrone  col padre Beret? Io credo....
Smise di parlare: aveva intraveduto il viso di suo marito nel vano della finestra della stanza a destra del vestibolo. Ella non poteva vederlo in pieno. Il portichetto che sporgeva dalla casa gettava un'ombra profonda nell'interno, e in quell'ombra era emerso il volto come uno spettro. Gi Batouch saltava gi da cavallo; ma la vista del viso in ombra aveva fatto cambiare idea a Domina, che risolvette di non interrompere i due uomini. Molto tempo indietro, a Beni-Mora, ella aveva chiesto ad Androvsky di far visita a un prete; si ricordava che cos'era accaduto dopo quella visita; questa volta, invece, Androvsky era andato di sua spontanea volont. Se quel prete gli era simpatico, se divenivano amici, forse.... ella ricord la sua visione nella casa delle danze, e la sensazione provata, quando erano in vista di Amara, di avvicinarsi al cuore del deserto. Se qui ella potesse vedere Androvsky pregare! Eppure il padre Beret sembrava persona poco indicata per avere un'azione forte e profonda su suo marito o su altri; egli era certamente troppo portato alle cose di questo mondo, troppo amante del corpo e incline a contentarlo; tuttavia v'era in lui qualche cosa di attraente: una bont, una originalit; egli era di certo sensibile alle altrui pene. Suo marito doveva provare sicuramente una certa simpatia per lui, e i casi della vita e gli influssi del destino sono strani e imprevedibili.
No, Batouch, ella disse, non occorre fermarsi.
Ma, signora, egli esclam, il padrone  l dentro: ho veduto il suo viso alla finestra.
Non importa: non occorre disturbarli; credo che debbano parlare tra loro.
Trottarono verso la piazza del mercato. Non era giorno di mercato, e la citt, come l'accampamento da cui erano passati, era quasi deserta. Mentre ella cavalcava sulla collina verso la piazza della fontana, vide tuttavia due arabi molto ben vestiti seguiti da un servo, i quali lentamente incedevano verso lei uscendo dal portone dell'agenzia araba. Uno di essi, molto alto, era vestito di verde e portava un lungo bastone da cui pendevano nastri verdi; l'altro indossava una veste pi comune, bianca, con burnus bianco e turbante con lustrini d'oro.
Signora, disse Batouch.
Che c'?
Lo vedete quell'arabo vestito di verde?
Parlava quasi con un sacro terrore nella voce.
S; chi ?
Il gran marab che sta a Beni-Hassan.
Era strano! Il nome non sonava nuovo all'orecchio di Domina.
Ma  il luogo dove andava il conte Anteoni quando quella mattina part cavalcando da Beni-Mora! ella esclam.
S, signora.
 lontano da Amara?
Due ore di cavalcata nel deserto.
Ma allora il conte Anteoni pu esser vicino a noi! Dopo che fu partito mi scrisse dandomi l'indirizzo alla casa del marab.
Se sar sempre col marab, signora.
Adesso erano presso la fontana, e il marab e il suo compagno andavano direttamente loro incontro.
Se la signora me lo permette, io vorrei salutare il marab, disse Batouch.
Sicuro.
Balz subito da cavallo, lo leg ai ferri della fontana, e and rispettosamente verso il potente che si avvicinava, per baciargli la mano. Domina vide il marab fermarsi e Batouch abbassarsi, poi rialzarsi e indietreggiare a un tratto come sorpreso. Anche l'arabo che era col marab parve sorpreso. Egli porse la mano a Batouch, che la prese, la baci, poi baci la propria mano, e, rigirandosi, addit Domina. L'arabo disse una parola al marab, poi lo lasci, e and rapidamente alla fontana. Mentre si avvicinava a lei, Domina vide una faccia abbronzata dal sole, una barbettina a punta, due occhi intensamente brillanti circondati da rughe: quegli occhi l'avvinsero; le pareva di conoscerli, di avervi spesso fissato i suoi, seguendone la mutevole espressione.
A un tratto ella esclam:
Il conte Anteoni!
S, proprio io!
Egli stese la mano e afferr quella di lei.
Cosicch avete messo ad effetto il vostro proposito del viaggio nel deserto, egli soggiunse, guardandola attentamente, come soleva fare nel giardino.
S.
E come io mi permisi di consigliarvi.... quell'ultima volta, ve ne ricordate?
Ella si ramment delle parole di lui.
No, ella replic, e vi era un calore di gioia, quasi di orgoglio nella sua voce, no, non sono sola.
Il conte Anteoni stava con una mano appoggiata al collo del cavallo di Domina. Nell'udir quelle parole il braccio gli ricadde.
Sono stato assente da Beni-Hassan, disse lentamente. Il marab ed io abbiamo viaggiato nel mezzogiorno e ne ritornammo soltanto ieri;  un pezzo che non ricevo notizie da Beni-Mora, ma lo so: voi siete la signora Androvsky.
S, ella rispose, io sono la signora Androvsky.
Vi fu un silenzio tra loro, ed ella udiva intanto il gorgoglio dell'acqua nella fontana. Finalmente il conte Anteoni parl di nuovo.
Era scritto, disse con calma, era scritto nella sabbia.
Ella pens all'indovino e rimase muta; era stata presa a un tratto da un'oppressione di spirito; le pareva di esser connessa con qualche cosa di fisico, con qualche cosa di oscuro, d'insolito, da lei non mai sentito per l'innanzi. Era, pens, come se in quel momento il suo corpo divenisse pi vivo di quel che non fosse mai stato, e come se quell'accrescimento di vita le desse una particolare inquietudine.
Non solo ne rimase sorpresa, ma ne prov anche paura, come al sordo approssimarsi di qualche cosa di strano, o di qualche cosa che dovesse alterar la sua vita. Non sapeva affatto che cosa fosse: si sentiva soltanto dominata da un senso di confusione e di pena, e dur fatica a raccapezzarsi con chi fosse o dove fosse. Poi la sensazione spar, ella si riebbe e incontr con calma lo sguardo del conte Anteoni.
S, ella rispose, tutto quel che mi  accaduto qua in Affrica era scritto nella sabbia e nel fuoco.
Voi pensate al sole.
S.
Io.... dove avete le tende?
Proprio qui vicino, sulla pendice fuori del muro della citt.
Di dove potete veder la sera accendersi i fuochi e udire il suono della musica dell'Affrica.
S.
Come disse l'indovino.
S, come disse lui.
Di nuovo un senso imperioso di qualche cosa di strano e di formidabile che si avvicinava s'impossessava di lei; ma questa volta ella lo combatt risolutamente.
Volete venire a trovarmi? ella disse.
Si era proposta di dire "a trovarci", ma parl al singolare.
Se me lo permettete.
Quando?
Potrei, ella ud nella voce di lui lo strano e stridulo suono di cui cos bene si ricordava, potrei anche venire ora, se cavalcate verso le tende.
Mi fareste piacere.
Adesso avvertir il marab, e vi seguir.
Ma la strada? Volete che Batouch....
No, non  necessario.
Ella riprese a cavalcare. Quando fu giunta all'accampamento seppe che Androvsky non era ancora ritornato, e ne fu contenta: voleva parlare un po' a solo col conte Anteoni. Dopo pochi momenti ella lo vide venire verso la tenda: la barba e il vestimento arabo lo trasformavano tanto, che anche a breve distanza ella non pot riconoscerlo, e soltanto indovin che era lui; ma appena le fu vicino ed ella ne vide gli occhi, dimentic la sua trasformazione e sent di essere col suo buono e bizzarro ospite del giardino.
Mio marito  in citt, ella disse.
S?
Col cappellano.
Ella vide un'espressione di sorpresa balenare nel viso del conte Anteoni e sparirne subito.
Col padre Beret? egli disse.  un cuor contento, ed  molto buono con gli arabi.
Si misero a sedere proprio all'ombra della tenda dinanzi all'apertura, e il conte volse lo sguardo con calma verso la citt.
S, il luogo  questo, egli disse.
Domina sapeva ch'egli alludeva alla visione dell'indovino, e lo disse.
Credeste voi allora che ci ch'egli disse si avvererebbe? ella domand.
Come crederlo? Non sono un fanciullo.
Parlava con lieve ironia, ma ella sent che non voleva esser sincero con lei.
E un uomo non pu credere tali cose?
Il conte non rispose a quella domanda, ma disse:
Il mio destino si  compiuto. Non vorreste sapere qual ?
S, ditemelo.
Ella parlava in modo concitato: sentiva in lui un cambiamento, un gran cambiamento che tuttavia ella non capiva ancor bene; pareva ch'egli fosse gi stato un uomo in dubbio, e che ora non dubitasse pi, come se fosse giunto a una meta, e fosse pi contento di s che nel passato.
Mi sono fatto maomettano, egli disse semplicemente.
Maomettano?
Ella ripet la parola come chi ripete qualche cosa per la sorpresa; ma la sua voce non rivel sorpresa.
Ve ne maravigliate? egli domand.
Dopo un momento Domina rispose:
No; io non avrei mai pensato una cosa simile; ma non sono sorpresa; nel saperlo, mi spiego ora molto di ci che avevo osservato in voi, che mi faceva fantasticare su voi.
Ella lo guard attentamente, ma senza curiosit.
Io sento che voi siete felice, ora.
S, sono felice. Nella sfera in cui gi vivevo, nella sfera mia e vostra, sarei deriso; direbbero che ero matto, che  stato un capriccio, che volevo provare una nuova sensazione. Sono anni e anni che tendevo a questo, chi sa perch? Chi sa quali oscuri influssi hanno agito in me, se non vi sia forse nelle mie vene, risalendo molto indietro, qualche goccia di sangue arabo mista col sangue siciliano? Io non posso capire perch. Ci che comprendo,  che finalmente il mio destino si  adempiuto! Dopo anni e anni d'irrequietezza, io sono a un tratto e interamente tranquillo: e questa  una sensazione magica. Sono andato vagando per tutta la vita, e sono giunto sulla porta aperta della mia casa.
Egli parlava con gran calma, ma Domina udiva la gioia nella sua voce.
Ella riprese:
Mi ricordo di quando diceste che vi piaceva di veder pregare gli uomini nel deserto.
S, quando li guardavo, anelavo di essere uno di loro; per anni e anni dal muro del mio giardino io li ho guardati con sentimento d'invidia, con amarezza, talvolta quasi con odio: essi avevano qualche cosa che a me mancava, qualche cosa che li poneva al disopra di me, qualche cosa che rendeva quieta la loro vita attraverso qualsiasi complicazione e che dava un significato alla morte come all'epilogo di un gran racconto che dovr avere un seguito. Essi avevano fede. Ed era difficile non odiarli. Ma ora sono anch'io uno di loro: io posso pregare nel deserto.
E lasciaste per questo Beni-Mora?
S; da un pezzo bramavo farmi maomettano. Venni qui per trovarmi col marab, per addentrarmi di pi in certe questioni, per vedere se mi rimanesse ancora un resto di dubbio.
E non ne trovaste?
Nemmeno uno.
Domina guard gli occhi brillanti del conte e sospir, pensando a suo marito.
Ritornerete a Beni-Mora? ella domand.
Non credo; mi sento portato a spingermi ancora nel deserto, pi lontano, fra la gente della mia fede. Non vorrei ora esser circondato da francesi. Pu darsi che un giorno o l'altro io ritorni: ma adesso tutto mi spinge innanzi. Ditemi.... dimise il tono grave in cui aveva parlato, ed ella torn a riudire l'uomo di mondo disinvolto e un po' ironico, ditemi, mi credete voi un mattoide?
No.
Voi mi guardate in modo molto grave, quasi con tristezza.
Penso agli uomini che non possono pregare, disse, nemmeno nel deserto.
Essi non dovrebbero venire nel Giardino di Allah. Non vi ricordate di quel giorno nel giardino, quando....
Si riprese subito.
Perdonatemi, egli disse semplicemente. E ora ditemi di voi: non mi scriveste mai che vi sareste maritata.
Sentivo che col tempo sareste venuto a saperlo.... quando ci saremmo incontrati di nuovo.
E lo sapevate che ci saremmo incontrati di nuovo?
Non lo sapevate voi pure?
Egli assent.
Nel cuore del deserto. E voi.... dove ve ne andrete? Non ne ritornerete mica alla civilt?
Non lo so, non ho fatto disegni: mi regoler secondo il desiderio di mio marito.
E quale credete che sia?
Egli ama il deserto; gli  venuto in mente di comprare un'oasi e stabilirvisi come negoziante di datteri: che cosa pensate di questa idea?
Ella parlava sorridendo, ma i suoi occhi erano seri, quasi mesti.
Io non posso giudicare per gli altri, egli rispose.
Quando si alz per andarsene, tenne la mano di lei stretta tra le sue per un momento.
Posso dirvi quel che ho nel cuore? egli domand.
Ma sicuro.
Mi pare che quel che oggi vi ho detto di me, sull'essere io giunto alla porta aperta di una casa da me cercata con tanta fatica, vi abbia rattristata. Non  cos?
S, ella rispose francamente.
Potreste dirmi perch?
Mi ha fatto comprendere pi acutamente che mai, quale debba essere lo sgomento di coloro che sono ancora senza casa.
V'era nella sua voce un suono come se ella rattenesse un singhiozzo.
Sperate per loro, ricordandovi dei tanti anni in cui io sono andato vagando.
S, s.
A rivederci.
Ritornerete?
Vi tratterrete qui ancora un pezzo?
Qualche giorno, credo.
Se mi farete cercare, verr.
Vorrei che voi e mio marito v'incontraste: lo desidero molto.
Ella parlava con concitata ansiet.
Mandatemi a chiamare, e io verr a qualunque ora.
Mander.... presto.
Quando egli se ne fu andato, Domina sedette all'ombra della tenda. Da dove ella era poteva vedere il cimitero arabo a poca distanza: una quantit di pietre a met affondate nella sabbia. Un vecchio arabo vi girellava solo, pregando per i morti, con voce forte e persistente; talvolta egli si fermava presso una tomba, si prostrava in preghiera, poi si alzava e ricominciava a camminare, ma senza mai tacere: il suono della sua voce era lamentoso e monotono; Domina lo ascoltava e pensava agli uomini senza casa, a coloro che avevano vissuto ed erano morti senza giunger mai a quella porta aperta in cui era entrato il conte Anteoni.
Le parole di lui e il suo nuovo aspetto avevano fatto gran senso su Domina; ella capiva che nel giardino, i suoi occhi, anche quando si socchiudevano al sottile umorismo ironico che gli era proprio, avevano sempre contenuto un'ombra; ma ora quell'ombra era scomparsa. Com'era profonda l'ombra negli occhi di suo marito! Com'era stata profonda in quelli di suo padre! Egli era morto con quella tremenda cupezza negli occhi e nell'anima: se anche suo marito dovesse morire a quel modo? Domina si sent invadere dal terrore: spinse lo sguardo sulle pietre tra la sabbia e immagin se stessa l, com'era il vecchio arabo, a pregare per Androvsky l sepolto, a lei nascosto sulla terra, per sempre. A un tratto qualche cosa le disse: "Io non posso aspettare: devo agire."
La fede era in Domina profonda e forte: nulla poteva scuoterla; ma non poteva forse scuotere il dubbio di un'altra anima, come un gran vento puro scuote le foglie morte da un albero che rifiorir con la primavera? Fino allora un sentimento d'intensa delicatezza le aveva impedito di cercare di accostarsi addirittura alla tristezza di suo marito; ma il colloquio avuto col conte Anteoni, e il suono di quella voce pregante, pregante per i morti nella sabbia, la stimol a una risoluzione quasi fiera. Ella si era data ad Androvsky; essi erano due in uno: ella aveva diritto di avvicinarsi alla pena di lui se nel far ci v'era la probabilit di recargli un balsamo; aveva diritto di guardar pi vicino negli occhi di lui, se i suoi, pieni di fede, potevano dissiparne l'ombra.
Ella si ritir nel buio della tenda. Il vecchio arabo era andato a girellar pi oltre fra le tombe: la sua voce era fioca nella sabbia, fioca e di certo sgomenta come se, anche mentre pregava, egli sentisse che le sue preghiere erano inutili, che la sentenza della morte era senza appello. Domina non lo ascolt pi: ella pregava per il vivente come non aveva mai pregato per lui, e la sua preghiera preludeva non alla pazienza ma all'azione: pareva che i discorsi fatti col conte Anteoni avessero posto una fiaccola nella sua anima, qualche cosa che facesse guizzare una gran fiamma, una fiamma capace di consumare il dolore, la paura, la segreta tortura nell'anima di suo marito. Tutta la forza del suo carattere si era sollevata di scatto alla vista della pace ch'ella desiderava per l'uomo amato, e che gi regnava nel cuore di quell'altro uomo che era soltanto suo amico.
La voce del vecchio arabo mor in lontananza, ma anche prima che morisse Domina non la udiva pi.
Ella non udiva che una voce in se stessa che le diceva: "Se veramente ami, sii intrepida: affronta quel dolore che sta come una figura di morte fra te e tuo marito: sconfiggilo. Tu hai un'arma: la fede. Adoprala."
Ora le pareva di essere sempre stata codarda durante il suo amore, e risolvette di non esserlo pi.
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Capitolo 10.
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Domina aveva detto fra s di voler parlare quella sera a suo marito; era risoluta a non esitare, a non lasciarsi distogliere per nessuna cagione dal suo proposito. Tuttavia ella capiva che avrebbe trovato un grande incaglio nell'intenso, quasi iracondo riserbo di Androvsky; quel riserbo era la caratteristica dominante dell'indole di lui, e talvolta ella lo paragonava a una muraglia di fuoco che circondasse gl'intimi recessi della sua anima perch non potesse penetrarvi nemmeno lo sguardo di lei. Era forse strano che una donna di carattere quanto mai aperto com'ella era, potesse essere attratta dal riserbo altrui; tuttavia ella sapeva di esser davvero attratta dal riserbo di suo marito: quel riserbo le accennava in lui profondit che forse un giorno o l'altro ella sola potrebbe scandagliare, una forza occulta che aspettava di esser provata da lei.
Ora, sola col suo proposito, ella vi ripensava: sarebbe ella capace di abbatter quel riserbo col suo amore? Per un momento le parve d'esser sul punto di entrare in lotta con suo marito. Ma ella non poteva freddamente pensare alla propria armatura e scegliere le armi. V'era in lei un calore di proposito che le accennava una via non mai pensata, trascurata, che le diceva di fidare in se stessa e di rimettersi al momento per il metodo.
Quando Androvsky ritorn all'accampamento era per imbrunire; la solita luce gialla cadeva sulla bianca vastit della sabbia. Sui loro poggiuoli i villaggi arabi luccicavano misteriosamente. Parecchia gente a cavallo era uscita fuori della citt per prendere il fresco della sera; dal deserto venivano delle carovane; i fanciulli nomadi giocavano a cora davanti alle tende, chiamandosi fra loro con strida attraverso il chiaro silenzio che fluttuava nelle vaste distanze, da cui esalava lo spirito di una pallida eternit. Nonostante il caldo, v'era una poesia quasi invernale in quella strana terra di bianche sabbie e di giallo splendore, una eterea malinconia che scivolava quieta col crepuscolo verso le tende.
Mentre Androvsky si avvicinava, Domina vide che egli aveva perduto l'energia di cui ella si era tanto rallegrata a colazione: egli camminava lentamente e a capo basso; il suo volto era grave, anzi triste, bench, quando egli vide ch'ella era ad aspettarlo, le sorridesse.
Siete stato tutto questo tempo col prete? chiese Domina.
Quasi sempre; non ho girato che poco per la citt; e voi, che cosa avete fatto?
Sono uscita un po' a cavallo, e ho incontrato un amico.
Un amico? disse lui attonito.
S, di Beni-Mora.... Il conte Anteoni; egli  venuto poi qui a farmi visita.
Spinse innanzi per lui una poltrona di vimini, ed egli vi si butt pesantemente.
Il conte Anteoni qui! egli disse con lentezza. Che cosa fa qui?
 col marab a Beni-Hassan. E, se sapeste, Boris! Si  fatto mussulmano.
Egli alz il capo di scatto e la guard con occhi sbarrati.
Ne siete sorpreso?
Mussulmano!... Il conte Anteoni?
S; ma sapete, quando me lo ha detto, a me pareva gi di saperlo.
Ma....  cambiato allora?  egli...?
S'interruppe; la sua voce era risonata amara, quasi fiera, all'orecchio di Domina.
S, Boris,  cambiato. Avete mai veduto nessuno che si era smarrito, e che poi ritrova la strada di casa? Ebbene, cos  il conte Anteoni.
Non si dissero altro per alcuni minuti. Androvsky fu di nuovo il primo a parlare.
Lo avete informato?... domand.
Del nostro matrimonio?
S.
L'ho informato subito.
Che cosa ha detto?
Se lo aspettava. Quando lo manderemo a chiamare ritorner a vederci tutti e due insieme.
Androvsky si alz dalla seggiola; il suo viso era turbato. Ritto dinanzi a Domina egli disse:
Il conte Anteoni  dunque contento, ora che.... ora che ha abbracciato quella religione?
Contentissimo.
E voi.... come cattolica.... che cosa ne pensate?
Io penso che, siccome  in buona fede, per lui  una cosa santa.
Androvsky non disse altro, ma and verso la tenda del riposo.
La sera, quando pranzavano, egli le disse:
Domina, stasera vi lascer un altro poco.
Egli vide uno sguardo di acuto rammarico nel viso di lei, e soggiunse prontamente:
Ho promesso di andare alle nove dal cappellano. Egli.... si trova un po' solo, qui; vorrebbe che gli tenessi un po' compagnia; a voi rincrescerebbe?
No, no; ne sono contenta.... molto contenta.... Avete finito?
S, s.
Allora prendiamo un tappeto e andiamo un pochino l sulla sabbia.... da quella parte verso il cimitero: v' gran quiete la sera.
S, prender un tappeto.
Androvsky and a cercarlo, se lo gett sul braccio, e uscirono insieme. Ella aveva intenzione di andare al cimitero arabo, ma quando vi giunsero trovarono due o tre nomadi che vi girellavano.
Andiamo avanti, ella disse.
Proseguirono, e giunsero al cimitero francese, che era circondato da una rustica siepe di frasche in cui di tanto in tanto era un'apertura; attraverso una di quelle aperture essi entrarono, stesero il tappeto sulla sabbia e vi sedettero. La serata era calma e regnava il silenzio. Essi durarono fatica a veder le tombe degli esuli che, morti l, erano stati dati alla sabbia, dove in estate strisciavano le vipere, e i cani spersi vagavano furtivamente in cerca di cibo per calmar le brame dei loro corpi affamati. Quelle tombe erano nella massima parte semplicissime, ma presso a Domina e ad Androvsky ve n'era una con una colonna di marmo bianco, troncata, a cui erano appese ghirlande di fiori secchi, e incise queste parole in francese:
ICI RPOSE
JEAN BAPTISTE FABRIANI
PRIEZ POUR LUI.
Stesi sul tappeto essi guardarono la tomba come mossi da un simultaneo impulso, e lessero quelle parole.
Pregate per lui! disse Domina forte.
Ella stese la mano, prese quella di suo marito e la premette sulla sabbia.
Ricordate quella prima notte, Boris, ella disse, quando ad Arba voi prendeste la mia mano nella vostra e la posaste contro il deserto come contro a un cuore?
S, Domina, la ricordo.
Quella notte noi due fummo uno solo, non  vero?
S, Domina.
Fummo noi.... ella quasi sussurrava nel buio, fummo noi veramente uno solo?
Perch dite.... veramente uno solo?
S.... un'anima sola? Quella  la grande unione, pi grande dell'unione dei nostri corpi. Eravamo uno solo nell'anima? Lo siamo ora?
Domina, perch mi fate certe domande? Dubitate forse del mio amore?
No; ma voglio domandarvelo; e voi non volete rispondermi?
Androvsky rimase zitto; la sua mano era in quella di lei, ma non la stringeva.
Boris, ella pronunzi le parole crudeli con molta calma, noi non siamo veramente uno solo nell'anima; noi non lo siamo mai stati, lo so.
Egli non disse nulla.
Lo saremo mai? Pensate.... se uno di noi due dovesse morire, e l'altro.... quello che rimanesse.... restasse con la convinzione che nel nostro amore, proprio nel nostro, v' stata qualche separazione: potreste voi sopportar ci? Potrei io sopportarlo?
Domina....
Dite, dite!
Perch parlate cos?... Noi due non siamo che uno, voi avete tutto il mio amore: voi siete tutto per me.
Eppure voi vi sentite triste, e cercate di nascondermi la vostra tristezza, la vostra pena. Non potete mettermene a parte? Io vorrei questo.... io ho bisogno di questo pi che di qualunque cosa sulla terra. Io ne ho bisogno, devo averlo, e oso chiederlo perch so che mi amate profondamente e so che a questo modo non potrete mai amare niun'altra donna.
Io non ne ho mai amate altre.
Fui dunque la prima?
Assolutamente la prima; quando ci sposammo, bench fossi un uomo, io ero come eravate voi.
Ella pieg il capo e pos le labbra sulla mano di lui che era nella sua.
Allora rendete la nostra unione perfetta, come non lo fu mai altra unione sulla terra. Datemi il vostro dolore, Boris: so che cos'.
Come  possibile?... Voi non potete sapere, egli disse con voce spezzata.
S, l'amore  un indovino, l'unico vero indovino. Vi dissi una volta che cos'era, ma voglio che ora me lo diciate voi. Nulla di ci che prendiamo da noi  bello:  bello soltanto ci che ci vien dato.
Non posso, non posso, egli disse.
Tent di ritirar la mano da quella di Domina, ma ella la tenne stretta; e le parve di stringere il muro di fuoco col quale egli circondava gl'intimi recessi della sua anima.
Oggi, Boris, quando parlavo col conte Anteoni, io sentivo di essere stata codarda con voi: vi avevo veduto soffrire, e non avevo osato di avvicinarmi alle vostre sofferenze: mi facevate paura....
Questo non pu essere.
S, avevo paura di voi, del vostro riserbo; quando vi ritraevate, io non vi seguivo mai; se vi avessi seguto, forse avrei potuto fare qualche cosa per voi.
Domina, non parlate cos; il nostro amore  felice: lasciatelo stare com'.
Non posso, non voglio, Boris. Il conte Anteoni ha trovato una casa, ma voi andate vagando: io non posso sopportarlo, non posso davvero. Mi pare che io stia seduta nella casa calda, sicura, e che voi siate rimasto nella tempesta; e questo mi tortura, mi fa quasi odiare la mia quiete.
Androvsky sussult e ritrasse con forza la mano da quella di Domina.
Anch'io l'ho quasi odiata, egli disse appassionatamente, l'ho odiata; io sono.... io sono....
La sua voce langu; egli si pieg e prese il viso di Domina tra le mani.
E tuttavia, in certi momenti, io posso benedire quello che ho odiato; adesso lo benedico. Io.... io amo la vostra quiete. Voi, voi almeno siete quieta.
Voi potete condividerla; far s che la condividiate.
Non potete.
S, lo posso; sento che noi saremo uniti nell'anima, e forse stanotte, subito stanotte.
Androvsky sembrava profondamente agitato; le braccia gli penzolavano.
Bisogna che me ne vada, disse. Devo andare dal prete.
Si alz dalla sabbia.
Venite alla tenda, Domina.
Ella balz in piedi.
Quando ritornerete, Boris, ella disse, mi troverete ad aspettarvi.
Egli la guard con occhi di penetrante ardore, poi apr le labbra.... E in quel momento Domina sent ch'egli stava per dirle ci ch'ella anelava sapere. Ma poi lo sguardo langu, le labbra si chiusero: egli la prese nelle sue braccia e la baci quasi disperatamente.
No, no! disse. Io voglio conservare il vostro amore, voglio conservarlo.
Ma voi non potrete mai perderlo.
Potrei perderlo.
Mai.
Se ne fossi sicuro!
Boris!
A un tratto cocenti lacrime sgorgarono dagli occhi di Domina.
Non mi dite pi una cosa simile! ella esclam con impeto doloroso.
E addit la tomba presso a loro.
Se voi foste l sotto, ella disse, e io vivessi ancora, e voi foste morto prima di.... prima di avermi raccontato, io credo.... Dio mi perdoni, credo proprio che se, dopo la vostra morte, io fossi posta in cielo, io vi troverei il mio inferno.
Ella guard attraverso le lacrime le parole: "Priez pour lui."
Pregare per il morto, ella sussurr come fra s, pregare per il mio morto, io non potrei, non potrei. Boris, se voi mi amate, dovete confidare in me, dovete darmi il vostro dolore.
La notte si avanzava. Androvsky era andato dal prete, e Domina era sola, seduta dinanzi alla tenda, ad aspettare il suo ritorno; aveva detto a Batouch e a Uardi che non aveva pi bisogno di nulla, che nessuno sarebbe pi venuto alla tenda quella sera. La luna nuova si alzava sulla citt, ma la sua luce era ancor debole: cadeva sulle cupole dell'agenzia araba, sulle torri della moschea e sulle sabbie bianche, accentuandone la bianchezza, rendendole pallide come il volto di una persona colpita dal terrore. Il muro della citt gettava un'ombra profonda nell'avvallamento della sabbia in cui, avvolti in luridi stracci, giacevano addormentati i nomadi. Sulle colline di sabbia gli accampamenti fervevano di attivit: i fuochi splendevano e il fumo saliva dinanzi alle tende che punteggiavano di nero la distesa; attorno ad ogni fuoco erano seduti crocchi di uomini a divorare il cuscuss e la minestra rossa tanto cara ai nomadi; dietro a loro gironzavano i cani, fiutando. Branchi di cammelli erano adagiati nella sabbia, a riposare dopo lunghi viaggi; e dappertutto, dalla citt e dalle sabbie, si alzavano lontani suoni di musica, lievi, aerei, modulati, come voci di venti notturni, modulazioni di clarini, e il lontano rullo dei tamburi affricani che sono il fondamento di ogni sinfonia del deserto.
Bench non fosse avvezza alla musica dell'Affrica, Domina non poteva mai udirla senza sentire la barbarie della terra da cui s'inalzava, la selvatichezza del popolo che la eseguiva e l'amava; sempre essa le dava idea di luoghi immensamente remoti, come se fosse musica che risonasse alla fine del mondo, piena di significati incerti, di mesta e pur fiera passione, di brame che, momentaneamente soddisfatte, si rinnovavano di continuo, di dolori nascosti dietro tenui veli come le donne dell'oriente, ma che facevano capolino con occhi espressivi, accennando alla loro storia e desiderando sollievo. E in quella notte il significato della musica pareva pi profondo di quel che non fosse mai stato: Domina lo pens come un'eco esteriore delle voci mormoranti nella sua mente e nel suo cuore, e delle voci mormoranti nella mente e nel cuore di Androvsky, alcune tronche, altre, invece, forti, fiere, ferme e vive di significato; e mentre se ne stava l sola, pens che quella unit di musica l'avvicinasse al deserto pi che non mai, e traesse Androvsky a lei nonostante il suo gran riserbo. Nel cuore del deserto egli metterebbe di certo a nudo tutto il suo cuore; quella notte, al suo ritorno dalla visita al prete, egli parlerebbe: ella se lo aspettava.
La luna saliva, e la sua luce si afforzava. Domina guard attraverso le sabbie e, vedendo dei fuochi nella citt, disse a un tratto a se stessa: "Questa  la visione dell'indovino che si effettua nella mia vita; egli mi vide come sono ora, in questo luogo." E si ricord della scena nel giardino, della figura accoccolata, delle braccia tese, delle dita magre che tracciavano svelti disegni nella sabbia, della voce mormorante. Quella notte ella si sentiva ancor pi anelante, ma quasi triste, attorniata dal mistero che si addensa in nubi attorno alla vita umana e ai vincoli umani. Quale poteva essere per una donna quella gran gioia di cui aveva parlato l'indovino? Una grande gioia che stellasse di fiori il deserto e facesse scorrere limpide acque nei luoghi aridi? Che gioia poteva esservi per lei?
A un tratto ella sent di nuovo l'oppressione di spirito che aveva provato per un momento nel pomeriggio; le parve che un peso scendesse su lei, e quasi istantaneamente si comunicasse al suo corpo; ella era conscia di una sensazione d'insolita stanchezza, d'inquietudine, perfino di paura; poi di nuovo di una intensit di vita che la sorprese. Quella intensit rimase, si accrebbe in lei: le parve che il principio della vita, come un fluido, fosse stato versato in lei da Dio, come se la piccola coppa che era in lei fosse troppo piccola per contenere il prezioso liquido; e questa le pareva la cagione della sua pena: le veniva, insomma, dato pi di quel che ella si sentisse atta ad accogliere.
Ella si alz dalla poltrona, incapace di star ferma; il movimento, per quanto lieve, parve scostare un velo di oscurit che gi pendesse su lei e dar luogo a un fascio di luce. Si attenne alla tela della tenda: si era sentita un momento debole come un fanciullo, ma poi le parve di esser forte come un'amazzone; e la sensazione della forza rimase, crebbe. Si avanz nella sabbia verso la parte da cui doveva ritornare Androvsky: i fuochi nella citt e negli accampamenti furono per lei come l'illuminazione di un festino; la musica era la musica di un gran tripudio; la vasta distesa del deserto, di un bianco invernale sotto la luna, punteggiato dei fuochi dei nomadi, fioriva come una rosa. Dopo qualche momento Domina sost; era sulla cresta di un rialto di sabbia, e poteva vedere dinanzi a s il sentiero, leggermente tracciato nella sabbia, che serpeggiava fino alla porta della citt; da quel sentiero sarebbe di certo ritornato Androvsky, e da parecchia distanza ella lo avrebbe veduto muovere come un punto scuro sul bianco. Ora ella era presso la citt e poteva udir le voci che venivano a lei di dietro alle rozze mura, voci di uomini che cantavano e che si chiamavano l'uno con l'altro, il cozzo di strumenti percossi, lo schioccare delle castagnette dei negri. La citt era piena di gioia come il deserto era pieno di gioia; la letizia della vita fluiva su lei come un'onda d'oro, di quell'oro del sole in cui migliaia di tenui cose vanno danzando; a lei era dato il potere di dar vita, di contribuire alla pienezza della letizia. Ella spinse lo sguardo sulle sabbie e pot scorgervi una macchia mobile venir molto lentamente verso lei: era impossibile a quella distanza veder chi fosse, ma ella sent che era suo marito. Un momento ella fu per andargli incontro, ma poi non si mosse: la sua nuova percezione la faceva pi timida anche dinanzi a lui, come se dovesse andar lui verso di lei, come se ella non potesse fare alcun passo verso di lui.
Mentre la macchia nera nella sabbia si avvicinava, ella vide un uomo che camminava pesantemente: quell'uomo aveva l'andatura di suo marito. Allora ella si ritrasse: aveva risoluto di aspettarlo all'apertura della tenda, di dirgli ci che aveva da dirgli sulla soglia della loro casa ambulante. Il senso di timidezza che era in lei svan quando ella fu davanti alla tenda. Ora non sentiva che la propria unit con suo marito, e che quella notte la loro fusione doveva avvenire. Oh, se fosse una fusione veramente perfetta! Se anch'egli volesse parlare! Allora, nulla, nulla mancherebbe pi: finalmente sarebbe tolto ogni velo tra loro, e, come erano da un pezzo una sola carne, sarebbero un unico spirito.
Ella aspett all'apertura della tenda.
Dopo un tempo che a lei parve assai lungo, ella vide Androvsky attraversare la sabbia illuminata dalla luna. Egli camminava molto lentamente, come se fosse oltremodo stanco, col capo abbandonato; pareva che non la vedesse nemmeno, fino a quando non fu proprio vicino alla tenda. Allora si ferm e le diede uno sguardo. La luna, poich Domina pens che dovesse esser la luna, gli dava un aspetto strano, faceva sembrare il suo viso quello di un moribondo; in quel viso bianco gli occhi luccicavano febbrilmente.
Boris! ella disse.
Domina!
Venite qui, accosto a me; ho una cosa da dirvi, una cosa maravigliosa.
Egli si affrett a salire a lei.
Domina! egli ripet, come se non l'avesse udita. Domina, sono stato dal prete, stanotte.... con l'intenzione di confessarmi.
Di confessarvi?
Dianzi gli avevo chiesto di ascoltare la mia confessione; ma invece, stanotte non ho potuto fargliela; non posso farla che a voi, Domina.... soltanto a voi.... Mi udite, Domina, mi udite?
Qualche cosa nel volto e nella voce di Androvsky atterrirono il cuore di lei; ora ella sentiva che, se avesse osato, avrebbe voluto impedirgli di parlare; ma non osava: lo spirito di lui non poteva pi esser dominato: egli farebbe ci che intendeva di fare senza riguardo a lei, senza riguardo ad alcuno.
Che c', Boris? ella sussurr. Ditemi, ditemi! Forse io posso comprender di pi, perch amo di pi.
Egli la cinse con le braccia e la baci, come un uomo bacia la donna da lui amata, quando sa che lo far forse per l'ultima volta, cio a lungo e appassionatamente, con una disperazione d'amore che sente sfuggirsi le stesse labbra che tocca. Finalmente stacc le labbra da quelle di lei.
Domina, egli disse, e la sua voce era ferma e chiara, quasi dura, voi volete conoscere quel che mi rende infelice perfino nel nostro amore, disperatamente infelice. Ecco che cos': io credo in Dio, io amo Dio, e io L'ho insultato; io ho tentato di dimenticare Dio, di negarlo, di porre l'amore umano al disopra dell'amore per Lui; ma io sono sempre assillato dal pensiero di Dio, e quel pensiero mi dispera. Una volta, quando io ero giovane, io mi diedi a Dio, solennemente; poi.... infransi i voti da me fatti: ho.... ho....
La durezza spariva dalla sua voce; egli rimase un momento come accasciato e tacque.
Voi vi deste a Dio? disse Domina. E in qual modo?
Mi diedi a Dio.... facendomi frate, egli rispose dopo una pausa.
Mentre egli parlava, Domina vide dinanzi a s nel lume di luna il signor di Trevignac: egli diede uno sguardo di orrore alla tenda, si pieg su lei, fece il segno della croce, e spar; al suo posto stava il padre Roubier, con gli occhi lucenti, il capo eretto, mettendola in guardia contro Androvsky; poi anche lui spar e a Domina parve di vedere il conte Anteoni vestito da arabo e bisbigliante parole del Corano.
Domina! Domina, mi udite? Domina!
Ella sentiva le mani di lui sui suoi polsi.
Voi siete il trappista, ella disse piano, il trappista di cui mi parl il cappellano; voi siete il frate del monastero di El-Largani che scomparve dopo vent'anni.
S, disse Androvsky, io sono quello.
Che cosa vi ha spinto a dirmelo? Che cosa vi ha spinto a dirmelo?
V'era una suprema angoscia nella sua voce.
Voi mi avete supplicato di parlare, ma non  stato questo. Vi ricordate, l'altra notte, quando io dissi che Dio doveva benedirvi? Voi rispondeste: "Io sono gi stata benedetta; Egli mi ha dato voi, il vostro amore, la vostra lealt."  appunto questo che mi fa parlare; voi avete avuto il mio amore, non la mia lealt: prendete ora anche la mia lealt: io l'avevo sottratta a voi, ed ora voglio darvela:  atroce, ma voglio darvela. Domina! Domina! Odiatemi questa notte, ma nel vostro odio vogliate credere che non vi ho mai amata come vi amo ora.
Datemi la vostra lealt, ella disse.
...
.
...
Fine Parte 2.